AIUTI DI STATO ALLA FINANZA I paradossi della Democrazia del XX e XXI secolo

Grande rilevanza sociale per la paradossale inconsistenza democratica, è  da attribuire all’affermazione del Ministro dell’Economia, Padoan, che asserisce: “abbiamo salvato due milioni di risparmiatori, duecentomila imprese e migliaia di posti di lavoro”.

Una rappresentazione non corretta di uno scenario in cui volutamente e scorrettamente si è voluta seguire la strada della confusione tra competenza pubblica e incompetenza privata con finalità “perverse”.

Non voglio percorrere le solite strade della facile demagogia, riferendomi alle croniche deficienze dell’apparato pubblico, quali sanità, comunicazioni, scuola, università, da tempo senza i necessari fondi per poter erogare i necessari quanto minimali servizi, mentre invece in un batter baleno, nello stretto giro di una notte si trovano decine di miliardi per tappare le voragini di un sistema bancario “allegro” quanto incontrollato, se non addirittura manipolato dalle stesse forze politiche, che guarda caso senza alcuna esitazione riescono con strabiliante solerzia e dovizia a reperire i denari tappa buchi.

Un sistema bancario che sta presentando il conto di tutta la sua inefficienza, per non parlare di elargizioni incontrollate a cordate “amiche” nel bel mezzo di un sistema colabrodo senza controlli, ovvero dove il controllore il più delle volte è nominato, se non addirittura remunerato dallo stesso controllato.  Tu caro Ministro Padoan, dov’eri? Voi  banca d’Italia e Consob, in un mondo digitalizzato, dove si è conoscenza se ieri mattina ho acquistato un paio di scarpe o un paio di calze, non ne eravate a conoscenza di queste amichevoli, fraterne concessioni creditizie, certo non opere di beneficenza ed assistenza?

Ora comunque desidero affrontare la problematica ineluttabile di una paradossale democrazia, con la convinzione e l’invito a non utilizzare più questo termine, visto che le condizioni politiche, sociali, ed economiche, definirle “democratiche” farebbero seriamente arrabbiare Socrate, Platone ed Aristotile.

Pertanto alla luce degli eventi che si stanno susseguendo non possiamo non essere d’accordo con la maggior parte dei politologi mondiali, che definiscono la “democrazia italiana” impropriamente inserita nell’area della Liberal Democrazia, sostenendo che trattasi di:

una diffusa pratica del potere che attraverso clientele e parentele, rende il funzionamento delle istituzioni, un affare per pochi e nell’interesse di ristrette oligarchie.

Come non renderci conto che a comandare sono i potentati economici e finanziari che fanno riferimento a famiglie di banchieri e di industriali e che di conseguenza risulta alquanto difficoltoso riscontrare il rispetto delle regole democratiche.

Abbiamo così, in Italia, un nuovo ordine sociale, che trae linfa vitale dalla crisi della pubblica amministrazione, producendo una metamorfosi del potere, che esautorando il regime democratico, sta progressivamente cambiando le regole del gioco nell’ambito di un prospettico rafforzamento delle forze necessarie a tutelare gli interessi dei gruppi dominanti. E’ qui doveroso ricordare Norberto Bobbio che li definì “il potere invisibile”.

La dichiarazione di Padoan, di cui dicevamo all’inizio, è perfettamente inquadrabili nel nuovo sistema tecnologico in cui scorre e si divulga l’informazione artatamente manipolata, per agevolare il compito del suddetto potere a inocularsi nei meandri  delle coscienze degli individui, orientandone i gusti e le scelte.

Una vera e propria gestione della politica da parte degli oligopoli  dell’informazione e della stampa radio televisiva.

Un oligopolio che in particolare, ad iniziare dagli anni 80, ad opera della Confindustria e del Partito Socialista, ha cominciato a far sentire il proprio peso decisionale, non dimenticando che anche negli 60 si erano rilevate spinte, non particolarmente consistenti, ad innestare il processo di inversione democratica.

La politica istituzionale nell’immediato dopo guerra ha contribuito notevolmente a formare una società dotata di una propria cultura politica che richiedeva la convergenza di una pluralità di saperi: economico, giuridico, politico, sociologico e religioso.

Negli anni 80 questa cultura politica cominciò ad essere intaccata, favorendo una politica sempre più culturalmente inadeguata, priva di un proprio credo politico e soprattutto etico, diventando facilmente manipolabile e corruttibile dai poteri forti.

Abbiamo assistito ad una lento e progressivo degrado della politica sociale, arrivando al punto che oggi è arrivata spudoratamente a presentare un piano di salvataggio di alcune banche, utilizzando fondi pubblici, senza ipotizzare alcuna nazionalizzazione e soprattutto senza prevedere nuove regole, efficaci ed efficienti atte a monitorare seriamente il mondo della finanza.

In poche parole dopo l’inganno anche la beffa.   

 

 

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