Per non dimenticare: una pagina dove l’egoismo politico ed economico di buona parte del mondo si rese complice del nazismo

Il giorno della “Memoria” è trascorso, sono stati rievocate e riaccese le tragedie di un popolo perseguitato dal nazismo, affinché i popoli ne possano trarre il giusto ammonimento. L’argomento che intendo trattare è uno di quelli che forse è bene parlarne poco, comunque il tempo e la storia valuterà quanto abbia realmente pesato e condizionato gli eventi che ne seguirono. Il pezzo qui di seguito riportato non è mio, è stato tratto da Amnesty Inernational Sezione Italiana. 
In Germania per favorire l’emigrazione, nell’agosto del 1938 fu istituito un Ufficio Centrale per l’Emigrazione Ebraica sotto il comando di Adolf Eichmann. Eichmann si mise al lavoro introducendo una metodologia che più tardi sarebbe stata applicata in tutta Europa. In primo luogo concentrò tutti gli ebrei austriaci a Vienna, costringendo la Comunità Ebraica di Vienna ad accollarsi tutte le spese di trasloco e gli oneri di alloggiamento per gli ebrei provenienti dalle altre località. Questo modello iniziato in Austria fu esportato poi in tutto il Reich. Gli ebrei più ricchi non solo pagarono i loro permessi, ma furono costretti anche a finanziare la partenza degli ebrei più poveri.
Nel luglio del 1938, per discutere il problema dei profughi ebrei si tenne la Conferenza di Evian. La conferenza si dimostrò un fallimento, poiché nessuna delle grandi potenze era disposta ad aumentare il numero di ingressi.
Nella conferenza di Evian il ruolo svolto dagli alleati, visto il risultato finale, fu di compiacere Hitler e nel concedere semaforo verde alla sua convinzione che avrebbe potuto fare agli ebrei qualsiasi cosa avesse voluto, visto che nessuno dei stati partecipanti li voleva. Con il loro rifiuto ad accogliere i rifugiati ebrei, i paesi che partecipavano alla Conferenza di Evian li condannarono alla tortura, a trattamenti inumani e ad un’orribile morte.
Nel luglio 1938, a seguito dell’annessione dell’Austria, il presidente Roosvelt indisse una conferenza internazionale per discutere il problema dei profughi ebrei. La Conferenza si tenne a Evian sulle rive francesi del lago di Ginevra, poiché la Svizzera non voleva ospitare la Conferenza, temendo che questo la costringesse ad abbandonare la sua strategia di Paese unicamente di transito per i profughi. Vi parteciparono i rappresentanti di 32 nazioni.
Le nazioni invitate ricevettero la rassicurazione che a nessun paese sarebbe stato chiesto di accogliere un numero di immigrati superiore a quello previsto dalle loro legislazioni, ma si sarebbe dovuto discutere il problema dei profughi. I delegati espressero apertamente simpatia per i rifugiati, ma di fatto non venne presa nessuna decisione che li aiutasse concretamente. Nessuno decise di aumentare la propria quota di ingressi. Gli Stati Uniti riunirono le quote dalla Germania e dall’Austria, che portò solo per quell’anno ad un aumento di ingressi. Il delegato australiano, colonnello Thomas White dichiarò: “…poiché noi non abbiamo problemi reali razziali, non desideriamo importarne uno tramite l’incoraggiamento di qualsiasi piano di immigrazione straniera su larga scala.” Il delegato francese, invece, affermò che la Francia aveva raggiunto il punto estremo di saturazione riguardo all’accoglienza di rifugiati. La Gran Bretagna insisté che la Palestina non fosse inserita tra i paesi che avrebbero potuto accogliere i profughi e come scrisse il Times: “…è penosamente ovvio che la Palestina da sola non può soddisfare le necessità della comunità ebraica del Reich…”
 
Un rappresentante del Canada a cui era stato chiesto quanti ebrei avrebbero potuto rifugiarsi in Canada, sembra avesse affermato: “None, is too many”. La Conferenza evidenziò come fosse grave il problema dei profughi, e di conseguenza la paura spinse alcuni paesi a rendere più rigide le regole di ammissione e/o limitarono il numero delle persone che potevano entrare. Il Messico, ad esempio, stabilì che potevano entrare solo 100 persone all’anno. La Svizzera e la Svezia chiesero alle autorità tedesche di stampare una J (Jude) sui passaporti degli ebrei per meglio identificarli e respingerli se privi di visto di ingresso per altri paesi.
Soltanto la Danimarca, la Repubblica Dominicana e l’Olanda acconsentirono ad accogliere qualche migliaio di profughi. La Conferenza portò alla creazione del Comitato Intergovernativo per i rifugiati (IGC). Il Comitato si riunì tre volte prima dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale e condusse, senza successo e senza grande impegno, negoziati con potenziali paesi d’accoglienza e con la Germania. Nessuno intendeva accogliere le masse di profughi ebrei che volevano lasciare la Germania. I nazisti ebbero così la prova che le nazioni non intendevano schierarsi contro di loro sulla sorte degli ebrei e si sentirono legittimati nella loro politica di oppressione.
Le reazioni scatenanti a seguito della conferenza di Evian crearono volontariamente un alibi in primo luogo ai paesi partecipanti e all’IGC; in secondo luogo permisero a molti paesi di rendersi conto della dimensione dell’esodo dei profughi, il che indusse le nazioni a inasprire le loro legislazioni in materia di immigrazione; e in terzo luogo consentirono a chi era al potere nella Germania nazionalsocialista di constatare che, a livello mondiale, mancava la disponibilità a salvare gli ebrei perseguitati in Germania e Austria e più tardi in tutta l’Europa.
 
Ritengo che nel 1938 e 1939 la diplomazia internazionale abbia sottovalutato il disegno strategico di Hitler. Probabilmente, pur essendo pienamente a conoscenza e consapevoli di quanto stesse succedendo in Germania, non pensavano che Hitler sarebbe stato capace, poi, di procedere alla conquista dell’Europa. Elemento ulteriore che per certi versi, sempre secondo il mio personale parere assume particolare importanza, nonché meritevole di profonda riflessione, è l’atteggiamento di indifferenza del governo americano, che decide di entrare in guerra a seguito della scellerata decisione del Giappone di attaccare Pearl Harbor, il 7 dicembre del 1941, oltre due anni dopo l’inizio del secondo conflitto mondiale, il primo settembre del 1939.
Aggiungo che le poche iniziative poste in essere negli Stati Uniti per raccogliere fondi per aiutare gli ebrei in Germania a pagare la tassa d’espatrio, si rivelarono un grosso buco nell’acqua.
 
Quella che qui vi ripropongo è una vignetta del New York Times del 31 luglio 1938 in cui si ironizzava sul fallimento della Conferenza di Evian, convocata per fornire sostegno e assistenza a centinaia di migliaia di ebrei in fuga dalla Germania e dall’Austria quando ancora il regime nazista ne incoraggiava l’emigrazione di massa.
 
Fonte: “Percorsi didattici contro la discriminazione” AMNESTEY INTERNATIONAL SEZIONE ITALIANA

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