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La “Demonetizzazione” un valido strumento per combattere l’evasione fiscale: ma all’EU non piace

Uno, anzi il più grande dei problemi che frena e condiziona la crescita reale del nostro paese è l’evasione fiscale, tutto ciò che economicamente e finanziariamente definiamo “in nero”. Una piaga sociale che caratterizza in negativo la capacità economica e soprattutto politica di saper o peggio ancora di voler affrontare il problema. Sono trascorsi decenni, i numerosi  governi che si sono susseguiti non hanno mai affrontato con rigore l’evasione. Forse perché il “nero” tanto vilipeso, fa comodo e vi parrà paradossale, definirlo un regolatore sociale non indifferente. Tanta gente, manovalanza in genere, più o meno specializzata, offre i loro servizi a prezzi scontati in quanto non devono fare alcuna dichiarazione dei redditi, ne tanto meno emettere fatture. Questa, che comunque è una iniquità, nei confronti di coloro che operano alla luce del sole nel rispetto delle regole,  ha il potere di calmierare i prezzi e di consentire a disoccupati cronici di sbarcare il lunario senza allargare la fascia di contestazione alle logiche politiche del governante di turno. Stranamente, come abbiamo visto, sotto sotto, possiamo asserire senza voler essere favorevoli ad una illegalità, che questa non è poi tanto malvista. Adesso attaccatemi pure, con il solito ipocrita perbenismo di facciata, purtroppo la realtà è questa, da una parte tante bellissime frasi e buoni propositi per combattere l’evasione e poi nulla di concreto.

Per contrastare questo fenomeno, cercando di restringerlo, esiste un sistema che in genere da buoni frutti: “La Demonetizzazione”.

Uno degli obiettivi principali della Demonetizzazione è ritirare senza preavviso dalla circolazione tutte le banconote da uno o due tagli tra i più usati dalla popolazione,  e concedendo solo un breve periodo di tempo per convertirle in tagli di quello nuovo. Ciò dovrebbe consentire di sradicare l’evasione distruggendo la ricchezza accumulata grazie al mercato nero: tutti i cittadini che non fossero in grado di spiegare la provenienza del denaro, non avrebbero potuto convertirlo nelle nuove banconote.

E’ chiaro che una buona fetta del nero cercherà di aggirare l’ostacolo pagando una piccola tangente a chi potrebbe ridare legalità a questa dubbia liquidità. Ma sicuramente rappresenterebbe un deterrente non da sottovalutare.

A questo sistema, complicato da applicare da noi in Italia, in quanto appartenenti all’area euro e quindi non più indipendenti sotto il profilo della circolazione monetaria, dovrebbe affiancarsi una forte incentivazione alle transazioni digitali, ovvero all’uso della moneta elettronica.

Un aspetto quest’ultimo molto controverso qui da noi in Italia, risultando noi italiani tra coloro che meno degli altri ne fanno uso. Non certo per idiosincrasia verso le carte di credito, bancomat ecc. quanto per il fatto che da noi i costi sulle transazioni elettroniche scontano costi tra i più alti nel sistema bancario mondiale. Si, purtroppo, la realtà addirittura ci porterebbe più a ritenere indifferibile un intervento governativo a favorire una riduzione dei costi dei servizi bancari, onde favorirne l’utilizzo.

La Demonetizzazione è stata applicati in alcuni stati, come l’India, e i risultati, stando alle analisi economiche e finanziarie, sono ritenuti alquanto soddisfacenti.

Forse per il principio che il “nero” sotto sotto non è ritenuto quella bestia nera da combattere a viso aperto, eventuali ulteriori rimedi al suo soffocamento vengono al momento abbandonati.   

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