Alla politica preferiamo Facebook o Twitter  

L’evoluzione o meglio la rivoluzione mediatica avvenuta grazie ai social network ci ha fatto ipotizzare scenari di grande partecipazione delle masse, alle problematiche sociali e politiche. Poter finalmente e liberamente dialogare con chiunque, standosene comodamente seduti a casa propria, rappresentava un vero e proprio cambiamento, dove la comunicazione e la condivisione di notizie e di idee avrebbero viaggiato alla velocità della luce.

Tutto vero. I nuovi social network annoverano miliardi di iscritti. Le loro piattaforme sono sempre più complete e accessibili. Ci si può scambiare di tutto, dalle foto ai video, ci si può videochiamare, il tutto gratuitamente.  Addirittura molta gente pare che preferisca dedicare il proprio tempo libero più a chattare chiuso in casa, che frequentare gli amici fuori. E’ sorta una specie di dipendenza mediatica dove il virus di Facebook o di Twitter pare stia contagiando milioni e milioni di persone.

Tutto ciò dovrebbe farci presupporre una maggiore partecipazione alle problematiche politiche e sociali del nostro paese o di quanto sta avvenendo in giro per il mondo. Dovremo ipotizzare che molti internauti s’informino, partecipino alla politica quotidiana del loro paese. Invece no. Paradossalmente, per certi versi, possiamo asserire che vi era una maggiore partecipazione alla cosa politica, nei decenni precedenti, quando internet non esisteva. Oggi, soprattutto i giovani, rifuggono dalle problematiche politiche, se ne disinteressano al punto tale da non essere al corrente e pertanto incoscienti della realtà difficile che stanno vivendo.

I giovani non s’informano più, cazzeggiano. Passano ore e ore a chattare  e a scambiarsi messaggi con il telefonino senza preoccuparsi minimamente di ciò che sta accedendo loro. Scorrendo l’home page del proprio profilo personale, in questi social network, ci si accorge delle innumerevoli sciocchezze, banalità, stupidità che la fantasia, anche dei meno giovani, riempiono prepotentemente queste pagine.

Ci si lamenta se in qualche circostanza rileviamo una eventuale invasione della nostra privacy, per poi spiattellare sul nostro profilo  cosa abbiamo mangiato a mezzo giorno, con tanto di foto delle pietanza. E cosa dire della divulgazione di foto personali, dei propri familiari, dei propri amici e soprattutto di minori. Immagini di ogni genere e per ogni occasione, in poche parole la propria vita divulgata in tutti i minimi particolari sul web. Basta scorrere un profilo personale per capire e sapere tutto di costui o costei. Se poi entriamo nel vivo delle discussione, allora la fantasia è straordinariamente orientata al banale quasi demenziale, e quanto più il livello degrada verso l’imbecillità, tanto più si attira il gradimento di tanti frequentatori.

Per fortuna di tanti in tanto incocci in qualche profilo un po’ più serioso, ma poco frequentato, bistrattato, dimenticato. Vi è un generale appiattimento verso il basso del livello culturale della gente che pare rifugga dalla partecipazione a discussioni un po’ più culturalmente elevate. Penso che la dilagante delusione verso la politica, nonché l’assuefazione, scaturisce dalla constatazione  di non contare più nulla in un sistema dove la classe politica e dirigente pare essersi concretamente dimenticata del cittadino, fatto questo che ha accelerato il processo di allontanamento, motivo per cui alla fine della giostra, il cittadino medio ritiene che la politica altro non sia che un male da evitare. Solo che così facendo, questa apatica indifferenza, sta facendo esattamente il gioco voluto da chi oggi tira le redine del paese, consentendogli di fare il proprio comodo, di legiferare a proprio piacimento,  a volte a dispregio della gente.

Se quanto detto sopra può essere inteso quale attenuante generica, ciò non toglie che nel suo complesso queste nuove piattaforme multimediali di comunicazione hanno non poco contribuito ad abbassare il livello culturale della massa.

Lascia un commento