Grecia: è’ in atto una ulteriore manovra di distrazione di massa?

Ritengo che sia in atto una ulteriore manovra di distrazione di massa per distogliere l’attenzione dalla gravità della situazione economico-sociale che sta vivendo il popolo greco, oramai letteralmente strangolato dall’alchimia finanziaria della troika.

Si sta cercando di veicolare l’attenzione sui danni di guerra dovuti dalla Germania alla Grecia, che nel 1953 prima e nel 1990 dopo, forno totalmente azzerati, grazie a degli accordi internazionali che per strategie di geopolitica del tempo, non vollero tener conto che, forse la Grecia, più di tutti gli altri, ne avrebbe avuto bisogno.

Sono in corso contestazioni a quei trattati, addirittura ritenendoli da alcuni non firmati dai greci, e sono all’opere delle vere e proprie commissioni che stanno valutando tutti gli aspetti legali per raggiungere lo scopo di revisionare i termini applicativi degli accordi del 1953 e del 1990.

Fermo restando che sarei il primo ad esultare se queste commissioni dovessero accertare veramente l’esistenza di concreti elementi validi a ridiscutere quegli accordi, ritengo che questa iniziativa possa apportare un solo beneficio, quello di far pesare all’opinione pubblica internazionale, stranamente insensibile alle problematiche elleniche, il basso profilo morale di una Germania, che mentre da una parte ha ottenuto a man bassa aiuti straordinari di enorme quantità, dall’altra pretende proprio dalla Grecia, uno degli stati che partecipato alla sua rinascita economica, un rigore insensato, frutto di chi è ancora molto lontano dall’aver fatto proprio il concetto di solidarietà. D’altronde un vecchio proverbio, espressione della saggezza umana recita: il lupo perde il pelo ma non il vizio. Non aggiungo altro, mi pare più che sufficiente per inquadrare il comportamento di un popolo che nella storia non mi pare si sia contraddistinto per solidarietà umana.  

La mia personale opinione, alla luce della mia esperienza e conoscenza, è che quei trattati non verranno mai posti in discussione, ne tanto meno rivisti. Si rischierebbe di creare un precedente a cui potrebbero poi accostarsi degli altri stati che a suo tempo vantavano crediti per danni di guerra nei confronti della Germania. Non solo, il potere della lobbie della finanza non consentirebbero mai di creare una turbolenza finanziaria senza precedenti, anche perché non stiamo parlando di qualche milione di euro, ma di qualche centinaio di miliardi, che se posti a carico di una sola nazione, quale la Germania, sarebbe uno sconquasso a livello mondiale. C’è chi addirittura avvalora i danni di guerra complessivamente dovuti, a oltre 2000 miliardi, ovvero il PIL di un anno dell’intera Germania.  Chi ragiona con il cuore, direbbe ben venga questo sconquasso, soprattutto se a pagarne le conseguenze peggiori sarà la Germania,  ma costoro non sanno che viviamo in ambito di una globalizzazione totale, dove a dettare gli equilibri economici e finanziari non è più la politica, ma i grandi potentati finanziari che farebbero pagare amaramente a tutta la collettività tale improponibile idea.

Rammentando  quanto affermato un po’ di tempo fa dal Fondo Monetario Internazionale, circa la necessità di procedere ad un taglio del debito ellenico, in considerazione che l’economia greca, al momento, non è in condizioni nemmeno di onorare gli interessi sul debito,  il problema del risarcimento dei danni di guerra, potrà avere solo ed esclusivamente un risultato morale, facendo in modo di accelerare il processo di taglio del debito pubblico. La solita Germania invece, è propensa solo ad uno slittamento temporale delle scadenze del debito.

Nel parlare di questi argomenti la memoria mi porta indietro nel tempo, facendomi rammentare quella parte di storia greca, sempre legata all’incapacità di far fronte al proprio debito pubblico del 1893, quando il popolo greco visse un analogo periodo a quello che sta vivendo oggi. Una anomala crisi finanziaria attanagliò il popolo greco, che anche in quell’occasione ebbe come sua accanita oppositrice la Germania. In quegli anni in Grecia era in corso una crisi economica interna di grandi proporzioni, essendo venuti meno alcuni settori trainanti dell’economia quali l’agricoltura, nonostante la riforma agraria del 1871. Tutto ciò mise severamente in ginocchio la Grecia, guidata dal suo primo ministro Charilaos Trikoupis che con capacità e scaltrezza riuscì ad evitare il commissariamento sino al 1897. Patita la sconfitta nella guerra contro la Turchia, siamo nel 1897, la Grecia fu chiamata a pagare i danni di guerra a cui ottemperò attraverso un ulteriore indebitamento con il sistema finanziario europeo e russo. La Grecia fu commissariata dalla troika di allora, composta da Gran Bretagna, Francia, Italia, Germania, Austria e Russia. La più intransigente fu la Germania che attraverso Il barone Adolf Marschall von Bieberstein, degno precursore dell’attuale ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schäuble, non indietreggiò di un passo. Lo stato più indifferente fu l’Italia, dimostrando sin d’allora la sua scarsa capacità di saper contare in un contesto internazionale.

Come vedete passano i secoli ma questa meravigliosa terra ellenica, culla indiscutibile della cultura occidentale, continua ad essere soffocata dalla strategia della grande finanza, in parte dovuta all’ingordigia di tanti partner europei e in parte ad una sua discutibile classe politica, che in particolare nel XX secolo può essere definita inadeguata, non avendo saputo sfruttare al meglio alcune condizioni favorevoli che la fine della seconda guerra mondiale, grazie alla cortina di ferro le aveva propiziato.

Forse mai come oggi, nei corsi e ricorsi della storia, il detto “italiani e greci una faccia una razza” sia così perfettamente aderente alla realtà politica e sociale della Grecia e dell’Italia.    

 

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