Il balletto dei numeri infiniti sulla disoccupazione

LAVORO2-2Che strano periodo che stiamo vivendo.  Ci aveva promesso di rivoltare il Paese come un calzino ma forse non aveva capito che c’erano troppi buchi e che avrebbe fatto meglio a comprarne un altro oppure di cambiare mestiere. Un errore valutativo di non poca importanza, che avrà conseguenze negative sulla credibilità di chi fa affermazioni e soprattutto promesse senza poi riuscire a realizzarle. In questi ultimi giorni, stando ai sondaggi, che ovviamente consiglio di prendere sempre con le dovute cautele, danno Renzi  al di sotto del gradimento che aveva Letta prima che qualcuno gli consigliasse di starsene “finalmente” sereno.  Le elezioni regionali nell’Emilia Romagna hanno segnato un preoccupante arretramento del partito Democratico, dove però il dato più eclatante, anche se per qualcuno è secondario, è rappresentato dal fatto  che sei elettori su dieci sono rimasti a guardare alla finestra,  oramai stanchi e nauseati di tutta le politica. Se poi affrontiamo la tematica della disoccupazione,  è in atto una mitragliata di numeri,  che a onor del vero riuscire a capirci qualcosa è impresa non facile.  Stando a quelli comunicati dal governo dovremmo addirittura averne avuto quattrocentomila in più, mentre è dato di oggi che la disoccupazione ha segnato un ulteriore record attestandosi al 13,2%. Vorrei capirci qualcosa anch’io. Chi ci dice il falso? Chi cerca ancora di influenzare nel bene o nel male l’opinione pubblica? 

Ancora una volta si gioca sulla pelle dei giovani in particolare. Sono stati realizzati nuovi posti di lavoro a contratto di lavoro indeterminato.  Bellissimo, saremmo tutti felici e ci accingeremo con grande gioia a propagare questa nuova iniziazione di ottimismo che trova concreto riferimento all’incremento delle unità lavorative. Ma  proprio oggi, sulla stampa nazionale leggo esattamente  il contrario,  e pertanto ritengo un  mio sacrosanto diritto chiedere chiarezza, avendo in famiglia giovani in cerca di occupazione.  Invece mi pare che si giochi anche sull’alchimia dei numeri, ovvero su quanti sono stati persi negli ultimi dodici mesi e quanti invece sono quelli recuperati negli ultimi tre.  Una serie di rilevazioni che comunque, alla fine della girandola dei numeri,  attestano un incremento generale della disoccupazione.   

Quello che comunque sta generando irritazione e malcontento se non proprio vera delusione verso la politica di Renzi, è questa sua caparbia presa di posizione nel voler affermare, a volte con spregevole arroganza, cose che non trovano corrispondenza alla realtà dei fatti.  L’economia, quella rappresentata dalle grandi, medie e piccole aziende non è ripartita. Il commercio continua a segnare arretramenti che destano una seria preoccupazione in quanto oramai siamo in piena deflazione, ovvero non si vendono i prodotti se non si abbassano i prezzi di questi. La domanda sempre più bassa scoraggia la produzione, che si adegua ai volumi di richiesta del mercato sempre più bassi, generando a sua volta disoccupazione, diminuzione del PIL,  con conseguente inevitabile crollo delle entrate tributarie dirette ed indirette. 

Che la situazione non era facile lo sapevamo, come sappiamo che lo stesso Renzi, a cui per ora almeno riconosco in lui la caparbietà di voler fare in buona fede, anche se eticamente non condivido che poi si facciano gli accordi peraltro tenuti segreti, con esponenti della politica che  dalla politica pubblica sono stati cacciati, vedi Berlusconi. Capisco che la sua è stata una necessità l’avvicinamento al centro destra, venendogli a mancare il sostegno proprio del suo partito, però che la smetta di dire ciò che già sa che non si potrà realizzare. Sia fortemente concreto  nei confronti dei suoi elettori, che al momento penso siano ancora tanti. La smetta di rincorrere ideologiche prese di posizioni che producono solo irritazione, dando del Primo Ministro un’immagine arrogante. Se i sindacati abbiano sbagliato e  che forse  continuino a commettere degli errori di fondo, ciò non autorizza il Primo Ministro di snobbarli, in quanto piacenti o non piacenti, rappresentano ancora oggi milioni di lavoratori.  Non puoi continuare ad abbarbicarti su conflitti di carattere ideologico, anche perché l’art.18 oggi, in virtù del mercato del lavoro basato su oltre 42 forme contrattuali, tutte orientate al sostenere e consentire il precariato, non ha già di per se alcun peso  nella crisi del sistema produttivo.

Sostengo, anzi pretendo che proprio dal rottamatore per antonomasia, da colui che ha promesso la realizzazione di riforme e di far ripartire il paese, guardandosene bene però di affrontare con la stessa determinazione avuta per l’art.18 la corruzione dilagante, una maggiore chiarezza d’intenti. Sono stufo di ascoltare promesse,  sono stanco di vedere i nostri ragazzi girovagare come degli zingari ad elemosinare un posto di lavoro, sono arrabbiato perché le tasse continuo a pagarle come prima e più di prima senza alcun miglioramento dei servizi pubblici, sono deluso da questa politica che continua indifferente a tutelare gli interessi personali e spregiudicatamente continua a godere di stipendi, prebende, benefit da vero insulto, senza un pur minimo rispetto verso la povera gente.

Come me tant’altra gente è stufa, stanza, arrabbiata e delusa e non vorrei, nell’interesse generale del paese che il rottamatore fiorentino  venga  prima o poi paradossalmente rottamato.       

 

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