Elezioni Regionali Siciliane 2017

Elezioni Regionali in Sicilia: Riflessioni post elettorali

Del risultato politico dell’ attuale consultazione elettorale in Sicilia, penso che non importa a nessuno o quasi, trattandosi di una regione che comunque vadano le cose, non la potrà salvare nemmeno la penicillina. Tutti guardiamo alla Sicilia quale laboratorio politico che potrebbe essere poi applicato su scala nazionale nelle prossime elezioni politiche del 2018.

Premettiamo che abbiamo assistito ad una campagna elettorale tra le più squallide della storia della repubblica italiana. Motivo per cui più del 50% di siciliani non è andato a votare, se poi allarghiamo lo sguardo alle elezioni amministrative tenutesi contemporaneamente ad Ostia, il tredicesimo comune italiano per grandezza, dove ha votare un solo elettore su tre, si comprende come la politica, con le sue falsità ed ipocrisie tiene lontana la gente.

Esplode ma non vince il M5S,  e meno male, anche perché se avessero vinto in Sicilia, dopo essersi presa Roma, penso che si sarebbero fatti molto male, dovendo governare probabilmente i territori più devastati d’Italia dalla mala politica. Anche se loro per certi versi avrebbero potuto rappresentare un vero cambiamento. Solo che v’immaginate che tipo di ostruzionismo a 360 gradi avrebbero fatto loro in Sicilia per rendere sempre più ingovernabile quella regione, peraltro a statuto speciale, con un debito pubblico mostruoso  e con un apparato amministrativo inadeguato?

Adesso, non avendo nessun schieramento raggiunto il quorum necessario per governare, si aprono i giochi, che non mi meraviglierei se saranno improntati a porre in essere strategie diverse e contradditorie rispetto a quelle dichiarate a squarciagola nella campagna elettorale. Tutti si aspettano di vedere ufficialmente e pubblicamente, prendere corpo l’accordo a suo tempo ventilato tra Berlusconi e Renzi, ovvero PD e FI, il cosiddetto Renzusconi, con annesso ditino medio sollevato alla Meloni e a Salvini.  Peraltro, al momento, non s’intravedono ulteriori soluzioni, vista la strategia di vera disgregazione della sinistra, scatenata dalla stupidità di Renzi, dove altri pezzi della sinistra preferiscono starsene alla larga da un PD condotto da un segretario politicamente, al momento incapace di rappresentare l’elemento coagulante.

E’ vero che abbiamo in linea generale davanti a noi altri 4 mesi dalle elezioni politiche del 2018, e che tante cose potrebbero succedere. Solo che sarebbero accordi forzati, ricercati solo per un mero calcolo numerico dei voti, senza che ci sia una sottostante capacità di convivere e condividere insieme un percorso politico che potrebbe suscitare ulteriore irritazione e pertanto allontanamento, non solo di altri elettori del PD ma anche di FI.

Una riflessione che sin’ora non mi è parsa di leggere o sentire da nessuna parte è che la strategia politica del M5S di non voler fare accordi con nessuno, additata come l’elemento atto per evitare di assumere responsabilità di governo, sta rivelando vincente, visto che sta incrementando di elezione in elezione il suo serbatoio di preferenze e nel contempo avere più tempo per prepararsi al gravoso impegno  governativo.

Ritornando all’ipotizzato inciucio Renzusconiano, potrebbe questo rappresentare solo l’ultima spiaggia, poco praticabile, in quanto una destra unita, con una certa serietà d’intenti, non come ha fatto adesso, ovvero solo di facciata, potrebbe approfittare per incrementare il suo vantaggio su una sinistra che oramai Renzi può solo portare al disastro totale. La sua arroganza politica,  unita ad una immaturità caratteriale lo ha svilito alla maggioranza degli elettori della sinistra. Lui non capito, che perduto il referendum, avrebbe dovuto mantenere fede alla sua promessa di lasciare la politica, almeno per due tre anni, far decantare la sconfitta, riscostruirsi l’immagine e di chi sa tener fede alle proprie promesse, per poi ritornare   alla grande contornato da un alone di sincera credibilità. Non è riuscito a capire che tra l’altro la sua zavorra è stata e resta la Boschi, che a ragione o torto,  avrebbe dovuto con fermezza e senza alcuna esitazione mettere alla porta. Da non trascurare la scarsa credibilità del ministro degli interni passato poi agli esteri e all’appoggio parlamentare di Verdini, tutti aspetti e fatti che hanno deluso, mortificato, avvilito buona parte del popolo della sinistra, che non si è riconosciuto con queste strategie di bassa politica. Un’onda di sdegno, che ritengo non si sia esaurita e che potrà ancora produrre ulteriori danni al PD.

La gente di sinistra tutto questo glielo sta facendo pagare e tutto questo lui, stupidamente, anche perché non sempre ben consigliato, tranne che non sia anche una testa di legno, non ne ha tenuto conto.

Di Maio, con il quale Renzi avrebbe dovuto incontrarsi in uno dibattito televisivo domani sera, ha dato forfait, adducendo quale giustificazione, la base del risultato elettorale siciliano, dove lui, Renzi,  non è più un competitor con cui confrontarsi. Uno smacco di grande rilievo, che segna il declino politico e morale della sua figura quale segretario del partito, che invece di rappresentare uno dei cavalli vincenti è arrivato in coda. Purtroppo il PD, penso, di questa sberla elettorale, non ne saprà trarre le giuste considerazioni, essendo la segreteria  quasi tutta composta da dirigenti filo renziani, guardandosene bene di dare del perdente al loro capo. Una gestione paritetica a quella berlusconiana che tempo fa il PD indicava Forza Italia come il partito del padrone.

L’ultima amara riflessione che scaturisce da tutto questo marasma poco edificante è che, non si intravede nel futuro del nostro Paese,  un assetto governativo e politico capace di saper affrontare le sfide delle problematiche economiche interne, che se pur in labile crescita, presenta gravi debolezze, per non parlare di della capacità di poter competere in campo internazionale, dove la nostra politica estera pare da tempo succube per non dire sottomessa al volere e potere di una Europa che non mi pare abbia molta simpatia per noi.

La carenza di uomini o donne nella politica capaci sotto il profilo culturale e professionale mi preoccupa molto. Abbiamo consentito di essere governati da ministri di scarso valore, peraltro non detto da me ma riscontrato da una ampia opinione pubblica, ai quali oggi la politica non riesce a trovare idonei sostituiti, dovrebbe farci preoccupare. Ma a quanto pare al nostro paese piace la tradizione, quella rappresentata da  urlatori di professione e da coloro che non dormono la notte per inventarsi nuove promesse, che ovviamente e puntualmente non saranno mantenute.

      

  

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