BREXIT: finalmente una vera opportunità per l’Europa

Da poche ore si è consolidata l’affermazione della volontà popolare inglese di abbandonare  questa sgangherata Europa, senza spina dorsale e per certi versi anche senza dignità.

I mercati finanziari hanno immediatamente reagito, come peraltro previsto, in modo isterico. La borsa di Milano segna una perdita di oltre dieci punti e lo spread con i bond tedeschi è a ridosso dei 160 punti. Se però analizziamo i dati ci rendiamo conto che in questi ultimi giorni le borse di tutto il mondo, scommettendo sul “remain” hanno segnato incrementi oltre il 10%, mentre sul fronte dello spread una diecina di giorni fa aveva toccato la soglia odierna di 160 punti. Quindi, al momento possiamo asserire che si è ripristinata la situazione precedente e che forse le borse si sono auto incensate gonfiandosi a dismisura.

E’ ovvio che l’uscita della Gran Bretagna produce un effetto psicologico devastante, dimostrando al resto del mondo, laddove ce ne fosse ancora bisogno,  che l’Europa ha fallito  la sua missione.  E’ altrettanto ovvio che la finanza, la vera manipolatrice delle politiche europee e non solo, sa tutelare bene i propri interessi, quelli che una schiera di politicanti da quattro soldi, nominati più per opportunismo clientelare che per professionalità e capacità,  è riuscita a fare in questi ultimi decenni.  La tutela di questi interessi evidenzia l’opportunità di non pestare il pedale dell’acceleratore del disimpegno, in quanto ci si potrebbe far male un po’ tutti. Basti pensare che l’immediata isteria al risultato del brexit si è manifestato all’apertura della borsa di Tokio, che ha fatto segnare un immediata perdita di oltre l’otto per cento.

Numerosi sono stati gli scenari di catastrofismo politico ed economico disegnati dai vari addetti ai lavori. Io ritengo, non per ergermi a detentore del verbo assoluto, che siamo di fronte ad una ghiotta occasione finalmente. L’Europa attraverso questo ceffone inglese,  ha l’opportunità di non porgere più l’altra guancia all’arrogante politica inglese, reagendo con  l’immediata condivisione di realizzare finalmente, l’unità politica e fiscale oltre all’univoca politica estera.

Oggi i 27 paese dell’EU devono cercare una condivisa quanto immediata soluzione alle loro controversie, ai loro egoismi a tutela e salvaguardia delle future generazioni, portando a termine quell’unità tanto desiderata, quanto combattuta con imbecilli politiche assunte in autonomia, nel nome del rigore e della tutela esclusiva dei propri personali interessi.

La sfida non è facile, anche perché la classe politica al governo dei vari paesi non mi pare sia all’altezza delle difficoltà che si stanno vivendo. Gli egoismi nazionalistici, ancora molto lontani dal sentimento europeistico, saranno uno scoglio molto duro, probabilmente insormontabile, che speriamo possa pian piano essere smussato. Non potrà più essere consentito che uno stato membro possa autonomamente decidere quello che più gli pare conveniente per se stesso, partire e bombardare territori extra europei, oppure da una parte causare o quanto meno rendersi complici dei motivi dell’emigrazione di masse di popolazioni medio orientali, per poi combatterla.  Politiche di ipocrisia devastanti debbono essere bandite. Dovranno porre al primo posto la dignità sociale dei popoli,  abbandonando le politiche finanziarie che hanno portato la popolazione ellenica alla fame.

Tropi sono stati gli errori commessi portando l’UE su un piano di continua conflittualità interna provocando un vero rigetto da parte delle popolazioni. Motivo questo che fa oggi preoccupare gli europeisti convinti, in quanto si potrebbe innestare un processo emulativo per cui alcuni stati che potrebbero far ricorso, anche loro,  ad un referendum pro o contro l’Europa, con prevedibili conseguenze devastanti per tutti.

Ecco perché ribadisco che il brexit di oggi può rappresentare una imperdibile occasione per rivedere il tutto, porre in essere i necessari correttivi, riportando credibilità e fiducia verso una istituzione che sino a qualche tempo fa ci ha fatto sognare una vera unità di popoli e non invece degli aridi meccanismi di matematica finanziaria i cui risultati errati,  sono stati pagati dalle fasce più deboli delle popolazioni europee.

Auguri Europa, adesso tocca solo a te.

 

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