Conviene essere evasori o non pagare i debiti bancari?

Analizzare l’andamento della politica italiana di questi ultimi anni, se da una parte è drammaticamente difficile, dall’altro ci consola, ovviamente ironicamente, che basta definirla inadeguata alle esigenze reali del paese, per non incorrere in errore. Non solo, il giudizio poi, risulta azzeccato.

 

Un teatrino squallido, dove giornalmente vanno in scena decine e decine di burattini,  abilmente condotti da una pletora di burattinai, che alternandosi così di frequente,  lo spettatore non  capisce più quale opera teatrale stiano inscenando.  Si ha spesso la sensazione che questi burattinai prendano il posto dei burattini, non perché quest’ultimi hanno la testa di legno, ma perché in tante circostanze non sanno nemmeno loro cosa sta andando in scena.

 

Oggi leggevo, a proposito di sofferenze bancarie, che il totale dei finanziamenti che faticano a essere restituiti corrisponde a circa il 23% dello stock di credito erogato fino a giugno 2105 dalle banche italiane, pari a 1.532 mld. Il rischio è di finire sommersi da questa montagna di debiti spazzatura. Valgono 348 miliardi di euro i prestiti bancari non rimborsati da famiglie ed imprese. Agli oltre 204 miliardi di sofferenze, vanno aggiunti i quasi 17 miliardi di crediti scaduti e altri 127 miliardi di ulteriori incagli. Questi i dati principali di un'analisi del Centro studi di Unimpresa,  secondo cui il totale dei crediti deteriorati è salito di quasi 8 miliardi in sei mesi con un incremento superiore al 2%.

 

Il totale dei finanziamenti che faticano a essere restituiti dai clienti corrisponde a circa il 23% risultando così ripartiti:  dalle imprese sono pari a 288 miliardi, quelli dalle famiglie a quasi 60 miliardi.

Una nota sulla composizione delle sofferenze del sistema bancario che avrebbe dovuto riscuotere l’interesse, oltre che della classe politica, anche dei mezzi d’informazione.  Sempre secondo un’analisi del Centro studi di Unimpresa,  sul totale delle sofferenze pari a 201,1 miliardi di euro, 141,4 miliardi sono relativi a finanziamenti oltre il mezzo milione di euro erogati;  25,5 miliardi di sofferenze sono a carico di soli 579 soggetti, rappresentando  lo 0,05% del totale della clientela, con sofferenza media unitaria di ben 44 milioni. E sul 97% dei clienti (più di 1 milione di soggetti), che hanno prestiti da 250 euro a 500.000 euro, pesa solo il 29% delle sofferenze (52 miliardi).

Risulta evidente che non sono certo le famiglie che hanno messo in crisi il sistema, non pagando le rate del mutuo, motivo per cui il governo ha subito pensato di autorizzarne l’esproprio della prima casa ai morosi per sette rate,  senza chiedersi se il moroso è colui o colei che ha perso il posto di lavoro.  Nulla si dice e si fa per verificare condizioni e motivazioni di tante erogazioni milionarie ad aziende che poi sono andate in sofferenza, e non sempre per colpa della crisi.

 

Paradossalmente rileviamo che con  il  Decreto Legge 69/2013, meglio conosciuto come “Decreto del fare” è stata riconosciuta l’impignorabilità della prima casa per debiti erariali. Quindi avremo di conseguenza, che coloro che non pagano le tasse, pertanto “evasori” o per necessità o per malafede, non vedranno pignorarsi la loro prima casa. Con il progetto di legge all’esame, invece, le banche,  la casa ce la potranno portare via anche solo dopo sette rate.  Grazie alle rimostranze la soglia delle sette rate è stata elevata a 18, parliamo sempre di progetto legislativo, non di legge ancora, autorizzando peraltro le banche a divenire, laddove lo volessero, anche agenzie immobiliari. Ovvero avrebbero la licenza ad operare sul mercato per rivendere l’immobile pignorato.  Scaturisce da tutto ciò che in Italia un evasore fiscale  è ben più tutelato di un lavoratore che perde il lavoro per chiusura o riduzione delle maestranze della sua azienda.  Grande esempio di etica sociale solidale.

Se, su quanto anzidetto,  trovate un nesso di logica sociale, fatemelo sapere. Io nutro dubbi severi sulla qualità di questa legiferazione. Dicono che è una direttiva europea. Non discuto la sua provenienza ma resto del parere che,  una norma se è “insana” e socialmente inadeguata, soprattutto se paragonata ad altre, non va applicata. Se vero è,  che anche noi apparteniamo all’Unione Europea, è altrettanto vero che è ora che questa Unione dimostri tangibilmente di essere dalla parte dei cittadini più deboli e la smetta di fare gli interessi solo della finanza.

 

Ecco perché ritengo che spesso i nostri burattinai preferiscono mimetizzarsi tra i loro burattini, scaricando le loro incapacità ad altri, riprendendo la manipolazione dei burattini solo quando c’è da dimostrare agli spettatori paganti le tasse,  che sono li per fare gli interessi del paese e che finalmente si può godere di una nuova inversione di tendenza economica. Per ora non mi è parso di vedere qualche spettatore pagante godere di qualsivoglia situazione migliorativa. Forse il burattinaio di turno voleva riferirsi ad alcuni spettatori che godono delle tessere omaggio o che furbescamente appartengono alla categoria dei portoghesi.  

 

 

 

 

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