Una visita al Partenone per non dimenticare e per assumere un impegno

Come ho avuto modo di scrivere nelle prime pagine, una tappa obbligata ogni qualvolta mi reco ad Atene è l’Acropoli.  Come se qualcosa d’inconscio m’imponga di salire su quel dirupo per poter ammirare ancora una volta, quello che decine di volte è stata la meta del mio peregrinare ateniese.  Un vero e proprio rito, quasi avessi fatto un voto.  Non solo, ogni qual volta arrivo alla periferia di Atene, ritornando dopo un certo periodo di tempo, vado subito cercando l’angolo in cui, anche se da lontano, possa ammirarla.  Non è per me un rudere o un reperto archeologico, è qualcosa di più. 

E’ come se fosse  un mio caro parente, un componente della mia famiglia, a cui sono molto legato e che non vedo l’ora di riabbracciare. Rivedendolo, anche se da lontano, so che  mi sta aspettando e sventolando la bandiera greca mi sta salutando. E’ un rapporto speciale che c’è tra di noi. Mi colpì sin da quella lontana estate,  quando mi ci portò mia cugina e forse la sua manifestazione d’affetto nei miei confronti,  fece diventare quel momento un dolcissimo ricordo, un impatto positivo, un’influenza magnetica, che in quel momento legava me a mia cugina e tutti e due all’Acropoli di Atene.   

Oramai la conosco bene,  o forse sarebbe meglio dire che ci conosciamo molto bene. Sono certo che nella sua falsa freddezza dei suoi marmi, delle sue pietre,  c’è un cuore pulsante, di cui solo chi come me è riuscito ad amarla,  può percepirne i suoi battiti. Una volta saliti al suo cospetto, si ha una sensazione straordinaria di pace, avvolti da una luce più intensa e dove anche i colori sono più dettagliati. Il sole è quasi sempre lì a darle dei riflessi dorati, quasi volesse accarezzarla, coccolarla,  ed è come se ti volesse seguire, per farti ammirare la sua bellezza, illuminando ogni angolo della sua maestosità.  Sono certo che il sole e la luna, avendo constatata la meravigliosa bellezza di questo  manufatto, opera dell’ingegno e della capacità di saper esprimere al meglio la bellezza, hanno stipulato con lei un patto di reciproca collaborazione.  Proprio così, perché se è pur vero che il sole e la luna ne completano la sua sublime bellezza, è anche vero che,  il sole e la luna, attraverso il Partenone appaiono ancora più belli. 

E’ questa dell’Acropoli una delle espressioni più alte della capacità artistica, architettonica ed ingegneristica dell’uomo, ispirata a quei valori che oggi rappresentano la nostra tradizione culturale. Né possiamo tacere che quest’opera d’arte, simbolo del pensiero democratico dell’uomo, sia stato voluto anche per onorare una divinità.  Un dono d’amore dedicato al proprio credo religioso, in onore del proprio Dio, quasi un morboso attaccamento,  che pare si sia tramandato da padre in figlio sino ai giorni nostri, risultando ancora oggi,  il popolo greco, tra i più attaccati alla loro dottrina religiosa tra tutti gli stati d’Europa. 

A tutto ciò segue una nota dolente. Come penso tutti sapranno una grande quantità di reperti che adornavano il Partenone furono sottratti. Più precisamente   15 metope, 56 bassorilievi di marmo e 12 statue,  quasi l’intero frontone ovest, che raffigura lo scontro tra Atena e Poseidone, oltre a una delle sei cariatidi del tempietto dell’Eretteo. Furono  trafugati fra il 1802 e il 1811 da Lord Thomas Bruce Elgin, allora ambasciatore britannico presso la Sublime Porta, e venduti al British Museum nel 1816 per 35mila sterline oro dell’epoca. I marmi costituiscono i capolavori di Fidia e di altri maestri del tempo e si trovavano originariamente all’interno del tempio di Atena Parthenos (il Partenone, appunto), gioiello dell’Atene del V secolo a.C., voluto da Pericle per testimoniare la grandezza della città.

E’ in corso da decenni il braccio di ferro del governo ellenico con il British Museum di Londra per ottenere finalmente la restituzione di quei capolavori. Quello che riesce difficile da comprendere è l’ottusità inglese a perseverare nel suo diniego. Nonostante da tempo si siano costituiti dei vasti e forti movimenti culturali in tutto il mondo, che intimano al British Museum di procedere alla restituzione, questo resta inamovibile sulla sua ferrea e decisa posizione di respingere al mittente ogni richiesta. Una ulteriore prova di arrogante stupidità utile solo a generare irritazione e  rancore verso tutto il mondo culturale e politico inglese

Il Partenone di Atene

Figura 47 Atene l’Acropoli – foto anni del 1936 archivio di famiglia

Molte sono le motivazioni per cui i marmi del Partenone dovrebbero essere restituiti; ne cito le quattro più importanti:

  1. Perché il monumento cui i Marmi appartengono è il Partenone che si trova ad Atene.
  2. Perché ad Atene i Marmi saranno esposti vicino al Partenone ed in vista del tempio, e il visitatore potrà avere finalmente un’immagine completa del tempio.
  3. Perché i Marmi costituiscono una parte inalienabile del monumento, simbolo della civiltà greca classica. La restituzione dei Marmi del Partenone ricomporrà l’unità della decorazione e la coesione architettonica del monumento.
  4. Perché gli inglesi hanno l’obbligo, non solo con la Grecia ma col patrimonio culturale di tutto il mondo, di ricomporre il suo simbolo, il Partenone, che è anche l’emblema dell’UNESCO.

Per doverosa correttezza riporto qui i motivi per cui il British Museum non intende procedere alla restituzione dei marmi:

  1. l’impossibilità da parte del governo greco di provvedere ad luogo altrettanto adatto che sia in grado di conservarli, preservarli e renderli fruibili se trasferiti;
  2. che se Elgin non li avesse trasportati in Inghilterra, le sculture sarebbero andate distrutte;
  3. la restituzione rappresenterebbe un precedente unico per il ritorno di altre opere d’arte.

Tre punti che, senza esser tacciato di campanilismo gratuito, evidenziano la tradizionale arroganza inglese da una parte e lo scarso peso diplomatico  della politica estera del governo greco, dall’altra che non mi pare abbia fermamente protestato nelle sedi competenti soprattutto in riferimento al fatto di non essere in condizioni di saper preservare e custodire le opere d’arte in contestazione.

Ho voluto dedicare  queste pagine al Partenone di Atene, per esprimere un sentimento di amore verso questo monumento che non  appartiene al popolo greco ma a tutta l’umanità, e per partecipare a consolidare quella sensibilità necessaria che possa finalmente mettere alle corde, non solo il Brtitish Museum, ma tutta l’opinione pubblica e politica inglese e si possa un domani rivedere il Partenone così com’era oltre due secoli fa.    

Tratto dal mio libro “Dalla guerra civile ai colonnelli”.