Banche: le sofferenze private diventano pubbliche, il tutto senza regole

BANCA-ECONOMIARicordate quante volte è stato dichiarato dalle autorità competenti che il nostro sistema bancario era solido? Anzi il più solido in Europa? Sta di fatto che la turbolenza innescata, in questi ultimi mesi, non accenna ad abbandonare la Borsa di Milano, influenzata negativamente proprio dai titoli bancari. Tutto ad un tratto scopriamo, sbigottiti ed un po’ arrabbiati, che il nostro sistema non è poi tanto “eccellente”. Alcuni titoli bancari hanno perso un sostanzioso valore in quanto non più ritenuti appetibili dagli investitori soprattutto stranieri. Alcuni di questi titoli, in molte sedute di borsa sono stati sospesi per eccesso di ribasso. E’ di qualche giorno fa la decisione della Consob di vietare, per alcuni titoli bancari, la vendita allo scoperto.

I titoli dei giornali e dei telegiornali in caratteri cubitali evidenziano l’affanno di questo settore, che sino a qualche mese fa era ritenuto solido. Ma in definitiva cosa è successo?

E’ successo che, mentre il sistema bancario europeo sino al 31 dicembre 2015 ha posto in essere manovre spesso sostenute dai relativi governi, noi invece del problema non ce ne siamo proprio interessati. Colpa degli addetti ai lavori delle banche italiane, o scarsa capacità politica nel contesto dell’Unione Europea?

Io sono convinto che trattasi di un mix di responsabilità. Da una parte il nostro sistema bancario e dall’altra un entourage politico che in sede comunitaria non ha saputo esprimere al meglio le proprie istanze ed esigenze. Solo che mentre gli altri lavavano i panni sporchi nei loro rispettivi paesi, noi, invece, accumulavamo sofferenze, il cui ammontare oggi dovrebbe essere complessivamente superiore ai trecento miliardi. Una cifra macroscopica per la nostra economia già di per se zavorrata da un debito pubblico oramai al di sopra dei 2200 miliardi di euro.

Quello che però fa un po’ arrabbiare è che da tempo non si parla altro di come risolvere questo problema, senza mai chiedersi se queste sofferenze, ovvero i soldi erogati dalle banche e purtroppo non più rientrati, siano derivate da mera crisi fisiologiche del mercato o da soldini prestati ad amici ed amici di amici.

Abbiamo constatato che Laddove ci hanno finalmente infilato il naso, vedi le quattro banche nell’occhio del ciclone,  hanno rilevato prestiti milionari ad aziende riconducibili a soggetti non meritevoli,  che puntualmente non hanno onorato il credito ricevuto.

Per correttezza è opportuno evidenziare che in periodi di crisi, non sono poche le aziende che chiudono per cessazione delle attività o per fallimento, non restituendo le linee di credito accordate dal sistema bancario. Ecco che secondo me uno degli elementi fondamentali, visto che alla fine queste sofferenze saranno per la loro stragrande maggioranza addossate ai cittadini, che si sappia a chi sono andati a finire questi soldi, che si ponga un argine a questa allegra gestione del risparmio privato e chi ha posto in essere linee di credito fraudolente, che paghi.

Viviamo in uno stato che si definisce democratico e di diritto. Quello che si percepisce è che se di diritto parliamo è quello di consentire a tanti banchieri di farla franca.  Rileviamo infine che organi istituzionali deputati a controllare il corretto svolgimento dell’erogazione del credito,  non siano stati in grado di capire che decine di miliardi stavano finendo nelle tasche di soggetti di comodo, per lo più legati a rapporti di opportunismo clientelare.

E’ questo quello che sta facendo arrabbiare gli italiani e che Renzi sta sottovalutando,  perdendo giorno dopo giorno consensi. Non è giusto, è eticamente scorretto prevedere quattro anni di galera per una falsa autodichiarazione nel cercare di non pagare i 100 euro di canone televisivo, per poi consentire a tanta gente di generare buschi di decine di miliardi senza che paghino nulla. La miopia politica che ha devastato e sta distruggendo l’epopea renziana non consente a questo governo di essere meno sostenitore dei poteri forti, cominciando a mettere dei veri paletti tra sofferenze fisiologiche di un sistema in crisi e sofferenze generate solo dal clientelismo.

D’altronde ancora oggi, nonostante la dilagante corruzione e clientelismo, questo governo nulla ha fatto in materia legislativa per combatterla. E’ qui che Renzi perderà la sua battaglia politica. Il tempo dei pifferai magici sono terminati. La gente sta cominciando a farsi i conti in tasca e quella onesta, che per fortuna rappresenta ancora la maggioranza in questa Italia sgangherata,  è stufa di questo continuo ladrocinio a cui un governo che tanto ha promesso, nulla ha fatto.

 

Pompeo Maritati

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