I sanculotti del XXI secolo chi sa cosa s’inventeranno

 

La crisi finanziaria dei vari debiti sovrani di alcuni stati dell’Unione Europea,  accompagnata da una scellerata politica finanziaria del sistema bancario,  sta portando l’Europa ad un passo dal compimento dell’ultimo atto della “Tragedia Greca”.  Un’Europa che trova piacevole trascorrere questo fine settimana elargendo affermazioni di alto menefreghismo e di indifferenza verso quello che potrebbe essere un disastro sociale, ovvio risultato derivante dall’abbandono, forzato,  di qualche stato membro della moneta unica. Affermazioni buttate al vento senza immaginare quanto possano pesare sull’ordine sociale dei paesi interessati.  L’Europa pare trovi piacevole giocare con il fuoco, non quella della finanza la cui attendibilità oramai è a ramengo ma con il fuoco delle sommosse popolari  che s’innesterebbero, partendo dalla Grecia ed estendendosi ,  pian piano,  a tutto il resto dell’Europa, senza sottovalutare quello che già in questi giorni sta avvenendo in Spagna. Le dichiarazioni di autorevoli esponenti del governo tedesco e del fondo monetario internazionale, come riportato ampiamente sulle pagine dei più autorevoli quotidiani italiani, soprattutto dopo l’inspiegabile decisione di affidare alla Corte Costituzionale tedesca la ratifica dell’accordo del fondo salva stati,  che pare non si esprimerà prima del prossimo 12 settembre,   ingenererà un perverso meccanismo di forte accelerazione della crescente sfiducia dei mercati nei confronti di Grecia, Spagna e Italia.  Si vocifera che l’uscita della Grecia dall’ euro non è più un problema e che addirittura non fa più paura a nessuno e che la mancata restituzione, pare a fine agosto di circa 3,9 miliardi, da parte della Grecia,  potrebbe far stoppare gli ulteriori aiuti a questo stato. 

Stiamo scherzando? E’ questa l’Europa che abbiamo sognato? Si può così superficialmente giocare a rimpiattino sulla tragedia di milioni di persone? Un default ellenico, seguito da quello spagnolo e conseguenza inesorabile anche il default italiano, innesterebbero delle micidiali micce di instabilità sociale di proporzioni e dalle conseguenze inimmaginabili.  Milioni di persone non avrebbero veramente più un futuro e non avendo più nulla oramai da perdere troverebbero nella rivolta verso tutto e tutti l’unico sfogo alla loro incontenibile rabbia.  Le città verrebbero messe a ferro e fuoco. Comincerebbero inarrestabili la caccia all’uomo, di tutti coloro che secondo l’opinione popolare o giustamente o ingiustamente ritenuti responsabili della situazione contingente.  Migliaia sarebbero le persone che in queste circostanze potrebbero perdere la vita scatenando la solidarietà di movimenti sparsi in tutto il mondo in particolare in Europa.  I disordini sociali inonderebbero tutti gli stati d’Europa, grazie proprio alla globalizzazione delle comunicazioni e dei trasporti.  L’economia del vecchio continente precipiterebbe coinvolgendo anche gli stati modello di arrogante virtù e di indegna indifferenza, come se quest’ultimi non avessero nessuna colpa delle disgrazie finanziarie degli stati oramai in tumulto.

Questi signori che oggi profetizzano indifferente la morte sociale di un popolo dovrebbero poi rispondere in prima persona di quanto accadrà, solo che come al solito, in questa società democraticamente finanziaria chi sbaglia non paga mai e a rimetterci il sedere è sempre la povera gente. Attenzione, questi signori è bene che vadano a ripassarsi la storia degli ultimi tre secoli dell’Europa, rammentando che i ricorsi storici non li ha inventati nessuno, appartengono alla stupidità dell’uomo che dalla storia non ha saputo trarne i necessari e importanti insegnamenti.

I francesi qualche secolo fa fecero grande uso della ghigliottina che peraltro fu abolita solo nel recente 1975.  Bisognerà vedere cosa s’inventeranno i sanculotti del XXI secolo.  

 

   Pompeo Maritati   

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