La solita vecchia e sconquassata ruota panoramica  di una politica sempre ugualmente inconcludente

Dopo oltre un mese dalla consultazione elettorale che tanto sta facendo discutere, soprattutto per le indicazioni che son venute fuori dalle urne, si è ancora molto lontani da ipotizzare la formazione di un governo. L’elettorato, pur avendo voluto dare un segnale tangibile della sua insofferenza sull’attuale classe politica e dirigente del paese, è ancora in parte rimasta immobile su vecchie posizioni di discutibile valenza etica e politica. Il ridimensionamento di Forza Italia, ancora capeggiato dal solito Berlusconi e lo scapaccione assestato al proprietario del partito democratico,  Renzi, non sono stati però sufficienti a determinare quel significativo cambiamento elettorale in termini di assegnazione dei seggi necessari per poter pensare ad una chiara compagine governativa.

Gli italiani hanno dimostrato con delicatezza di non essere più disposti a subire le angherie e l’inettitudine di questa politica. Solo che questa dimostrazione, per quanto evidente e inconfutabile, non è stata sufficiente per delineare un netto cambiamento con il passato.  Numerosi dei vecchi pachidermi del parlamento, alcuni discutibili, sono di nuovo lì a pretendere di governare il paese o peggio ancora a renderne difficile la governabilità.  Ma come ho sempre asserito la colpa non è loro, ma di tutti quegli elettori che ancora hanno inteso riporre la loro fiducia elettorale in ambienti politici che non sempre pare siano espressione di limpidezza e trasparenza.

Berlusconi come Renzi sono stati puniti dagli elettori, ma alla fine della giostra il PD è sempre il secondo partico con quasi il 19% dei consenti e Forza Italia arretra comunque ad un onorevole 14%. Se pensiamo che forze nuove quali quelle rappresentate dalla Bonino e Grasso hanno rosicchiato uno scarso 3%, si comprende come ancora il tessuto politico degli italiani sia rimasto ancora in parte attaccato al passato, quasi avesse paura di cambiare, nonostante le politiche scellerate e bugiarde di questi ultimi anni.

Adesso è il momento delle chiacchiere più inutili dove il trascorrere del tempo gioca a sfavore proprio della povera gente, che in momenti come questi, dove le difficoltà economiche montano, vi è ancora un governo fantoccio, peraltro con poteri limitati.

Di Maio e Salvini si contendono il palcoscenico politico, ma sostanzialmente con masochistica inconcludenza, incuranti dell’incalzare del tempo, come se tutto andasse bene madama marchesa. E’ pur vero che in questo periodo, grazie alle turbolenze di carattere bellico ed economico in giro per il mondo, l’attenzione dei mercati finanziari è rivolta altrove, ma non sarà una situazione che durerà a lungo e prima o poi ci presenteranno il conto della nostra inconcludenza,  anche perché molti nodi stanno venendo al pettine e tanta di quella polvere accantonata sotto i tappeti di una becera politica di un partito al governo, sta iniziando a straripare, con conseguenze non simpatiche per i conti pubblici.

Il sistema bancario di che se ne dica presenta delle indiscutibili difficoltà necessitando di ulteriori patrimonializzazioni, ovvero nuove risorse che solo l’apparato della pubblica amministrazione potrebbe aiutare, solo che nelle cassa non c’è rimasta nemmeno la polvere. Il conto delle banche in crisi pare sia stato un po’ più salato del previsto e l’ingresso dello stato nel Monte dei Paschi, stando al valore di borsa del relativo titolo, ci conferma, amaramente, che gli aiuti pubblici nel giro di meno di un anno sono stati bruciati. Sullo scenario delle grandi aziende, prima pubbliche e poi scelleratamente privatizzate, non poche sono le preoccupazioni, vedi Telecom. Aziende che per renderle più produttive e competitive sono state privatizzate. I privati le hanno ben bene spolpate e adesso presentano il conto in rosso alla pubblica amministrazione. Paradossi di una politica fatta da opportunisti, qualunquisti, dove l’interesse pubblico viene visto solo come un bancomat a proprio uso e consumo. Pare che ancora una volta la Cassa Depositi e Prestiti, ovvero i risparmi degli italiani, stia per essere coinvolta per circa mezzo miliardo nell’affare Telecom.

Stranamente, non si ha più  la solita sensazione che le operazioni finanziarie ed economiche poste in essere dall’apparato pubblico siano state discutibili, adesso vi è la certezza, perché aldilà di tutto quello che possiamo dire contro l’Europa, dobbiamo constatare che meno male che c’è lei oggi a ricordarci e a tirarci le orecchie su certe situazioni di finanza allegra.

In tutto questo non possiamo trascurare la possibilità che si possa fare ricorso ad un ulteriore giro di consultazioni elettorali per la formazione di un governo definitivo, fatto questo aggraverebbe e non  di poco la nostra condizione economica e soprattutto desterebbe ulteriori preoccupazione sui mercati, che prima o poi si ricorderanno di noi che dobbiamo loro quasi 1000 miliardi di debito pubblico.

Di tutto ciò però continuiamo a far finta di niente, riponiamo ancora fiducia a soggetti di dubbia moralità etica e politica e poi abbiamo anche il cattivo gusto di lamentarci, come se la colpa di tutto ciò sia di una Europa cattiva e schiavizzante, senza mai porci il dubbio di quanto siamo stati incapaci di saper tutelare i nostri interessi nelle sedi competenti, grazie proprio all’inefficacia di una classe dirigente obsoleta e definendola tale avrete capito che intendo ancora una volta comportarmi da gentiluomo e non scendere in scurrilità che forse potrebbero risultare più appropriate.

         

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