Cos’è il Fondo Salva stati (il MES) ?

In questi giorni sul web, in merito al fondo salva-stati, anche detto Meccanismo Europeo di Stabilità, si son scritte non poche corbellerie, generatrici di ansie e preoccupazioni a volte particolarmente eccessive. Che il sistema in oggetto, una volta a regime possa destare qualche mal di pancia per l’economia italiana, è cosa certa. Ma non possiamo non tener conto che i nostri governi da innumerevoli decenni non hanno fatto altro che accumulare debito improduttivo, visto che l’economia è a rotoli e i servizi versano in condizioni pietose.

Il Fondo non è una cosa nuova, è stato costituito ben sette anni fa, con l’obiettivo di dare sostegno ai Paesi componenti l’Unione Europea, in caso di crisi finanziaria e rischio default. Sino ad oggi il Meccanismo Europeo di Stabilità ha “salvato” Cipro, Spagna e Grecia. Sui metodi stendiamo un velo pietoso ma comunque una certa relativa efficacia l’ha avuto.

Il sistema di aiuti finanziari, o meglio di assistenza finanziaria, in caso di turbolenze all’interno del mercato del debito pubblico di un Paese appartenente all’Eurozona, è soggetto a delle condizioni. Tale assistenza può implicare una serie di strumenti di finanziamento, ed è fornita soltanto nel rispetto di rigorose condizioni di politica economica, e solo, quando è indispensabile per salvaguardare la stabilità dell’Eurozona nel suo complesso. Le rigorose condizioni sono le seguenti:

  • non essere in procedura d’infrazione,
  • vantare un deficit inferiore al 3% da almeno due anni,
  • avere un rapporto deficit/PIL sotto il 60% (o, almeno, aver sperimentato una riduzione di quest’ultimo di almeno 1/20 negli ultimi due anni.
  • c’è un rischio per la stabilità finanziaria dell’Eurozona nel suo complesso?
  • il debito pubblico del membro del MES interessato è sostenibile?
  • di quanta assistenza finanziaria il membro del MES ha effettivamente bisogno e come può essere coinvolto il settore privato?

Condizioni apparentemente semplici che nel mese prossimo saranno ratificate dalla Commissione Europea con l’applicazione di norme più stringenti e vincolanti.

Lo stato membro in eventuale crisi, potrà avanzare domanda di sostegno al consiglio dei governatori del Meccanismo, il quale autonomamente decide se l’assistenza finanziaria può, in linea di principio, essere concessa, attraverso le seguenti valutazioni:

  • c’è un rischio per la stabilità finanziaria dell’Eurozona nel suo complesso?
  • il debito pubblico del membro del MES interessato è sostenibile?
  • di quanta assistenza finanziaria il membro del MES ha effettivamente bisogno e come può essere coinvolto il settore privato?

Di fatto la richiesta di assistenza, in determinate condizioni, parrebbe nemmeno necessaria in quanto verrebbe imposta, proprio per tutelare gli altri stati membri da eventuali ripercussioni sull’andamento dell’euro nei mercati mondiuali.

Per ottemperare alle finalità di sostegno il MES ha a disposizione  un capitale sottoscritto totale di circa € 705 miliardi  di euro, costituito da 80,5 miliardi di euro di capitale versato e 624,3 miliardi in capitale richiamabile. Ciò significa, stando ai versamenti già effettuati che l’Italia ha già versato 14 miliardi ed un impegno (il cosiddetto capitale richiamabile) pari a 111 miliardi. In poche parole l’Italia partecipa al Fondo per il 17%, la Germania per il 22% e la Francia per il 20%.

Quello che ci fa riflettere e destare qualche perplessità è che il Fondo, attraverso il suo Consiglio dei Governatori, in accordo con la Banca Centrale Europea, può prendere decisioni e iniziative finanziarie, avulse dalla volontà politica degli stati interessati. Anzi, il suo regolamento operativo non è soggetto ad alcuna preventiva autorizzazione governativa. Per dirla molto semplicisticamente, il Fondo interverrebbe alle stesse condizioni e con le stesse metodiche applicate a suo tempo per arginare la crisi greca, con le conseguenze che tutti conosciamo.

Sostanzialmente queste sono le modalità operative e d’intervento del fondo salva stati. Ovvio che stati come l’Italia, in cronico dissesto e con scarse, se non inesistenti possibilità di ridurre il proprio debito pubblico, come previsto di i/20 negli ultimi due anni, correrà il rischio di essere commissariata come la Grecia, con gravissime conseguenze per tutta l’economia interna e con particolare gravità per i risparmiatori.

Purtroppo, non aderirvi, come stanno blaterando una parte della politica italiana, avrebbe conseguenze ancora peggiori.

Consentitemi un’ultima riflessione: ritengo imbecilli tutti coloro che oggi inveiscono contro le politiche europee con particolare riferimento a Francia e Germania, ritenendo tutti questi dei mascalzoni che hanno e continuano ad approfittare dell’Italia. Sarebbe forse più intelligente arrabbiarsi con la propria classe dirigente, che grazia alla sua incapacità consente agli altri di fare i propri comodi, stracciandosi poi le vesti. La Germania (che a me resta sempre uno stato e un popolo antipatico se non di più) ha perduto la guerra come noi, anzi peggio di noi, ma ha saputo rialzarsi e grazie ad una conduzione politica eticamente più corretta della nostra, oggi gode di stabilità economica e finanziaria invidiabile. Quindi, o si volta pagina, intraprendendo una strada di vero rigore etico e governativo, altrimenti il futuro non ci riserverà cose buone.

Esempio di corruzione