Forse sarebbe meglio definirla più come “politica dell’odio” quella che oggi imperversa in modo viscido e dilagante dalla Alpi a Lampedusa. Una politica non più di confronto e di scontro costruttivo. Oggi non si parla di avversari politici ma di nemici. Nemici da combattere anche fisicamente laddove ritenuto necessario. Le violenze verbali da tempo hanno raggiunto e superato i livelli di guardia, trasformatesi in veri e propri macigni.

La politica non si valuta più in base ai suoi progetti e a quanto è stato poi realmente prodotto a favore della società, si valuta sull’effimero contenuto di frasi fatte, il più delle volte provocazioni atte a turbare il clima democratico, incuranti del rispetto dei diritti umani. Purtroppo il fenomeno che preoccupa di più è che a questo ciarpame verbale, tanta gente, perché probabilmente scontenta e irritata per i malgoverni precedenti, non a torto, cadono preda facile di questi spregiudicati capi popolo che alla lunga stanno danneggiando seriamente l’immagine dell’intero paese agli occhi del mondo.

Una politica mascalzona la definisco io, che attrae consensi su problematiche di scarso spessore, che impattano con il disprezzo etnico per l’immigrazione in generale, quale fosse il tragico problema di questo paese, mentre centinaia di migliaia di giovani espatriano non avendo più un futuro qui in Italia. Si persegue l’immigrato in quanto delinquente, portatore solo dei peggiori reati, mentre decine di aziende delocalizzano o chiudono i battenti, essendosi rivelato questo governo, certamente non migliore di quello precedente ma che aveva sbandierato in campagna elettorale il tanto agognato cambiamento.

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