Il risparmio degli italiani

A fronte di un debito pubblico di 2300 miliardi, il risparmio privato, paradossalmente, supera i 4000 miliardi

Il grande paradosso dell’economia italiana, che peraltro è uno degli elementi che continua a frenare la ripresa economica, è constatare che, mentre l’apparato pubblico continua inesorabilmente ad aumentare il suo debito, nonostante il continuo degrado della qualità e quantità dei servizi pubblici, il risparmio privato degli italiani, quello disponibile in titoli di stato, polizze assicurative, azioni, fondi comuni e conti correnti ha superato la soglia dei 4000 miliardi.

Un traguardo che vede l’Italia prima in Europa in termine di risparmio pro capite di circa 65.000 euro, contro i 63.000 di Francia e Germania e di 40.000 della Spagna. Una situazione statistica deprimente e socialmente preoccupante, in quanto stando alla elaborazione di questi dati, da parte di società specializzate nell’analisi finanziaria, si evince che oltre il 50% dei 4000 miliardi di risparmio sono detenuti da solo il 10% della famiglie italiane. Una concentrazione di ricchezza che dalla crisi del 2007 è andata paradossalmente sempre più aumentando.

La preoccupazione derivante da una crisi profonda, quale quella che abbiamo vissuta negli ultimi dieci anni, ha sterilizzato il mercato. I detentori di liquidità monetaria hanno preferito tirare i remi in barca e vedere gli effetti che produceva questa crisi, soprattutto nelle fasce più deboli della popolazione, peraltro più esposte alla recessione per effetto delle politiche fiscali e sociali che per nulla hanno inciso negli strati più agiati.  Questa tesaurizzazione del risparmio ha ulteriormente contribuito a frenare l’economia, venendo a mancare il fondamentale propulsore. Le banche a loro volta hanno stretto i cordoni del credito, prese come erano e come lo sono ancora da una montagna di crediti in sofferenza, determinando così la stagnazione di questi ultimi anni, diventata la vera protagonista della nostra economia, con risultati tra i peggiori di tutti gli altri stati dell’Unione Europea.

Oggi il risparmio privato risulta addirittura superiore a quello di pre crisi, doppio del Prodotto Interno e Lordo e del debito pubblico corrente, un aspetto questo che dovrebbe farci riflettere sulle dinamiche distorsive di una finanza che ha saputo egregiamente, intelligentemente e furbescamente, dimostrarci che proprio in periodi di crisi riesce a fare colossali utili.

Rammento che negli Stati Uniti nel 2011, anno di maggiore crisi economica, la lobbie della finanza hanno realizzato la più grande mole di utili della storia.

Tutto ciò dovrebbe farci presupporre, aldilà dell’aspetto iniquo della distribuzione della ricchezza nel nostro paese, una certa tranquillità di fronte alle future turbolenze finanziarie, visto che il nostro debito pubblico pare ampiamente garantito da tanta liquidità disponibile. Invece no, perché trattasi di ricchezza in mani a poche famiglie, esperte e conoscitrice del mondo della finanza che non esiterebbero, come già lo hanno fatto tante nostre grandi aziende, a delocalizzare, non solo la produzione e le sedi fiscali e sociali, ma anche a trasferire la liquidità di cui stiamo parlando con un solo clic, lasciando come al solito, anche in virtù di politiche governative poco “socialmente utili” la povera gente con il cerino in mano.

Infine non è sbagliato affermare che le politiche non solo nazionali, in questi ultimi anni sono state orientate a premiare la finanza, arrivando al punto di sostenerla anche quando sbagliava, addossando e facendo pagare i suoi errori speculativi, alla parte più debole del paese. I piccoli risparmiatori, le medie e piccole aziende, i lavoratori e i pensionati hanno visto in questi ultimi 10 anni perdere un notevole potere d’acquisto, non per delle calamità naturali ma per delle calamità di ordine finanziario, propiziate e sostenute da una classe politica mondiale oramai vittima del loro strapotere della finanza. In fine il mio pensiero va a quel qualcuno, qui in Italia, che in questi giorni, in cui è già in corso la campagna elettorale, ha asserito che loro operano nell’interesse del paese e non entrano nelle stanze della finanza. Un’affermazione da una parte falsa, in quanto non è vero che non frequentano le stanze della finanza, dall’altra invece una preoccupante riflessione, in quanto se avessero veramente frequentato le stanze dei poteri della finanza, nell’interesse del popolo italiano, forse si sarebbero accorti di cosa stava succedendo nel sistema bancario.

 

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