L’apatica indifferenza, la vera crisi di un Paese

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Non c’è giorno che la cronaca non sia interessata da qualche suicidio, quale ultimo atto di disperazione, di chi perduto il lavoro o la propria azienda, non credendo e non vedendo all’orizzonte nessuna ipotesi di futuro, scegli la strada di togliersi la vita. Non si tratta più di qualche estemporaneo caso isolato di qualche sconsiderato o instabile di mente, contemplato dalle solite statistiche. Oggi purtroppo assistiamo ad un vero e proprio fenomeno, che denota non tanto la crisi economica e finanziaria che imperversa nel nostro Paese,



quanto l’incapacità di uno Stato e di un popolo di poter dare il minimo aiuto a chi si trova in seria difficoltà, pur avendo lavorato onestamente per tutta una vita. E’ questo il vero dramma nel dramma. E’ l’indifferenza politica, l’apatia di un popolo che narcotizzato da un ventennio di squallore etico e morale non riesce a svegliarsi. Milioni e milioni di persone oggi somigliano a tanti pappagalli appollaiati sui loro trespoli, oramai rassegnati a vivere nello spazio di pochi centimetri.



La gente in effetti pare che non riesca più a vedere oltre un palmo del proprio naso. Non riesce a percepire e a capire la drammaticità che ha investito il nostro vivere quotidiano. Pare abbia accettato con supina rassegnazione di vedere i propri figli senza un futuro, dove simbolo di questa, che dovrebbe essere la più bella età della vita sarà ricordata quale il periodo della disoccupazione e del precariato. Un vero schiaffo in faccia alle nuove generazioni che anch’esse e non riesco a capirne il perché, anche queste sedute su se stesse. Non reagiscono, subiscono, come se il tutto fosse giusto che andasse in questo modo.



Quasi non ce ne fregasse nulla dello scempio che è stato fatto della ricchezza pubblica, di tutti quei milioni e miliardi euro sprecati per non dire altro. Quasi insignificanti e senza alcun peso le oramai quotidiane indagini da parte della magistrature che giornalmente scovano nuove corruzioni e clientelismi. Come se il tutto non ci appartenesse.



Ci chiederanno tra poco di consegnare loro anche le ultime mutande che ci sono rimaste, senza che la classe politica abbia fatto un pur minimo passo in dietro, e  noi, invece, eseguiremo come tanti pecoroni in fila alla mercede di una politica che altro pare non essere che un loro business personale.



E’ inconcepibile come il popolo italiano riesce a somatizzare con indifferenza atavica tutto quello che di brutto sta succedendo. E’ straordinariamente preoccupante l’immobilismo verso un sistema che sta letteralmente bruciando anni e anni di lavoro dove fiumi di denaro pubblico vengono sprecati o addirittura rinvenuti in investimenti in diamanti, gioielli, o depositati chi sa dove. Ancora peggio, l’arroganza con cui, proprio coloro che avrebbero dovuto tutelare gli interessi della propria gente, provenendo proprio dai ceti più bassi, che più degli altri, avrebbero dovuto tutelare le fasce più deboli della popolazione, si stanno contraddistinguendo in questo sport preferito e nazionale del clientelismo e corruzione. Case regalate, ristrutturate, affitti da svariate migliaia di euro, vacanze da nababbi in paradisi tropicali, sono oggi il luogo comune della politica. E il popolo italiano cosa sta a fare? DORME. Ecco che ancora una volta i vecchi proverbi ritornano ad essere di grande attualità come quello che recita: chi dorme non prende pesci. Forse che questo nostro popolo stia aspettando il moltiplicatore di pani e di pesci di turno?  

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