Conoscete il Felicistan?

Forse non tutti sanno che oltre ai seguenti Stati: Afghanistan, Pakistan, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan, Turkmenistan, Uzbekistan,  esiste anche il Felicistan.  Uno stato ai confini con i sogni e la fantasia. Una terra a volte tanto vicina che possiamo osservarla ad occhio nudo, a volte, invece   lontanissima,   in cui spesso trovano asilo  le nostre speranze di poter vedere finalmente un mondo migliore.  Il Felicistan non è uno stato  iscritto all’ONU. Ne è stata  rifiutata l’adesione con la seguente motivazione: la democratizzazione dell’apparato statale e la sua organizzazione economica, sociale e politica è in contrasto con i sistemi vigenti nei 193 stati aderenti all’ONU, pertanto  ciò comporterebbe un concreto pericolo di contaminazione delle masse popolari che potrebbero non rispondere  ai criteri di lottizzazione oramai in atto da molti decenni da parte delle lobbie che detengono il potere.

Questo è il Felicistan

Il Felicistan è una nazione di appena undici milioni di abitanti. Non vi sono disoccupati. I servizi sociali sono straordinariamente efficienti e adeguatamente tarati all’effettiva necessità della popolazione.  Scuole, ospedali, comunicazioni, trasporti  funzionano come un orologio. Ogni cittadino si sente protetto dallo stato ed il concetto di proprietà privata è particolarmente avanzato.  Non vi sono cittadini senza tetto o che siano iscritti a interminabili  liste per l’assegnazione di una casa popolare.  La proprietà privata viene intesa più come privacy, come libertà di organizzare la propria vita è nell’ambito della propria famiglia,  avendo come principio fondamentale, che tutto ciò che è fuori dalla propria porta di casa è della collettività e va rispettato e fatto rispettare.  Elementi degradanti caratteristici delle nostre società moderne, quali corruzione, clientelismo, peculato, appropriazione indebita, evasori fiscali, nel Felicistan non esistono.  I cittadini  hanno, oltre ad avere una profonda e radicata educazione civica e morale non sentono minimamente il bisogno di sopraffare i loro simili con furberie tipiche di tante classi politiche e dirigenti del nostro mondo.  Elemento rappresentativo di questa moralità diffusa è l’inesistenza di carceri. Non è che nel Felicistan i reati non vengono commessi, purtroppo anche da loro di tanto in tanto qualche pecorella nera spunta nel gregge immacolato.  Solo che l’eventuale bricconcello di turno viene immediatamente messo da parte, isolato, nessuno rivolge a lui la parola. Non viene condannato a detenzione o ai domiciliari, niente di tutto ciò, viene drasticamente isolato, in poche parole lui continua a vivere liberamente la sua vita, il suo lavoro, senza che nessuno gli rivolga la parola, sino a quando non dimostra concretamente di essersi pentito e di dedicare il suo tempo libero a risarcire il danno causato.  La pena, credetemi è molto severa e la particolarità sta nella totale partecipazione dei cittadini che, anche se parenti diretti o indiretti del condannato, applicheranno con severità la pena, cioè non gli rivolgeranno la parola per nessun motivo. Commettere un reato o un semplice abuso è ritenuto un fatto infamante da tutti, non come da noi dove spesso i “furbetti di turno” sono tenuti in maggiore considerazione di tanta gente onesta.

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