Riflessioni sull’anno che volge al termine: l’anno della rassegnazione e dell’abbandono della speranza

GIOCO DELLE TRE CARTE

Tra poche ore anche quest’anno verrà archiviato tra i nostri ricordi.  Un anno sostanzialmente piatto, uno di quelli che ha attraversato le nostre esistenze con implacabile indifferenza e apatia, quasi non vedesse l’ora di uscire di scena.  Sotto il profilo politico ed economico qualcuno l’ha definito rivoluzionario, una personale valutazione fuori da ogni riferimento con la realtà, è la mia opinione. Di rivoluzionario io non ci ho visto assolutamente nulla, anzi al contrario,  ritengo che si sia posta in essere una vera e propria involuzione sociale dove l’unica cosa certa, oramai conclamata, laddove ce ne fosse ancora bisogno,

 è che gli aspetti sociali di un popolo sono subordinati al potere volitivo della finanza. Una rivoluzione io l’avrei auspicata soprattutto nei rapporti di politica economica internazionale,  che ha invece palesato una maggiore concentrazione di egoismi esasperati e dove solidarietà e cooperazione sono state letteralmente messe all’angolo.  

E’ stato anche questo l’anno della crisi, dove tutti gli indicatori hanno fatto registrare una costanza di performance negative, dove il sistema finanziario ha continuato a macinare utili su utili, mentre la disoccupazione ha toccato quasi il 14% e la riduzione del PIL ha prodotto una ecatombe nel settore manifatturiero e commerciale. La borsa italiana, nella sua media generale ha fatto segnare comunque un modesto +1%, e il sistema bancario quest’anno elargirà ai suoi azionisti delle soddisfacenti cedole.

Purtroppo io lo definirei l’anno dei paradossi, delle incongruenze, delle promesse mancate, della corruzione invasiva e devastante, del clientelismo becero e spudorato, ma anche della rassegnazione e dell’abbandono della speranza, ritrovandoci nel mezzo di un’area deserta, dove non c’è più il sogno che girato l’angolo qualcosa potrà cambiare.

Un anno questo che volge al termine dove la crudeltà dell’uomo ha fatto segnare traguardi ambiziosi, esaltando eventi e avvenimenti dove il valore della vita dell’uomo è stata riportata ai tempi della preistoria. Una crudeltà ovviamente figlia dell’odio,  che in questo si è,  giorno dopo giorno,  alimentata e rafforzata, grazie all’imbecillità delle fantomatiche strategie geopolitiche,  dove ancora sono in tanti a credere che la democrazia si possa e si debba esportare con le armi.  Un concetto o meglio una tesi consolidata e regolarmente registrata nei manuali di diplomazia internazionale  a uso e consumo dei soliti interessi che nulla hanno a che fare con la democrazia e con la ricerca della pace tra i popoli.  Se i conflitti bellici e le guerriglie in corso, sparse per tutti i continenti della terra, sono in continuo aumento ( vi invito a consultare il sito dell’ONU per riscontrare quanto anzidetto)  lo dobbiamo al fatto che  la ricerca della mediazione e della pace è solo una farsa.  E’ chiaro che la gente non spera più nel domani, in quanto oramai rassegnata a non contare più nulla, ritenendosi  un semplice strumento di consumo e di utilizzo di beni e servizi, non più regolati da un mercato libero ma dal monopolio egoistico e crudele di chi del prossimo ha avuto sempre una scarsa considerazione umana.

E’ l’anno in cui anche quei pochi a cui avevamo riposto una se pur marginale fiducia,  ci hanno deluso,  pur di favorire o assecondare il volere del nuovo Dio, il denaro.  Anche il nostro grande Papa Francesco che ha folgorato la sua gente con i suoi gesti di cristianità da decenni dimenticati dai suoi predecessori, per lo più cultori di edonismo personale, ha evitato d’incontrare il Dalai Lama, per non suscitare le ire dei cinesi. Ci sarebbe da dire: non c’è più religione!

E’ stato l’anno in cui ha tenuto banco la politica finanziaria di rigore, ovvero dei tagli ai servizi sociali, non ai detentori del potere politico e dello spread  (il differenziale tra i nostri bond decennali e quelli tedeschi)  che proprio ieri è sceso ai minimi storici di quest’ultimi 15 anni. Un dato che avrebbe dovuto rappresentare una ripresa economica sostenuta  da diminuzione della disoccupazione, incremento della produzione e delle esportazioni, invece no. Più i dati macroeconomici volgevano al peggio più lo spread scendeva a nostro favore.  Attenzione, non sono contrario a questa discesa dello spread, che costituisce un pagamento sempre più basso degli interessi sul debito pubblico, è invece questa strana discordanza, un vero e proprio paradosso, come se una banca continuasse a far credito a una azienda decotta oramai ad un passo dal portare i registri in tribunale.

Sono queste incongruenze,  artatamente spacciate per ottimismo, se non addirittura ritenute rivoluzionarie,  peraltro assecondate da un sistema non più reattivo, lo definirei assimilabile a quello del ventennio fascismo, dove se il capo dice una cosa, questa non è contestabile. L’assonanza e il riferimento al periodo fascista non è casuale, visto che proprio in quest’anno il governo Renzi , le poche cose che è riuscito a malapena a realizzare sono state tutte orientate ad una riduzione dei diritti dei cittadini e dei servizi sociali. Il tutto spacciato e strombazzato come innovativo, rivoluzionario, addirittura il nostro premier aveva coniato il suo motto: rivolterò il Paese come un calzino.  Per ora quello che osservo tra la gente comune, quella priva di paracadute,  quali vitalizi o sostegni politici ad personam,  di rivoltato hanno il cappotto,  non avendo più i soldi per acquistarne un altro.  Se a questo, come ho già detto prima, ci mettiamo il sistema finanziario che in tutto ciò ci gode, e tutta questa pletora di politici da quattro soldi, dove il malcostume è la norma,  prima o poi questo paese sarà veramente rivoltato come un calzino, ma non sarà Renzi a farlo, ma tutta quella gente che prima o poi uscirà fuori da questa sorniona apatica indifferenza.

Che anno grigio, dove di buono non è successo proprio nulla e dove, secondo il mio avviso, è stato posta in essere una poco edificante quanto subdola presa in giro della povera gente, ovvero quella di aver promesso giorno dopo giorno la soluzione di tanti problemi, nella consapevolezza che le difficoltà in essere non avrebbero mai potuto consentire la realizzazione di tali promesse, consentendo oggi,  a più parti di definire il nostro premier il Pifferaio magico. Io spero che ciò si possa ribaltare al più presto, e che le promesse possano essere esaudite, in quanto  l’attuale classe politica ha già distrutto la ricchezza di questo nostro paese, e non vorremmo che questo pifferaio ci porti anche una moltitudine di topi che potrebbero appropriarsi di quel poco di companatico rimastoci.

Aspettiamo come ogni 31 dicembre l’arrivo del nuovo anno, fiduciosi e speranzosi che la prosperità e la felicità sia dietro l’angolo, cosa che in cuor mio sinceramente auguro a tutti italiani di buona volontà, anche se sono certo che voltato l’angolo ci troveremo quanto prima nel bel mezzo di una bella piazza turbolenta, arrabbiata e dispettosa che probabilmente verrà denominata: Grecia.   

        Pompeo Maritati       

1 pensiero su “Riflessioni sull’anno che volge al termine: l’anno della rassegnazione e dell’abbandono della speranza”

  1. Ottima disamina. Forse un tantinello pessimista. Io spero che la gente cominci a prendere conscienza e conoscenza, partecipando un pò più attivamente alle sorti di questa bella Italia. certo scrollarci di dosso questi farabutti di politici non sarà facile. Un pò più di fiducia da parte di tutti e le cose potrebbero cominciare ad andare meglio. per ora faccio i complimenti per queste belle e interessanti pagine. Piero

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