Grecia: Tsipras un premier tradito o che ha tradito il suo popolo?

Leggevo qualche riflessione sulla situazione economica ellenica apparsa su qualche quotidiano in merito alla ulteriore stangata, ovvero sul taglio del 25% sulle pensioni.  Una nota su Tsipras, sul suo programma governativo, caratterizzato da tagli sempre più draconiani, senza un esplicita prospettiva  orientata alla  crescita. Sembrerebbe che tutta la politica economica sia stata sbagliata, che la mancanza di privatizzazioni e apertura a capitali stranieri sia colpa di Tsipras. Addirittura lo si apostrofa come peggiore, o quasi, di chi lo ha preceduto. Si fanno paragoni con altre realtà europee. Una severa critica a tutto tondo, che io personalmente non condivido, in quanto priva di una analisi delle condizioni e delle cause che hanno generato lo stato di drammatica crisi economica di questo meraviglioso paese.

Come solito si guarda al presente senza guardare al passato, o quanto meno le dinamiche che hanno partecipato, nel percorso di questi ultimi decenni,  a generare lo stato di crisi in cui versa la Grecia. Non solo, non si vuol nemmeno prendere in considerazione il percorso impervio fatto da Tsipras, agli inizi tanto osannato e da qualcuno ritenuto addirittura il nuovo faro di una Europa fuori dalla logica del rigore e delle formule finanziarie, per poi essere tradito, accoltellato alle spalle proprio da coloro che lo hanno citato ad esempio di una nuova virtù politica.

L’Economia Italiana: le due facce della medaglia (di bronzo)

La campagna elettorale, nonostante ormai si sia deciso, per paura del Movimento 5 Stelle, di rimandare la consultazione elettorale addirittura a metà 2018, è in corso dallo scorso 4 dicembre. Tra promesse non mantenute (leggi Renzi che avrebbe dovuto lasciare la politica) e l’ulteriore oltraggio ad un intero popolo, che dopo aver sonoramente bocciato con lo schiacciante risultato referendario, l’impalcatura politica ed economica del rottamatore bugiardo,     si è ritrovato con un governo fotocopia, manovrato dall’esterno dal burattinaio impallinato.  Nel contempo l’Italia sta lentamente sprofondando nella generale confusione dove pare si sia persa la bussola in tutti i sensi possibili ed immaginabili. Scuola, sanità, emigrazione, corruzione dilagante, giustizia che chiamarla tale è un insulto, visto che i corrotti sono a spasso indisturbati  e se appartenenti alla classe politica, tutelati dall’immunità parlamentare concessa, anche e soprattutto per i resati comuni, stanno generando uno stato di inimmaginabile confusione, dove lo Stato pare abbia perso il suo ruolo ma peggio ancora, la sua credibilità, risultando da tempo, incapace di saper stare dalla parte dei cittadini onesti. Pensavo che con Berlusconi avessimo toccato il fondo della peggiore politica, invece oggi il pifferaio fiorentino, quasi quasi, ce ne sta facendo sentire la nostalgia.

Percepisci la vera dimensione del vuoto quando un Caro Amico ti lascia

Ing. Gianni Carluccio

Sono da poco rientrato dal funerale del mio caro amico Ing. Gianni Carluccio. Ci conoscevamo da poco più di una decina d'anni. Un incontro casuale, propiziato dalla Prof.ssa Fotinì Kaimaki di Atene, che aveva individuato una mappa, relativa ai messapi,  realizzata da Gianni. Lei ne aveva bisogno per il suo libro "Ι Ελλαδα του Σαλεντου"  ovvero "la Grecia del Salento"  pregandomi di contattare l'autore, per averne l'autorizzazione al relativo utilizzo. Cosa che feci. Gianni m'invitò a casa sua e con grande gentilezza e ospitalità mi dette la mappa. In quella circostanza ebbe inizio la nostra amicizia. Lo coinvolsi nell'Associazione Italoellenica e dopo nella fondazione del Club per l'UNESCO della Grecìa Salentina, che ci ha visto sino a ieri mattino impegnati in prima linea.

Quando si perde un amico per sempre si ricordano solo le cose più belle, si esaltano le doti e le virtù. Io nel caso di Gianni non ho bisogno di farlo, perchè tutti, indistintamente, siamo  consapevoli del suo spesore umano e culturale per cui non è necessario alcun ulteriore premomeria. Questo pomeriggio dopo il funerale, con gli amici con i quali eravamo soliti periodicamente andare a cena, ci siamo detti: come faremo adesso a sederci intorno ad un tavolo sapendo che Gianni non ci sarà più?   

Caro Gianni, probabilmente la prossima settimana con gli altri amici ci rivedremo, so che sarà molto triste, ma ci conforterà il pensiero che probabilmente ci sarai anche tu, come ci sarai sempre sino a quando non arriverà anche il nostro turno per venire a trovarti, e continuare tutti insieme di nuovo allegramente a progettare il domani.

Molto bello, stupendo e commovente il cartellone realizzato dai tuoi alunni, altra manifestazione di affetto e di stima che ti sei meritato in decine di anni di serio impegno didattico ed educativo verso i giovani. Bello il pensiero che continuerai a sorridere loro da lassù. In effetti il tuo sorriso rimarrà scolpito nei nostri cuori, caratteristica di un uomo sereno, vocato allo studio ed alla ricerca, anteponendo e privilegiando il rispetto verso i veri valori umani. Caro Gianni, per quanto in questi momenti tristi la vita e la morte si confondono, sappi che ti abbiamo voluto veramente tanto bene e già da ieri ci manchi tanto. Infine ti chiederei solo un piccolo favore personale, quando incontrerai il Prof. Salvatore Sicuro, salutamelo, abbraccialo per me. Ciao Gianni.

                   Il tuo Amico Pompeo

Il passaggio dalla lira all’euro al cambio di 1936,27 è stato un successo e non un disastro, ma ai nostri governanti conviene affermare e far credere l’esatto contrario

E’ abbastanza frequente, nell’ambito di discussioni di economia politica, scivolare sull’annoso problema del valore attribuito all’euro all’atto della sua introduzione, ovvero che il valore di 1937,38 lire per un euro fu un disastro per l’economia italiana.

Potremmo immediatamente rispondere a coloro che affermano quanto anzidetto, che trattasi di una macroscopica falsità, frutto di scarsa conoscenza delle dinamiche monetarie ed economiche, utili solo per coloro che intendono  cavalcare il malcontento popolare, che se giustificato questo, errata è invece la definizione della causa.

Attribuire ad Azeglio Ciampi, Ministro del Tesoro,  e a Mario Draghi, allora direttore generale del ministero del tesoro, parliamo del 1996, di aver svenduto la lira, penso che definirla una imbecillità,  sarebbe veramente un complimento. 

Comunità Speranza – Associazione di Volontariato Carcerario

Comunità Speranza Associazione di volontariato carcerario, è un'associazione apartitica che persegue il fine della solidarietà civile, culturale e sociale. E' caratterizzata da: -assenza di fini di lucro; -democraticità della struttura organizzativa; -gratuità delle cariche. Intende porsi come punto di riferimento di tutte le problematiche connesse al pianeta carcere e al rapporto che intercorre tra mondo "interno" ed "esterno", offrendo un servizio libero e gratuito.
 
 

E’ in atto un premeditato e scientifico genocidio del pensiero democratico e culturale dell’umanità

Da un po’ di settimane l’attenzione finanziaria è ritornata ad accendere i riflettori sulla Grecia. S’impongono nuovi tagli alla spesa pubblica ellenica con specifico riferimento alle pensioni, oltre ad altri titoli di spesa che avranno come risvolto un ulteriore diminuzione dei servizi sociali, oramai tutti drammaticamente azzoppati da una scellerata cura dimagrante. Una cura che se inizialmente in parte necessaria, in virtù di una allegra gestione della finanza pubblica ellenica da parte dei governi che si sono succeduti, soprattutto a cavallo dell’ingresso dell’euro, si è poi trasformata in una vera tagliola sociale. Le fasce più deboli della popolazione stanno da anni pagando un prezzo diventato sempre più insostenibile. Molte aree, che prima della crisi erano esempio di prosperità economica, oggi sono diventati delle favelas.

Ti cedo un ideale in cambio di una opportunità:  ovvero la compravendita di un diritto

Quanto sta succedendo in questi ultimi tempi, in giro per il mondo, evidenzia e fa scaturire un’amara constatazione: il degrado sta dilagando, anche l’etica è stata posta su una bilancia e le si è assegnato un prezzo. Proprio così,  oggi il tutto ha un suo prezzo, ovvero un suo valore materialistico. Gli ideali che un tempo caratterizzavano il motore propulsivo di un avanzamento sociale e democratico della società, oggi sopravvivono solo se rappresentano una convenienza economica, se possono essere mercanteggiati, quindi scambiati sul mercato quali mere merci di scambio: ti cedo un ideale in cambio di una opportunità e spesso questa transazione commerciale altro non è che la svendita di un diritto, un passo indietro verso la commercializzazione delle proprie idee.

Riaffiora lo spettro della Grexit: quando la Germania perde il pelo ma non il vizio

Ad esaminare alcuni eventi, soprattutto nel modo come questi si sono presentati sul mercato della finanza, per poi rincorrersi, si ha il sospetto che alcuni burattinai in giro per il mondo continuino a giocare sulla pelle e il futuro di intere popolazioni.

Ciò che sta accendo, e soprattutto quello che è già accaduto, pare non abbia ancora insegnato nulla alla classe politica, non solo italiana, che a quanto pare è in buona compagnia con altri stati, pertanto si ha il sospetto che il quadro economico, politico e sociale in cui versa il mondo d’oggi, altro non è che un sistematico progetto strategico che è frutto solo di eccentrici egoismi che non trovano alcuna giustificazione.

Ci risiamo, la solita irresponsabilità politica

E’ da tempo sotto gli occhi di tutti il lento ma costante scivolamento dello stato economico del nostro paese verso un triste declino. Oramai non abbiamo più bisogno dei dati Istat, basta guardarsi in giro per comprendere qual è lo stato dell’arte dell’economia italiana. Negozi, esercizi commerciali in genere che giorno dopo giorno abbassano la saracinesca per non più rialzarla. Giovani sempre più sconfortati per l’assenza di una opportunità lavorativa che consenta a loro di disegnare un futuro. I dati economici scodellati dalle solite agenzie ci danno ancora in deflazione, ovvero diminuiscono i prezzi. Altra nota dolente, riuscire a capire come mai questa indicazione non corrisponda alla quotidianità del cittadino medio, che vede aumentarsi tariffe e generi di prima necessità. La benzina è schizzata a oltre un euro e mezzo, si prevedono aumenti dei servizi e dell’energia, mentre ai pensionati si chiede la restituzione di una manciata di euro per effetto della deflazione.

Il sistema bancario ha già preparato un bel pacchettino regalo agli italiani che sommato alla tragedia del terremoto che ha colpito inesorabilmente alcune regioni del centro Italia e in presenza di un debito pubblico di circa 2300 miliardi, ci fa passare il buon umore.

Perché non sono d’accordo con la suprema Corte in materia di legge elettorale

Comincerei dalla riletture dell’articolo 48 della Costituzione, che così recita: “il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico”.

La libertà ed uguaglianza del voto non mi pare trovi spazio applicativo nel confermare i capilista bloccati e le candidature plurime, dove sarà, per quest’ultime, un sorteggio a stabilire dove assegnare il seggio. Se il voto è uguale, vorrà dire che tutti hanno uguale peso e il conteggio democratico del numero di questi, sarà l’unico “legale” strumento per assegnare un seggio parlamentare e non invece assegnato attraverso un diritto privatistico soggettivo dei capi bastone dei partiti.  Lo stesso dicasi per le pluri-candidature, dove il mio voto verrà usufruito da un candidato diverso, forse a me guarda caso antipatico, a cui non avrei mai dato il mio voto.

Perché è bene tenerci l’euro

E’ da tempo che alcuni nostri “illustri” politici indicano a gran voce, che per salvare la nostra economia l’unica strada da seguire sia quella di uscire dall’area “Euro”. Non so se sono in buona fede oppure cavalcano una idea che sanno a priori irrealizzabile, ma utile per accattivarsi quella parte di elettorato un po’ incavolato con il sistema (non a torto).

Credere fermamente, con sincera determinazione che l’uscita dall’Euro possa rappresentare una opportunità per il sistema Italia, due sono le cose, o si è imbecilli o si è ignoranti. Non sono solito utilizzare i termini anzidetti, ma l’uscita dall’euro non può essere definita diversamente.

IL GIORNO DELLA MEMORIA AD INTERMITTENZA

               

Il 28 gennaio scorso ho partecipato ad un convegno dedicato alla Giornata della Memoria, organizzato dal Club per l'UNESCO di Bisceglie, con il seguente tema: "Promise Land, viaggio, speranza, accoglienza" come dalla locandina qui pubblicata. Ho ritenuto interessante riportare, per sommi capi, il mio intervento che ho così denominato: "Il Giorno della Memoria ad Intermittenza"

Chi ha cercato attraverso i propri studi, o semplice curiosità storica, addentrarsi nei meandri del più atroce dei delitti commessi dall’uomo, quale quello del genocidio, non può non aver poi riflettuto sugli errori che ancora oggi si commettono, anche in cattiva fede, spesso propiziati dalla politica estera di molti stati, in perenne disaccordo tra di loro, a trovare le definitive soluzioni a tale efferato crimine.

Partiamo dalla definizione di GENOCIDIO: nel 1946 le Nazioni Unite riconobbero e fecero proprio il termine Genocidio, dandone la seguente definizione: NEGAZIONE AL DIRITTO ALLA VITA DI GRUPPI UMANI, RAZZIALI, RELIGIOSI E POLITICI”

Il termine genocidio fu coniato da Raphael LEMKIN che già nella conferenza internazionale di Madrid del 1933 cercò di far riconoscere.

Paradossale è che nel corso del Processo di Norimberga il termine “Genocidio” non fu mai utilizzato.

Il genocidio degli ebrei è oramai, finalmente conosciuto e riconosciuto dal mando intero, ricordato e tenuto nella sua debita evidenza.

I genocidi nella storia dell’uomo si sono sempre susseguiti. Quello che invece è il problema che ci si pone oggi, è stabilire le cause e le motivazioni ideologiche culturali che hanno dato origine al crimine.

Sono ahinoi numerosi i genocidi di cui l’uomo dell’era moderna si è reso colpevole. Molti dei quali taciuti se non addirittura non portati a conoscenza dell’opinione pubblica o minimizzati, o peggio ancora ritenuti quasi di serie “B” se perpetuati per un fine politico.

Le strategie di egemonia della politica estera di molti stati, per mera convenienza economica, hanno spesso manovrato per fare in modo che non si arrivasse ad un vero e proprio riconoscimento internazionale di alcuni genocidi. IL comunismo sovietico ha prodotto 20 milioni di morti in Russia e circa 80 milioni nel resto del mondo ma non mi pare che venga ricordato o commemorato.

Forse lo sforzo che la società moderna dovrebbe fare è un approfondimento degli eventi che hanno caratterizzato questo tipo di crimine internazionale per individuare, attraverso condivisi ed estesi rapporti internazionali, le modalità d’intervento atte a smorsare già sul nascere di nuovi genocidi.

Pertanto è mia opinione personale che l’umanità non ha saputo sfruttare la straordinaria occasione del Processo di Norimberga, che se messo su con delle finalità encomiabili, alla fine si è rivelato essere solo una ipocrita messa in scena, peraltro osteggiato proprio dalla nascente Organizzazione delle Nazioni Unite, l’ONU, che nel 1946 trovava nell’Unione Sovietica, rea di genocidio interno, un ostacolo non indifferente affinché si potessero mettere delle basi di diritto internazionale atto a combattere e punire questi crimini.

Il problema di non aver saputo punire agli occhi del mondo il genocidio degli ebrei, un mondo che usciva da un conflitto mondiale che aveva prodotto oltre 66 milioni di vittime, ha creato un precedente storico non indifferente, basato proprio sull’affermazione di Hitler che alla domanda di come avrebbe reagito l’opinione pubblica a quanto i tedeschi stavano facendo in Polonia, lui rispose candidamente: “la memoria dell’uomo è corta, basta poco tempo come abbiamo visto per lo sterminio degli armeni ad opera dei turchi che è stato dimenticato”.

Oggi per fortuna abbiamo il giorno della memoria, dedicato al genocidio degli ebrei, forse si dovrebbe cominciare a pensare ai giorni della memoria non solo per ricordare ma per riflettere sul genocidio in se, quale cancro mentale dell’uomo da debellare.

 

Ritengo infine doveroso ricordare alcuni dei genocidi che pare siano stati un po’ trascurati, quasi non avessero alcuna importanza, pur avendo prodotto sofferenze e numero di morti molto più elevati di quello del genocidio degli ebrei:

 

  1. Aborigeni australiani: forse uno dei più crudeli e dimenticati genocidi della storia, perché fatto contro persone inermi e pacifiche.
  2. Indiani del Nord e Sud America: anche questo lo possiamo considerare il genocidio perfetto: mai nessuno ha protestato, nonostante le decine di milioni di morti in pochi secoli; la cultura indiana è stata praticamente dimenticata da tutti e anzi, questo genocidio è stato ESALTATO DALLA CINEMATOGRAFIA AMERICANA
  3. Il genocidio dei Catari: fatto dalla Chiesa cattolica, gli ultimi catari donne e bambini furono massacrati per ordine del vicario Vaticano che ordinò ai soldati: “Uccideteli tutti, poi quando saranno morti, sarà Dio a giudicare se sono eretici o no”.
  4. Il genocidio del Ruanda, avvenuto solo pochi anni fa, milioni di morti a colpi di machete, solo per una differenza etnica.
  5. Genocidio ucraino: perpetrato da Stalin, forse un enorme errore di giudizio economico del dittatore sovietico, resta il fatto che milioni di ucraini furono lasciati a morire di fame in quanto il cibo fu requisito per altre destinazioni.
  6. Genocidio armeno: fatto dai turchi, che consideravano gli armeni ‘nemici della patria’
  7. Genocidio greco: fatto sempre dai turchi, stavolta a danno dei greci che abitavano in Turchia.
  8. Genocidio Rom: gli zingari da sempre sono stati perseguitati in quanto ‘popolo nomade’ quindi diverso dai popoli europei, ma fu nel XX° secolo che vennero considerati dai nazisti inferiori agli esseri umani, un ‘problema’ che fu risolto mettendoli in campi di concentramento ed in campi di sterminio, ne morirono centinaia di migliaia.
  9. Olocausto nero: è così che molti neri chiamano la deportazione di 10 milioni di schiavi neri, strappati alla loro terra per andare a lavorare nei campi in America del Nord e del Sud.
  10. Pol Pot in Cambogia: 3 milioni di morti in un paese che ne conteneva 20 milioni, un orrore senza fine perpetrato all’inizio per ragioni politiche, poi in un susseguirsi di atrocità sempre maggiori e dalla follia di un capo comunista.
  11. Genocidio in Congo: fatto dai Belgi – o meglio – da Re Leopoldo di Belgio che aveva degli enormi possedimenti di terra di sua proprietà. Qui migliaia di persone vennero torturate ed uccise per scopi commerciali.
  12. Guerre Herero, che poi si sono rilevate un vero genocidio fatto dai tedeschi in Africa nel 1904-1907 in Namibia (che erano le colonie africane tedesche).

L’umanità ha davanti a se ancora un lungo cammino da percorrere sulla strada dissestata della pace, della condivisione e del rispetto delle altrui ideologie. La politica da tempo succube del potere della finanza non è più l’elemento idoneo per far crescere quei necessari anticorpi atti a combattere la violenza insita nelle nostre menti, motivo per cui auspico,  già da ora, che sia la base della nostra società a realizzare quei necessari movimenti di pensiero che impongano alla classe dirigente di questo pianeta, la necessità e l’importanza di abolire il conflitto armato come soluzione alle controversie e agli abusi. Penso che questa rappresenti una delle poche Utopie che se l’uomo veramente ci crede, può trasformare in realtà.

        Pompeo Maritati

 

Mentre la politica è alla ricerca di nuovi inciuci, l’economia è ad un passo dal tracollo

La politica, dopo l’esito referendario dello scorso 4 dicembre,  è restata immobile, come se in questo paese tutto andasse per il meglio, in attesa  del 24 gennaio, ovvero del parere della Corte Costituzionale in materia di legge elettorale. Ora risvegliatasi dal suo inspiegabile torpore, insegue, senza una alcuna idea sul proprio futuro, posizioni di strategia suicida per l’intero paese. Ha già messo da parte i terremotati e i morti dell’Hotel di Rigopiano, in parte riconducibili ad un sistema disorganizzato, senza regole e, laddove esistono non vengono applicate, poiché tanto alla fine non paga nessuno. La politica oramai si sta dedicando  al loro sport preferito: le schermaglie inconcludenti che il più delle volte servono solo per distrarre l’attenzione dai veri e seri problemi che attanagliano gli italiani.

Siamo diventati i peggiori guerrafondai della storia dell’uomo. Il mondo in guerra spreca 13.600 miliardi di dollari. di Pompeo Maritati

Sulle motivazioni che hanno spinto l’uomo a fare la guerra sin dai primordi della sua esistenza terrena è un dato di fatto incontrovertibile. Sull’argomento non si contano gli studiosi delle varie scienze che si sono cimentati a darne una spiegazione. E’ diventato di moda credere che la guerra sia scatenata dal potere dell'istinto distruttivo umano. Questa è stata la spiegazione fornita da istintivisti e psicoanalisti. Per esempio, un importante esponente della ortodossia psicoanalitica, E. Glover, argomenta contro M. Ginsberg che "l'enigma della guerra è sepolto… nelle profondità dell'inconscio", paragonando la guerra a "una forma svantaggiosa di adattamento istintuale". (E. Glover e M. Ginsberg, 1934.)

Conclusioni di un anno perduto

speranzaAnche quest’anno, il 2016,  è oramai sull’uscio di casa. Sta indossando il suo pastrano e s’accinge a fare i suoi ultimi saluti, consapevole di finire tra i ricordi della nostra vita. Di tanto in tanto questo 2016 si guarda intorno,  come se cercasse un po’ di commiserazione per chi sa di partire e non più tornare. Solo che intorno a lui c’è  indifferenza,  apatia,  anzi,  i più aspettano ansiosamente che se ne vada fuori dalle scatole,  essendo stato, lui,  il 2016,  un anno poco felice.

Io lo definirei un anno senza sale, incolore, apatico e, se non fosse stato per la presenza del mio amato nipotino,  forse anche un po’ antipatico. Un periodo della nostra vita trascorso tra incertezze e delusioni,  tra attese disattese,  con l’amaro consolidamento della convinzione  che questa società continua a scivolare sempre più giù nel guado della viltà.

Riflessione post referendaria: non avete ancora capito che io sono io e voi non siete un ca..o?

marchese del grilloLeggevo oggi un articolo in cui l’elemento centrale era il ritorno dalla seconda alla prima repubblica.  Ovvero, anziché superare i recinti di una politica tripolare, preferisce ritornare ai meccanismi proporzionali che in passato hanno contraddistinto l’ingovernabilità.

Tutto ciò, secondo me, è alquanto relativo e non trova alcuna giustificazione nel confuso scenario della politica di questi giorni post-referendum perché è venuta meno la “dignità” ammesso che la classe politica e dirigente del nostro paese ne possedesse ancora un briciolo. Renzi, oramai definito non a sbaglio il guascone fiorentino, fautore, promotore ed assertore del cambiamento delle modalità con cui si dovrebbe fare politica, sta dimostrando in questi giorni, che laddove ci fossero ancora dei dubbi, lui altro non è che un voltagabbana di rango peggiore di coloro che lo hanno preceduto e che lui voleva rottamare.

Ma dove va il tempo?

Tempo-dove vaIl tempo inesorabilmente trascorre indifferente e strafottente di quanto noi umani riusciamo a fare e pensare.  Lui si che è un super partes, non gliene ne frega niente se piove, nevica o c’è il sole,  che tu stia bene o che stia passando le pene dell’inferno.  Lui,  il Tempo,  attraversa la nostra vita registrando le nostre imbecillità e va avanti nella sua corsa verso un futuro senza una meta.  Non so se tra di voi c’è qualcuno che è a conoscenza dove vada il tempo e soprattutto che cosa vorrà fare da grande.   Per adesso l’unica cosa che sappiamo o che razionalmente abbiamo assimilato è che il tempo trascorso, cioè ieri, non ritornerà mai più. Chi ha realizzato la macchina del tempo probabilmente in modo frettoloso e approssimato, si sarà dimenticato di montargli la retro marcia.

L’euforia dei mercati finanziari spinta dalla vittoria del NO

referendum-1Non mi sarei mai immaginato, una diecina di giorni fa che avrei scritto un pezzo di questo tenore. I mercati finanziari festeggiano la vittoria referendario del NO e le dimissioni del pifferaio fiorentino. Che strano, sembra che il mondo si sia capovolto. Sino a qualche giorno fa il solo pensiero di una vittoria dei NO faceva ipotizzare scenari apocalittici, dal diluvio universale alle sette piaghe d’Egitto. Per non parlare invece di tutto quello che in caso di vittoria dei SI sarebbe cambiato in Italia, pensate avremmo potuto avere una sanità migliore, tra le altre ipotesi ventilate, secondo me affermazioni degne di essere sottoposte ad una commissione d’inchiesta,

Quando la frettolosità del Quirinale fece i gattini ciechi

TARANTOLa crisi di governo scaturita dalla scellerata convinzione di un premier di voler riformare la carta costituzionale del nostro paese, a scapito delle reali esigenze e delle aspettative di gran parte della popolazione che da tempo vive condizioni di disagio, ha scatenato un intervento da parte del Capo dello Stato che io ritengo un po’ troppo affrettato.

Non capisco perché si debba correre e nel giro di sole 48 ore ad approvare, da parte del senato, la legge di stabilità.  I mercati finanziari hanno chiaramente ed ampiamente risposto all’esito elettorale rispedendo al mittente tutte le previsioni apocalittiche, prevalentemente pilotate da una scorrettezza degna di essere valutata da una commissione d’inchiesta, onde verificare se tutto ciò, tra l’altro, non sia oggetto di reato penale.

Riflessioni post elettorali del giorno dopo

elezioni5Il NO ha travolto Renzi, il suo Governo e la sua imbecille idee di rinnovare la carta costituzionale, proponendone una che definirla miserevole è farle un complimento. Un voto popolare che ha voluto con forza punire l’arrogante comportamento del Premier, costellato da promesse non mantenute, dal favorire spudoratamente i poteri forti, ai quali poi ha chiesto sostegno, ritenendo i suoi avversari accozzaglia. Non ricordo di campagne elettorali condotte con tanta spavalderia, probabilmente anche perché sostenuto dalla stragrande maggioranza di stampa e TV, oltre che dai sistemi finanziari e non solo, d’oltre Alpe. Lui stesso si è meravigliato di come sia stato odiato. E’ qui secondo me la causa della sua sconfitta, non l’aver capito già da tempo che gli italiani non credevano più alle sue promesse da pulcinella.

“Uomini Liberi” di fare quello che vogliono gli altri. Il mio ultimo lavoro in fase di pubblicazione

uomini-liberi-IMG_4630-1200Generalmente i libri, una volta realizzati, si dedicano a qualche persona cara o a qualche illustre personaggio che ha avuto una forte ed emotiva influenza sull’autore.  Questa volta, desidero dedicare queste pagine al Popolo Italiano, a mio parere maltrattato, bistrattato, offeso e a volte anche vilipeso, proprio dai protagonisti della politica italiana. 

E’ il mio popolo, la mia gente, quella con la quale sin dalla nascita sono solito interagire, che se pur per certi versi sembrerebbe non meritarsi questa classe politica, poco aderente agli interessi etici e sociali del paese, nel contempo nulla ha fatto e nulla continua a fare per propiziare una inversione di tendenza al devastante degrado etico e culturale.

Proprio per questo motivo desidero dedicare agli italiani queste pagine, con l’auspicio che una nuova ventata di rinnovamento culturale possa finalmente scuotere la gente, che rendendosi conto che l’apatia e l’indifferenza non premia, sia finalmente più partecipe alla vita politica del proprio territorio.  

La voglia di scrivere queste pagine scaturisce dalla necessità di voler bloccare, i miei pensieri, riportarli su un pezzo di carta in modo che non vadano persi o tra di loro confusi a secondo del periodo e delle situazioni.  Una specie di diario, che possiamo chiamarlo così “Il Diario dei miei pensieri” una riflessione strettamente personale sugli eventi che caratterizzano il mondo che mi circonda, nonché il mio modo di interagire con esso.

Gli statali festeggiano.  Precari, disoccupati e indigenti pagheranno il conto

sindacatiSiamo, per fortuna a soli quattro giorni dalla consultazione elettorale referendaria. Domenica prossima gli italiani che hanno capito la riforma e tutti quelli che della riforma non gliene frega un tubo, andranno finalmente a votare.  La notte tra domenica e lunedì sarà una notte speciale, anche perché stando ai numerosi autorevoli pronostici è probabile che l’asse terrestre possa subire una ulteriore inclinazione, o come ha autorevolmente profetizzato qualcuno,  i cavalieri dell’apocalisse saranno in visita privata qui in Italia.

Ho appena 67 anni e di campagne elettorali ne ho viste tante, rissose e chiassose, ma come questa mai.

Elezione di Donald Trump grande pagina nella storia dell’imbecillità

elezioni usa 2016Leggevo con interesse l’intervista rilasciata al “The Huffington Post” dal filosofo Maurizio Ferraris, che ha definito l’elezione di Donald Trump una pagina nella storia dell’imbecillità. Un interessante approfondimento della qualità/difetto dell’imbecillità, quale elemento conduttore di una società che, secondo il professore: “la democrazia dà spazio all’umano più che ogni altro sistema politico, dunque è la grande arena dell’imbecillità. Ma non ha senso cercare di tornare indietro, nessuno di noi accetterebbe più di essere governato da un despota, sia pure illuminato e intelligentissimo.”

Equitalia chiude e stop agli interessi sulle cartelle esattoriali: cosa non si fa per qualche voto in più

equitalia4Il governo questa volta pare ce l’abbia veramente messa tutta per venire incontro ai cittadini tartassati, perseguitati ed attanagliati dalle famigerate bande di dipendenti dell’Equitalia. Nel patto di stabilità si prevede la chiusura di Equitalia, l’istituto pubblico (non privato) atto a riscuotere le tasse dovuto all’erario, ovvero al nostro “amato” stato. Come se non bastasse sono stati anche aboliti gli interessi sulle cartelle esattoriali non pagate. Che bello, direte voi, io invece dico che ancora una volta si è voluto approfittare della buona fede della gente che spesso non è bene informata e fuorviata da subdole affermazioni, a volte proferite proprio da chi eventualmente non dovrebbe farle.

Lo “Spread” cresce: vi spiego perché è colpa di Renzi

renzi-delusione1Da alcuni giorni il comparto finanziario italiano è entrato in fibrillazione. La Borsa di Milano arranca. I dati economici scodellati dall’ISTAT evidenziano da tempo una stagnazione. Il ventilato +0,3% del PIL nel terzo trimestre di quest’anno cozza con il -0,2% dei prezzi al consumo. Sul fronte disoccupazione consentitemi di poter esprimere la mia amarezza nel non poter valutare esattamente il suo indice, in quanto frutto di alchimie incomprensibili, elemento anche questo che evidenzia che anche in questo comparto le cose non stanno andando bene.

Quello che oggi preoccupa di più è la performance dei tassi sul debito pubblico, ovvero gli interessi che dobbiamo pagare sui 2250 miliardi, che andranno ad incidere pesantemente sulle prospettive di crescita reale del Paese. L’aumento dei tassi debitori, rappresentato dallo “Spread” con i bond tedeschi è salito di circa 80 punti. Una performance esclusivamente italiana, essendo la Spagna, a cui spesso ci riferiamo in termini di paragone economico, rimasta ferma sui 110 punti, pur non avendo avuto per oltre un anno un governo, segnando peraltro, una crescita del suo PIL del 2,2%.

Trump: nuove strategie di catastrofismo per nascondere il fallimento del sistema mediatico

-trump-caricature-illustration-portrait-republican-presidential-candidate-66197674A poche ore dall’esito elettorale favorevole a Trump, nuovo Presidente degli Stati Uniti d’America, il mondo si chiede quali saranno gli orientamenti economici e le strategia territoriale in politica estera, dell’uomo più discusso, che sino a qualche giorno fa nessuno avrebbe scommesso un cent sulla sua vittoria. Non pochi sono gli scenari di catastrofismo, ipotizzanti stravolgimenti sociali e capovolgimenti di fronti in materia di politica estera. S’intravede un innalzamento della soglia dell’intolleranza razzista, con la revisione di alcune crociate belliche in giro per il mondo, peraltro auspicate, sostenute proprio da una politica d’intervento militare che, soprattutto in questi ultimi due decenni, ha reso sempre più antipatica questa nazione. Pochi hanno tenuto sott’occhio la reazione dei mercati finanziaria di questi ultimi due giorni, laddove pulsa il cuore sclerotizzato dei poteri forti a cui il progresso sociale, la democrazia e la solidarietà tra i popoli non importa nulla. I listini azionari, le valute, aldilà dell’iniziale isterismo nei confronti del peso messicano, hanno dimostrato ampiamente di non nutrire alcun timore sul futuro politico di Trump. In poche parole sarà un Presidente come gli altri, probabilmente un eccentrico chiacchierone (noi a suo tempo, ne abbiamo avuto un ottimo rappresentante) che alla fine sarà comunque costretto a governare in linea a quelle che saranno le direttive di strategia geopolitica convenienti alle solite lobbie, se non vuole essere spazzato via. Vedi Obama, ha promesso, ancor prima di Renzi, mare e monti ed alla fine del suo secondo mandato, il saldo contabile dell’attivo pare alquanto deludente.

Renzi è un vantaggio o un danno per l’Italia?

lupoCome di consueto non perdo mai un articolo di Eugenio Scalfari, che domenica scorsa ha voluto porre in risalto le strategie politiche di Renzi, senza mai fare riferimento al referendum, divenuto oramai il filo conduttore della politica sociale ed economica del nostro Paese, ovviamente per colpa dell’ingenua se non stupida e superficiale pecca di chi non sa tenere a freno la lingua.

Seguo sempre con attenzione e con la consapevolezza di chi sa di imparare qualcosa di più dagli articoli di Scalfari, ma ciò non mi esime dallo stigmatizzare, soprattutto in questi ultimi tempi, il suo pensiero. Ho la sensazione che in lui stia avvenendo una metamorfosi ideologica, probabilmente frutto di una saggezza dovuta alla sua veneranda quanto invidiabile età, raggiunta con ineguagliabile lucidità, ma che spesso lo vede in contrapposizione con quanto probabilmente asserito, pensato e scritto qualche anno fa.

LA CONFESSIONE DI RATZINGER Un grande Uomo a cui la Chiesa dovrà il suo futuro

Papa-Benedetto-Stemma-1“Ratzinger: "Troppo stanco, così ho lasciato il ministero petrino” Trattandosi di una confessione fatta, peraltro da un Papa, potrebbe risultare blasfemo dubitarla? Conoscendo la sua maestosa figura di grande uomo di cultura e di Chiesa, proprio in virtù di questo fondato motivo, qualche dubbio mi assale.

E’ di questi giorni la pubblicazione dell’intervista fatta al Papa Emerito (al secolo Joseph Ratzinger) sulle motivazioni che lo hanno indotto a rinunciare al soglio pontificio il 28 febbraio del 2013, dopo esser stato eletto a condurre la Chiesa il 19 aprile 2005, con il nome di Papa Benedetto XVI, succedendo a Giovanni Paolo II. Una intervista che in un certo qual modo ripercorre il pensiero sofferto di Ratzinger espresso già tre anni prima. Ma questa volta c’è qualcosa di diverso. Il concetto sostanzialmente è lo stesso, diversa e protettiva risulta invece la finalità. Secondo me trattasi di una intervista propiziata, cercata, resa necessaria a tre anni dalla sua abdicazione, per   proteggere e rinsaldare i valori universali della Chiesa, facendo ricadere la colpa (se di colpa trattasi) in modo inequivocabile, stando alle sue parole, esclusivamente sulla sua “debolezza” E’ questa sua denunciata “debolezza” che impone a noi una profonda riflessione 

Ricordo di una delle giornate più belle della mia vita

piatto-jamboreeProprio in questi giorni si stanno celebrando le Giornate Mondiale dei Giovani a Cracovia. Assistendo ieri, con grande commozione, alla festosità di due milioni di giovani, provenienti da tutti i paesi del mondo per testimoniare il loro grande desiderio di Pace, Amore e Solidarietà, il mio pensiero non ha potuto fare a meno di ripercorrere l’indimenticabile esperienza vissuta nel lontano 1963 partecipando all’XI JAMBOREE WORLD SCOUT  che si tenne in Grecia a Maratona. Trattandosi di straordinarie esperienze, desidero rendere tutti voi partecipi dei sentimenti e degli stati d’animo provati ben 53 anni fa.

Già dal 1961 avevo iniziato a frequentare a Lecce il reparto scout dell’ASCI (Associazione Scout Cattolici Italiani) ed avendo parte della mia famiglia in Grecia, fui agevolato nel partecipare all’ XI Jamboree  (il raduno mondiale quadriennale degli scout). Fu un’esperienza indimenticabile. Il campo scout era stato allestito nella pianura di Maratona. Vi parteciparono 89 nazioni con 14.000 scout.

“Un Paese senza futuro” una riflessione scritta quattro anni fa

Ripropongo un mio scritto di giugno 2012 in cui tratto della delusione cocente nel constatare la dilagante corruzione della politica. Un mio personale pensiero, uno sguardo sul mondo che mi circonda che con grande amarezza constato, dopo ben 4 anni,  che la situazione non è cambiata, anzi purtroppo è peggiorata. Chi rubava e scialacquava denari pubblici ha continuato farlo e laddove pescato non ha pagato nulla o pene ridicole. Si prova una grande amarezza nel verificare che dopo 4 anni la situazione etica italiana non ha fatto alcun passo avanti, continuando a prestare il fianco alla più squallida

Banche: le sofferenze private diventano pubbliche, il tutto senza regole

BANCA-ECONOMIARicordate quante volte è stato dichiarato dalle autorità competenti che il nostro sistema bancario era solido? Anzi il più solido in Europa? Sta di fatto che la turbolenza innescata, in questi ultimi mesi, non accenna ad abbandonare la Borsa di Milano, influenzata negativamente proprio dai titoli bancari. Tutto ad un tratto scopriamo, sbigottiti ed un po’ arrabbiati, che il nostro sistema non è poi tanto “eccellente”. Alcuni titoli bancari hanno perso un sostanzioso valore in quanto non più ritenuti appetibili dagli investitori soprattutto stranieri. Alcuni di questi titoli, in molte sedute di borsa sono stati sospesi per eccesso di ribasso. E’ di qualche giorno fa la decisione della Consob di vietare, per alcuni titoli bancari, la vendita allo scoperto.

I titoli dei giornali e dei telegiornali in caratteri cubitali evidenziano l’affanno di questo settore, che sino a qualche mese fa era ritenuto solido. Ma in definitiva cosa è successo?

BANCHE: Operazioni di vendita allo scoperto. Il sistema mi consente di vendere azioni pur non possedendone nemmeno una

borsa1Nei momenti di maggiore turbolenza nei mercati finanziari, spesso avete sentito parlare delle operazione di vendita dei titoli azionari “allo scoperto”. Una pratica questa consolidata da decenni che rappresenta una ghiotta fetta di operatività particolarmente amata dai Broker. (Broker è l’intermediario finanziario, colui che è autorizzato ad operare in borsa e può essere una società o una banca.)  Trattasi di una normale e comune transazione finanziaria, che viene menzionata ai margini dei nostri telegiornali allorquando la Consob, in presenza di attività speculative forti, ne vieta  l’esecuzione per alcuni titoli del listino, vedi il divieto imposto in questi giorni per il titolo del Monte dei Paschi di Siena.

Renzi: arroganza e pugno di ferro per nascondere il fallimento politico

GUFO-LETTOREE’ iniziata già da qualche mese la discesa del gradimento popolare alle politiche renziane. L’euforia, poi trasformatasi in arroganza, riveniente dal 41% di favore elettorale, riscosso alle precedenti elezioni europee, è stata mal gestita in questi ultimi tempi.

A onor del vero Renzi ha dovuto e deve affrontare problematiche non indifferenti, quali la corruzione dilagante e devastante (senza però mai metter mano ad una legge vera contro la corruzione) il macroscopico debito pubblico, la crisi del sistema bancario rivelatosi poco affidabile quando sino a qualche giorno era ritenuto il più solido in tutta l’eurozona ed infine il Brexit, che per certi versi, per lui è stata una ghiotta opportunità.

In attesa che la Gran Bretagna esca dall’Europa

Gli inglesi, fedelmente rispettosi alle loro caratteristiche peculiari, arroganza e spocchiosità, oggi s’interrogano chiedendosi: “ma è possibile che siamo stati capaci di una cosa così deficiente?”

Ebbene si. E’ il parere di tutte le persone dotate di un briciolo di buon senso. L’aver votato l’abbandono dell’Europa, ha dimostrato al mondo che a volte il voto di protesta, abilmente pilotato da chi più sa di trovarne giovamento, sa essere oltre che deficiente, anche controproducente. Adesso sono alla rincorsa di espedienti altrettanto stupidi, quali il rifacimento del referendum. Alla deficitaria intellettualità mentale della maggioranza del popolo inglese, si aggiunge l’assenza di una propria dignità, dimostrando ancora una volta che gli interessi economici prevalgono sempre su qualsiasi tesi idealistica. Strano, proprio loro che hanno sempre cercato di contraddistinguersi per lungimiranza e democrazia, adesso pare abbiano dimenticato il passato, dubitando anche sulla loro scelta emotiva ed irriflessiva.  Ciò mi fa dubitare sulla veridicità di tanti episodi storici, forse più frutto di una esagerata immaginazione megalomane. D’altronde basta rivedere, ripercorrere la loro politica estera, costellata da altrettanta arroganza, al punto di risultare un popolo non proprio simpatico nelle aree extraeuropee.

Come si suol dire in certe circostanze, hanno voluto la biciletta e quindi adesso pedalino. Forse è giunto il momento di dimostrare quanto sapranno fare al di fuori di quello che per loro era diventato un paracadute, essendo stati beneficiari di trattati iniqui, a sfavore di tanti partner europei, addossando a costoro la  tracotanza inglese. Per certi versi, dando sfogo ai miei sentimenti, o meglio ai risentimenti, dovrei asserire di esser felice che vadano finalmente a quel paese. Però dare spazio ai risentimenti è da immaturi, un comportamento che ci porterebbe sullo stesso piano di quella parte imbecille del popolo inglese che cercherà adesso ogni pretesto per non far cambiare nulla. Senti in giro la frase “rispetto il voto democratico espresso dal popolo inglese”. Ci mancherebbe altro che non si rispettasse la volontà della maggioranza di un popolo, solo che ciò non ci esime dal giudicarlo sbagliato.

L’Europa dei 27, orfana (quasi felici) di un partner infedele e traditore, dovrà ricercare soluzioni di accomodamento, tali da evitare scossoni o balorde prese di posizioni, che alla fine danneggerebbero più noi che loro. Ciò non significa riproporre trattati dove ancora una volta l’Europa dovrà abbassare i pantaloni, cosa oramai diventata quasi abituale nei confronti del Regno Unito. Si dovrà far prevalere il buon senso, pretendendo con fermezza e chiarezza, di negoziare l’uscita, con il doveroso  rispetto di chi oggi ha preferito altri lidi.

E’ questa del Brexit l’unica opportunità per l’Europa di veder affermare    finalmente i principi basilari su cui avrebbe dovuto poggiare l’Unione, riportando al centro della politica il benessere e l’integrazione dei popoli e non il loro disgregamento, riaccendendo vecchi rancori ed ostilità. I nazionalismi devono essere combattuti con nuove ed appropriate politiche sociali, respingendo lo strapotere della finanza e di tutti quei gruppi di potere che in questi ultimi decenni hanno stravolto il volto dell’Europa. Oggi sono assai i popoli che nutrono rancore nei confronti di questa Unione, dove a prevalere sono degli aridi indici economici e finanziari, in cui le nuove povertà sono dimenticate, anzi rese sempre più dilaganti, favorendo linee di politiche monetarie sempre più nefaste per i ceti meno abbienti. E’ questo che deve essere combattuto con determinazione, solo che soggetti come Holland, Merkell e Renzi, il premier ripescato, sino a ieri mai invitato ad incontri plurilaterali, non dispongono della sufficiente libertà e forza politica per il raggiungimento di target europei orientati al sociale.

Aspetti, quelli anzi citati, che ci fanno dubitare che quella che dovrebbe essere una ghiotta opportunità possa essere sfruttata al meglio e che, invece, già da ora, ci si adoperi per riparare il danno apparente del Brexit, raccogliendo i cocci e riattaccandoli alla meno peggio. I governanti di oggi non se ne importeranno nulla che questa Europa rattoppata farà ampia mostra delle cicatrici odierne. A loro interessa portare a termine i loro mandati, consolidando il loro potere e di coloro che sin’ora hanno fatto in modo che lo mantenessero, soggetti quest’ultimi  che  non appartengono ai ceti più poveri dell’Europa.

Appare pertanto evidente che il mondo della politica è chiamato oggi a dover dare il meglio di se, solo che il dubbio più atroce che ci assale è che l’attuale classe politica e dirigente non ne abbia la necessaria voglia, risultando ancora al soldo dei poteri forti. Allora la vera ed unica speranza viene affidata ai popoli che pian piano, prendendo coscienza dell’immenso potere che hanno in pugno, lo facciano valere nei modi e nelle sedi più opportune con determinata fermezza. Al popolo inglese non resta altro che augurare di ritrovare la capacità di autocommiserarsi, di fare autocritica e vestendosi finalmente di umiltà, guardi all’Unione Europea come quella cosa, che se pur malata, senza la quale non c’è più un futuro.

 

BREXIT: finalmente una vera opportunità per l’Europa

Da poche ore si è consolidata l’affermazione della volontà popolare inglese di abbandonare  questa sgangherata Europa, senza spina dorsale e per certi versi anche senza dignità.

I mercati finanziari hanno immediatamente reagito, come peraltro previsto, in modo isterico. La borsa di Milano segna una perdita di oltre dieci punti e lo spread con i bond tedeschi è a ridosso dei 160 punti. Se però analizziamo i dati ci rendiamo conto che in questi ultimi giorni le borse di tutto il mondo, scommettendo sul “remain” hanno segnato incrementi oltre il 10%, mentre sul fronte dello spread una diecina di giorni fa aveva toccato la soglia odierna di 160 punti. Quindi, al momento possiamo asserire che si è ripristinata la situazione precedente e che forse le borse si sono auto incensate gonfiandosi a dismisura.

E’ ovvio che l’uscita della Gran Bretagna produce un effetto psicologico devastante, dimostrando al resto del mondo, laddove ce ne fosse ancora bisogno,  che l’Europa ha fallito  la sua missione.  E’ altrettanto ovvio che la finanza, la vera manipolatrice delle politiche europee e non solo, sa tutelare bene i propri interessi, quelli che una schiera di politicanti da quattro soldi, nominati più per opportunismo clientelare che per professionalità e capacità,  è riuscita a fare in questi ultimi decenni.  La tutela di questi interessi evidenzia l’opportunità di non pestare il pedale dell’acceleratore del disimpegno, in quanto ci si potrebbe far male un po’ tutti. Basti pensare che l’immediata isteria al risultato del brexit si è manifestato all’apertura della borsa di Tokio, che ha fatto segnare un immediata perdita di oltre l’otto per cento.

Numerosi sono stati gli scenari di catastrofismo politico ed economico disegnati dai vari addetti ai lavori. Io ritengo, non per ergermi a detentore del verbo assoluto, che siamo di fronte ad una ghiotta occasione finalmente. L’Europa attraverso questo ceffone inglese,  ha l’opportunità di non porgere più l’altra guancia all’arrogante politica inglese, reagendo con  l’immediata condivisione di realizzare finalmente, l’unità politica e fiscale oltre all’univoca politica estera.

Oggi i 27 paese dell’EU devono cercare una condivisa quanto immediata soluzione alle loro controversie, ai loro egoismi a tutela e salvaguardia delle future generazioni, portando a termine quell’unità tanto desiderata, quanto combattuta con imbecilli politiche assunte in autonomia, nel nome del rigore e della tutela esclusiva dei propri personali interessi.

La sfida non è facile, anche perché la classe politica al governo dei vari paesi non mi pare sia all’altezza delle difficoltà che si stanno vivendo. Gli egoismi nazionalistici, ancora molto lontani dal sentimento europeistico, saranno uno scoglio molto duro, probabilmente insormontabile, che speriamo possa pian piano essere smussato. Non potrà più essere consentito che uno stato membro possa autonomamente decidere quello che più gli pare conveniente per se stesso, partire e bombardare territori extra europei, oppure da una parte causare o quanto meno rendersi complici dei motivi dell’emigrazione di masse di popolazioni medio orientali, per poi combatterla.  Politiche di ipocrisia devastanti debbono essere bandite. Dovranno porre al primo posto la dignità sociale dei popoli,  abbandonando le politiche finanziarie che hanno portato la popolazione ellenica alla fame.

Tropi sono stati gli errori commessi portando l’UE su un piano di continua conflittualità interna provocando un vero rigetto da parte delle popolazioni. Motivo questo che fa oggi preoccupare gli europeisti convinti, in quanto si potrebbe innestare un processo emulativo per cui alcuni stati che potrebbero far ricorso, anche loro,  ad un referendum pro o contro l’Europa, con prevedibili conseguenze devastanti per tutti.

Ecco perché ribadisco che il brexit di oggi può rappresentare una imperdibile occasione per rivedere il tutto, porre in essere i necessari correttivi, riportando credibilità e fiducia verso una istituzione che sino a qualche tempo fa ci ha fatto sognare una vera unità di popoli e non invece degli aridi meccanismi di matematica finanziaria i cui risultati errati,  sono stati pagati dalle fasce più deboli delle popolazioni europee.

Auguri Europa, adesso tocca solo a te.

 

BREXIT: e se invece fosse una opportunità per far decollare l’Unione Europea?

BREXIT: L'unica grande vera e concreta opportunità per poter cominciare a parlare sul serio di Europa Unita.
 

Siamo oramai o soli pochi giorni dal “Brexit”, il referendum indetto dagli inglesi per stabilire se restare o uscire fuori dall’Unione Europea. Paure, perplessità, si accavallano e si rincorrono, grazie anche alla fantasia finanziaria di tanti giornalisti. Si ipotizzano scenari di catastrofe economica, di effetti domino, cioè altri paesi membri dell’Unione che nel breve periodo sarebbero tentati di imitare i soliti inglesi.

Gli inglesi sono un popolo che per certi versi molti hanno cercato di imitare ma spesso è riuscito a non farsi ben volere, per la sua arrogante supponenza di superiorità, elemento genetico, che lo pone ai margini della simpatia. Lo riscontriamo nell’atteggiamento assunto nel partecipare all’Europa Unita, mantenendo un piede dentro ed uno fuori, sarebbe già questo sufficiente per farci capire quanto ci tenga al raggiungimento del difficile, arduo ma necessario scopo di realizzare finalmente un continente unito, sotto un’ unica bandiera ed un’unica legislazione.
 

Oggi tutto ciò parrebbe essere in bilico per la ventilata ipotesi che l’esito del referendum possa tendere verso l’abbandono dell’Europa. I mercati finanziari temono contraccolpi e già si prevedono scossoni in termini di decrescita infelice. La propaganda per il non Brexit fa leva proprio su queste paure, imbastendo scenari di crisi economica devastante. Si gioca molto sull’impatto economico che certamente non sarà facile superare nel breve periodo, prevedendo già da ora un ridimensionamento della sterlina.

Tutti, chi per un verso, chi per un altro, intravedono solo paure, timori e sconquassi monetari.

Io ho una visone diversa, laddove gli inglesi decidano di andare (finalmente) a quel paese.
 

I governanti che sin’ora hanno dettato l’agenda politica ed economica dell’Europa sarebbero costretti a rivedere le loro politiche, che non possiamo nascondere essere scellerate ed improntate a salvaguardare interessi che spesso non vano nella direzione sociale, favorendo le lobbie della finanza.

Forse sarebbe la giusta ed opportuna occasione che farebbe comprendere loro che è terminato il tempo delle mele, che l’albero dei sogni sta morendo e che ha immediatamente bisogno di innesti consistenti di terapie di seria credibilità, rappresentata da politiche finalmente dirette ad un concreto riavvicinamento dei popoli. Una totale rivisitazione delle politiche finanziarie e monetarie, la previsione a breve di dotarsi di un governo centrale, di una unica fiscalità. E’ anacronistico nel terzo millennio, parlando di unione, avere all’interno della stessa Europa paesi che consentano e prevedano modalità fiscali diverse, consentendo l’emigrazione di grandi aziende laddove il fisco è più allegro.
 

L’uscita del Regno Unito io la vedo quale elemento che dovrebbe far scuotere finalmente la coscienza europea in quei paesi in cui ancora per fortuna è ancora viva. Avremmo una forte accelerazione legislativa atta a favorire ancor più brevemente il processo di unificazione ed integrazione dei membri dell’unione.

Se ciò avvenisse l’Europa diverrebbe di nuovo il fulcro economico e culturale di questo pianeta. Una risposta opportuna quanto necessaria da dare ai nostri amici inglesi, ai quali resterebbe quale unica dote: l’arroganza.
 
Pompeo Maritatibrexit

 

Si vuol chiudere la guardia medica. Dalla mezzanotte alle 8 di mattino sarà attivo il 118

Stando alle pubbliche fonti informative, il Governo pare stia lavorando su una nuova ristrutturazione dell’assistenza sanitaria, che dovrebbe prevedere la chiusura della Guardia Medica.   I medici di famiglia strutturati in aggregazioni territoriali funzionali, garantirebbero la loro presenza dalle 8 del mattino alle 24. A queste nuove aggregazioni territoriali,  verrebbero affidate anche le funzioni di prenotazione per visite specialistiche e diagnostiche ed il pagamento dei relativi ticket.

Dalla mezzanotte alle otto del mattino, la copertura sanitaria pubblica, al momento svolta dalla Guardia Medica, verrebbe effettuata dal 118, quindi intasamento per interventi di piccola entità, sia delle autoambulanze, sia dei pronto soccorsi, dove è lecito ipotizzare, che gli interventi di seria gravità, potrebbero essere ostacolati per l’alto numero di richieste per malori poco significativi.

Siamo alle solite, un governo che cerca di battere cassa a tutti i costi, ovviamente sempre diretti a ridurre la qualità e la quantità di servizi pubblici alle fasce più deboli della popolazione. E, dato che a pensar male spesso si colpisce nel segno, io già da ora ipotizzo una serie di servizi sanitari notturni, erogati in forma privata, ovviamente a pagamento.  Stanno giocando, peggio ancora fanno leva sui fattori psicologici che muovono il cittadino di fronte ai problemi attinenti la salute. In caso di malore, anche di piccola entità, ma che desta qualche preoccupazione più seria nel paziente, si dovrà chiamare il 118 che, intervenendo disporrebbe il trasferimento del paziente presso il nosocomio più vicino, dove si rischierebbe di trascorrervi lì tutta la notte. Allora, non potendosi più rivolgere ad una assistenza quale quella erogata dalla Guardia medica, consapevoli che rivolgersi all’assistenza di un pronto soccorso potrebbe significare attese estenuanti di numerose ore, si opterebbe per l’assistenza privata a pagamento, che indubbiamente verrà subito allestita dagli addetti ai lavori.

E’ sempre più chiara la finalità di trasferire quote di assistenza sanitaria pubblica ai privati. Una politica che io definisco scellerata quanto sconsiderata, soprattutto in periodi di così devastante crisi economica. Un governo che sa mettere mani solo per tagliere risorse alla sanità ed alle pensioni è un governo che desta preoccupazione. Per tutto il restante apparato burocratico dello stato non mi pare siano state poste in essere drastici programmi di riduzione delle spese. Lo scorso anno è stato particolarmente caratterizzato dal decesso di oltre 60.000 persone oltre le aspettative. Un fenomeno, di cui si è evitato di darne il giusto risalto mediatico, ma che comunque ha posto in essere una serie di quesiti, uno tra tutti, quanto abbia inciso questa eccessiva mortalità al continuo taglio dell’assistenza pubblica alle fasce di popolazione più deboli.

Mi verrebbe da pensare che, sotto sotto ridurre il numero dei pensionati, apporterebbe un giovamento non indifferente alle casse dello stato. Risparmi di spesa sanitaria che potrebbero essere utilizzati per altri scopi, quali quello di coprire i buchi del sistema bancario, che ha macinato centinaia di miliardi di sofferenze, soldi erogati a cuor leggero ad amici ed amici di amici per mero clientelismo. Spero tanto che la politica non sia arrivata a questo barbaro cinismo. Ma se pensa di porre in essere nuove misure che vanno nella direzione opposta a quella di migliorare la copertura sanitaria, e non rivedendo l’oramai abbandonato piano di prevenzione, pensare male è d’obbligo.

 

 

Unione bancaria europea: tutti la vogliono ma il problema pare sia proprio l’Italia

Mentre sino a qualche giorno ci siamo beati di possedere un sistema bancario solido ed efficiente, ecco che è bastato l’introduzione del Bail-in per cominciare a dubitare sulla veridicità di quanto da decenni affermato e creduto.  Da tempo l’unione europea sta lavorando sul progetto dell’Unione Bancaria Europea con la costituzione di un fondo di protezione,  che stando ai calcoli degli addetti ai lavori, solo nel 2024 potrà disporre di una liquidità propria di circa 55-60 miliardi di euro, peraltro poco significativi.

Tutti sono consapevoli dell’utilità di detto fondo, che dovrebbe servire a tenere al riparo il sistema bancario, nonché l’euro, da speculazioni e da gestioni interne poco chiare. Tra i maggiori sostenitori c’è l’Italia. Tra i maggiori, anzi il più caparbio detrattore è la Germania.  Quest’ultima non ha alcuna intenzione di dover, attraverso il risparmio dei propri cittadini, contribuire al risanamento del dissesto riveniente dall’allegra gestione di banche appartenenti ad altri stati. Il riferimento è chiaro a Monte Paschi, Carige, banche popolare italiane.  Fossimo noi al loro posto probabilmente saremmo d’accordo. Le porcherie emerse devono essere risolte dalle economie e dai governi a cui queste appartengono, asserisce il governo tedesco.  E’ chiaro che un fondo salva banca, in un ambito di unione bancaria europea premierebbe i furbetti a scapito dei più diligenti, in virtù anche di regole interne ai vari stati molto differenti e a volte molto elastiche, come da noi in Italia, dove puoi portarti a casa o erogare decine di milioni di euro a chi vuoi tu senza pagarne lo scotto e se poi dichiari falsamente di non possedere un tv per non pagare il canone, rischi quattro anni di galera.

Sin qui nulla da dire, solo che Francia, Germania,  Gran Bretagna ed altri stati, nostri patner europei,  prima del 31 dicembre 2015 hanno provveduto a sanare dissesti delle proprie banche e di alcune aziende industriali (leggi Peugeot)  per centinaia di miliardi, sotto gli occhi dei nostri parlamentari europei,  che non mi pare abbiano fatto grande opposizione o sensibilizzato l’opinione pubblica su fatti di eclatante disparità di trattamento.

Adesso che ogni eventuale aiuto pubblico è assolutamente vietato, viene fuori che il pluri blasonato sistema bancario italiano, tale non era e che sta iniziando a presentare il conto alla collettività. Alcune banche vengono commissariate per allegra gestione. Le sofferenze del sistema dovrebbero attestarsi tra i 200 ed i 300 miliardi di euro.  Centinaia di migliaia di risparmiatori al momento sono in brache di tela per aver investito in azioni di alcune banche risultate dei veri e propri cola-brodi. 

E’ ovvio che in presenza di un dissesto finanziario di queste proporzioni la Germania, come sicuramente altri stati partner, nutrano seri dubbi ad aderire a questa unione bancaria europea. 

Come in tant’altre circostanze ho avuto modo di scrivere, il problema è nella formazione delle regole , inadeguate, anzi spesso studiate a che possano poi costituire il paracadute per tutti quegli operatori che hanno operato in cattiva fede. Basti vedere che oggi,  nonostante quanto sia emerso in termini di gestione fraudolenta dei capitali a disposizioni di tante banche, nessuno di questi al momento è stato chiamato a pagare e,  a nessuno di questi si è provveduto quanto meno a bloccare i suoi beni. Anzi, al contrario, avendo cessato il rapporto con la banca in dissesto,  hanno a volte portato a casa anche delle buone uscite milionarie.  Mentre centinaia di migliaia di risparmiatori hanno perduto i risparmi di una vita, questi sono felicemente a godersi le loro prebende. Un aspetto etico di non poca importanza che oltre ad irritare i cittadini, comunque oggi assuefatti ad un sistema di becero clientelismo e corruzione, certamente  non depone a nostro favore nel contesto europeo.

L’Europa, aldilà del problema Italia, sta pagando l’incapacità di non essersi data una politica fiscale, previdenziale ed assistenziale unitaria, oltre ad avere ancora una politica estera frammentaria, dove ognuno fa quello che più ritiene opportuno per se stesso, basta vedere la diversità di trattamento nell’affrontare la problematica del flusso di migranti dall’Africa e dall’Oriente.

L’ Unione bancaria europea, paradossalmente pensavamo che fosse già in atto, visto che a dettare le strategie finanziarie e monetarie è la Banca Centrale Europea, avendo le banche centrali nazionali, ceduto i loro poteri operativi . Quindi è lecito chiedersi, con legittima preoccupazione,  se anche la politica monetaria sia frutto di approssimazioni e compromessi tra partner forti e partner deboli, dove quest’ultimi sono destinati a subire le conseguenze delle loro debolezze ed inefficienze, strategie monetarie e finanziarie  impostate ancora per favorire interessi privatistici a scapito delle collettività.     

 

La dissennata corsa alle fusioni e incorporazioni

Oltre mezzo secolo fa le nostre città, i nostri piccoli paesi pullulavano di piccoli esercizi commerciali e botteghe artigianali.  Tutti noi, nati nel primo o secondo decennio dal dopo guerra siamo stati mandati dalla mamma a prendere il latte. L’ortolano, il macellaio, il panettiere, l’alimentarista, il merciaio con i loro piccoli negozi caratterizzavano e rallegravano molte delle nostre strade dei nostri quartieri. Erano tutti nostri amici, con i quali ci si soffermava spesso a scambiare due chiacchiere, quasi appartenessero alla nostra famiglia. Oggi la piccola distribuzione, i laboratori artigianali, sono quasi del tutto spariti lasciando il posto ai supermercati, agli ipermercati, alle città mercato.  Un processo di concentrazione delle attività commerciali che ha investito anche i settori dell’industria e della finanza.

Nel corso degli ultimi 40-50 anni è prevalsa l’idea, o meglio la convinzione che una azienda grande sia più economicamente competitiva rispetto a più piccole realtà separate ed indipendenti.  Ecco spuntare le prime catene di distribuzione dei prodotti alimentari, che purtroppo non sono state il frutto della concentrazione di più attività commerciali locali ma da investitori estranei al settore che, avendo annusato l’affare, hanno cominciato a realizzare ampie aree commerciali, gli attuali ipermercati, buttando fuori dal mercato tutti i dettaglianti, ovvero tutti quei nostri vecchi amici. La logica commerciale era: se tratterò più pezzi di uno stesso prodotto, otterrò margini di sconto sempre più ampi, che mi consentiranno di praticare prezzi più bassi alla clientela. Una pratica commerciale che pian piano ha portato alla definitiva chiusura dei piccoli dettaglianti.

Nel settore bancario il processo è stato analogo, le banche a carattere nazionale hanno incorporato centinaia e centinaia di banche locali, diventando così dei colossi sempre più grandi, estendendo e ramificando la loro presenza in ogni angolo remoto del territorio.

Anche nel mondo dell’industria, fusioni e incorporazioni hanno dato vita ad aziende enormi.  Un esempio a caso Fiat, che negli ultimi vent’anni ha incorporato la Lancia, la Ferrari, l’Autobianchi, l’Alfa Romeo, tutte aziende indipendenti sul mercato per poi fondersi con la Chrysler.

La filosofia di base, valida  tutt’ora,  è che la concentrazione di più unità operative, di qualsiasi natura, riduce i costi di gestione, favorendo così, oltre che un eventuale miglioramento qualitativo del prodotto, o dei servizi resi, una riduzione dei costi generali.  Una regola economica questa che io condivido ma che pone una domanda seria: sino a che punto è vantaggioso procedere ad incorporazioni e fusioni? La risposta più ovvia sarebbe sino a quando sul mercato non ci sarà più nessun’altra azienda a contendere il mercato.  Essendo il regime di monopolio in buona parte dei paesi occidentali vietato, le grandi aziende hanno diversificato i loro interessi in diverse aree merceologiche. Si son venuti a creare società commerciali di grandi dimensioni che trovano più conveniente spartirsi le aree territoriali del mondo, evitando lo scontro diretto. E dato che questi colossi commerciali altri non sono che l’espressione di una finanza senza scrupoli, è chiaro che alla fine della giostra, la chiusura dei piccoli esercizi commerciali si è rivelata la solita fregatura per il consumatore finale. Non essendoci più una vera e propria concorrenza, quel vantaggio iniziale rappresentato da una riduzione dei prezzi, oggi si è vanificato, in quanto a determinare il prezzo di un prodotto non è più la presenza sul mercato di più competitori. La grande distribuzione determina i prezzi sulla base di politiche commerciali diverse da quelle a cui eravamo abituati, in quanto spesso in molte aree operano quasi in regime di monopolio.

La crisi di questi ultimi anni è stata determinata proprio da questo processo di scellerata quanto incontrollata concentrazione aziendale. Non possiamo però non tener conto anche dell’automatizzazione di molte attività gestionali, dove computer e macchinari sempre più sofisticati riescono a sostituire egregiamente il lavoro di decine e decine di lavoratori.

Paradossalmente le aziende diventando sempre più grandi, hanno proporzionalmente bisogno di meno personale. Il contenimento del costo della mano d’opera spesso è l’elemento più importante per la valutazione di una azienda. In periodi di crisi come quello che stiamo vivendo da alcuni anni, chi ha pagato le conseguenze maggiori è stato il settore della mano d’opera. Centinaia di migliaia di lavoratori hanno perso il lavoro ed altrettanti non riescono più ad entrare nel mondo lavorativo.

Lo stesso apparato burocratico dello stato ha iniziato a fare i conti con il debito pubblico che impone categoricamente la razionalizzazione delle funzioni dello stato e blocco del turnover. Chi va via in pensione non viene sostituito da nuove giovani leve.

Il tutto nel rispetto degli indici di redditività e produttività aziendale che sono diventati i due punti indiscutibilmente inderogabili, le cui risultanze determinano un futuro del mondo lavorativo.

Stando all’attuale situazione, le previsioni sul futuro lavorativo nonché economico non sembrano molto entusiastiche. Le regole che tutelavano i lavoratori nei decenni scorsi, consentendo una programmazione della propria vita a lunga scadenza è oramai solo un bel sogno.

Oggi dall’inganno si è passati alla beffa, spacciando contratti di lavoro a tempo indeterminato, con la consapevole convinzione che di indeterminato vi è solo il futuro lavorativo, fatto da saltuarietà discontinue e da retribuzioni sempre più orientate allo sfruttamento.

Di questa precarietà lavorativa la grande distribuzione, le grandi imprese ne hanno fatto il loro cavallo di battaglia, sapendo di poter fare il bello ed il brutto tempo contando su centinaia di migliaia di disoccupati che pur di lavorare sarebbero disposti ad accettare condizioni retributivi e normative sempre più al ribasso.

Se poi a tutto ciò ci aggiungiamo anche il flusso migratorio ci si rende conto di come effettivamente saremo costretti a convivere il nostro futuro con appiattimento della ricchezza pro capite. Attenzione non è una distribuzione più ampia della ricchezza disponibile a più individui, in quanto l’incremento dei posti di lavoro non sarà proporzionale alla diminuita capacità reddituale. Il differenziale dell’appiattimento retributivo continuerà ad ingrossare le capacità finanziarie dei detentori del potere economico.