Il potere della finanza riscalda i motori

Questa mattina, dopo due mesi e 17 giorni dalla consultazione elettorale di marzo, verrà designato il nuovo Presidente del Consiglio dei Ministri, almeno lo speriamo.  Le due settimane precedenti sono state caratterizzate dai frenetici incontri tra Lega e M5S per la stesura del nuovo contratto di governo. Nuovo in tutti i sensi, in quanto mai prima d’ora i partiti politici che si sono presi il fardello di governare il paese hanno nella fase preliminare messo nero su bianco circa le reali intenzioni di cosa e come governare. Pertanto alla luce di quanto anzidetto, è mio parere che questo percorso sia da ritenersi un primo passo più che positivo. Trovo alquanto imbecille sostenere che così facendo il futuro Primo Ministro altro non è che un mero esecutore. Scusatemi, prima cos’era? Non era l’espressione della volontà dettata dalle segreterie dei partiti al governo?

Aldilà di queste futili quanto stupide quisquiglie da mercato del pesce, è straordinario vedere il perfetto tempismo con cui i poteri forti della finanza stano iniziando a scaldare i loro motori. I programmi di governo concordati, per sommi capi prevedono l’introduzione o meglio una radicale trasformazione di alcuni istituti quali il sostegno alle fasce sociali più deboli, una revisione della legge Fornero e forse quello che più di tutto potrebbe infastidire i manovratori della finanza e non solo, è l’eventuale inasprimento delle norme contro la corruzione, il falso in bilancio e il conflitto d’interessi, campi di operatività dove si son potute svolgere tutte le campagne necessarie per porre in essere il continuo impoverimento delle classi sociali medio basse a favore dei soliti noti.   Situazioni e condizioni queste che sotto la protezione di leggi ad personam, hanno portato il nostro debito pubblico a oltrepassare la soglia dei 2300 miliardi. Durante tutto il governo Renzi, questo maledetto debito pubblico ha continuato a segnare sempre nuovi traguardi negativi e le relative politiche economiche, pur rivelandosi inadeguate ad affrontare la reale crisi del paese, consistendo in generale a mere mancette pre elettorali, mascherate e nascoste dietro un fievole incremento del PIL, che è mio parere essere il risultato di alchimie finanziarie, che di un vero e proprio sostanziale progresso della nostra economia. Solo che sino a marzo ai mercati finanziari tutto ciò andava bene, lo spread si era attestato sotto i 130 punti, probabilmente lo zuccherino ad un governo che era orientato più a favorire i grandi interessi delle multinazionali della moneta, invece di dare spazio alla soluzione del continuo aumento di indigenti. Adesso che parrebbe voler mettere in discussione alcuni accordi europei, peraltro già da tempo ritenuti non adeguati alle esigenze di quegli stati che non riescono ancora a venir fuori dall’avvitamento del loro debito pubblico, proprio per dei dispositivi capestro che legano le mani ad un incremento della spesa da destinarsi al riavvio dell’economia. In poche parole al continuo incremento della spesa pubblica, constatando che non vi era una concreta ripartenza dell’economia, lo spread è comunque rimasto basso, forse perché quelle politiche preferivano agevolare banche e multinazionali.   

Questa mattina lo spread ha superato i 170 punti, con l’intenzione di voler proseguire la sua corsa verso lo sfondamento della soglia psicologica dei 200.  Un vero e proprio monito, un avvertimento o meglio una vera e propria intimidazione al governo nascente. Come voler dire, o rientrate nei canoni precedenti, tenendo fedelmente la coda tra le gambe, oppure vi massacriamo inondando il mercato con i vostri titoli pubblici, costringendovi poi a dover pagare interessi più onerosi e mettendo ulteriormente in crisi il già elevato debito pubblico. Oramai è la classica manovra che ha dato ottimi frutti prima in Grecia, poi in Spagna e infine in Italia nell’indimenticabile tempesta finanziaria del novembre 2011 dove eravamo ad un passo dal cadere nel baratro, quando allora il debito pubblico era solo di 1968 miliardi e la disoccupazione all’8%.

Non so se il nuovo governo avrà la forza e l’autorevolezza di poter finalmente battere i pugni sul tavolo delle commissioni europee, io lo spero tanto. Sia chiara una cosa, non sono contro l’Europa, ritenendo questa istituzione l’unica cosa buona che sia stata fatta, e in cui dovremmo tutti credere e lottare affinché si realizzasse anche l’auspicato unione politica, fiscale ecc. ecc. Ritengo doveroso che alcuni  trattati vadano rivisti, dando maggior spazio alle iniziative di carattere economico e monetario atte a a ridurre le sempre più ampie disparità tra le varie categorie sociali, alcune delle quali, gli indigenti, che di in anno in anno vanno considerevolmente aumentando.

Non tifo per i leghisti, di cui non ho avuto mai simpatia, apprezzo la determinazione e alcuni comportamenti etici dei grillini, ma auguro con tutto il cuore che possano avere successo laddove tanti altri soloni della politica e dell’economia hanno fallito, nell’esclusivo interesse dell’Italia e ovviamente anche dell’Europa.

Staremo a vedere.

 

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