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Scontro PD Bankitalia: perché l’istituto di vigilanza tace?

Da alcuni giorni imperversa la notizia dello sgambetto di Renzi fatto a Visco, Governatore della Banca d’Italia. Una manovra elettorale per alcuni, una ingerenza nell’autonomia dell’istituto di vigilanza del sistema bancario italiano, per altri. Un intervento per meri fini elettorali, del solito guascone fiorentino, che addebita a Bankitalia il difetto nella vigilanza su quelle banche che hanno presentato un conto salato allo stato, lasciando in brache di tela qualche centinaio di migliaia di risparmiatori.

 Quello che mi stupisce più di tutto è il silenzio di Visco e dei vertici di Banca d’Italia, che pubblicamente offesi, denigrati nel loro ruolo istituzionale di primaria grandezza, tacciono. Strano che non abbiano sentito il dovere di intervenire in loro difesa. Perché? Forse perché se parlassero potrebbero far scoprire qualche alterino in cui la commistione tra politica e finanza non è stata del tutto trasparente, e in questa fase delicata di preparazione del terreno alle elezioni politiche, potrebbe alla fine risultare sconveniente a molti? Una cosa è certa, che Bankitalia offesa nella sua dignità operativa e istituzionale al momento tace. So di certo che se io, cittadino comune, avessi fato le affermazioni di Renzi, peraltro sostenute da buona parte del PD, il giorno dopo mi sarei già trovato querelato per diffamazione.

Alla luce di quanto successo nel sistema bancario italiano, è ovvio che il cittadino comune nutra sospetti atroci   sulla gestione allegra di alcuni istituti non trascurando, oltre l’eventuale scarsa vigilanza, probabili interessi riconducibili a soggetti politici, fatti questi, se veri, sarà  la magistratura che acclarerà, ammesso che i fatti non cadano nella solita prescrizione. Da non trascurare l’ipotesi che i nuclei interni di controllo dell’istituto di vigilanza, abbiano  regolarmente individuato e segnalato anomalie comportamentali dei vari consigli di amministrazione delle banche in dissesto,  e chi invece, avrebbe dovuto porre in essere i necessari provvedimenti, ha preferito nascondere il tutto sotto il tappeto).

Ma se quanto anzidetto dovesse corrispondere a verità, perché Renzi ha scelto la strada della sfiducia? Era certo che Banca d’Italia sarebbe stata zitta? Oppure ha qualche asso nella manica per cui l’istituto di vigilanza preferisce restare in silenzio subendo la gogna mediatica dei filo renziani?

Sta di fatto che comunque vada a finire la vicenda, le banche in dissesto ci stanno costando una barca di soldi, dopo aver bruciato i risparmi di una vita di migliaia di risparmiatori, e la cosa più atroce, più insopportabile è che dopo il danno c’è anche la beffa, in quanto sin’ora tutti gli amministratori delle banche incriminate sono al loro posto, non hanno pagato nulla e sotto gli occhi di tutti stanno occultando tutti i loro averi in caso di eventuale condanna a risarcire il danno commesso.

E’ questo quello che io addebito di più alle politiche poste in essere da Renzi, in quanto negli anni del governo (governo Gentiloni compreso) si è trasformato da rottamatore degli abusi e soprusi, a moralmente complice, visto che in questi anni, pur dilagando l’illegalità, non ha posto in essere i necessari rimedi per combattere corruzione, concussione, bancarotta fraudolenta e falso in bilancio.

Aldilà di quanto sin qui detto, a titolo personale, pur non nutrendo simpatie per Renzi, ritengo appropriata la sua interferenza, in quanto sempre e comunque, in buona o cattiva fede, Banca d’Italia, titolare unica, esclusiva e indipendente della vigilanza sul sistema bancario, avrebbe dovuto individuare, accertare, e denunciare, non solo alle autorità governative a titolo riservato ma a tutta la nazione, visto che il controllo in oggetto è di fondamentale importanza per la sua credibilità.

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