Quando la frettolosità del Quirinale fece i gattini ciechi

TARANTOLa crisi di governo scaturita dalla scellerata convinzione di un premier di voler riformare la carta costituzionale del nostro paese, a scapito delle reali esigenze e delle aspettative di gran parte della popolazione che da tempo vive condizioni di disagio, ha scatenato un intervento da parte del Capo dello Stato che io ritengo un po’ troppo affrettato.

Non capisco perché si debba correre e nel giro di sole 48 ore ad approvare, da parte del senato, la legge di stabilità.  I mercati finanziari hanno chiaramente ed ampiamente risposto all’esito elettorale rispedendo al mittente tutte le previsioni apocalittiche, prevalentemente pilotate da una scorrettezza degna di essere valutata da una commissione d’inchiesta, onde verificare se tutto ciò, tra l’altro, non sia oggetto di reato penale.

Riflessioni post elettorali del giorno dopo

elezioni5Il NO ha travolto Renzi, il suo Governo e la sua imbecille idee di rinnovare la carta costituzionale, proponendone una che definirla miserevole è farle un complimento. Un voto popolare che ha voluto con forza punire l’arrogante comportamento del Premier, costellato da promesse non mantenute, dal favorire spudoratamente i poteri forti, ai quali poi ha chiesto sostegno, ritenendo i suoi avversari accozzaglia. Non ricordo di campagne elettorali condotte con tanta spavalderia, probabilmente anche perché sostenuto dalla stragrande maggioranza di stampa e TV, oltre che dai sistemi finanziari e non solo, d’oltre Alpe. Lui stesso si è meravigliato di come sia stato odiato. E’ qui secondo me la causa della sua sconfitta, non l’aver capito già da tempo che gli italiani non credevano più alle sue promesse da pulcinella.

“Uomini Liberi” di fare quello che vogliono gli altri. Il mio ultimo lavoro in fase di pubblicazione

uomini-liberi-IMG_4630-1200Generalmente i libri, una volta realizzati, si dedicano a qualche persona cara o a qualche illustre personaggio che ha avuto una forte ed emotiva influenza sull’autore.  Questa volta, desidero dedicare queste pagine al Popolo Italiano, a mio parere maltrattato, bistrattato, offeso e a volte anche vilipeso, proprio dai protagonisti della politica italiana. 

E’ il mio popolo, la mia gente, quella con la quale sin dalla nascita sono solito interagire, che se pur per certi versi sembrerebbe non meritarsi questa classe politica, poco aderente agli interessi etici e sociali del paese, nel contempo nulla ha fatto e nulla continua a fare per propiziare una inversione di tendenza al devastante degrado etico e culturale.

Proprio per questo motivo desidero dedicare agli italiani queste pagine, con l’auspicio che una nuova ventata di rinnovamento culturale possa finalmente scuotere la gente, che rendendosi conto che l’apatia e l’indifferenza non premia, sia finalmente più partecipe alla vita politica del proprio territorio.  

La voglia di scrivere queste pagine scaturisce dalla necessità di voler bloccare, i miei pensieri, riportarli su un pezzo di carta in modo che non vadano persi o tra di loro confusi a secondo del periodo e delle situazioni.  Una specie di diario, che possiamo chiamarlo così “Il Diario dei miei pensieri” una riflessione strettamente personale sugli eventi che caratterizzano il mondo che mi circonda, nonché il mio modo di interagire con esso.

Gli statali festeggiano.  Precari, disoccupati e indigenti pagheranno il conto

sindacatiSiamo, per fortuna a soli quattro giorni dalla consultazione elettorale referendaria. Domenica prossima gli italiani che hanno capito la riforma e tutti quelli che della riforma non gliene frega un tubo, andranno finalmente a votare.  La notte tra domenica e lunedì sarà una notte speciale, anche perché stando ai numerosi autorevoli pronostici è probabile che l’asse terrestre possa subire una ulteriore inclinazione, o come ha autorevolmente profetizzato qualcuno,  i cavalieri dell’apocalisse saranno in visita privata qui in Italia.

Ho appena 67 anni e di campagne elettorali ne ho viste tante, rissose e chiassose, ma come questa mai.

Elezione di Donald Trump grande pagina nella storia dell’imbecillità

elezioni usa 2016Leggevo con interesse l’intervista rilasciata al “The Huffington Post” dal filosofo Maurizio Ferraris, che ha definito l’elezione di Donald Trump una pagina nella storia dell’imbecillità. Un interessante approfondimento della qualità/difetto dell’imbecillità, quale elemento conduttore di una società che, secondo il professore: “la democrazia dà spazio all’umano più che ogni altro sistema politico, dunque è la grande arena dell’imbecillità. Ma non ha senso cercare di tornare indietro, nessuno di noi accetterebbe più di essere governato da un despota, sia pure illuminato e intelligentissimo.”

Equitalia chiude e stop agli interessi sulle cartelle esattoriali: cosa non si fa per qualche voto in più

equitalia4Il governo questa volta pare ce l’abbia veramente messa tutta per venire incontro ai cittadini tartassati, perseguitati ed attanagliati dalle famigerate bande di dipendenti dell’Equitalia. Nel patto di stabilità si prevede la chiusura di Equitalia, l’istituto pubblico (non privato) atto a riscuotere le tasse dovuto all’erario, ovvero al nostro “amato” stato. Come se non bastasse sono stati anche aboliti gli interessi sulle cartelle esattoriali non pagate. Che bello, direte voi, io invece dico che ancora una volta si è voluto approfittare della buona fede della gente che spesso non è bene informata e fuorviata da subdole affermazioni, a volte proferite proprio da chi eventualmente non dovrebbe farle.

Lo “Spread” cresce: vi spiego perché è colpa di Renzi

renzi-delusione1Da alcuni giorni il comparto finanziario italiano è entrato in fibrillazione. La Borsa di Milano arranca. I dati economici scodellati dall’ISTAT evidenziano da tempo una stagnazione. Il ventilato +0,3% del PIL nel terzo trimestre di quest’anno cozza con il -0,2% dei prezzi al consumo. Sul fronte disoccupazione consentitemi di poter esprimere la mia amarezza nel non poter valutare esattamente il suo indice, in quanto frutto di alchimie incomprensibili, elemento anche questo che evidenzia che anche in questo comparto le cose non stanno andando bene.

Quello che oggi preoccupa di più è la performance dei tassi sul debito pubblico, ovvero gli interessi che dobbiamo pagare sui 2250 miliardi, che andranno ad incidere pesantemente sulle prospettive di crescita reale del Paese. L’aumento dei tassi debitori, rappresentato dallo “Spread” con i bond tedeschi è salito di circa 80 punti. Una performance esclusivamente italiana, essendo la Spagna, a cui spesso ci riferiamo in termini di paragone economico, rimasta ferma sui 110 punti, pur non avendo avuto per oltre un anno un governo, segnando peraltro, una crescita del suo PIL del 2,2%.

Trump: nuove strategie di catastrofismo per nascondere il fallimento del sistema mediatico

-trump-caricature-illustration-portrait-republican-presidential-candidate-66197674A poche ore dall’esito elettorale favorevole a Trump, nuovo Presidente degli Stati Uniti d’America, il mondo si chiede quali saranno gli orientamenti economici e le strategia territoriale in politica estera, dell’uomo più discusso, che sino a qualche giorno fa nessuno avrebbe scommesso un cent sulla sua vittoria. Non pochi sono gli scenari di catastrofismo, ipotizzanti stravolgimenti sociali e capovolgimenti di fronti in materia di politica estera. S’intravede un innalzamento della soglia dell’intolleranza razzista, con la revisione di alcune crociate belliche in giro per il mondo, peraltro auspicate, sostenute proprio da una politica d’intervento militare che, soprattutto in questi ultimi due decenni, ha reso sempre più antipatica questa nazione. Pochi hanno tenuto sott’occhio la reazione dei mercati finanziaria di questi ultimi due giorni, laddove pulsa il cuore sclerotizzato dei poteri forti a cui il progresso sociale, la democrazia e la solidarietà tra i popoli non importa nulla. I listini azionari, le valute, aldilà dell’iniziale isterismo nei confronti del peso messicano, hanno dimostrato ampiamente di non nutrire alcun timore sul futuro politico di Trump. In poche parole sarà un Presidente come gli altri, probabilmente un eccentrico chiacchierone (noi a suo tempo, ne abbiamo avuto un ottimo rappresentante) che alla fine sarà comunque costretto a governare in linea a quelle che saranno le direttive di strategia geopolitica convenienti alle solite lobbie, se non vuole essere spazzato via. Vedi Obama, ha promesso, ancor prima di Renzi, mare e monti ed alla fine del suo secondo mandato, il saldo contabile dell’attivo pare alquanto deludente.

Renzi è un vantaggio o un danno per l’Italia?

lupoCome di consueto non perdo mai un articolo di Eugenio Scalfari, che domenica scorsa ha voluto porre in risalto le strategie politiche di Renzi, senza mai fare riferimento al referendum, divenuto oramai il filo conduttore della politica sociale ed economica del nostro Paese, ovviamente per colpa dell’ingenua se non stupida e superficiale pecca di chi non sa tenere a freno la lingua.

Seguo sempre con attenzione e con la consapevolezza di chi sa di imparare qualcosa di più dagli articoli di Scalfari, ma ciò non mi esime dallo stigmatizzare, soprattutto in questi ultimi tempi, il suo pensiero. Ho la sensazione che in lui stia avvenendo una metamorfosi ideologica, probabilmente frutto di una saggezza dovuta alla sua veneranda quanto invidiabile età, raggiunta con ineguagliabile lucidità, ma che spesso lo vede in contrapposizione con quanto probabilmente asserito, pensato e scritto qualche anno fa.

LA CONFESSIONE DI RATZINGER Un grande Uomo a cui la Chiesa dovrà il suo futuro

Papa-Benedetto-Stemma-1“Ratzinger: "Troppo stanco, così ho lasciato il ministero petrino” Trattandosi di una confessione fatta, peraltro da un Papa, potrebbe risultare blasfemo dubitarla? Conoscendo la sua maestosa figura di grande uomo di cultura e di Chiesa, proprio in virtù di questo fondato motivo, qualche dubbio mi assale.

E’ di questi giorni la pubblicazione dell’intervista fatta al Papa Emerito (al secolo Joseph Ratzinger) sulle motivazioni che lo hanno indotto a rinunciare al soglio pontificio il 28 febbraio del 2013, dopo esser stato eletto a condurre la Chiesa il 19 aprile 2005, con il nome di Papa Benedetto XVI, succedendo a Giovanni Paolo II. Una intervista che in un certo qual modo ripercorre il pensiero sofferto di Ratzinger espresso già tre anni prima. Ma questa volta c’è qualcosa di diverso. Il concetto sostanzialmente è lo stesso, diversa e protettiva risulta invece la finalità. Secondo me trattasi di una intervista propiziata, cercata, resa necessaria a tre anni dalla sua abdicazione, per   proteggere e rinsaldare i valori universali della Chiesa, facendo ricadere la colpa (se di colpa trattasi) in modo inequivocabile, stando alle sue parole, esclusivamente sulla sua “debolezza” E’ questa sua denunciata “debolezza” che impone a noi una profonda riflessione 

Ricordo di una delle giornate più belle della mia vita

piatto-jamboreeProprio in questi giorni si stanno celebrando le Giornate Mondiale dei Giovani a Cracovia. Assistendo ieri, con grande commozione, alla festosità di due milioni di giovani, provenienti da tutti i paesi del mondo per testimoniare il loro grande desiderio di Pace, Amore e Solidarietà, il mio pensiero non ha potuto fare a meno di ripercorrere l’indimenticabile esperienza vissuta nel lontano 1963 partecipando all’XI JAMBOREE WORLD SCOUT  che si tenne in Grecia a Maratona. Trattandosi di straordinarie esperienze, desidero rendere tutti voi partecipi dei sentimenti e degli stati d’animo provati ben 53 anni fa.

Già dal 1961 avevo iniziato a frequentare a Lecce il reparto scout dell’ASCI (Associazione Scout Cattolici Italiani) ed avendo parte della mia famiglia in Grecia, fui agevolato nel partecipare all’ XI Jamboree  (il raduno mondiale quadriennale degli scout). Fu un’esperienza indimenticabile. Il campo scout era stato allestito nella pianura di Maratona. Vi parteciparono 89 nazioni con 14.000 scout.

“Un Paese senza futuro” una riflessione scritta quattro anni fa

speranza

Ripropongo un mio scritto di giugno 2012 in cui tratto della delusione cocente nel constatare la dilagante corruzione della politica. Un mio personale pensiero, uno sguardo sul mondo che mi circonda che con grande amarezza constato, dopo ben 4 anni,  che la situazione non è cambiata, anzi purtroppo è peggiorata. Chi rubava e scialacquava denari pubblici ha continuato farlo e laddove pescato non ha pagato nulla o pene ridicole. Si prova una grande amarezza nel verificare che dopo 4 anni la situazione etica italiana non ha fatto alcun passo avanti, continuando a prestare il fianco alla più squallida

Banche: le sofferenze private diventano pubbliche, il tutto senza regole

BANCA-ECONOMIARicordate quante volte è stato dichiarato dalle autorità competenti che il nostro sistema bancario era solido? Anzi il più solido in Europa? Sta di fatto che la turbolenza innescata, in questi ultimi mesi, non accenna ad abbandonare la Borsa di Milano, influenzata negativamente proprio dai titoli bancari. Tutto ad un tratto scopriamo, sbigottiti ed un po’ arrabbiati, che il nostro sistema non è poi tanto “eccellente”. Alcuni titoli bancari hanno perso un sostanzioso valore in quanto non più ritenuti appetibili dagli investitori soprattutto stranieri. Alcuni di questi titoli, in molte sedute di borsa sono stati sospesi per eccesso di ribasso. E’ di qualche giorno fa la decisione della Consob di vietare, per alcuni titoli bancari, la vendita allo scoperto.

I titoli dei giornali e dei telegiornali in caratteri cubitali evidenziano l’affanno di questo settore, che sino a qualche mese fa era ritenuto solido. Ma in definitiva cosa è successo?

BANCHE: Operazioni di vendita allo scoperto. Il sistema mi consente di vendere azioni pur non possedendone nemmeno una

borsa1Nei momenti di maggiore turbolenza nei mercati finanziari, spesso avete sentito parlare delle operazione di vendita dei titoli azionari “allo scoperto”. Una pratica questa consolidata da decenni che rappresenta una ghiotta fetta di operatività particolarmente amata dai Broker. (Broker è l’intermediario finanziario, colui che è autorizzato ad operare in borsa e può essere una società o una banca.)  Trattasi di una normale e comune transazione finanziaria, che viene menzionata ai margini dei nostri telegiornali allorquando la Consob, in presenza di attività speculative forti, ne vieta  l’esecuzione per alcuni titoli del listino, vedi il divieto imposto in questi giorni per il titolo del Monte dei Paschi di Siena.

Renzi: arroganza e pugno di ferro per nascondere il fallimento politico

GUFO-LETTOREE’ iniziata già da qualche mese la discesa del gradimento popolare alle politiche renziane. L’euforia, poi trasformatasi in arroganza, riveniente dal 41% di favore elettorale, riscosso alle precedenti elezioni europee, è stata mal gestita in questi ultimi tempi.

A onor del vero Renzi ha dovuto e deve affrontare problematiche non indifferenti, quali la corruzione dilagante e devastante (senza però mai metter mano ad una legge vera contro la corruzione) il macroscopico debito pubblico, la crisi del sistema bancario rivelatosi poco affidabile quando sino a qualche giorno era ritenuto il più solido in tutta l’eurozona ed infine il Brexit, che per certi versi, per lui è stata una ghiotta opportunità.

In attesa che la Gran Bretagna esca dall’Europa

brexit-vignetta di FEI

Gli inglesi, fedelmente rispettosi alle loro caratteristiche peculiari, arroganza e spocchiosità, oggi s’interrogano chiedendosi: “ma è possibile che siamo stati capaci di una cosa così deficiente?”

Ebbene si. E’ il parere di tutte le persone dotate di un briciolo di buon senso. L’aver votato l’abbandono dell’Europa, ha dimostrato al mondo che a volte il voto di protesta, abilmente pilotato da chi più sa di trovarne giovamento, sa essere oltre che deficiente, anche controproducente. Adesso sono alla rincorsa di espedienti altrettanto stupidi, quali il rifacimento del referendum. Alla deficitaria intellettualità mentale della maggioranza del popolo inglese, si aggiunge l’assenza di una propria dignità, dimostrando ancora una volta che gli interessi economici prevalgono sempre su qualsiasi tesi idealistica. Strano, proprio loro che hanno sempre cercato di contraddistinguersi per lungimiranza e democrazia, adesso pare abbiano dimenticato il passato, dubitando anche sulla loro scelta emotiva ed irriflessiva.  Ciò mi fa dubitare sulla veridicità di tanti episodi storici, forse più frutto di una esagerata immaginazione megalomane. D’altronde basta rivedere, ripercorrere la loro politica estera, costellata da altrettanta arroganza, al punto di risultare un popolo non proprio simpatico nelle aree extraeuropee.

Come si suol dire in certe circostanze, hanno voluto la biciletta e quindi adesso pedalino. Forse è giunto il momento di dimostrare quanto sapranno fare al di fuori di quello che per loro era diventato un paracadute, essendo stati beneficiari di trattati iniqui, a sfavore di tanti partner europei, addossando a costoro la  tracotanza inglese. Per certi versi, dando sfogo ai miei sentimenti, o meglio ai risentimenti, dovrei asserire di esser felice che vadano finalmente a quel paese. Però dare spazio ai risentimenti è da immaturi, un comportamento che ci porterebbe sullo stesso piano di quella parte imbecille del popolo inglese che cercherà adesso ogni pretesto per non far cambiare nulla. Senti in giro la frase “rispetto il voto democratico espresso dal popolo inglese”. Ci mancherebbe altro che non si rispettasse la volontà della maggioranza di un popolo, solo che ciò non ci esime dal giudicarlo sbagliato.

L’Europa dei 27, orfana (quasi felici) di un partner infedele e traditore, dovrà ricercare soluzioni di accomodamento, tali da evitare scossoni o balorde prese di posizioni, che alla fine danneggerebbero più noi che loro. Ciò non significa riproporre trattati dove ancora una volta l’Europa dovrà abbassare i pantaloni, cosa oramai diventata quasi abituale nei confronti del Regno Unito. Si dovrà far prevalere il buon senso, pretendendo con fermezza e chiarezza, di negoziare l’uscita, con il doveroso  rispetto di chi oggi ha preferito altri lidi.

E’ questa del Brexit l’unica opportunità per l’Europa di veder affermare    finalmente i principi basilari su cui avrebbe dovuto poggiare l’Unione, riportando al centro della politica il benessere e l’integrazione dei popoli e non il loro disgregamento, riaccendendo vecchi rancori ed ostilità. I nazionalismi devono essere combattuti con nuove ed appropriate politiche sociali, respingendo lo strapotere della finanza e di tutti quei gruppi di potere che in questi ultimi decenni hanno stravolto il volto dell’Europa. Oggi sono assai i popoli che nutrono rancore nei confronti di questa Unione, dove a prevalere sono degli aridi indici economici e finanziari, in cui le nuove povertà sono dimenticate, anzi rese sempre più dilaganti, favorendo linee di politiche monetarie sempre più nefaste per i ceti meno abbienti. E’ questo che deve essere combattuto con determinazione, solo che soggetti come Holland, Merkell e Renzi, il premier ripescato, sino a ieri mai invitato ad incontri plurilaterali, non dispongono della sufficiente libertà e forza politica per il raggiungimento di target europei orientati al sociale.

Aspetti, quelli anzi citati, che ci fanno dubitare che quella che dovrebbe essere una ghiotta opportunità possa essere sfruttata al meglio e che, invece, già da ora, ci si adoperi per riparare il danno apparente del Brexit, raccogliendo i cocci e riattaccandoli alla meno peggio. I governanti di oggi non se ne importeranno nulla che questa Europa rattoppata farà ampia mostra delle cicatrici odierne. A loro interessa portare a termine i loro mandati, consolidando il loro potere e di coloro che sin’ora hanno fatto in modo che lo mantenessero, soggetti quest’ultimi  che  non appartengono ai ceti più poveri dell’Europa.

Appare pertanto evidente che il mondo della politica è chiamato oggi a dover dare il meglio di se, solo che il dubbio più atroce che ci assale è che l’attuale classe politica e dirigente non ne abbia la necessaria voglia, risultando ancora al soldo dei poteri forti. Allora la vera ed unica speranza viene affidata ai popoli che pian piano, prendendo coscienza dell’immenso potere che hanno in pugno, lo facciano valere nei modi e nelle sedi più opportune con determinata fermezza. Al popolo inglese non resta altro che augurare di ritrovare la capacità di autocommiserarsi, di fare autocritica e vestendosi finalmente di umiltà, guardi all’Unione Europea come quella cosa, che se pur malata, senza la quale non c’è più un futuro.

 

BREXIT: finalmente una vera opportunità per l’Europa

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Da poche ore si è consolidata l’affermazione della volontà popolare inglese di abbandonare  questa sgangherata Europa, senza spina dorsale e per certi versi anche senza dignità.

I mercati finanziari hanno immediatamente reagito, come peraltro previsto, in modo isterico. La borsa di Milano segna una perdita di oltre dieci punti e lo spread con i bond tedeschi è a ridosso dei 160 punti. Se però analizziamo i dati ci rendiamo conto che in questi ultimi giorni le borse di tutto il mondo, scommettendo sul “remain” hanno segnato incrementi oltre il 10%, mentre sul fronte dello spread una diecina di giorni fa aveva toccato la soglia odierna di 160 punti. Quindi, al momento possiamo asserire che si è ripristinata la situazione precedente e che forse le borse si sono auto incensate gonfiandosi a dismisura.

E’ ovvio che l’uscita della Gran Bretagna produce un effetto psicologico devastante, dimostrando al resto del mondo, laddove ce ne fosse ancora bisogno,  che l’Europa ha fallito  la sua missione.  E’ altrettanto ovvio che la finanza, la vera manipolatrice delle politiche europee e non solo, sa tutelare bene i propri interessi, quelli che una schiera di politicanti da quattro soldi, nominati più per opportunismo clientelare che per professionalità e capacità,  è riuscita a fare in questi ultimi decenni.  La tutela di questi interessi evidenzia l’opportunità di non pestare il pedale dell’acceleratore del disimpegno, in quanto ci si potrebbe far male un po’ tutti. Basti pensare che l’immediata isteria al risultato del brexit si è manifestato all’apertura della borsa di Tokio, che ha fatto segnare un immediata perdita di oltre l’otto per cento.

Numerosi sono stati gli scenari di catastrofismo politico ed economico disegnati dai vari addetti ai lavori. Io ritengo, non per ergermi a detentore del verbo assoluto, che siamo di fronte ad una ghiotta occasione finalmente. L’Europa attraverso questo ceffone inglese,  ha l’opportunità di non porgere più l’altra guancia all’arrogante politica inglese, reagendo con  l’immediata condivisione di realizzare finalmente, l’unità politica e fiscale oltre all’univoca politica estera.

Oggi i 27 paese dell’EU devono cercare una condivisa quanto immediata soluzione alle loro controversie, ai loro egoismi a tutela e salvaguardia delle future generazioni, portando a termine quell’unità tanto desiderata, quanto combattuta con imbecilli politiche assunte in autonomia, nel nome del rigore e della tutela esclusiva dei propri personali interessi.

La sfida non è facile, anche perché la classe politica al governo dei vari paesi non mi pare sia all’altezza delle difficoltà che si stanno vivendo. Gli egoismi nazionalistici, ancora molto lontani dal sentimento europeistico, saranno uno scoglio molto duro, probabilmente insormontabile, che speriamo possa pian piano essere smussato. Non potrà più essere consentito che uno stato membro possa autonomamente decidere quello che più gli pare conveniente per se stesso, partire e bombardare territori extra europei, oppure da una parte causare o quanto meno rendersi complici dei motivi dell’emigrazione di masse di popolazioni medio orientali, per poi combatterla.  Politiche di ipocrisia devastanti debbono essere bandite. Dovranno porre al primo posto la dignità sociale dei popoli,  abbandonando le politiche finanziarie che hanno portato la popolazione ellenica alla fame.

Tropi sono stati gli errori commessi portando l’UE su un piano di continua conflittualità interna provocando un vero rigetto da parte delle popolazioni. Motivo questo che fa oggi preoccupare gli europeisti convinti, in quanto si potrebbe innestare un processo emulativo per cui alcuni stati che potrebbero far ricorso, anche loro,  ad un referendum pro o contro l’Europa, con prevedibili conseguenze devastanti per tutti.

Ecco perché ribadisco che il brexit di oggi può rappresentare una imperdibile occasione per rivedere il tutto, porre in essere i necessari correttivi, riportando credibilità e fiducia verso una istituzione che sino a qualche tempo fa ci ha fatto sognare una vera unità di popoli e non invece degli aridi meccanismi di matematica finanziaria i cui risultati errati,  sono stati pagati dalle fasce più deboli delle popolazioni europee.

Auguri Europa, adesso tocca solo a te.

 

BREXIT: e se invece fosse una opportunità per far decollare l’Unione Europea?

brexit
BREXIT: L'unica grande vera e concreta opportunità per poter cominciare a parlare sul serio di Europa Unita.
 

Siamo oramai o soli pochi giorni dal “Brexit”, il referendum indetto dagli inglesi per stabilire se restare o uscire fuori dall’Unione Europea. Paure, perplessità, si accavallano e si rincorrono, grazie anche alla fantasia finanziaria di tanti giornalisti. Si ipotizzano scenari di catastrofe economica, di effetti domino, cioè altri paesi membri dell’Unione che nel breve periodo sarebbero tentati di imitare i soliti inglesi.

Gli inglesi sono un popolo che per certi versi molti hanno cercato di imitare ma spesso è riuscito a non farsi ben volere, per la sua arrogante supponenza di superiorità, elemento genetico, che lo pone ai margini della simpatia. Lo riscontriamo nell’atteggiamento assunto nel partecipare all’Europa Unita, mantenendo un piede dentro ed uno fuori, sarebbe già questo sufficiente per farci capire quanto ci tenga al raggiungimento del difficile, arduo ma necessario scopo di realizzare finalmente un continente unito, sotto un’ unica bandiera ed un’unica legislazione.
 

Oggi tutto ciò parrebbe essere in bilico per la ventilata ipotesi che l’esito del referendum possa tendere verso l’abbandono dell’Europa. I mercati finanziari temono contraccolpi e già si prevedono scossoni in termini di decrescita infelice. La propaganda per il non Brexit fa leva proprio su queste paure, imbastendo scenari di crisi economica devastante. Si gioca molto sull’impatto economico che certamente non sarà facile superare nel breve periodo, prevedendo già da ora un ridimensionamento della sterlina.

Tutti, chi per un verso, chi per un altro, intravedono solo paure, timori e sconquassi monetari.

Io ho una visone diversa, laddove gli inglesi decidano di andare (finalmente) a quel paese.
 

I governanti che sin’ora hanno dettato l’agenda politica ed economica dell’Europa sarebbero costretti a rivedere le loro politiche, che non possiamo nascondere essere scellerate ed improntate a salvaguardare interessi che spesso non vano nella direzione sociale, favorendo le lobbie della finanza.

Forse sarebbe la giusta ed opportuna occasione che farebbe comprendere loro che è terminato il tempo delle mele, che l’albero dei sogni sta morendo e che ha immediatamente bisogno di innesti consistenti di terapie di seria credibilità, rappresentata da politiche finalmente dirette ad un concreto riavvicinamento dei popoli. Una totale rivisitazione delle politiche finanziarie e monetarie, la previsione a breve di dotarsi di un governo centrale, di una unica fiscalità. E’ anacronistico nel terzo millennio, parlando di unione, avere all’interno della stessa Europa paesi che consentano e prevedano modalità fiscali diverse, consentendo l’emigrazione di grandi aziende laddove il fisco è più allegro.
 

L’uscita del Regno Unito io la vedo quale elemento che dovrebbe far scuotere finalmente la coscienza europea in quei paesi in cui ancora per fortuna è ancora viva. Avremmo una forte accelerazione legislativa atta a favorire ancor più brevemente il processo di unificazione ed integrazione dei membri dell’unione.

Se ciò avvenisse l’Europa diverrebbe di nuovo il fulcro economico e culturale di questo pianeta. Una risposta opportuna quanto necessaria da dare ai nostri amici inglesi, ai quali resterebbe quale unica dote: l’arroganza.
 
Pompeo Maritatibrexit

 

Si vuol chiudere la guardia medica. Dalla mezzanotte alle 8 di mattino sarà attivo il 118

medico

Stando alle pubbliche fonti informative, il Governo pare stia lavorando su una nuova ristrutturazione dell’assistenza sanitaria, che dovrebbe prevedere la chiusura della Guardia Medica.   I medici di famiglia strutturati in aggregazioni territoriali funzionali, garantirebbero la loro presenza dalle 8 del mattino alle 24. A queste nuove aggregazioni territoriali,  verrebbero affidate anche le funzioni di prenotazione per visite specialistiche e diagnostiche ed il pagamento dei relativi ticket.

Dalla mezzanotte alle otto del mattino, la copertura sanitaria pubblica, al momento svolta dalla Guardia Medica, verrebbe effettuata dal 118, quindi intasamento per interventi di piccola entità, sia delle autoambulanze, sia dei pronto soccorsi, dove è lecito ipotizzare, che gli interventi di seria gravità, potrebbero essere ostacolati per l’alto numero di richieste per malori poco significativi.

Siamo alle solite, un governo che cerca di battere cassa a tutti i costi, ovviamente sempre diretti a ridurre la qualità e la quantità di servizi pubblici alle fasce più deboli della popolazione. E, dato che a pensar male spesso si colpisce nel segno, io già da ora ipotizzo una serie di servizi sanitari notturni, erogati in forma privata, ovviamente a pagamento.  Stanno giocando, peggio ancora fanno leva sui fattori psicologici che muovono il cittadino di fronte ai problemi attinenti la salute. In caso di malore, anche di piccola entità, ma che desta qualche preoccupazione più seria nel paziente, si dovrà chiamare il 118 che, intervenendo disporrebbe il trasferimento del paziente presso il nosocomio più vicino, dove si rischierebbe di trascorrervi lì tutta la notte. Allora, non potendosi più rivolgere ad una assistenza quale quella erogata dalla Guardia medica, consapevoli che rivolgersi all’assistenza di un pronto soccorso potrebbe significare attese estenuanti di numerose ore, si opterebbe per l’assistenza privata a pagamento, che indubbiamente verrà subito allestita dagli addetti ai lavori.

E’ sempre più chiara la finalità di trasferire quote di assistenza sanitaria pubblica ai privati. Una politica che io definisco scellerata quanto sconsiderata, soprattutto in periodi di così devastante crisi economica. Un governo che sa mettere mani solo per tagliere risorse alla sanità ed alle pensioni è un governo che desta preoccupazione. Per tutto il restante apparato burocratico dello stato non mi pare siano state poste in essere drastici programmi di riduzione delle spese. Lo scorso anno è stato particolarmente caratterizzato dal decesso di oltre 60.000 persone oltre le aspettative. Un fenomeno, di cui si è evitato di darne il giusto risalto mediatico, ma che comunque ha posto in essere una serie di quesiti, uno tra tutti, quanto abbia inciso questa eccessiva mortalità al continuo taglio dell’assistenza pubblica alle fasce di popolazione più deboli.

Mi verrebbe da pensare che, sotto sotto ridurre il numero dei pensionati, apporterebbe un giovamento non indifferente alle casse dello stato. Risparmi di spesa sanitaria che potrebbero essere utilizzati per altri scopi, quali quello di coprire i buchi del sistema bancario, che ha macinato centinaia di miliardi di sofferenze, soldi erogati a cuor leggero ad amici ed amici di amici per mero clientelismo. Spero tanto che la politica non sia arrivata a questo barbaro cinismo. Ma se pensa di porre in essere nuove misure che vanno nella direzione opposta a quella di migliorare la copertura sanitaria, e non rivedendo l’oramai abbandonato piano di prevenzione, pensare male è d’obbligo.

 

 

Unione bancaria europea: tutti la vogliono ma il problema pare sia proprio l’Italia

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Mentre sino a qualche giorno ci siamo beati di possedere un sistema bancario solido ed efficiente, ecco che è bastato l’introduzione del Bail-in per cominciare a dubitare sulla veridicità di quanto da decenni affermato e creduto.  Da tempo l’unione europea sta lavorando sul progetto dell’Unione Bancaria Europea con la costituzione di un fondo di protezione,  che stando ai calcoli degli addetti ai lavori, solo nel 2024 potrà disporre di una liquidità propria di circa 55-60 miliardi di euro, peraltro poco significativi.

Tutti sono consapevoli dell’utilità di detto fondo, che dovrebbe servire a tenere al riparo il sistema bancario, nonché l’euro, da speculazioni e da gestioni interne poco chiare. Tra i maggiori sostenitori c’è l’Italia. Tra i maggiori, anzi il più caparbio detrattore è la Germania.  Quest’ultima non ha alcuna intenzione di dover, attraverso il risparmio dei propri cittadini, contribuire al risanamento del dissesto riveniente dall’allegra gestione di banche appartenenti ad altri stati. Il riferimento è chiaro a Monte Paschi, Carige, banche popolare italiane.  Fossimo noi al loro posto probabilmente saremmo d’accordo. Le porcherie emerse devono essere risolte dalle economie e dai governi a cui queste appartengono, asserisce il governo tedesco.  E’ chiaro che un fondo salva banca, in un ambito di unione bancaria europea premierebbe i furbetti a scapito dei più diligenti, in virtù anche di regole interne ai vari stati molto differenti e a volte molto elastiche, come da noi in Italia, dove puoi portarti a casa o erogare decine di milioni di euro a chi vuoi tu senza pagarne lo scotto e se poi dichiari falsamente di non possedere un tv per non pagare il canone, rischi quattro anni di galera.

Sin qui nulla da dire, solo che Francia, Germania,  Gran Bretagna ed altri stati, nostri patner europei,  prima del 31 dicembre 2015 hanno provveduto a sanare dissesti delle proprie banche e di alcune aziende industriali (leggi Peugeot)  per centinaia di miliardi, sotto gli occhi dei nostri parlamentari europei,  che non mi pare abbiano fatto grande opposizione o sensibilizzato l’opinione pubblica su fatti di eclatante disparità di trattamento.

Adesso che ogni eventuale aiuto pubblico è assolutamente vietato, viene fuori che il pluri blasonato sistema bancario italiano, tale non era e che sta iniziando a presentare il conto alla collettività. Alcune banche vengono commissariate per allegra gestione. Le sofferenze del sistema dovrebbero attestarsi tra i 200 ed i 300 miliardi di euro.  Centinaia di migliaia di risparmiatori al momento sono in brache di tela per aver investito in azioni di alcune banche risultate dei veri e propri cola-brodi. 

E’ ovvio che in presenza di un dissesto finanziario di queste proporzioni la Germania, come sicuramente altri stati partner, nutrano seri dubbi ad aderire a questa unione bancaria europea. 

Come in tant’altre circostanze ho avuto modo di scrivere, il problema è nella formazione delle regole , inadeguate, anzi spesso studiate a che possano poi costituire il paracadute per tutti quegli operatori che hanno operato in cattiva fede. Basti vedere che oggi,  nonostante quanto sia emerso in termini di gestione fraudolenta dei capitali a disposizioni di tante banche, nessuno di questi al momento è stato chiamato a pagare e,  a nessuno di questi si è provveduto quanto meno a bloccare i suoi beni. Anzi, al contrario, avendo cessato il rapporto con la banca in dissesto,  hanno a volte portato a casa anche delle buone uscite milionarie.  Mentre centinaia di migliaia di risparmiatori hanno perduto i risparmi di una vita, questi sono felicemente a godersi le loro prebende. Un aspetto etico di non poca importanza che oltre ad irritare i cittadini, comunque oggi assuefatti ad un sistema di becero clientelismo e corruzione, certamente  non depone a nostro favore nel contesto europeo.

L’Europa, aldilà del problema Italia, sta pagando l’incapacità di non essersi data una politica fiscale, previdenziale ed assistenziale unitaria, oltre ad avere ancora una politica estera frammentaria, dove ognuno fa quello che più ritiene opportuno per se stesso, basta vedere la diversità di trattamento nell’affrontare la problematica del flusso di migranti dall’Africa e dall’Oriente.

L’ Unione bancaria europea, paradossalmente pensavamo che fosse già in atto, visto che a dettare le strategie finanziarie e monetarie è la Banca Centrale Europea, avendo le banche centrali nazionali, ceduto i loro poteri operativi . Quindi è lecito chiedersi, con legittima preoccupazione,  se anche la politica monetaria sia frutto di approssimazioni e compromessi tra partner forti e partner deboli, dove quest’ultimi sono destinati a subire le conseguenze delle loro debolezze ed inefficienze, strategie monetarie e finanziarie  impostate ancora per favorire interessi privatistici a scapito delle collettività.     

 

La dissennata corsa alle fusioni e incorporazioni

Marchi Auto

Oltre mezzo secolo fa le nostre città, i nostri piccoli paesi pullulavano di piccoli esercizi commerciali e botteghe artigianali.  Tutti noi, nati nel primo o secondo decennio dal dopo guerra siamo stati mandati dalla mamma a prendere il latte. L’ortolano, il macellaio, il panettiere, l’alimentarista, il merciaio con i loro piccoli negozi caratterizzavano e rallegravano molte delle nostre strade dei nostri quartieri. Erano tutti nostri amici, con i quali ci si soffermava spesso a scambiare due chiacchiere, quasi appartenessero alla nostra famiglia. Oggi la piccola distribuzione, i laboratori artigianali, sono quasi del tutto spariti lasciando il posto ai supermercati, agli ipermercati, alle città mercato.  Un processo di concentrazione delle attività commerciali che ha investito anche i settori dell’industria e della finanza.

Nel corso degli ultimi 40-50 anni è prevalsa l’idea, o meglio la convinzione che una azienda grande sia più economicamente competitiva rispetto a più piccole realtà separate ed indipendenti.  Ecco spuntare le prime catene di distribuzione dei prodotti alimentari, che purtroppo non sono state il frutto della concentrazione di più attività commerciali locali ma da investitori estranei al settore che, avendo annusato l’affare, hanno cominciato a realizzare ampie aree commerciali, gli attuali ipermercati, buttando fuori dal mercato tutti i dettaglianti, ovvero tutti quei nostri vecchi amici. La logica commerciale era: se tratterò più pezzi di uno stesso prodotto, otterrò margini di sconto sempre più ampi, che mi consentiranno di praticare prezzi più bassi alla clientela. Una pratica commerciale che pian piano ha portato alla definitiva chiusura dei piccoli dettaglianti.

Nel settore bancario il processo è stato analogo, le banche a carattere nazionale hanno incorporato centinaia e centinaia di banche locali, diventando così dei colossi sempre più grandi, estendendo e ramificando la loro presenza in ogni angolo remoto del territorio.

Anche nel mondo dell’industria, fusioni e incorporazioni hanno dato vita ad aziende enormi.  Un esempio a caso Fiat, che negli ultimi vent’anni ha incorporato la Lancia, la Ferrari, l’Autobianchi, l’Alfa Romeo, tutte aziende indipendenti sul mercato per poi fondersi con la Chrysler.

La filosofia di base, valida  tutt’ora,  è che la concentrazione di più unità operative, di qualsiasi natura, riduce i costi di gestione, favorendo così, oltre che un eventuale miglioramento qualitativo del prodotto, o dei servizi resi, una riduzione dei costi generali.  Una regola economica questa che io condivido ma che pone una domanda seria: sino a che punto è vantaggioso procedere ad incorporazioni e fusioni? La risposta più ovvia sarebbe sino a quando sul mercato non ci sarà più nessun’altra azienda a contendere il mercato.  Essendo il regime di monopolio in buona parte dei paesi occidentali vietato, le grandi aziende hanno diversificato i loro interessi in diverse aree merceologiche. Si son venuti a creare società commerciali di grandi dimensioni che trovano più conveniente spartirsi le aree territoriali del mondo, evitando lo scontro diretto. E dato che questi colossi commerciali altri non sono che l’espressione di una finanza senza scrupoli, è chiaro che alla fine della giostra, la chiusura dei piccoli esercizi commerciali si è rivelata la solita fregatura per il consumatore finale. Non essendoci più una vera e propria concorrenza, quel vantaggio iniziale rappresentato da una riduzione dei prezzi, oggi si è vanificato, in quanto a determinare il prezzo di un prodotto non è più la presenza sul mercato di più competitori. La grande distribuzione determina i prezzi sulla base di politiche commerciali diverse da quelle a cui eravamo abituati, in quanto spesso in molte aree operano quasi in regime di monopolio.

La crisi di questi ultimi anni è stata determinata proprio da questo processo di scellerata quanto incontrollata concentrazione aziendale. Non possiamo però non tener conto anche dell’automatizzazione di molte attività gestionali, dove computer e macchinari sempre più sofisticati riescono a sostituire egregiamente il lavoro di decine e decine di lavoratori.

Paradossalmente le aziende diventando sempre più grandi, hanno proporzionalmente bisogno di meno personale. Il contenimento del costo della mano d’opera spesso è l’elemento più importante per la valutazione di una azienda. In periodi di crisi come quello che stiamo vivendo da alcuni anni, chi ha pagato le conseguenze maggiori è stato il settore della mano d’opera. Centinaia di migliaia di lavoratori hanno perso il lavoro ed altrettanti non riescono più ad entrare nel mondo lavorativo.

Lo stesso apparato burocratico dello stato ha iniziato a fare i conti con il debito pubblico che impone categoricamente la razionalizzazione delle funzioni dello stato e blocco del turnover. Chi va via in pensione non viene sostituito da nuove giovani leve.

Il tutto nel rispetto degli indici di redditività e produttività aziendale che sono diventati i due punti indiscutibilmente inderogabili, le cui risultanze determinano un futuro del mondo lavorativo.

Stando all’attuale situazione, le previsioni sul futuro lavorativo nonché economico non sembrano molto entusiastiche. Le regole che tutelavano i lavoratori nei decenni scorsi, consentendo una programmazione della propria vita a lunga scadenza è oramai solo un bel sogno.

Oggi dall’inganno si è passati alla beffa, spacciando contratti di lavoro a tempo indeterminato, con la consapevole convinzione che di indeterminato vi è solo il futuro lavorativo, fatto da saltuarietà discontinue e da retribuzioni sempre più orientate allo sfruttamento.

Di questa precarietà lavorativa la grande distribuzione, le grandi imprese ne hanno fatto il loro cavallo di battaglia, sapendo di poter fare il bello ed il brutto tempo contando su centinaia di migliaia di disoccupati che pur di lavorare sarebbero disposti ad accettare condizioni retributivi e normative sempre più al ribasso.

Se poi a tutto ciò ci aggiungiamo anche il flusso migratorio ci si rende conto di come effettivamente saremo costretti a convivere il nostro futuro con appiattimento della ricchezza pro capite. Attenzione non è una distribuzione più ampia della ricchezza disponibile a più individui, in quanto l’incremento dei posti di lavoro non sarà proporzionale alla diminuita capacità reddituale. Il differenziale dell’appiattimento retributivo continuerà ad ingrossare le capacità finanziarie dei detentori del potere economico.

Helicopter Money quando la favola diventa realtà: adesso saranno le banche a mettere i soldini gratuitamente nelle nostre tasche

HELICOPTER MONEY

Il grande banchetto organizzato dalla finanza, in essere da molti anni, pare che sia arrivato alla frutta. L’assenza di regole   valide a ed efficaci a controllare il sistema finanziario, affiancato da una globalizzazione che ha abbattuto, oltre che le frontiere fisiche, anche quelle temporali, potendo trasferire ingenti quantità di somme in denaro da una parte all’altra del mondo, sta cominciando a far riflettere il mondo intero sulla qualità etica di questa lobbie.  Un sistema, quello della finanza, che a dispetto dei decenni precedenti, sta viaggiando disunito, come se fosse in atto una lotta intestina, una instabilità che coinvolge inesorabilmente la politica e il mondo della produzione in generale.  In questo contenzioso che io definirei meglio marasma, dove la confusione dei ruoli è macroscopica, spicca la figura di Draghi, a cui viene accreditata l’intelligente astuzia del mestiere, avendo evitato che l’euro precipitasse, unitamente a tutto il mondo delle banche europee.

Ritengo un po’ eccessivo questo accreditamento, ma convengo che le sue scelte hanno contribuito a rasserenare in parte l’ambiente. Seduto sul trono della finanza europea, ha cercato di combattere la recessione: l’enorme mole di sofferenze che pesano sul patrimonio delle banche, nonché del lievitare dell’indebitamento pubblico di alcuni membri dell’Europa, non rendono certo facile il suo compito. Grazie a Draghi adesso abbiamo i tassi negativi, ovvero paghiamo noi la banca per tenerci i nostri soldini. I tassi in genere si sono quasi azzerati e, da oltre un anno, sta pompando tra i 60 e gli 80 milioni di euro al mese al sistema bancario. Sostanzialmente trattasi di carta straccia, che avrebbe dovuto accelerare il processo di ripresa economica, che puntualmente, come se lo facesse apposta, la ripresa è sempre dietro l’angolo e ancora non si decide di farsi vedere.

Tutta una serie di accorgimenti e di trovate di grande alchimia finanziaria che a onor del vero al momento non hanno esperito grandi effetti a livello di ripresa dell’economia in ambito europeo.

Adesso si sta studiando un nuovo sistema denominato “Helicopter Money”. Un’altra strategica idea che prevede di erogare soldini direttamente e gratuitamente nelle tasche dei cittadini, con la speranza che li vadano a spendere per riavviare la domanda interna nei loro paesi. Proprio vero. Se approvato, questo nuovo sistema, il cittadino si ritroverà in tasca, gratuitamente, senza impegni di nessuna sorta, dei soldi. Sicuramente l’unico impegno che avrà, per evitare che facciano la fine degli 80 euro di Renzi, dovranno obbligatoriamente essere spesi entro un certo lasso di tempo. Ipotizziamo la sua applicazione attraverso una riduzione dell’imposizione fiscale.

Chi l’avrebbe mai pensato qualche decennio fa che le istituzioni pubbliche ci avrebbero messo loro direttamente in tasca i soldini per fare la spesa? 

La politica dei tassi bassi, il quantitative esasing, quello di buttare sul mercato milioni di euro, al momento non hanno attenuto plausibili risultati. L’ Elicopter Money, stando ai soloni dell’economia dovrebbe contribuire a far risalire la chine del PIL (Prodotto Interno Lordo).  

Esser fiduciosi non costa nulla, anzi a volte diventa doveroso aver fiducia nelle nuove trovate, solo che spesso, in questi ultimi tempi, aumentano le riserve sull’efficacia di queste nuove idee.  La perplessità, che man mano va prendendo la forma della sfiducia, è data dal fatto che si cercano soluzioni tampone, temporanee, senza soffermarsi sulla problematica nel suo complesso. Si provvede a tappare alla meno peggio una falla e non s’interviene sulla debolezza dell’intera struttura portante del sistema economico e monetario. Come se si volesse rimandare a domani, la problematica. Da tutto ciò scaturiscono due considerazioni poco etiche: la prima che gli addetti ai lavori ormai non hanno più le capacità di saper riprendere il bandolo della matassa del caos da loro stessi hanno determinato; la seconda, che la politica succube dello strapotere della finanza non riesce a porre nessun argine legislativo all’allegra quanto sconsiderata attività delle lobbie.

Se a questo ci aggiungiamo che le cartucce in mano a Draghi stanno esaurendosi ed alcuni governi, tra i più importanti dell’area euro, non riescono a trovare una visione condivisa sul futuro dell’economia monetaria europea, l’ottimismo prima citato si trasformerà quanto prima in pessimismo.

Pompeo Maritati

 

Banche Fondo Atlante: un flop conseguenza di idee poco chiaro

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Il 2016 sarà ricordato,  nella storia del nostro paese come quello della svolta del sistema bancario.  Come prima cosa ai posteri risulterà chiaro che il tanto decantato sistema bancario solido, sicuro e super vigilato era solo una infondata convinzione, una iperbole.  Sarà allora chiaro  che,  le regole con cui i giocatori del sistema finanziario si contendevano il mercato non erano delle migliori, anche perché le conseguenze dei loro errori sono state pagate dai cittadini, grazie anche ad una classe politica troppo accondiscendente ai poteri forti della finanza . I sistemi  di controllo,  secondo me,  sono stati impostati con intelligente furbizia, in quanto, come poi si è dimostrato, che quando si va alla ricerca della responsabilità, questa pare sia diventata evanescente. Un insieme di organismi e di metodi di controllo intelligentemente studiati a che il furbetto della situazione,  alla fine la faccia franca, scaricando alla collettività le castronerie commesse. D’altronde basta dare uno sguardo alla composizione e nomina degli organi deputati a vigilare sul sistema bancario e finanziario in genere,  per rendersi conto che ci troviamo paradossalmente, forse tra i pochi al mondo, dove è data facoltà al controllato di nominare lui il controllante.

Sta di fatto che, oggi  nel sistema bancario europeo,  il nostro pare desti qualche seria preoccupazione,    grazie anche all’inerzia e alla inconsistente capacità e peso politico dei nostri parlamentari in ambito europeo, soprattutto nella commissione finanza europea, dove  pare che tutti gli altri stati abbiano nominato rappresentanti di grande spessore professionale, maturato nel settore specifico. Noi invece no (rivedi la puntata di Report Rai 3). Mentre gli altri stati sistemavano furbescamente ed intelligentemente il loro sistema bancario, noi ci vestivamo di paladini del migliore sistema,  senza adottare alcun accorgimento che ci impedisse, come poi avvenuto lo scorso primo gennaio, di  trovarci in difficoltà con l’entrata in vigore del Bail-in,  ovvero la responsabilità diretta di azionisti e correntisti nel dissesto di una banca.  

Se poi a tutto ciò ci aggiungiamo l’oramai incancrenito Monte dei Paschi e i commissariamenti di alcune banche,  ci rendiamo subito conto che il sistema bancario sta pagando l’inerzia e l’allegra gestione “incontrollata” di decenni di finanza allegra.

Ora il sistema è alla ricerca di porre delle pezze a colore, che tali sono e tali resteranno,  anche perché altro non sono che dei frettolosi rimedi, generalmente idealizzati per favorire i più forti del sistema e per  accelerare il processo (dannoso) di concentrazioni e fusioni bancarie. La mancanza di un serio progetto di reale ristrutturazione del sistema, in ottica di medio e lungo termine, sta portando ad adottare misure tampone,   che mentre tappano un buco di 6 miliardi,  nel breve termine,  ne aprono un altro da dodici nel lungo.

E’ il caso del Fondo Atlante che non so perché mi   collega istintivamente al Quantitative Easing  di Draghi,  che, stando alle sue dichiarazione di questi ultimi giorni, pare accennare   al fatto  che (forse) non è servito a nulla, cosa che già avevo ipotizzato io un anno fa. Il Fondo Atlante è l’ennesima farsa tragi-comica di una finanza schizofrenica che ha perso il bandolo della matassa. 

Questo nuovo fondo, al quale aderirà l’onnipresente  Cassa Depositi e Prestiti (la Colf della famiglia della finanza italiana, chiamata sempre in ballo laddove c’è da risolvere qualche fregatura)  ovviamente in tono minore per non far arrabbiare l’Europa,  si doterà di una liquidità di sei miliardi per far fronte agli aumenti di capitale e crisi delle banche.  Liquidità che sarà posta a tutela del sistema bancario (e qui mi scappa da ridere) da istituzioni private. Per onestà informativa le regole definitive su come funzionerà il fondo e le sue prerogative,  ancora non sono state decise, faccio riferimento a quanto si dice e a qualche indicazione che gli stessi addetti ai lavori hanno riferito ma in termine sempre di ufficiosità.

Nel contempo,  il sistema bancario fa pressing sul governo,  che in merito pare favorevolmente predisposto ad aprire tutti i portoni e le finestre, per favorire e promuovere nuove regole in materia di recupero dei crediti incagliati,  nonché ad approvare autorizzazioni ad operare in settori strategici, quale quello immobiliare e qualche favore fiscale di contorno non guasterebbe.

Come avete capito parliamo sempre di nuove regole atte ad allargare le maglie operative del sistema bancario, attraverso  leggi di favore, ma non si parla mai di nuovi sistemi di controllo e di inasprimento delle pene per coloro che trattano le liquidità bancarie come cosa propria,  erogando centinaia e centinaia di milioni ad iniziative commerciali e industriali fallite già in partenza.  Non si capisce perché in Italia dichiarare di non aver avere il televisore,  per non pagare il canone RAI di cento euro  si rischiano quattro anni di galera e tanti amministratori bancari, pur avendo generato dissesti mostruosi, mettendo in difficoltà l’intero paese, sono tranquillamente a casa a godersi anche le loro faraoniche buone uscite.  Ma che razza di paese è diventato il nostro!

Tornando al Fondo Atlante,  questo altro non è che un velo pietoso che il sistema sta cercando di stendere su un complessivo di oltre 200 miliardi di sofferenze che pesano maledettamente sullo sviluppo del sistema Italia e sul quale, paradossalmente ed avidamente  gli stessi istituti di credito hanno cominciato una lotta intestina non facile.  Questi 200 e passa miliardi di  sofferenze, ovvero crediti erogati dalle banche ma non restituiti dai loro clienti, rappresentano anch’essi una ulteriore fonte di belligeranza interna, in quanto chi detiene una sofferenza fatta 100, pur di non portarla nel suo bilancio al 100%,  cerca di venderla ad altri al 20-30-40%, sperando,  quest’altri, a loro volta,  di riuscire a recuperare qualcosa di più di quella percentuale che hanno pagato.  Se pensiamo  ai soli sei miliardi di sofferenze che dovrebbero essere cedute dal Monte dei Paschi, ci si rende immediatamente conto che il Fondo Atlante di buono ha solo il nome. Nel contempo sta succedendo un altro fatto un po’ paradossale anche questo: si cerca di vendere i sei miliardi di sofferenze del MPS cercando di realizzare quanto più possibile,  per non incidere negativamente sulla consistenza già esigua del patrimonio della banca. Ed ecco  il sospetto (non la certezza, che sia chiaro) che siano in atto giochi tra banche aderenti al Fondo Atlante, pronte a giocare al rialzo, per far si che lo stesso fondo non dimostri sin dal suo nascere la sua “inconsistenza”. Una politica questa che se è vero,  potrà produrre un aspetto positivo sotto il profilo del patrimonio del MPS, in seguito, invece,  si ritorcerà contro,  in quanto pagare oggi delle sofferenze qualitativamente negative, più del loro valore, significherà che poi bisognerà far fronte anche sulla perdita di realizzo delle stesse sofferenze. Quindi oneri su oneri: e chi pagherà tutto questo?

Pertanto, nell’interesse della stabilità economica e finanziaria del paese, oggi si ha bisogno di un progetto di ampio respiro che ristrutturi il sistema, individuando con seria ed onesta professionalità le pecche che sin’ora hanno generato la crisi, rivedere, riqualificare i quadri dirigenti, costruire ex novo,  su regole chiare e certe il sistema di controllo ed infine riportare l’operatività dell’intero sistema bancario nel suo alveo tradizionale. Basta vendere di tutto attraverso gli sportelli bancari, che la banca tornasse a fare la banca, ovvero raccogliessero denari da investire nell’economia produttiva,  scorporando l’attività di intermediazione mobiliare pura, uscendo da tutti quei settori “merceologici” che impropriamente ha invaso. Per completezza informativa, informo che la giornata borsistica odierna si è chiusa con un forte ribasso della borsa di Milano, in presenza di andamento positivo per tutte le altre piazze europee. Sotto tiro il comparto dei bancari in quanto i mercati hanno voluto punire questa nuova schizofrenia chiamata Fondo Atlante. Sicuramente il ritorno al passato farebbe molto bene al futuro del mondo bancario, e perché no, anche al nostro.              

Cosa non si dice delle banche : a chi e perché sono stati accordati e poi erogati fidi mai rientrati?

EURO

E’ il momento delle banche.  Alcuni esempi di lesa virtù bancaria ha incrinato il rapporto di fiducia incondizionata che godeva.  Il nostro sistema bancario, ritenuto tra i più solidi dell’Europa,  sta rivelando, oltre che delle crepe, dei comportamenti posti in essere, oggi  all’ attenzione della magistratura penale.  Che la crisi economica finanziaria sia scaturita, o meglio causata dal sistema finanziario, a partire da quello americano è noto a tutti. Non era altrettanto noto che il sistema bancario italiano avesse in pancia  oltre 201 miliardi di sofferenze che,  secondo alcuni calcoli, meno ottimistici,  dovrebbero invece superare i trecento miliardi.

Tutti i governi d’Europa nel corso degli anni precedenti hanno posto in essere politiche di sostegno alle banche traballanti, spacciandole come iniziative effettuate con   soldi propri, se per propri intendiamo quelli dell’Europa Unita. Noi invece, sempre fiduciosi e creduloni, ritenendo il nostro sistema sano, sicuro e solido, non ce ne siamo per nulla importati. Ecco che con l’applicazione delle norme del Bail-in, ovvero quelle norme che prevedono che in caso di fallimento di una banca,  a compartecipare alle sue perdite siano anche i rispettivi clienti,  ha generato uno scossone non di poco conto.  Tutto ciò unito alla fregatura di migliaia di clienti da parte di alcune banche, ha evidenziato in tutta la sua amara crudeltà che, aldilà delle allegre quanto scellerate gestioni di alcuni istituti di credito, il sistema in generale risulta appesantito da sofferenze,  crediti inesigibili,  per la concessioni di fidi ad aziende e privati, per oltre 201 miliardi.

E’ ovvio, anche se di ciò non se ne parla, come se fosse un problema che non ci riguarda, che tali sofferenze bancarie altro non sono che un ulteriore appesantimento del debito pubblico.  Qualcuno dirà che questa è una idiozia.  Solo che questo qualcuno ci dovrà spiegare, chiaramente e non con i soliti sotterfugi chi, come e quando queste sofferenze, che non è improbabili che possano addirittura toccare i 300 miliardi, saranno ripianate.  C’è poco da scherzare. Il sistema  finanziario italiano non è in condizioni di ricapitalizzare le banche più esposte, ovvero reperire nuovi denari per appianare queste perdite.  Pertanto parrà paradossale ma ahimè è reale il fatto che alla fine a pagare saranno gli italiani.  Si tratterà della più gigantesca manovra finanziaria mai posta in essere.  Probabilmente sarà diluita nel tempo, sperando nella benevolenza della BCE che nel contempo sta inondando l’Europa di centinaia di miliardi di carta straccia, generatrice di ulteriore instabilità ed incertezza.  Un sistema questo spacciato per la panacea di un rilancio dell’economia produttiva, quando invece a me pare solo un intelligente espediente per rimandare a domani i problemi di oggi. L’unica speranza nutrita sinceramente dal nostro Draghi è che in effetti qualcosa si possa muovere, generando un incremento del PIL europeo che a suo volta possa produrre un incremento delle entrate erariali da destinare alla riduzione dei debiti pubblici sovrani.  Manovra, forse più  speranza che è mio parere, con sommo malincuore, non esperirà gli effetti attesi.

Comunque vadano le cose il problema principe dell’economia finanziaria e monetaria dei giorni nostri è riposto, per la stragrande maggioranza,  nella sfiducia che si è creata nella gente verso il sistema, attenzione non solo bancario ma anche in quello politico, sociale ed etico. La gente al contrario di ieri non spera più, ha solo paura che il domani sia peggiore dell’oggi, motivo per cui è portato a risparmiare,  a frenare il suo impetuoso desiderio di acquistare e di consumare.  Tutto ciò non fa altro che far avvitare l’economia su se stessa, generando aumento del debito pubblico per assenza di consumi.  Se non si interviene ad iniettare una forte dose di ottimismo,  la situazione è destinata solo a peggiorare. Ad aumentare i timori di un futuro incerto sono anche tutti quei palcoscenici bellici sparsi nel mondo, non ultima la paura del proliferare degli attentati.

In mezzo a tutto questo marasma i governi,  in generale, non solo quello del nostro Renzi, nulla stanno facendo.  Le decisioni adottate in materia monetaria e soprattutto in politica estera sui fronti dell’emigrazione biblica di intere popolazioni,  devastate da guerre volute proprio dall’occidente, quale autorevole esportatore di pace attraverso le bombe, stanno destabilizzando non solo il mondo medio orientale ed africano,  stanno importando instabilità, divergenze e fratture nell’ambito degli stati membri dell’Unione Europea.

La sfiducia regna sovrana.  Gli stessi mercati finanziari pare abbiano perso la bussola,  percorrendo strategie separate e a volte in conflitto tra loro,  basta vedere l’isterico andamento altalenante delle borse.

In tutto questo disordine sistemico, nulla si fa per metter mano alle regole, ovvero rivedere tutto ciò che in assenza di norme condivise e soprattutto adeguate, possano arginare i fenomeni di sciacallaggio finanziario.

Gli enti deputati ad effettuare i controlli sono nominati e regolati dagli stessi controllati. Fatti ed eventi di vera criminalità finanziaria non vengono perseguiti proprio perché il sistema è carente di regole, per cui pur in presenza di fatti di enorme gravità,  gli artefici sono in libertà, passibili solo di qualche multa di qualche decina di migliaia di euro.

Le sofferenze bancarie, aldilà della crisi che si è abbattuta sul nostro paese,  sono costituite da una grossa mole di crediti non più rientrati, in parte  fidi concessi per clientelismo e non aggiungo altro.  Allora perché non si redige un elenco di queste insolvenze, indicando nomi e cognomi degli insolventi, verificando poi se costoro all’atto dell’erogazione del fido possedevano le condizioni patrimoniali, gestionali e produttive per accedere a queste facilitazioni?  Funzionari e dirigenti che  hanno permesso questo stillicidio finanziario dovrebbero essere, oltre che licenziati, posti sotto processo ed espropriati di tutti i loro beni.  Oggi assistiamo che in qualche caso,  pur in presenza di gestioni non proprio esemplari,   vengano comunque erogate prebende a volte anche milionarie.

Tutto ciò depone a sfavore di una ipotetica crescita economica, proprio perché la gente non ha più fiducia nel sistema. Un sistema che premia coloro che i disastri ed i dissesti li procurano a spese delle fasce più deboli della popolazione.

E’ oramai improcrastinabile  porre  in essere una forte terapia per rafforzare gli anticorpi della legalità.  Aspetto questo che sia capace di arginare e combattere il degrado del sistema bancario e finanziario che sta  generando ansia, preoccupazione e soprattutto paura.

La nostra classe dirigente dovrebbe aver capito le logiche del degrado in atto  e se continua a tergiversare nel prendere le idonee contromisure,  non ci sarebbe più nulla di male nel ritenerla complice di una vera malversazione sociale.

    Pompeo Maritati

 

 

         

Conviene essere evasori o non pagare i debiti bancari?

BANCA-ECONOMIA

Analizzare l’andamento della politica italiana di questi ultimi anni, se da una parte è drammaticamente difficile, dall’altro ci consola, ovviamente ironicamente, che basta definirla inadeguata alle esigenze reali del paese, per non incorrere in errore. Non solo, il giudizio poi, risulta azzeccato.

 

Un teatrino squallido, dove giornalmente vanno in scena decine e decine di burattini,  abilmente condotti da una pletora di burattinai, che alternandosi così di frequente,  lo spettatore non  capisce più quale opera teatrale stiano inscenando.  Si ha spesso la sensazione che questi burattinai prendano il posto dei burattini, non perché quest’ultimi hanno la testa di legno, ma perché in tante circostanze non sanno nemmeno loro cosa sta andando in scena.

 

Oggi leggevo, a proposito di sofferenze bancarie, che il totale dei finanziamenti che faticano a essere restituiti corrisponde a circa il 23% dello stock di credito erogato fino a giugno 2105 dalle banche italiane, pari a 1.532 mld. Il rischio è di finire sommersi da questa montagna di debiti spazzatura. Valgono 348 miliardi di euro i prestiti bancari non rimborsati da famiglie ed imprese. Agli oltre 204 miliardi di sofferenze, vanno aggiunti i quasi 17 miliardi di crediti scaduti e altri 127 miliardi di ulteriori incagli. Questi i dati principali di un'analisi del Centro studi di Unimpresa,  secondo cui il totale dei crediti deteriorati è salito di quasi 8 miliardi in sei mesi con un incremento superiore al 2%.

 

Il totale dei finanziamenti che faticano a essere restituiti dai clienti corrisponde a circa il 23% risultando così ripartiti:  dalle imprese sono pari a 288 miliardi, quelli dalle famiglie a quasi 60 miliardi.

Una nota sulla composizione delle sofferenze del sistema bancario che avrebbe dovuto riscuotere l’interesse, oltre che della classe politica, anche dei mezzi d’informazione.  Sempre secondo un’analisi del Centro studi di Unimpresa,  sul totale delle sofferenze pari a 201,1 miliardi di euro, 141,4 miliardi sono relativi a finanziamenti oltre il mezzo milione di euro erogati;  25,5 miliardi di sofferenze sono a carico di soli 579 soggetti, rappresentando  lo 0,05% del totale della clientela, con sofferenza media unitaria di ben 44 milioni. E sul 97% dei clienti (più di 1 milione di soggetti), che hanno prestiti da 250 euro a 500.000 euro, pesa solo il 29% delle sofferenze (52 miliardi).

Risulta evidente che non sono certo le famiglie che hanno messo in crisi il sistema, non pagando le rate del mutuo, motivo per cui il governo ha subito pensato di autorizzarne l’esproprio della prima casa ai morosi per sette rate,  senza chiedersi se il moroso è colui o colei che ha perso il posto di lavoro.  Nulla si dice e si fa per verificare condizioni e motivazioni di tante erogazioni milionarie ad aziende che poi sono andate in sofferenza, e non sempre per colpa della crisi.

 

Paradossalmente rileviamo che con  il  Decreto Legge 69/2013, meglio conosciuto come “Decreto del fare” è stata riconosciuta l’impignorabilità della prima casa per debiti erariali. Quindi avremo di conseguenza, che coloro che non pagano le tasse, pertanto “evasori” o per necessità o per malafede, non vedranno pignorarsi la loro prima casa. Con il progetto di legge all’esame, invece, le banche,  la casa ce la potranno portare via anche solo dopo sette rate.  Grazie alle rimostranze la soglia delle sette rate è stata elevata a 18, parliamo sempre di progetto legislativo, non di legge ancora, autorizzando peraltro le banche a divenire, laddove lo volessero, anche agenzie immobiliari. Ovvero avrebbero la licenza ad operare sul mercato per rivendere l’immobile pignorato.  Scaturisce da tutto ciò che in Italia un evasore fiscale  è ben più tutelato di un lavoratore che perde il lavoro per chiusura o riduzione delle maestranze della sua azienda.  Grande esempio di etica sociale solidale.

Se, su quanto anzidetto,  trovate un nesso di logica sociale, fatemelo sapere. Io nutro dubbi severi sulla qualità di questa legiferazione. Dicono che è una direttiva europea. Non discuto la sua provenienza ma resto del parere che,  una norma se è “insana” e socialmente inadeguata, soprattutto se paragonata ad altre, non va applicata. Se vero è,  che anche noi apparteniamo all’Unione Europea, è altrettanto vero che è ora che questa Unione dimostri tangibilmente di essere dalla parte dei cittadini più deboli e la smetta di fare gli interessi solo della finanza.

 

Ecco perché ritengo che spesso i nostri burattinai preferiscono mimetizzarsi tra i loro burattini, scaricando le loro incapacità ad altri, riprendendo la manipolazione dei burattini solo quando c’è da dimostrare agli spettatori paganti le tasse,  che sono li per fare gli interessi del paese e che finalmente si può godere di una nuova inversione di tendenza economica. Per ora non mi è parso di vedere qualche spettatore pagante godere di qualsivoglia situazione migliorativa. Forse il burattinaio di turno voleva riferirsi ad alcuni spettatori che godono delle tessere omaggio o che furbescamente appartengono alla categoria dei portoghesi.  

 

 

 

 

L’Economia mondiale rallenta: si ipotizzano nuove strategie senza analizzarne le cause

EURO

E’ oramai un dato di fatto, non più una previsione che l’economia mondiale,  anche per il 2016 è destinata a rallentare. I dati di cresciti sono rivisti al ribasso e non poche sono le strategie ipotizzate per fronteggiare questo fenomeno, che per la sua durata e per la sua consistenza,  sta preoccupando un po’ tutto il mondo finanziario e produttivo.

Per la prima volta nella storia dell’umanità, prestare soldi alle banche non è più un contratto remunerativo per il risparmiatore, al contrario, sarà quest’ultimo che dovrà riconoscere alla banca un compenso, assimilato a spese di mera custodia. Elemento questo che ha fatto presagire un decollo della domanda, non trovando più conveniente tenere i soldini senza alcuna remunerazione. Invece paradossalmente il risparmio è aumentato, la domanda è calata vertiginosamente, mettendo in crisi non pochi settori, generando un surplus di offerta, motivo per cui da un po’ di tempo l’inflazione ha lasciato il posto alla deflazione, cioè alla riduzione dei prezzi.

Leggevo oggi su alcune autorevoli testate finanziarie l’invito alle banche centrali di inondare l’economia di grandi masse di carta straccia. In poche parole applicare il Quantitative Easing già posto in essere dalla BCE di Draghi, in proporzioni ancora più elevate. Ma l’aspetto più interessante su cui mi soffermerei a riflettere è l’inversione di rotta nei confronti delle politiche monetaria impostate sull’austerità.

Se questi soloni dell’economia volevano stupirci con i loro effetti speciali, penso che hanno ottenuto il risultato sperato: siamo tutti stupiti ma ci riserviamo di valutare meglio queste proposte,  in quanto è mia personale opinione, che siano più frutto della solita spregiudicata voglia di tappare il buco sulla condotta di acqua in casa propria, senza minimamente preoccuparsi della perdita enorme sulla condotta centrale. I detentori delle redini della finanza mondiali ci hanno da tempo abituati ad assecondare strategie di breve termine che portassero loro immediati utili da reinvestire o da aumentare la patrimonialità delle aziende possedute, senza tener conto degli effetti negativi,  se non addirittura perversi,  nel lungo termine. Oggi l’economia sta pagando l’avidità dei nuovi pescecani della finanza, soggetti senza scrupoli, dove la Bibbia è rappresentata solo da una sommatoria di numeri che devono sempre e comunque e a qualsiasi costo, produrre giorno dopo giorno un risultato maggiore di quello precedente.

Il pericolo che oggi stiamo correndo nel bel mezzo di una economia mondiale che pare abbia messo il freno a mano, è che l’applicazione dell’allargamento dei cordoni della spesa pubblica, in presenza di ingenti masse di liquidità, rappresentate dal nulla, possano innestare una bolla di grandi proporzioni, che una volta esaurita la capacità di assorbimento da parte del mercato, si sgonfi così repentinamente, da sconvolgere e travolgere tutto il sistema economico finanziario. Fatto questo che avrebbe  pesanti ripercussioni di ordine sociali, in quanto, come al solito,  a pagare le conseguenze degli scellerati indebitamenti dello stato, sono sempre le fasce più deboli. Un maggiore indebitamento pubblico significherebbe che un’altrettanta maggiore quantità di risparmiatori, siano essi istituzionali o privati, si ritroveranno con un capitale il cui valore sarà zero o quasi e che lo stesso stato non sarà più in grado di garantire. Già di per se l’inondazione di carta moneta, arbitrariamente stampata, solo perché si ipotizza la sua velocizzazione, produrrà nel medio termine danni difficilmente sanabili nel breve, condizionando e purtroppo frenando ulteriormente la crescita economica mondiale.

Qui ovviamente stiamo ipotizzando scenari a livello mondiale ma è opportuno evidenziare che gli eventuali fenomeni di degrado e di degenerazione dei mercati finanziari non avrà ovunque la stessa portata  negativa.  Stati che presentano già oggi un rapporto insostenibile tra debito pubblico e PIL, peraltro sostenuti e condotti da classi politiche non particolarmente etiche, dedite per lo più alla corruzione ed al clientelismo, le conseguenze saranno devastanti. Conseguenze che metterebbero a rischio tutti i patti precedentemente stipulati tra i vari stati, prima tra tutti l’Unione Europea, che proprio in quelle circostanze evidenzierà ancora di più le divisioni e le insofferenze interne ai vari stati.

L’economia è oramai ad un passo dal “cataclisma” le turbolenze che hanno caratterizzato i mercati dall’inizio dell’anno stanno pienamente dimostrando grande instabilità, nervosismo e diversità d’intenti. Altrimenti l’altalena delle borse che riescono in un solo giorno a guadagnare o a perdere più del 5% appartiene solo alla “pazzia finanziaria”. Si, i mercati stanno impazzendo, perché privi di credibilità.  L’inaffidabilità del sistema è diventato globalizzato anch’esso. Mentre le lobbie prima riuscivano a mettersi d’accordo tra di loro, oggi si muovono in ordine sparso, nascondendo le loro strategie, per paura che potessero queste essere utilizzate proprio dai loro avversari diretti.

La stupidità di alcune lobbie che hanno in questi ultimi decenni sostenuto le politiche di belligeranza armata in giro per il mondo hanno generato paura e insicurezza.  La gente non vede nel domani un futuro migliore. Vede nero. Ha recepito che il mondo e tutta la sua classe dirigente sta collassando per incapacità e avidità, motivo per cui pur in presenza di tassi sotto zero, non è invogliata ad investire, al contrario, continua giorno dopo giorno a risparmiare, avendo paura del domani.

E’ questo che io non riesco a capire perché tutto ciò non viene recepito dai detentori del potere finanziario. Il problema oggi non è la politica,  in quanto è da tempo oramai al servizio delle lobbie, ma come mai queste lobbie, che peraltro sono dotate di gente con grandi cervelli, non abbiano capito che è arrivato il momento di allentare le redini e di mirare ad un riequilibrio tra finanza ed economia reale?

E’ questo che mi lascia perplesso, in quanto se pur vero che oggi l’economia e la finanza presentano quadri macroeconomici complicati e difficili da gestire, è altrettanto vero che solo attraverso una analisi attenta e imparziale del comportamento delle masse, dovrebbe far capire loro che è giunto il momento di rivedere al ribasso le loro stime, intervenendo su molti aspetti sociali sino ad oggi sacrificati, giusto per evitare che alla fine della giostra ci si faccia tutti male.          

Tassi sottozero: stravolgerà il sistema finanziario e monetario?

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economiaQualche decennio fa, qualcuno se lo ricorderà, si accennò all’ipotesi, per allora assurda, che avremmo pagato noi le banche per tenere i nostri soldi, non percependo più alcun interesse remunerativo.  Concetto quest’ultimo che è stato alla base della circolazione monetaria e della gestione del risparmio.

Nel giro di pochi decenni, quello che appariva assurdo è diventato realtà. Alcune banche centrali operano oramai applicando tassi sottozero. In poche parole se noi depositiamo i nostri risparmi o semplicemente la liquidità disponibile, la banca non ci riconoscerà più nessuna remunerazione, anzi, al contrario, saremo noi che pagheremo questo servizio al sistema bancario.

In Italia questo sta già avvenendo nell’ambito di alcune trance di titoli di stato che,   avendo toccato il fondo della remunerazione, per effetto delle commissioni di acquisto e di vendita, alla fine dell’operazione, il risparmiatore riavrà indietro un capitale inferiore a quello investito.  Cosa fare allora? Converrà tenere i nostri risparmi sotto il cuscino, con tutti i rischi annessi? Ecco che le banche,  per certi versi,  cambieranno il loro ruolo, diverranno custodi dei nostri risparmi e saremo costretti a pagare loro questo servizio,  che in un certo qual modo ci preserverà dall’eventuale furto in casa.  Se da un lato il servizio di deposito presso un deposito bancario ci preserverà dai furti casalinghi, dall’altra cadremmo nella condivisone dei rischi che una banca corre nello stare sul mercato. Cioè, se lei fallisce,  rischiamo di perdere i nostri depositi.  Il Bail-in in vigore dal primo gennaio di quest’anno prevede la corresponsabilità dei depositanti.

Se riflettiamo bene e vogliamo metterci un pizzico di malizia, che peraltro non guasta mai, il tutto sembra essere stato architettato ad arte per falcidiare sempre più il risparmio, favorendo l’allegra gestione del sistema bancario.  In effetti, e di questo non mi pare di aver riscontrato molte voci in merito, è stato realizzato con intelligente “furbizia” senza però rivedere le norme che dovrebbero regolamentare le modalità operative e soprattutto ristrutturare il metodo di controllo,  con particolare riferimento ai soggetti deputati a porre in essere i controlli, quasi sempre nominati dagli stessi controllati.

Ma l’aspetto che più di tutti dovrebbe far riflettere i soloni dell’economia e della finanza è che nonostante i tassi oramai sottozero, la BCE che pompa liquidità (stampa di vera e propria carta straccia) gli investimenti privati e pubblici diminuiscono.  Strano, in quanto soprattutto gli investitori privati,  visti i tassi bassi, nonché la compartecipazione ai rischi del sistema bancario, dovrebbe essere allettati oltre che tentati di investire nella produttività, ovvero nelle aziende quotate in borsa. Invece tutto ciò non sta avvenendo. Perché?

banca-1-1La mia risposta è che si è creata una situazione perversa, dove gli stessi protagonisti della finanza iniziano a diffidare di se stessi, avendo sin’ora operato con l’unico intento di produrre guadagni subito e comunque, senza rendersi conto che nel contempo il sistema si stava incancrenendo, favorendo l’inserimento di feroci pescecani che della finanza ne hanno fatto carne da macello.  Non solo, quest’ultimi, grazie alla miopia dei primi,  hanno saputo guadagnare posizioni di rilievo, tali da condizionare le scelte politiche ed economiche di interi continenti.  Il risparmiatore, oggi non guarda più se può guadagnare qualche punto in più di interessi o speculare sull’andamento di alcuni comparti dell’economia, è preoccupato di tutelare il valore del suo capitale, adottando tattiche e strategie protettive che hanno come risvolto quello di asfissiare i mercati.  Mancando una visione  a medio e lungo termine, non avendo più fiducia nel breve, l’economia si è bloccata, lasciando lo spazio solo a fantasiose quanto spregiudicate operazioni, che senza un vero ombrello protettivo, costituito da un credibile sistema di controllo, producono solo ulteriori danni al sistema finanziario,  scalfendo giorno dopo giorno la residua fiducia restatagli.

Si è corso molto in questi ultimi decenni,  illuminati dal faro della globalizzazione, come se questo mondo fosse infinito, invece proprio l’evoluzione dei sistemi di comunicazione ci ha dimostrato quanto invece il mondo fosse così piccolo al cospetto di una finanza invadente e senza regole. 

Oggi il sistema dovrebbe essere  alla ricerca di nuove regole, constatato che le precedenti,  laddove esistano, si sono rivelate errate o quanto meno inadeguate,   invece continua ad avvitarsi su se stesso perché la politica, al soldo della finanza, continua ad assecondare situazioni che vadano a favorire i pescecani di cui dicevamo prima, incapace di reagire nell’interesse reale e concreto della socialità.

Senza una forte spallata all’egemonica finanza, il sistema sarà destinato, prima o poi, a collassare, con fastidiose conseguenze  di ordine sociale.    

   

S’inceppa la finanza: per recessione o degrado etico culturale?

Europa

In questi ultimi mesi, forse sarebbe giusto dire ultimi anni, stiamo assistendo ad un degrado del sistema globale.  Tutti rivolgono il proprio interesse alla crisi finanziaria, che iniziata dallo scampato default greco, non ha più trovato una soluzione essendo il virus propagatosi in tutti i continenti. 

 

La politica internazionale, non solo quella italiana,  che forse è da ritenersi eticamente traballante, ci sta ampiamente dimostrando che,  corruzione e clientelismo non sono difetti esclusivi del sistema Italia.  Si è molto giocato su dei luoghi comuni,  dove ritengo che la stessa comunicazione pubblica e privata ha avuto le sue colpe, non so se per cattiva fede o per scarso impegno professionale.  Assistiamo a numerosi talk-show dove le corbellerie sono oramai di casa.  Gente che pur sapendo di dover partecipare ad una trasmissione televisiva non sente il bisogno di meglio informarsi sull’argomento che si dovrà discutere. 

 

Aldilà di queste banalità che comunque rappresentano ed evidenziano in modo plateale una classe dirigente al potere,  di discutibili capacità professionali, non ci sorprendiamo più nel constatare che tale degrado non è più caratteristicamente italiano e che pare stia facendo un po’ il giro del mondo. Quello che è a noi  sempre sembrato un grave problema, cioè quello di assegnare ruoli determinanti per la conduzione del paese a soggetti solo per motivi clientelari, indipendenti dalle reali capacità e conoscenze professionali, è oggi un mal comune,  più o meno spalmato per il mondo.

 

La crisi della finanza, il fallimento di un sistema bancario, rivelatosi inadeguato e sperperatore dei risparmi privati, a cui non si è mai voluto dare regole ferme e ferree,  consentendo loro di operare in allegra  spregiudicatezza, non è altro che il cane che cerca di mordersi la coda.  Si proprio così. La finanza da decenni oramai condiziona, manipola e peggio ancora determina, sia la classe politica,  sia le politiche stesse da perseguire.  E’ lei che ha scelto gli uomini oggi al potere,  sostenendoli in milionarie campagne elettorali o attraverso la costituzione di fondi occulti in giro per i paradisi fiscali.  E’ lei che consente ancora la proliferazione della vendita delle armi sia a titolo privato, come negli USA, sia attraverso la destabilizzazione politica e sociale di alcune aree del mondo, innescando conflitti che poi coinvolgono numerosi stati. Il tutto solo per sostenere ed alimentare il business delle armi nonché la manipolazione dei mercati delle materie prime.

 

Un mondo, secondo me cha ha perso la bussola, dove l’egoismo regna sovrano assoluto, dove a prevalere è solo il risultato economico, a qualsiasi costo e con qualsiasi mezzo.

EuropaI palcoscenici bellici in giro per il mondo, che stanno generando bibliche emigrazioni di milioni di persone ci lasciano indifferenti. Le politiche cercano stupidamente le modalità di arginare il fenomeno a valle, non intervenendo invece,  sulle cause a monte,  che sono rappresentate dai soliti poteri forti,  che incuranti della sorte di intere popolazioni,  trovano dilettevole passare il tempo a giocare alla guerra.  Che ce ne frega di quello che sta succedendo in Siria, in Iraq, in Afghanistan, In Egitto,  in Somalia ecc .ecc.  Che si scannino pure, l’importante che non vengano a rompere le scatole da noi. E’ questo il motto dei nostri politicanti (mi riferisco in particolare a quelli dell’Unione Europea) che  riescono a cambiare pelle molto più spesso di quella dei serpenti.

Le scelte monetarie ed alcune scelte di politica internazionale, come peraltro ho avuto modo di scrivere in precedenti articoli, si stanno tutte indistintamente rivelando errate.  Il Quantitative Easing  (QE), il Bail-in, l’apertura dal primo gennaio scorso all’Iran,  l’intervento armato in Siria,  sono state decisioni che si stanno rivelando inadeguate ad affrontare le problematiche che sono di dimensioni planetarie.  L’ aumento della produzione del petrolio, un compagnia di una ipotizzata recessione, ha portato la quotazione sui 30 dollari a barile. In tutto questo contesto, con un tempismo straordinario,   vengono tolte le sanzioni all’Iran,  che immettendo immediatamente  il suo petrolio sul mercato ha indotto gli analisti a ritenere che il barile dovrà attestarsi addirittura intorno a venti dollari, generando pessimismo su tutti i mercati. Manovre queste  dovrebbero a breve  sconvolgere il quadro macroeconomico delle grandi multinazionali dell’energia, che nel contempo stanno perdendo centinaia di miliardi e che come avrete già capito, da qualche altra parte dovranno pur recuperare. 

 

La produzione cinese  sta perdendo colpi, mettendo in seria difficoltà tutti quegli stati che alla Cina forniscono le materie prime. La destabilizzazione della Sira, dove la controversia tra Russia, USA e l’apatica   Europa Unita, che nel contempo,  sta dimostrando al resto del mondo di aver sbagliato il nome,  in quanto di unito pare che le sia rimasto molto poco, sta provocando una biblica emigrazione del suo popolo. 

La BCE dal canto suo,  con il Quantitative Easing, ovvero l’immissione sul mercato di 60/70 miliardi al mese (di carta straccia) sta favorendo gli stati ad economia elevata, generando solo falsa euforia in quelli deboli, come Grecia, Spagna, Portogallo ed Italia, appesantiti da un gravoso debito pubblico. Per esempio, l’ISTAT ieri ha asserito che il PIL è aumentato, su base annua, dello 0,7%. Meglio che niente, direte voi.  Ma da cosa è costituito questo 0,7%?   Di vero progresso della nostra economia reale o da calcoli finanziari derivanti più da una manipolazione della massa circolante di moneta? I soldini di Draghi sono entrati o no nel calcolo di questo benedetto PIL? Io ritengo di si, non solo, e senza voler passare per il gufo della situazione, ho la sensazione che senza i sotterfugi della BCE il PIL avrebbe avuto un esito ben diverso. Resta inteso che sarei felicissimo di sbagliare e che questo 0,7% possa rappresentare una fievole speranza.  Solo che l’anno nuovo è iniziato nei peggiori dei modi. La finanza a livello mondiale è diventata isterica e pare non avere una vera strategia. Per la prima volta le varie multinazionali del potere finanziario stanno iniziando a farsi la guerra , in quanto la drastica riduzione dei margini rivenienti dal petrolio,  stanno sottoponendo ad un forte stress finanziario gli stessi produttori,  per cui gli stati interessati, per far fronte alle loro esigenze interne,  stanno smobilizzando i loro investimenti sparsi nel mondo. Investimenti spesso costituiti da enormi masse di liquidità in mano ai grandi gestori della finanza.

 

Ecco che in questi ultimi giorni l’andamento delle borse è parso isterico. Un giorno perdono dal 3 al 5%, per poi recuperarlo il giorno dopo.  Come se nel giro di poche ore qualcuno avesse il magico potere di modificare i parametri di fiducia e sfiducia dei mercati sottostanti.  Il sistema bancario è sotto tiro. Quello italiano ritenuto sempre sicuro e solido sta pagando più di tutti gli altri stati europei.

Tutto lo sconquasso su descritto ha una sua logica universale, derivante proprio da quanto descritto all’inizio dell’articolo: avidità, egoismo e soprattutto preparazione inadeguata della classe dirigente scelta più sulla base di requisiti clientelari che sulla base di esperienze e consolidate esperienze.  Questo è da me ritenuto  un degrado etico culturale e professionale che con il passare del tempo produce conseguenze devastanti. Vedi il bail-in, un provvedimento sostanzialmente non errato, ma errato il momento in cui è stato introdotto.  Qui c’è da dire che probabilmente la nostra partecipazione alle assemblee del parlamento europeo siano state insignificanti e senza quella capacità di saper tutelare gli interessi nazionali. Mentre in alcuni di stati d’Europa molte banche venivano salvate proprio dagli stati, noi allegramente e caparbiamente battevamo i pugni sui tavoli, giusto per fare un po’ di moine.   Poi fu deliberato che tale atteggiamento equiparato ad aiuti di stato doveva cessare entro la fine del 2015. Nel 2016 a gennaio  il nostro sistema bancario, già indebolito, trovandosi senza alcun ombrello protettore, è finito  in balia dell’isterismo dei mercati finanziari. Il Bail-in ha così acutizzato il problema,  soprattutto perché ancora non si proceduto  ad una vera e propria regolamentazione dell’operatività bancaria, che consente ancora di giocare con contratti di fanta finanza e spesso anche allo scoperto, ovvero senza disporre della liquidità necessaria a far fronte agli impegni assunti. Infine è altrettanto necessaria una rivisitazione del sistema di controllo del sistema bancario e finanziario, non solo qui da noi, affinchè gli enti deputati al controllo, non siano nominati dallo stesso controllato.

 

Senza una vera e propria rivoluzione culturale ritengo sia difficile uscire fuori da questa situazione, anche perché i detentori del potere continueranno a rafforzarlo riducendo il numero dei loro  concorrenti e quel che è peggio, escogitare nuovi modi per far ricadere i loro errori sulla collettività.

 

           Pompeo Maritati

   

Cittadinanza Onoraria di Poggiardo e Vaste conferita al mio caro amico Ing. Gianni Carluccio

Conferimento della Cittadinanza Onorario da parte del Sindaco di Poggiardo e vaste Colafati

E' con immenso piacere e gioia che partecipo al conferimento della cittadinanza Onoraria del comune di Poggiardo e Vaste al mio caro amico Ing. Gianni Carluccio avvenuta ieri 31 geannio 2016.

Mercoledì 30 Dicembre 2015, su proposta del Sindaco, Dott. Giuseppe Colafati e della Giunta Municipale di Poggiardo, in segno di stima e apprezzamento per il notevole apporto offerto alla valorizzazione dei beni culturali e archeologici di Poggiardo e Vaste, nel corso della sua attività culturale e scientifica, il Consiglio Comunale di Poggiardo ha conferito la Cittadinanza Onoraria all’Ing. Gianni Carluccio, nato a Lecce il 2 aprile 1952.

Precedentemente all’Ing. Carluccio la Cittadinanza Onoraria era stata conferita il 12 Giugno 1975 all’On.le Prof. Aldo Moro, Presidente del Consiglio dei Ministri e il 17 luglio 2012 all’Astronauta Ing. Paolo Nespoli,che così scrive sul sito dell’Ing. Carluccio dopo una videoconferenza "Lecce-Houston":

"Carissimo Gianni, ho visto con piacere le foto che hai riportato sul tuo sito web http://www.giannicarluccio.it/Come sempre, ti riconosco passione e professionalità in tutto ciò che fai, sempre proteso alla divulgazione della cultura e dell’identità salentina, terra straordinaria per i suoi sapori, i suoi colori e lo spirito dell’accoglienza che tante volte ho avuto modo di godere in tanti anni di frequentazione. La concessione della cittadinanza onoraria di Casarano prima e, recentemente di Poggiardo, ha suggellato poi in modo indelebile il mio rapporto di affetto con tutti Voi salentini. Un saluto ed un abbraccio a tutti, Paolo".

Conferimento della Cittadinanza Onorario da parte del Sindaco di Poggiardo e vaste Colafati

Conferimento della Cittadinanza Onorario da parte del Sindaco di Poggiardo e vaste Colafati

L'Ing. Gianni Carluccio con l'On. Giacinto Urso

L'Ing. Gianni Carluccio con l'On. Giacinto Urso

 

Ing. Gianni carluccio

L’Ulisse che è in tutti noi

Ulisse-le-sirene

"Alla ricerca di quell'Ulisse che è in tutti noi" una favola tratta dall'ultimo lavoro di Pompeo Maritati "favole del terzo millennio"

 

 

 

Sofferenze bancarie: ancora una volta è in atto il gioco delle tre carte

economia

Son bastate sole cinque ore di colloquio tra i responsabili economici dell’Unione Europea ed il nostro ministro Padoan, per trovare una “condivisa” soluzione sul problema di come affrontare le sofferenze bancarie del sistema Italia attestasi a circa 350 miliardi di euro.

Una soluzione così immediata su un problema di così grande importanza per il futuro del sistema finanziario non solo italiano, che ci porta obbligatoriamente a pensar male. Non per mala fede congenita di chi scrive ma perché in passato, quando si è trattato di affrontare coperture di crac finanziari chi ci ha rimesso è stato solo il cittadino.

Ancora una volta non riusciamo a capire come mai si cercano i rimedi tampone per tappare momentaneamente le falle di un sistema corrotto, clientelare e privo di scrupoli, senza pensare di alzare il livello dei controlli e inasprendo in modo efficace le sanzioni amministrative e penali in capo agli artefici “allegri” di queste sofferenze. 

Se pur vero è che in questi anni di crisi le numerose aziende e famiglie in difficoltà che avevano avuto prestiti bancari non hanno più onorato i loro impegni, è altrettanto vero che ingenti risorse finanziarie sono state erogate per favorire cordate di amici degli amici, dove i finanziamenti ricevuti, con la consapevolezza degli stessi istituti di credito, sono finiti altrove. Come al solito la nostra politica guarda sempre a fronteggiare il male emergente, ovviamente confidando nei soliti aiuti di stato, senza mai cercare di eliminare le cause del male, ne tanto meno, una volta accertato il danno, far pagare e punire gli artefici.

economia

E’ la solita Italietta da quattro soldi, svenduta ancora una volta dalle fantomatiche promesse di un governo che pare si stia mettendo d’impegno per farci avere nostalgia della precedente politica peggiore. Un governo che continua a prestare il fianco, nonostante le blaterate, quanto mai mantenute promesse, di rivoltare il paese come un calzino. Di rivoltante oggi è quello che è sotto i nostri occhi. Banche compromesse sotto il profilo etico, che stanno minando la fiducia nel sistema bancario di un intero paese che persevera nel continuare a non voler metter mano alla revisione del codice penale in materia di corruzione, concussione, appropriazione indebita e falso in bilancio. Un modo di fare che desta perplessità nel cittadino, che disorientato, intravede in questo lassismo governativo quasi una specie di complicità.

Se dalle evidenze dei fatti di cui siamo venuti tutti a conoscenza, in merito alla crisi di alcune banche, emergono perplessità sulla qualità delle norme in materia di controllo del sistema finanziario in genere, perché non ci si sofferma per capirne bene le cause? Ogni eventuale soluzione attuale, anche se giusta, restando in essere il solito sistema, ben riconducibile a quella bella canzone napoletana che recita: “Chi ha avuto, ha avuto, ha avuto, chi ha datato, ha dato, ha dato, scurdamoce o passato, simme …….. italiani paesà”, ci porta a dubitare sulla reale efficacia, anche se presa in buona fede, di qualsiasi nuovo accordo.

Oggi in poche ore l’Unione Europea trova un accordo per dare una sfoltita alle sofferenze del sistema bancario italiano, con la precisa attenzione e indicazione che la manovra non si trasformi in aiuti di stato. Se Draghi asserisce che le banche non saranno chiamate ad aumentare il loro capitale e che lo stato non deve contribuire; mi dite voi quale santo del paradiso è stato interpellato per risolvere questo problema?

L’Unione europea, dopo aver permesso a Germania, Francia e Inghilterra di sanare i propri sistema bancari con centinaia di miliardi di euro, tutti rivenienti da aiuti di stato, oggi impedisce ciò allo stato italiano. Non perché loro sono i soliti cerberi, ma perché i nostri parlamentari europei, probabilmente, in seno alle varie commissioni e in sede parlamentare hanno sprecato il loro tempo. E qui verrebbe voglia di aprire una nuova pagina per capire quanto i nostri rappresentanti in Europa abbiamo perorato e difeso gli interessi dell’Italia, visto che gli altri lo hanno saputo fare bene.

Renzi, forse prima di battere i pugni sul tavolo dell’Europa, dovrebbe farlo sul tavolo dei propri parlamentari, chiedendo loro spiegazioni. Se siamo noi i primi a non saperci tutelare in sede internazionale, non possiamo lamentarci con coloro che, grazie alla nostra inerzia, per non dire altro, son riusciti a tutelare i loro interessi nazionali.

Oggi quest’accordo sulle sofferenze a me pare il solito gioco delle tre carte. Si ipotizza una non ben chiara garanzia, che non dovrebbe essere dello stato, ma dallo stato concessa in un ambito bancario, dove quest'ultimo non viene minimamente chiesto di consolidare il proprio patrimonio e di rivedere le sue regole, i suoi meccanismi di erogazione del credito e soprattutto disciplinare.

Una cosa al momento è certa ed è bene che tutti ne fossimo consapevoli, e cioè che le sofferenze oggi si attestano sui 350 miliardi di euro, che rappresentano oltre il 15% del debito pubblico. Denari perduti, sprecati, sperperati, di cui non ci si può fare più affidamento. Se lo stato non dovrebbe intervenire nel merito , se le banche non sono chiamate a patrimonializzare meglio la loro solidità, a chi ricadrà questo pesante fardello? La risposta come al solito, è la solita, si tratterà solo di attendere, le modalità con cui il sistema politico, oramai in accordo con i poteri forti della finanza, lo scaricherà sui cittadini. Intravedete voi una soluzione diversa? Io no!  

 

Una stampa di Pompeo de Renzi

Questa raffigura la piazza dei mercanti . Al centro la chiesa di Santa Maria delle Grazie disegnata dal Teatino Rosario Coluccio di Rossano Veneto. A destra la loggia del porticato del mercato del pesce e a sinistra il vico dei forcinari che era degli Olivetani dei SS Nicolò e Cataldo. La fontana fu smontata nel 1768 e fu ricomposta al Parco l'anno successivo.

 Questa raffigura la piazza dei mercanti . Al centro la chiesa di Santa Maria delle Grazie disegnata dal Teatino Rosario Coluccio di Rossano Veneto. A destra la loggia del porticato del mercato del pesce e a sinistra il vico dei forcinari che era degli Olivetani dei SS Nicolò e Cataldo. La fontana fu smontata nel 1768 e fu ricomposta al Parco l'anno successivo.

Questa raffigura la piazza dei mercanti . Al centro la chiesa di Santa Maria delle Grazie disegnata dal Teatino Rosario Coluccio di Rossano Veneto. A destra la loggia del porticato del mercato del pesce e a sinistra il vico dei forcinari che era degli Olivetani dei SS Nicolò e Cataldo. La fontana fu smontata nel 1768 e fu ricomposta al Parco l'anno successivo.

 

Una stampa di Pompeo Renzi che ci descriva attraverso le sue immagini una Lecce che già allora doveva essere una bella cittadina. Questa raffigura la piazza dei mercanti . Al centro la chiesa di Santa Maria delle Grazie disegnata dal Teatino Rosario Coluccio di Rossano Veneto. A destra la loggia del porticato del mercato del pesce e a sinistra il vico dei forcinari che era degli Olivetani dei SS Nicolò e Cataldo. La fontana fu smontata nel 1768 e fu ricomposta al Parco l'anno successivo. (Fonte "Lecce nel seicento di Michele Paone)

Basilica del Rosario di Lecce, straordinaria evidenza del Barocco Leccese

Basilica del Rosario

Facciata della Basilica del Rosario - Lecce

Viene considerata l'ultima opera realizzata da Giuseppe Zimbalo.  L’incarico gli fu assegnato dal vescovo Giuseppe Pignatelli  I lavori ebbero inizio  nel 1691 furono ultimati nel 1728, diciotto anni dopo la morte dello Zimbalo. La basilica sorge sull’area della chiesa di San Giovanni d’Aymo, risalente al trecento. Le due  enormi colonne a spirale scanalate,  riccamente decorate, racchiudono un gran portale sul quale si innalza un timpano con la statua di San Domenico e lo stemma dei Domenicani.

Portale della Basilica del Rosario

Portale della Basilica del Rosario

 

La facciata della chiesa presenta una  imponente balaustra, al centro della quale vi è la statua della Vergine e sulla quale si innalzano enormi vasi di fiori, angeli, cavalli. Un incanto decorativo esterno di grande effetto che trova riscontro nella ricchezza dell'arte che si può ammirare all'interno.

Basilica del Rosario interno

Basilica del Rosario interno


La struttura della chiesa è a croce greca. L'interno è caratterizzato da tredici altari riccamente decorati. Di gran pregio il Crocefisso con tre coppie di colonne tortili.  Da non sottovalutare le numerose nicchie contenenti statue dei  santi che arricchiscono l’interno della basilica. 
L’altare maggiore seicentesca rappresenta Predicazione del Battista è attribuibile ad Oronzo Letizia. Meraviglioso  il pulpito con scene dell’Apocalisse, l’unico in città,  totalmente realizzato in pietra leccese. La copertura è a capriate lignee.  Giuseppe Zimbalo, morto nel 1710 venne sepolto in questa basilica. 

 

Basilica del Rosario

Bail in o Belin? Si pronunciano ugualmente ma il sospetto è che significhino la stessa cosa

BANCA-ECONOMIA

BANCA-ECONOMIACon l’ingresso del 2016 è entrato in vigore, nell’ambito del sistema bancario il “Bail In” che dovrebbe significare “salvataggio interno”.  Il sistema bancario europeo, dopo aver attinto oltre 800 miliardi di euro dalle casse degli stati membri, ha pensato di darsi una autoregolazione delle perdite.  Non più a carico dell’erario pubblico. A rispondere dal 2 gennaio saranno prima gli azionisti, poi gli obbligazionisti e laddove ciò non dovesse essere sufficiente, comparteciperanno i depositanti con liquidità superiori ai 100.000€.

 

La definizione inglese di “Bail in” mi ha fatto venire in mente un nostro termine, forse poco usato ma abbastanza conosciuto,   ovvero il “Belin” che in alcune aree del nostro paese è usato per indicare una stupidità.  Dall’esame di questa nuova disposizione operativa, che dovrebbe garantire un minor impatto di rischiosità per le casse pubbliche, io intravedo, ancora una volta,  una latente stupidità.

 

E’ bene, oltre che giusto che gli investitori a rischio, ovvero quelli consapevoli di investire le loro liquidità in strumenti finanziari ad alto rischio ci rimettano le penne. Altrettanto giusto che a pagare siano immediatamente gli azionisti dell’eventuale istituto di credito coinvolto nella crisi.

 

Trovo stupido invece la trovata di rivalersi sui conti  correnti di privati cittadini e di piccole e medie imprese che dispongano di liquidità superiori ai 100.000€. Ditemi voi chi sarà da oggi così sprovveduto da detenere importi superiori ai centomila euro sullo stesso istituto. E poi dato che trattasi di liquidità non indifferente, non penso che  ci siano milioni di cittadini che disponendo di 100.000€ in contanti, li tengano immobilizzati su un conto corrente che non frutterà, al lordo delle ritenute, più dello 0,25%.

 

Quello che poi è irritante è che si legifera in termini di coperture delle perdite, individuando azionisti, obbligazionisti e correntisti con dovizia certosina ma non si parla dei gestori della banca in crisi, di coloro che attraverso la loro gestione incauta, sprovveduta e a volte anche in cattiva fede, non siano previste sanzioni disciplinari “credibili”.  Mancando un sistema collaterale di sanzioni, pesanti e severe, da comminarsi con determinazione e soprattutto certezza, il “Bail in” potrebbe essere intravisto oggi quale il Belin.

 

L’Italia è diventata la scuola del diritto inapplicato. Si pensano delle buone leggi, probabilmente studiate a tavolino per distrarre l’opinione pubblica, che una volta approvate vengono abbandonate nei meandri della giurisprudenza inapplicata,  in quanto mancanti proprio delle disposizioni applicative.

 

Il “Bail in” ancora una volta è la dimostrazione di quanto anzidetto.  Pensata la legge,  se sono guardati bene di predisporre a latere le necessarie disposizioni disciplinari per coloro che attraverso la gestione non proprio corretta delle disponibilità finanziaria dell’istituto di credito ne creano il dissesto.  Non solo, il controllo è ancora una volta affidato a Banca d’Italia ed ABI (Associazione Banche Italiane) venendosi così a riformulare la strategia del controllore che viene chiamato a controllare se stesso.

 

Quello che più di tutto continua ad irritare l’opinione pubblica è la mancanza di regolamenti disciplinari. Spesso le regole ci sono, solo che in assenza di norme severe e soprattutto chiare, i fautori di dissesti e crac finanziari vari alla fine della giostra non pagano nulla, continuano a godere delle loro faraoniche prebende alla faccia di decine di migliaia di cittadini che in buona fede, credendo nella correttezza operativa del sistema bancario italiano, ci hanno perso anche le brache.  Non riusciamo ancora a capire  l’ottusa miopia governativa rispetto questa prioritaria esigenza del Paese.

            Di Pompeo Maritati

Riflessione sull’anno che se ne va

capodanno1

Anche quest’anno, il 2015,  è oramai sull’uscio di casa. Sta indossando il suo pastrano e s’accinge a fare i suoi ultimi saluti, consapevole di finire tra i ricordi della nostra vita. Di tanto in tanto questo 2015 si guarda intorno,  come se cercasse un po’ di commiserazione per chi sa di partire e non più tornare. Solo che intorno a lui c’è  indifferenza,  apatia,  anzi,  i più aspettano ansiosamente che se ne vada fuori dalle scatole,  essendo stato, lui,  il 2015,  un anno poco felice.

Io lo definirei un anno senza sale, incolore, apatico e, se non fosse stato per l’arrivo del tanto agognato nipotino,  forse anche un po’ antipatico. Un periodo della nostra vita trascorso tra incertezze e delusioni,  tra attese disattese,  con l’amaro consolidamento della convinzione  che questa società continua a scivolare sempre più giù nel guado della viltà.

La politica nel 2015 è stata sempre vivace ed attiva, non ha perduto una sola occasione per dimostrare quanto sia falsa,  ipocrita e purtroppo anche corrotta e vigliacca. Ha platealmente preso per i fondelli  milioni di cittadini,  conducendoli pian piano per mano,  nel bacino della povertà e molti dei quali nell’indigenza.  Non solo, hanno avuto anche l’ardire di ipotizzare scenari di ripresa e di ottimismo. In effetti l’ottimismo c’è stato ed è quello rappresentato dal mondo della  finanza che si sta predisponendo a brindare ai suoi eccezionali risultati, avendo ingegnosamente riversato le proprie perdite su decine di migliaia di cittadini ignari, ingenuamente ancora fiduciosi in un sistema bancario un po’ più etico : le borse di tutto il mondo  festeggiano risultati a volte a doppie cifre. Lo spread quello in riferimento ai bond tedeschi ha toccato la soglia dei 95 punti, un risultato straordinario. Ma non fa niente se la disoccupazione  è drammaticamente attestata al 12% e quella riferita ai giovani supera ampiamente il 40%  e che dire della continua chiusura di aziende?

Insomma un 2015 ipocrita,  dove la gente si è ulteriormente incattivita. Basta sfogliare le pagine di cronaca nera dei giornali per prender coscienza della recrudescenza dei reati contro la persona. Delitti, rapine, stupri, spaccio di narcotici, per non parlare poi della corruzione, concussione, falso in bilancio. Uno scenario  che definirlo da quarto mondo potrebbe risultare un’offesa per coloro che oggi appartengono a questa categoria.

Forse mai nella storia del nostro Paese si è toccato il fondo dell’etica come nel 2015. La democrazia è oramai un sostantivo il cui significato è da ritenersi fuori luogo e quel che è peggio obsoleto.  I detentori del potere politico, agevolmente manipolati da coloro che detengono quello economico,  stanno soffocando il paese,  agevolati da una preoccupante apatica indifferenza alle problematiche che assillano e oscurano in particolare il futuro di milione di persone. 

E’ veramente sconcertante come  il 2015 abbia potuto produrre, nel volgere di appena dodici mesi,   una così vasta frattura generazionale, per fortuna al momento senza conseguenza ma che se non si porranno quanto prima dei rimedi,  la situazione potrebbe trasformarsi in un disagio sociale incotrollabile.

Saluto quest’anno senza alcun rammarico, anzi come dicevo prima, sarà bene che se ne vada, sarebbe stato altrettanto meglio se andandosene,  si  portasse via anche tutta questa sporcizia, con la quale dovremmo continuare a convivere,  con l’ auspicio di  cominciare ad imparare a produrne di meno, anche se all’orizzonte non s’intravedono elementi che facciano ipotizzare un concreta inversione di tendenza.

Come di consueto a questo punto sono d’obbligo gli auguri, solo che quest’anno, per la prima volta,  preferisco esimermi dal porre in essere un’abitudine che dovrebbe presupporre l’assunzione di impegni futuri poi puntualmente disattesi. Pertanto a tutti voi rivolgo solo un saluto: arrivederci nel 2016.

(l'immagine in evidenza è stata tratta dal sito http://buonerelazioni.it/capodanno-2015-2016-a-napoli-caserta-e-salerno/)

 

Auspici di Pace

NATALE

 

AI MIEI LETTORI ED AGLI AMICI,  I MIGLIORI AUGURI DI BUON NATALE E FELICE ANNO NUOVO,  CON L’AUSPICIO CHE I BAGLIORI DI CRISI INTERNAZIONALE, TROVINO LA SOLUZIONE NELLA PACE E NELLA SERENITÀ.

LECCE-AUGURI BUON NATALE

 

NATALE

E’ Natale …..

natale-doni

E’ la vigilia di Natale. E’ il giorno dell’apoteosi dell’ipocrisia. Amore, bontà, solidarietà sono i termini esclusivi della vigilia di Natale.  Non parliamo poi dello scambio dei benevoli  auspici, anch’essi improntati su un altruismo senza limiti, ovviamente di carattere verbale, avendo sino al giorno prima  razzolato nella più egoistica individuale indifferenza verso tutto ciò che avrebbe potuto rappresentare la “solidarietà”.

Da qualche giorno lo sport preferito è quello dello “Shopping” e l’assillo persistente come un chiodo conficcato nel cervello è cosa regalare e a chi. Un frenetico via vai di gente, frettolosamente sovrastata da pacchi di ogni misura, per lo più elemento di esibizionistico bisogno nel far vedere che io faccio i regali e sono anche di quelli buoni. 

E’ un trillare continuo e fastidioso dei cellulari dispensatori degli auguri natalizi, soprattutto in forma di messaggistica avendo già da tempo tralasciato la vecchia e scomoda abitudine di comprare, scrivere, imbustare e affrancare i variopinti bigliettini d’auguri cartacei.

Oggi basta accedere nella propria rubrica e in un battibaleno invii messaggi di Auguri a decine e decine di persone contemporaneamente.  Prima tornando a casa trovavi la cassetta della posta traboccanti di tanti bigliettini augurali, spesso provenienti dai più remoti lembi di questo pianeta e nell’aprirli e nel leggere il loro contenuto, per quei pochi minuti sembrava che s’interloquisse con il mittente di quella missiva augurale. 

Un mondo romantico, fatto di piccole cose, semplici che ci ponevano nelle condizioni di riflettere sulla quotidianità dei nostri eventi. Oggi la multimedialità, ci fa viaggiare alla velocità della luce, ci fa interagire in tempo reale con chiunque in qualunque angolo remoto del mondo, ci consente di avere i nostri occhi un po’ ovunque, solo che questa frenetica corsa verso un domani sempre più veloce ci sta portando a non guardare più in noi stessi. 

Adesso che è Natale abbiamo tutti indossato l’abito buono, abbiamo tolto dall’armadio del nostro cuore la parte più buona che ahimè non riesce più a comunicare con quella parte neuronale del nostro cervello facendoci  così diventare degli stupidi ominidi ripetitivi,  spesso senza avere più la consapevolezza di ciò che stiamo vivendo.

Ipocritamente definiamo il Natale la festa della bontà e sarei veramente curioso di sapere quanti di voi in questi giorni hanno pensato di dedicare qualche ora del loro prezioso tempo libero a tutti coloro che vivono situazione di disagio.  A volte non c’è bisogno di andare tanto lontano dalle proprie case per incontrare tanta di quella gente che gradirebbe da noi una parola,  un sorriso, non l’elemosina, ma sentirsi parte di noi con noi. Forse questo dovrebbe essere il Natale. Non entro nell’ambito della tradizione religiosa o popolare, desidero solo evidenziare quanto questa società moderna vive il Natale come l’espressione più ipocrita di una società in continuo degrado.

    Di Pompeo Maritati

L’Ipocrisia delle parole

ipocrisia

ipocrisiaLa turbolenza politica alimentata dalla disastrosa crisi che sta mettendo in ginocchio l’Italia ha prodotto un ulteriore esaltazione dell’ipocrisia delle parole. A onor del vero l’ipocrisia è frutto solo della stupidità dell’uomo, ovvero della sua incapacità di essere coerente,  perché poco professionale e oramai avvezzo a cambiare opinione ad ogni variazione del vento.

Oggi il mondo,  in particolare il sistema Italia,  si fonda sulle parole,  sulle frasi pronunciate, per la maggioranza delle volte  solo per protagonismo e,  peggio ancora,  senza nemmeno riflettere più di tanto su quello che si sta dicendo.  Il mondo delle parole ha oramai preso il sopravvento su quello dei fatti. Probabilmente perché dire due fesserie è molto più semplice che mettere in atto quello  di cui il paese ha realmente bisogno.

Ma la cosa più irritante, abominevole, nauseante e vomitevole è l’ipocrisia istituzionale.  L’allineamento mentale delle idee verso un appiattimento fuori da ogni logica del paese reale.  E’ di moda parlare o meglio sparlare sulla violenza.  Tutte le cariche più autorevoli dello stato sono sempre allineate e coperte da frasi fatte,  che spesso ritengo siano incoerenti,  non essendo mai seriamente intervenuti a osteggiare e condannare la più vile e feroce delle violenze: il turpiloquio,  i gesti di cattivo gusto di cui buona parte della classe politica pare trovi sportivo mettere in mostra. 

In tutti questi anni,  partendo dal vilipendio del tricolore, per arrivare a offendere pesantemente intere popolazioni,  non ho sentito levarsi forti moniti verso questi sciagurati, peraltro a volte anche  esponenti  governativi.  Il dito indice esposto a dispetto dei manifestanti,  da parte anche del gentil sesso politico,  non mi pare sia stato redarguito dal Presidente della Repubblica o dal Capo del Governo. Abbiamo assistito a trasmissioni televisive dove qualche signora della politica ha usato terminologia degna della peggiore risma inveendo contro il suo interlocutore. Questa signora è ancora in circolazione in tutte le trasmissioni, come colui che  particolarmente affezionato  agli ovini, con i suoi comportamenti televisivi improntati alla rissa,  siano da prendere quali esempi educativi per i nostri giovani.

Ecco l’ipocrisia. La violenza di piazza è coralmente e come aggiungo io giustamente additata quale elemento di paura per un sistema democratico e sociale e quindi da osteggiare, frenare ma soprattutto comprendere.  E’ questo che la politica sbaglia o peggio ancora continua a perseverare nei suoi errori, non avendo ancora capito che la vera causa è proprio se stessa. La mia personale convinzione  è che questo degrado  sia frutto proprio dell’ipocrisia delle parole e  che la società in generale non riesca più di assumere una linea seria, convinta  di chiara e esplicita distanza da queste becere forme verbali,  peraltro particolarmente diseducative nei confronti delle classi più giovani del paese.

Non è offensivo ne denigrante asserire che la fonte vera della violenza oggi risieda nel degrado etico.  E’ altresì mortificante  constatare l’indifferenza con cui soprattutto la classe dirigente di questo paese continua nel valzer dell’ipocrisia delle parole,   alimentando o peggio ancora esasperando un clima già teso, reso particolarmente caldo dal continuo dilagare della disoccupazione, contraltare di tanti spregevoli sprechi di denaro pubblico, per non parlare poi della frattura che loro stessi hanno creato tra politica e cittadini.

Qualche tempo fa si è parlato del reato di vilipendio al Presidente della Repubblica.  Mai come in questa circostanza l’ipocrisia, oggetto di questo articolo, cade a fagiolo.  E’ mai possibile che un popolo civile debba ancora discutere su ciò che è o non è vilipendio? Il vilipendio è l’insieme di affermazioni false e mendaci, offensive,  accompagnate spesso dal turpiloquio. Secondo voi cosa c’è da discutere su chi afferma cose false e spregevoli utilizzando nel contempo aggettivi offensivi? Ovviamente in un contesto con basi minimali di civiltà e di etica,  tale comportamento va assolutamente punito,  indipendentemente che si tratti di vilipendio al Presidente della Repubblica o di qualsiasi altro cittadino.  Cosa diversa invece è il manifestare il proprio dissenso, ovviamente con correttezza.  Pare che lo stesso Papa Francesco stia mettendo in dubbio l’infallibilità del papa, quindi è lecito pensare, nonché democraticamente apprezzabile, sperando di non commettere vilipendio al Presidente della Repubblica, che  le sue decisioni possano essere messe in discussione, altrimenti non dovremmo più preoccuparci del reato di vilipendio, bensì della più preoccupante ipotesi di carenza democratica.   

E pensare che una volta, tanto tempo fa e non certo nel tempo delle favole, per suggellare un accordo tra due persone era sufficiente “dare la propria parola d’onore”

 

      Di Pompeo Maritati

Ascoltando Lili Marleen

Il disco originale a 78 giri “Lili Marleen”  inciso il 2 agosto del 1939

Il disco originale a 78 giri “Lili Marleen”  inciso il 2 agosto del 1939

Il disco originale a 78 giri “Lili Marleen” inciso il 2 agosto del 1939

Girovagando tra  i  vecchi dischi a 78 giri dei miei genitori, la mia attenzione viene attratta da uno in particolare,  che sembrava più degli altri utilizzato.  I 78 giri  (così li chiamavamo per comodità) erano quei dischi  che si adagiavano sul piatto del giradischi e dopo aver attentamente posato il braccio, detto anche pick-up, si poteva ascoltare la musica incisa nei suoi solchi. Avevano un diametro di oltre 40 cm. Erano spessi e pesavano circa un chilogrammo. Ancora oggi a distanza di oltre sessant’anni dall’inizio della loro sparizione dal mercato, è facile reperirli nei vari mercatini dell’usato o dell’antiquariato.

Molti ragazzini oggi probabilmente non conoscono questo aggeggio che ha accompagnato numerose generazioni. S’iniziò, allora,  con i giradischi a tromba, che utilizzavano i vecchi dischi grandi a 78 giri.  Poi sul finire degli anni 50 del secolo scorso apparvero i 45 giri. Dischi più piccoli e leggeri. Nel contempo anche il giradischi ebbe la sua evoluzione, eliminando l’ingombrante tromba in ottone, avendo  all’interno del giradischi, posizionato un altoparlante.  Erano facilmente trasportabili e nel corso dei primi anni 60 apparvero i mangiadischi a batteria. Il disco a 45 giri, dal diametro di circa 20/22 centimetri,  lo si infilava in una fessura che dopo aver completato il brano inciso, veniva automaticamente espulso.  Furono poi realizzati mangiadischi da montare sulle auto. L’evoluzione successiva, le cassette a nastro prima e i compact disk dopo, sono oggi sotto gli occhi di tutti.

 

La musica generata da quei vecchi giradischi non era così limpida ed evoluta come quella che oggi s’ascolta nei vari formati MP3 ecc. I  pachidermi come me,  che hanno vissuto tutta l’evoluzione anzi descritta, pur apprezzando la straordinaria qualità del suono dei sistemi del terzo millennio, provano ancora una certa nostalgia nel ricordare quel mondo allietato dal gracchiare,  a volte antipatico,  di qualche disco  un po’ malandato.

 

Nel girovagare tra i miei dischi mi colpì uno in particolare, aveva la copertina spiegazzata e lacerata in più punti e molteplici ed evidenti erano i graffi sul vinile,   evidenziando che era stato ascoltato molto spesso e che nascondeva in se una propria storia.  La storia di chi lo aveva acquistato a suo tempo, ascoltato, sognato e chi sa se non aveva anche versato qualche lacrima. Per me ogni vecchio disco in vinile possiede una propria anima, soprattutto quelli a settantotto giri, quelli che sino agli inizi degli anni cinquanta del secolo scorso venivano ascoltati grazie a dei grammofoni, i vecchi e ricercati giradischi a tromba. Ho sempre avuto l’impressione che ognuno di quei dischi i custodisca gelosamente i sentimenti provati da tutti coloro che l’ hanno ascoltato. 

 

La musica ha quella straordinaria capacità di sottolineare le varie tappe della nostra vita e riascoltando alcuni brani, tanti decenni dopo, ci riporterà in dietro nel tempo, facendoci chiudere gli occhi e rievocare vecchi ricordi, ricordi che  fanno provare delle forti emozioni , facendoci  riflettere sul percorso della propria vita.   

Il disco tra le mie mani è la canzone più famosa della seconda guerra mondiale,  che con le sue dolci note e la straordinaria voce di Marlene Dietrich,  ha accompagnato a morte milioni di soldati.  Una canzone con un testo dolcissimo, un testo d’amore.  Una musica dolcissima che ancora oggi riascoltandola,  rievoca scenari di un periodo che può essere ritenuto il peggiore della storia dell’umanità, sia per la quantità di morti,  nonché per l’atroce malvagità di cui è stata capace di saper esprimere: dalla persecuzione degli ebrei alle prime bombe atomiche sganciate dagli Stati Uniti sul Giappone.

 

Maneggiandolo con cura, come se fosse una reliquia,  lo poggio sul piatto per ascoltarlo. Dopo lo sgradevole scricchiolio iniziale, quando iniziano a sentirsi le prime note,  tutto intorno a me pare assumere una dimensione diversa. Davanti ai miei occhi scorrono immagini dei vecchi ricordi legati ai racconti e alle fotografie appartenenti alla storia della mia famiglia, dei miei cari,  che quel periodo storico l’hanno vissuto direttamente, sia come militari,  sia come deportati nei campi di concentramento tedesco.  Ricordo quando ragazzino, dietro mia insistente curiosità,  chiedevo a mia madre di raccontarmi alcune storielle legate alla  guerra.  Lei spesso ascoltando questa canzone rievocava quei ricordi,  che la legarono a quel soldatino di cui s’innamorò e che divenne poi mio padre.

 

Riascoltando questa canzone ancora oggi, anzi forse più oggi, provo una meravigliosa sensazione di nostalgia di un passato che mi appartiene, di cui ne sono fiero e che ha arricchito la mia esistenza.   

"Lili Marleen" è stata scritta da un giovane soldato amburghese e musicata da un musicista compromesso con il nazismo, che però se ne guardò bene dal restare in Germania.

 

L'autore della poesia "Lili Marleen" Hans Leip - Foto realizzata nel corso della prima guerra mondiale, nel 1915

L'autore della poesia "Lili Marleen" Hans Leip – Foto realizzata nel corso della prima guerra mondiale, nel 1915

Il testo originale proviene da un poemetto scritto da un soldato tedesco, Hans Leip, che inizialmente si intitolava "La canzone di una giovane sentinella", scritta poco prima di recarsi al fronte nei Carpazi nel 1915. Il nome "Lili Marlene” è quello della sua ragazza combinato con quello di una giovane infermiera, Marleen, che sembra invece essere stata la ragazza di un commilitone. Il poemetto di Hans per quanto antibellico, fu successivamente pubblicato nel 1937 in una collana patriottica e poi musicata dal musicista Norbert Schultz colui che lasciò poi la Germania. All’inizio vendette pochissime copie ma la sua notorietà scoppiò quando fu trasmessa dalla radio,ascoltata dai militari tedeschi dell’Afrika Corps.

 

Fu una mina nelle mani dei comandi tedeschi che, intravedendo in questa canzone una eventuale debolezza, in quanto i soldati pensavano all’amore lasciato a casa a scapito dell’ardore guerresco, la vietarono. Un divieto che ne accrebbe la sua notorietà.

 

Una canzone che non ha bisogno di traduzione, in quanto a distanza di tanti decenni, ascoltandola si ha la sensazione di percepire lo stato d’animo dei protagonisti della seconda guerra mondiale, soprattutto di tutti quei milioni di donne e uomini di tutte le razze che non fecero più ritorno a casa.

Dedico oggi questa canzone ai miei genitori.

 

 

 

Riporto qui di seguito il testo originale della poesia

 

 Marlene Dietrich Berlino 1901 – Parigi 1992 Con il suo fascino e il suo carisma unico ha impersonato per lungo tempo quegli ideali di stile, eleganza e self control così in voga negli anni ’30: una perfezione e un fascino assolutamente originale per l’epoca che si appellavano sia alla sensibilità maschile sia a quella femminile, rivestendo Marlene di una patina androgina che, dopo di lei, sarebbe stata ripresa da numerosi altri artisti. Marlene Dietrich, oggi icona assoluta della storia del NovecentoLILI MARLEEN
CANZONE DI UNA GIOVANE SENTINELLA
di Hans Leip

 


Davanti alla caserma
davanti al portone
si trovava un lampione
che è rimasto lì tutt'oggi
se ci volessimo rivedere 
potremmo ritrovarci vicino al lampione
come una volta Lili Marleen
come una volta Lili Marleen

Le nostre ombre si fondevano
sembravano essere una sola
avevamo così tanto amore dentro di noi
che si vedeva subito anche da fuori
e tutti lo potevano vedere
quando stavamo vicino al lampione
come una volta Lili Marleen
come una volta Lili Marleen

Ma ecco che chiamò la guardia
"suonano la ritirata
questo ti può costare tre giorni"
"Camerata, vengo subito"
così ci dicemmo arrivederci
ma come avrei voluto invece venire con te!
come una volta Lili Marleen
come una volta Lili Marleen

Lei conosceva bene i tuoi passi
e la tua andatura delicata
tutte le sere si ardeva d'amore
ma nonostante ciò si stava dimenticando di me
procurandomi un gran dolore
chi ci sarà ora vicino al lampione 
con te Lili Marleen? chi ci sarà?

Da luoghi silenziosi
dal profondo della terra
si alza come in un sogno la tua bocca
quando le tarde nebbie svaniranno
io sarò di nuovo vicino al lampione
come una volta Lili Marleen
come una volta Lili Marleen

Per chi volesse ascoltare la stupenda interpretazione di Marlene Dietrich utilizzate questo link di YouTube:

       https://www.youtube.com/watch?v=7heXZPl2hik   

                     Di Pompeo Maritati

 

Le nostre future generazioni oltre alla crisi economica avranno addosso anche il fardello di riscattarsi dall’ignominia della corruzione

Corruzione

Ma che sta succedendo a questo nostro Bel Paese?  La sensazione più evidente che si ha nel guardare negli occhi degli italiani è l’assenza di speranza.  Si vive giorno dopo giorno, senza più preoccuparsi del domani.  La necessità di pianificare il proprio futuro pare sia stata cancellata o quanto meno non fa più parte  di quella prospettiva di vita fatta di progetti.  La gente immersa nell’apatica indifferenza,  vive la propria giornata incolore lamentandosi del presente, ricordando il passato,  senza più accennare al futuro.  Si sta spegnendo l’interesse verso la politica e l’economia,  essendo stati da tempo esautorati dal parteciparvi, avendo queste intrapreso strade diverse e distanti dalle reali esigenze ed istanze che provengono da un popolo, che  per consuetudine storica preferisce restare  schivo a partecipare attivamente alle scelte che dovrebbero riguardare il suo futuro e in special modo quello dei propri figli.

L’assenza di una prospettiva politica, in un contesto confuso, dove il dilagare di corruzione, concussione, appropriazione indebita e falso in bilancio   rappresentano l’unica faccia di una cruda realtà in declino,  pare  interessare solo pochi soggetti. Tutti gli altri sono oramai sfiduciati, demotivati e anche stanchi di  arrabbiarsi, visto che il sistema della partitocrazia ha da anni, con subdola applicazione di una falsa democrazia , li ha tenuto alla larga dai reali bisogni della gente.    

E’ un momento questo di calma relativa dove due soggetti in causa, il sistema politico ed il sistema paese,   che dovrebbero coesistere, condividendo insieme le scelte programmatiche per un futuro migliore che riguardi tutta la collettività, invece,  pare che viaggino separatamente come i binari di un una ferrovia,  che non trovano riscontro nemmeno nelle famigerate quanto strane “Convergenze Parallele”.  Certo è che la nostra politica non perde mai occasione di mostrare la sua atavica incompetenza, la sua spavalda convinzione di vivere una dimensione tutta sua, al di sopra delle parti o peggio ancora non sentirsi parte integrante di un sistema,  che dai politici viene utilizzato solo per fini strettamente riconducibili a personali interessi.  

Paragonare il nostro sistema politico ad una corte reale tipica del XVI o XVII secolo non è proprio sbagliato. Clientelismo e nepotismo caratterizzano tutta la classe dirigente, insediatasi più per meriti di casta che per valori etici e professionali.  Corruzione, concussione e appropriazione indebita invece rappresentano i comportamenti portanti del sistema economico e produttivo dove nulla, assolutamente nulla di commerciale è posto in essere senza esserne intaccato. Uno straordinario connubio di scelleratezze che in questi ultimi decenni ha portato non solo la crisi economica e finanziaria ma ahimè ha sdoganato quale consuetudine comune la corruzione, palpabile a qualsiasi livello.   Un sistema il nostro oramai incancrenito, in profonda putrefazione, avendo la sua puzza invaso anche tutta l’Europa, visto che all’Italia è stata accreditata la “palma” del paese più corrotto di eurolandia, avvalorando la sola nostra “Corruzione”  al 50% di tutta quella esistente negli stati membri dell’Europa.

Un dato questo che avrebbe dovuto indignarci. Un dato che ha visto l’immediata cecità e sordità delle più alte cariche istituzionali, che se ne son guardate bene di esprimersi in materia. Non hanno minimamente preso in seria considerazione la necessità di prevedere e programmare attività atte ad affrontare con concreta e seria determinazione un marchio infamante che ci è stato pubblicamente affibbiato.

Può un sistema politico a cui sia rimasta ancora un briciolo di dignità restare indifferente ad una simile valutazione? Possibile che essere stati definiti i più corrotti d’Europa possa aver lasciato indifferente questa classe politica? E questo popolo italiano, possibile che non senta il bisogno di riscattarsi e di uscire fuori dalla fogna in cui è stato buttato, assumendosi  le proprie responsabilità, richiamando  quella classe politica a dar conto una volta per sempre,  visto che giorno dopo giorno si sta contraddistinguendo solo per il raggiungimento di traguardi sempre più negativi? Non possono milioni di persone, che con il loro onesto lavoro quotidiano,  mantenendo quel poco di buono che è rimasto,  consentire di essere ritenuti tutti corrotti. Non è giusto soprattutto per le nostre future generazioni che oltre alla crisi economica dovranno  riscattarsi anche dal fardello della corruzione.

E’ tutta questa indifferenza che percepisco intorno a me e che tocco con mano, che m’irrita sempre più.  Mi rifiuto di pensare che la nostra gente, il nostro popolo sia tutto corrotto ma mi riesce altrettanto difficile sopportare l’apatia dilagante che continua a rappresentare il vero volto di questo nostro paese, quasi se le problematiche che ci attanagliano siano da ascriversi a qualche altro stato del terzo mondo.

  Di Pompeo Maritati