Economia: siamo il paese dei balocchi o del bengodi?

L’onda lunga di una ripresa economica da oltre un anno percorre in lungo e in largo l’Europa, favorita da un allegro andamento che sta caratterizzando positivamente vaste aree medio orientali. Anche se la Cina continua a destare qualche preoccupazione, visto che la sua crescita si è ridotta a poco più del 6% (bazzecole per chi era abituato a crescite a due cifre) il mondo sembra tirare un respiro di sollievo, ritenendo a ragion veduta, di essersi messo dietro le spalle la crisi che dal 2007-2008 che ha notevolmente condizionato lo sviluppo economico e soprattutto sociale. Non toccheremo in questa sede l’argomento che  sta influenzando, in termini allarmistici,  l’andamento dei mercati finanziari, costituito dalla scellerata idiozia di alcuni capi di stato che pare stiano perdendo il lume della ragione.

I dati scodellati dai vari istituti statistici volgono al bello, stando all’euforica presentazione fatta soprattutto dai mass media, oramai totalmente filo governativi, appiattiti “ventre terra” al manovratore di turno. Dico questo, non tanto per lamentare il servilismo mediatico, che penso abbia raggiunto livelli di seria preoccupazione per una vera informazione democratica, quanto per il modo come questi dati vengono interpretati, o peggio ancora artatamente presentati.  Un dato positivo è tale se il contesto a cui fa riferimento presenta riferimenti altrettanto positivi, altrimenti potrebbe rappresentare il travaso di dati che hanno invece inciso negativamente su altri settori analoghi o complementari a quello preso in esame.

Dato positivo di questi ultimi pochi mesi la crescita del PIL, addirittura adesso ipotizzato a circa l’1,5%.  Un dato straordinario che dovrebbe renderci più tranquilli,   finalmente una inversione di tendenza che “spero” non vada a premiare solo le masse finanziarie gestite dalla lobbie della finanza, ma che si tramuti in posti di lavoro, aumento della produzione, apertura di nuove attività commerciali e industriali e recupero di una politica sociale oramai quasi inesistente. E’ proprio questo il punto.

Quanto di tutto ciò sta avvenendo?

Quale marchingegno governativo è stato capace di mettere in moto tutto ciò? Io non ne ho visto nemmeno l’ombra, anzi, penso che nemmeno il governo sappia di cosa sto parlando, visto che di programmazione in materia di sviluppo economico,  attraverso  il Capo del Governo ombra, tale Matteo Renzi, ancora oggi si ostinano caparbiamente a dire che se le cose stanno andando bene è grazie alle loro politiche sul lavoro.  Quando fanno queste dichiarazioni mi verrebbe di chiamare il 118 psichiatrico.

La BCE da circa tre anni sta stampando carta stracca a tutto spiano. Mensilmente butta sul mercato bancario nuova carta moneta (carta straccia) per non meno di 60 miliardi di euro che vengono utilizzati per la maggior parte per l’acquisto di titoli di stato. Una manovra a suo tempo resasi necessaria perché altrimenti i rendimenti dei titoli pubblici italiani e spagnoli sarebbero cresciuti a dismisura creando le condizioni utili per rimettere in gioco la credibilità dell’euro.

Questo pompaggio di euro virtuali è stato ben sfruttato e utilizzato da molti governi europei, i cui gestori si sono rivelati un po’ più attenti e sicuramente professionalmente più preparati, oltre che corretti dei nostri, motivo per cui molte economie di stati europei hanno avuto dei benefici. Noi invece no. Una economia interna asfittica, una carenza di progetti strutturali per favorire soprattutto la media e piccola impresa, politiche sul lavoro confusionarie e contradditorie, un’assenza di vere norme anti corruzione, vero freno allo stimolo produttivo e agli investimenti dell’estero, ci hanno  tenuto al palo.

Nel corso di quest’anno, dopo aver insabbiato la crisi del sistema bancario gravato da sofferenze per oltre 300 miliardi di euro, previa immediata disponibilità governativa a  soccorrerla con i soldi dei cittadini, tutto ad un attratto l’economia comincia a galoppare. Si susseguono dati sempre più confortanti ed entusiastici. Cresce il PIL, diminuisce la disoccupazione e ciliegina di questi ultimi giorni diminuisce il debito pubblico.

Cos’è successo? Il governo Renzi prima e il governo Renzi oggi (perché ritengo giusto dare a Cesare quel che è di Cesare e il governo Gentiloni altro non è che quello di Renzi, sfido chiunque ad asserirne il contrario) nulla hanno fatto, aldilà delle bugie che ci hanno raccontato per dare una sterzata al paese. Quindi se qualcosa si è mossa è da ritenersi in termini di alchimia finanziaria, per effetto di una serie di operazioni di maquillage di bilancio, per lo più rappresentato dalla gestione dei titoli di stato e da manovre nell’ambito delle società partecipate dal tesoro.

La consultazione elettorale politica si sta avvicinando. Renzi ha estremo bisogno di ricrearsi quella verginità perduta nel modo più imbecille (lo scrive chi lo ha votato due volte alle primarie – ho anch’io  i miei scheletri nell’armadio) e l’unico modo è rappresentare una Italia dove tutto va bene e che i gufi sono una categoria la cui caccia dovrà essere estesa per tutto l’arco dell’anno.  

Che il politico di turno ci venga a raccontare le sue fiabe, a rappresentarci il paese dei balocchi o quello del Bengodi, posso anche capirlo, quello che non capisco dov’è finita la vera informazione.

 

 

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