Incertezza delle pena complice del degrado etico e morale

Un codice penale da rivedere. Enorme, a volte, la disparità tra la gravità del reato e l’eventuale pena comminata.

Incertezza della pena da circa trent’anni rappresenta un degrado etico e morale. L’evoluzione legislativa in materia di contrasto ai reati pare aver subito una inversione di tendenza. Non più elemento di deterrenza, bensì un sistema quasi premiante alcune specie di reato. Le leggi che si sono succedute in questi ultimi anni hanno contribuito più a proteggere gli interessi di alcuni a scapito di un disordine sociale.

In particolare i reati contro il patrimonio e l’interesse pubblico sono cresciuti a dismisura. Concussione, appropriazione indebita, all’ordine del giorno sulla stampa nazionale, non costituiscono più elemento di disapprovazione sociale. Leggi opportunamente approvate per salvare il pelo di qualcuno, hanno dato vita ad un sistema che sembrerebbe premiare alcune tipologie di reato. Le misure urgenti in tema di tutela dei diritti fondamentali dei detenuti e di riduzione controllata della popolazione carceraria, consente una particolare forma di affidamento in prova quando la pena detentiva da eseguire non è superiore ai 4 anni. Ovvero tarallucci e vino e tutti vissero felici e contenti.

Il diritto fondamentale del detenuto, a mio avviso dovrebbe riguardare il suo civile trattamento tra le mura carcerarie. Non vedo come questo suo legittimo diritto debba influenzare invece l’applicazione della pena detentiva se sino a quattro anni. Non era più sufficiente la sospensione condizionale della pena sino a due anni, attraverso la condizionale. L’escalation del degrado richiedeva dei correttivi protettivi più ampi, perchè più ampia era la portata dei reati.

Uno stato che non riuscendo a gestire la propria popolazione carceraria, in presenza di un degrado etico galoppante, opta per norme meno severe, asserire che questo possa assumere la caratteristica di complice, non dovrebbe essere esagerato.

Come esagerata, sproporzionata e amorale è l’applicazione delle immunità parlamentari a reati che nulla hanno a che vedere con l’opinione politica. Aberrante e sconvolgente, soprattutto per l’indicazione che ne deriva alle giovani generazioni, è che, non solo che i trasgressori non pagano quasi mai nulla, ma continuano indisturbati a svolgere i loro ruoli anche se pubblici dipendenti.

Spesso leggiamo di affermazioni denigratorie verso la magistratura che scarcera i delinquenti, che con tanto affanno la polizia scova e arresta. Trattasi della solita manipolazione mediatica. I magistrati applicano le leggi che il Parlamento approva. Se chi ha rubato allo stato decine e decine di mlioni di euro, viene mandato a scontare la sua pena presso un istituto geriatrico, per sole 4 ore la settimana, è ovvio che la colpa non è del magistrato ma di un legislatore scellerato. Il danno più rilevante sta nel fatto che l’attuale codice penale è tutt’altro che un deterrente per i reati.