Ho fatto il giro del mondo su un guscio di noce con due formiche e una fetta di sottiletta come vela


Favola tratta dal libro “Favole del terzo millennio”

Potrete ascoltare la favole attraverso questo video, oppure leggendo lo scritto. A voi la scelta.

Ho fatto il giro del mondo su un guscio di noce, con due formiche e una fetta di sottiletta di formaggio come vela

Ho attraversato l’oceano a bordo di un guscio di noce. Avevo issato, attaccata ad uno stecchino, una sottiletta di formaggio.  Come aiutanti avevo due simpaticissime formiche sempre allegre che passavano il tempo a raccontare storielle.  Due curiosone. Per certi versi anche invadenti che avevano deciso di unirsi a me ad affrontare questo lungo viaggio in quanto incuriosite dall’originalità del battello da me allestito.  Mi colpì subito la loro allegria, quando avvicinandomi mi dissero: “Se non prendi a bordo un topo avremmo piacere di venirci anche noi”. Li per lì non capii l’allusione del topo con la vela costituita da una sottiletta di formaggio, cosa che poi mi fece sorridere.

Il loro nome aveva poco a che fare con la loro gioiosità, si chiamavano Arcibalda e Genoveffa.  Due formiche di mezza età, due allegrotte sempre pimpanti, mai zitte ma soprattutto molto argute nello sparar sentenze e nel trovare le battute giuste al momento giusto.  Avevano, così mi dissero, navigato sempre nella loro vita, avendo maturato esperienze su tanti mezzi navali e avevano deciso di venire con me attratte per lo più dall’originalità del mio battello, che per quanto curioso aveva un grande pregio, era inaffondabile. 

La vela costituita da una sottiletta di buon formaggio reggiano, oltre ad essere l’elemento propulsore dell’imbarcazione, con il suo odore avrebbe attirato molti pesci con i quali avremmo potuto scambiare due chiacchiere, giusto per smorzare la monotonia del lungo viaggio e non solo, in quanto proprio a loro avremmo potuto chiedere la rotta.  Si proprio così, avete letto bene, avevamo ipotizzato che durante il viaggio, contrariamente a quanto si crede, avremmo socializzato con la fauna marina.  Già in un mio precedente viaggio, in cui ero da solo quella volta, annoiato e un po’ avvilito cominciai a rivolgere la mia attenzione a qualche pesce che gironzolava intorno all’imbarcazione.

Con mio sommo stupore, quando chiamai uno di loro, certo della sua indifferenza, affacciandosi a pelo d’acqua, salutandomi mi propose di fare due chiacchiere, visto che stavamo facendo la stessa strada e che anche lui era solo e che sentiva il bisogno di scambiare due parole con qualcuno. Mi parve così strano che lui, un pesce, sentisse il bisogno di scambiare due parole, lui che per antonomasia appartiene ai “muti”.     

Fu una esperienza esilarante, situazioni che solo vivendole puoi comprenderne tutta la loro portata. Io un misero essere umano, convinto come tutti noi umani del mutismo dei pesci, avevo intrattenuto una lunga e simpatica discussione nientedimeno che con un pesce. O ero pazzo io, o tutto il resto dell’umanità, forse nel corso di tutti i precedente secoli non si è mai soffermata un momento per chiedersi se effettivamente, il presupposto mutismo dei pesci, fosse veramente reale o solo una tesi superficiale, dovuta per lo più alla scarsa propensione dell’uomo di saper guardare la natura con gli occhi del cuore. 

Forse mi è doverosa una spiegazione. Io sono un assertore di una delle tesi più romantiche di questo mondo. Ritengo che il cuore abbia una sua speciale peculiarità,  come se fosse uno stato,  uno stato come nazione per intenderci,  appartenente ad una federazione, quella degli organi umani, cervello, milza, fegato, polmoni ecc. ma con una sua indipendenza,  potendo godere di una sua virtù autonoma ed esclusiva, quella di poter vedere e valutare le cose,  non più attraverso il cervello ma direttamente dagli occhi, facendo  una sua autonoma e indipendente analisi dei fatti, spesso spoglia dell’arida razionalità matematica di ogni nostra azione.

Forse è proprio questa capacità del cuore di poter vedere con i propri occhi, scollegato dal cervello,  che in questi ultimi decenni sta scemando,  lasciando il posto sempre più alla razionalità invadente e dominante dei nostri neuroni,  facendoci così perdere il piacere di poter girovagare nel mondo attraverso la fantasia, trasportati da quel meraviglioso romanticismo che un semplice spicchio di luna, una stella cadente o il semplice canto melodioso delle onde del mare, ci consentE  di sorvolare questo nostro mondo a bordo della nostra fantasia.

Tutti questi pensieri altro non erano che il frutto di una meditazione solitaria sul cambiamento della nostra vita terrena, volta oramai esclusivamente al soddisfacimento materialistico di altrettanti bisogni materiali.

Ecco perché non c’è da stupirsi se non riusciamo più a sentire i suoni della natura, capire che è bene lasciare spazio agli occhi del cuore e farsi trasportare da un cielo tappezzato di stelle splendenti cercando quella a noi più simpatica e dove eventualmente di tanto in tanto farci un salto.  E perché no, che cosa ce lo vieta. La distanza di tanti anni luce cosa volete che siano di fronte all’immensa forza dei nostri pensieri, affidati ad un pilota eccezionale quale la fantasia. Con essa potremmo percorrere l’intero universo, imbarcarci su dei gusci di noce, avendo come motore propulsore una fetta di sottiletta, quale vela maestra, aiutati nella nostra circumnavigazione dalla simpatia di due allegrotte formiche e se annoiati, poter intraprendere simpatiche ed allegre discussioni con i pesci intorno a noi.

Dimenticavo di dirvi che alle due formiche ho acconsentito che mi facessero compagnia nel mio ulteriore viaggio e che questo è stato straordinariamente bello, interessante e soprattutto ho potuto capire che a volte basta osservare la laboriosità di questi piccoli animaletti per poter, forse, prender da loro qualche esempio di vita.