Crescita del PIL. Segnali di fumo (grigio) all’orizzonte dell’economia italiana

Europa ed EuroI dati sull’andamento economico degli ultimi mesi stanno facendo sperare alcuni e festeggiare tant’altri. I titoli a quattro colonne sulla ripresa economica in movimento oramai si sprecano. Allegria ed anche un po’ di euforico ottimismo pervade il paese. Bellissimo se fosse vero. Premetto di appartenere alla categoria dei Gufi, non per partito preso, sarebbe sciocco e scellerato, ma per un mero vizio che non riesco a perdere, cioè quello di analizzare i dati, quelli reali, quelli concreti, quelli che sommandoli e/o sottraendoli, danno dei risultati matematici chiari ed inequivocabili.

Il Pil a fine anno tutti si aspetteranno che cresca dell’1% e ciò, se si avverasse, pur non essendo un risultato euforico sarebbe sempre un buon risultato su cui brindare. Se però al pari della crescita del fatturato industriale e del prodotto interno lordo, non corrisponde una riduzione, anche se minore del tasso di disoccupazione, vorrà dire che i conti non tornano. Se Draghi dall’inizio dell’anno in corso sta immettendo circa 70 miliardi di euro al mese (carta straccia) destinati alle banche per riavviare gli investimenti, cosa ancora scarsamente applicata dal sistema bancario, forse in questa operazione trova spiegazione una gran parte dell’aumento del nostro PIL. Se poi analizziamo bene questi dati, unitamente alle quotazione del petrolio, ai suoi minimi storici dall’inizio dell’anno, all’euro che è quasi a ridosso della parità con il dollaro nonché, ciliegina sulla torta della finanza italiana, il costo del denaro che è arrivato a zero, qualche perplessità sorge spontanea.

Rammento che lo spread proprio nel corso di questo mese è sceso sotto i 100 punti, un risparmio notevole sul peso degli interessi sul debito pubblico, non dimentichiamo notevole anch’esso, visto che tocca i 2200 miliardi di euro.

Una parentesi temporale che poggia su una apparente calma piatta dei mercati finanziari che invece stanno, anche se in termini molto marginali, ricercando il bandolo della matassa speculativa che era stata un po’ perduta (io direi volutamente abbandonata). Qualche segnale di cauta preoccupazione comincia ad arrivare dagli USA che intendono quanto prima metter mano ai tassi d’interesse facendoli lievitare, creando così una smobilitazione di masse di liquidità finanziaria proprio dall’Europa, diventata poco attraente e ovviamente a pagare il prezzo più alto saranno gli stati più dissestati, uno a caso, il nostro. 

E’ inutile pensare che le riforme poste in essere serviranno a darci una mano. I plausi venuti dalle cancellerie straniere, ritengo siano solo di cortesia (ipocrita) politica perché sotto il profilo strutturale il sistema Italia, di che ne dica il nostro governo, ha poco di diverso rispetto a alla situazione di due anni fa. Forse per certi versi, proprio per alcune scelte effettuate, quali gli 80 euro e il jobs act, che di concreto, sotto il profilo dei conti pubblici prevede un immenso incremento del debito, nel caso di turbolenza finanziaria, proprio questi provvedimenti si ritorcerebbero contro. Il livello dei tassi inevitabilmente riprenderà a salire innestando per i paesi meno virtuosi una spirale inflazionisticache potrebbe, ancora una volta far riavvitare il sistema finanziario su se stesso. Il tutto dipenderà, oltre che dalle scelte della banca federale statunitense e dall’altalenante economia cinese, anche dall’instabilità politica di alcuni stati medio orientali. 

Il nostro governo ancora non ha posto in essere quello che il mondo economico ci chiedeva di fare per prima così in assoluto, ovvero il punto più importante su cui poter veramente basare una reale concreta ripresa del paese: legalità. L’imperversare della corruzione a tutti i livelli, la commistione negli affari pubblici delle organizzazioni malavitose, demotiva l’investitore straniero. E ancora oggi non riesco a capire perché questo governo che intende cambiare l’Italia ancora non abbia messo mano ad una seria legge anti corruzione. Se a questo ci mettiamo che è stata varata una legge di stabilità finanziaria che non mi pare preveda elementi di copertura, in caso di ripartenza delle speculazioni finanziarie, essendo una manovra a debito, poco indirizzata a favorire il decollo della piccola e media industria, gli scenari successivi potrebbero non essere così idilliaci come oggi ci vengono “virtualmente” descritti. Sia certo che sono io il primo ad incrociare le dita e a gufare contro le mie stesse previsioni, nell’interesse primario delle giovani generazioni, con l’auspicio che possano risultino errate, o quanto meno sperare che il tanto atteso Spirito Santo possa ridiscendere nel cuore della nostra politica.

 

                 Di Pompeo Maritati

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