Elezioni Francesi: la fine dell’Europa sta proprio nel votare sempre il meno peggio

Siamo oramai a poche ore dall’apertura delle urne francesi. Tra circa 24 ore sapremmo che direzione avrà preso l’intera Europa. Uno scontro politico interno, intriso di paure e soprattutto contradizioni. Si scava nella remota profondità dei programmi dei partiti d’oltralpe per trovare qualcosa di buono. Io non ne ho trovate. La differenza tra i due contendenti è quasi nulla. Per quanto diversamente rappresentati dai mass media, a me sembrano ambedue la scelta peggiore. Comunque vada la Francia avrà un capo non all’altezza del compito. Macron, spacciato come il Renzi francese, vorrebbe tenersi lontano dai soliti stereotipi della politica, sperando che sia in condizione, lui, di spiegarci a quali stereotipi si riferisce, vista la sua estrazione sociale e professionale. La Le Pen incarna la destra disfattista, contro l’Europa e l’euro che fa paura in particolare ai mercati finanziari.

Ridicole, allucinanti le previsioni finanziarie in caso di vittoria della Le Pen, come se i precedenti risultati elettorali che hanno visto prevalere la Brexit e Trump, non abbiano insegnato nulla. La solita propaganda intimidatoria che se non voti in un certo modo ci sarà il diluvio universale.

Se fossi un francese, a onor del vero, non saprei per chi votare, sono ambedue insignificanti. Soggetti che al momento non pare abbiano nel cassetto elementi tali da far presagire qualcosa di buono, o quanto meno di un certo miglioramento nella qualità della politica ed economia francese. Se invece fossi costretto con la forza a recarmi alle urne, vi parrà strano, mi terrei lontano da Macron. Voterei Le Pen.

Lo farei non per ritorsione ideologia al solito potere della finanza, delle banche e delle varie lobbie, che oramai da tempo dettano l’agenda politica non solo europea, ma perché sarebbe l’unico modo per scuotere quel residuo di coscienza europea che ci è rimasta. Si, paradossalmente è proprio così, voterei nell’interesse dell’Europa proprio un’antieuropeista. Macron, è per il cosiddetto mantenimento dello stato quo, e per cercare di prender tempo, rappresentando il passato, il consolidamento della burocrazia, un modo per autorizzare la Comunità Europea a poter dire che in fine dei conti il popolo li ha comunque premiati, motivo per cui ci attenderanno lunghi periodi di bassa mediocrità e di ulteriori riduzione dei diritti acquisiti.

Se invece vincesse Le Pen, l’Europa verrebbe attraversata da un brivido gelido di preoccupante paura, con atteggiamenti paranoici da parte dei mercati e dai detentori della finanza. Per l’Europa sarebbe come se avesse forato due gomme contemporaneamente, quindi uno stop più lungo, perché non si tratterà solo di riparare i buchi, bisognerà procurarsi una ulteriore ruota di scorta, con la speranza che nel contempo, dei male intenzionati, mentre siamo alla ricerca della seconda ruota di scorta, non comincino a portarsi via alcuni pezzi dell’auto.

Tutto ciò costituisce un grande timore, che gioco forza dovrebbe dar luogo a solo due vite d’uscita: capire che è giunto veramente il momento di cambiare la politica economica e sociale in Europa a favore del disagio della gente, oppure strafregarsene e lasciare che altri male intenzionati si portino via il resto della vettura. Questa seconda ipotesi significherebbe ingenti perdite finanziarie, un tracollo che si allargherebbe a macchia d’olio che potrebbe poi generare seri stravolgimenti sociali dalle imprevedibili conseguenze. Ma state tranquilli, per la prima volta le lobbie della finanza, andrebbero loro alla ricerca della soluzione meno peggiore.

Per tutto ciò anzidetto, io voterei Le Pen , perché è l’ultima spiaggia possibile per far cambiare qualcosa. Abbiamo oramai capito che il processo di consolidamento della politica come è stata intesa sino ad oggi, non produce nulla di positivo per i ceti meno abbienti, e che solo veri e forti scossoni, anche se onerosi sotto il profilo dell’ordine democratico, possono oggi rivelarsi produttivi. Sino ad oggi il democratico rispetto delle regole ha portato solo impoverimento, crisi economiche senza fine, dove i ricchi son diventati più ricchi, e ai meno abbienti hanno tolto anche la dignità di essere poveri. Oggi leggevo un articolo con una riflessione drammatica e paurosa: oggi il povero non ha alcuna dignità, in quanto questa società ritiene che lui sia povero solo per sua colpa. Ditemi se questa non è l’anticamera del nazismo finanziario.

Se poi volete sapere il mio parere su quali dei due contendenti potrebbe risultare più utile all’Italia, vi rispondo serenamente: nessuno, comunque vada l’esito elettorale, per noi saranno sempre brache di tela.

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