La Grecia prossima al default, così dicono

 

La convinzione che la Grecia stia approssimandosi al default comincia a radicarsi proprio in coloro che detengono le sorti dell’economia dell’Europa. Più volte ho affrontato questa problematica,  schierandomi contro l’inerzia e l’ostracismo di alcuni governi europei.  Ho cercato e credetemi continua a farlo con impegno e fatica,  le motivazioni di un atteggiamento che io definisco “Antieuropeo”.  Che tra molti stati dell’unione non ci sia grande simpatica,  questo è scontato e sotto gli occhi di tutti.  Ma che alcuni di questi addirittura remino contro la stessa unione, onestamente questo oltre che suonarmi strano,  m’irrita e soprattutto preoccupa.

L’allegra gestione della cosa pubblica in Italia,  Grecia, Spagna, Irlanda e perché no USA,  è stata sempre sotto il mirino delle banche centrali e degli analisti di tutto il mondo, dai quali onestamente non ho  mai visto applicarsi rigorosità  così ottusa come quella di oggi.  Le campagne di esportazione della democrazia attraverso l’utilizzo dei contingenti che stranamente sono chiamati “Di Pace”,    la realizzazione di infrastrutture  i cui costi spesso sono risultati esorbitanti,  l’elargizione di benefit e prebende di ogni natura alla classa politica ed estese a categorie predilette,  come mai non erano state già da tempo segnalate e pertanto oggetto di declassamento economico e finanziario,  visto che nel tempo avrebbero generato solo  degli sconquassi?  Non venite a dirmi che gli analisti di macro e microeconomia non sappiano prevedere il futuro di un paese sulla base della conduzione politica. Quindi,  chiedo,   penso legittimamente,  di conoscere il perché di questo accanimento terapeutico soprattutto nei confronti della Grecia.

 

La Grecia ha sbagliato e su questo non ci piove,  è stata anche particolarmente scorretta nell’aver a suo tempo cercato di modificare la realtà dei dati economici interni,  però,  come già più volte ribadito, all’allegra gestione della finanza pubblica ellenica, perché negli anni precedenti,  essendo la Grecia membro dell’unione,  non si siano adeguatamente e tempestivamente accese le spie della riserva?  Forse questo stato di cose trovava una sua logica di convenienza politica?  E se ciò fosse vero,  come d'altronde non riesco ad ipotizzare scenario diverso,  perché proprio oggi questa politica vuol far saltare la Grecia?  Quale recondito progetto stanno preparando i nostri governanti, atto a favorire come al solito gli interessi della finanza?

E’ qui che si dovrebbero concentrare i nostri sforzi,  per riuscire a capire,  aldilà delle logiche dei mercati,  quali siano effettivamente le mire di Germania,  Francia ed Inghilterra.  L’uscita della Grecia dall’euro,  previo default,  scatenerebbe un effetto domino da non sottovalutare.  Come da non sottovalutare gli effetti devastanti e non facilmente prevedibili di una rivolta sociale che si estenderebbe,  anche ad altri aree forse meno interessate da crisi finanziarie  ma solidali in quanto di che se ne dica,  se in l’Italia la classe politica è un male patologicamente incancrenitosi,  negli altri stati,  la fiducia nella classe politica non è poi così idilliaca.

Se invece mirano alla realizzazione di due “Euro” quello forte e quello debole,  dove nei due circoli parteciperebbero gli stati di serie A in quello forte  e quelli di serie B in quello debole,  allora vorrà dire che tutti i popoli d’Europa dovrebbero seriamente preoccuparsi,  in quanto ciò porterà ad un immediato disgregarsi dell’Unione Europea. I paesi di serie B andranno  alla ricerca di nuovi equilibri politici, portandoli  a ricercare all’esterno dell’Europa,  anche perché poi a loro volta corteggiati da tutti gli stati emergenti. L’economia degli stati appartenenti al gruppo A nel giro di pochi anni pagherebbero in modo drammatico la perdita di penetrazione commerciale, innestandosi così in loro una irreversibile crisi, peraltro non più nemmeno sostenibile dal patner  statunitense, in brache di tela anch’esso.  Forse, cinicamente,  possiamo asserire che se questa ipotesi ,  nell’immediato porterà grossa instabilità nei paesi del gruppo B,  nel medio lungo termine ne farà la loro ricchezza.  Ovviamente alla base di tutto ciò è necessario che si ponga in essere un rinnovamento della classe politica e dirigenziale dei paesi in oggetto.  Ipotizzare di andare avanti portandosi dietro le  macroscopiche incapacità di quella attuale,  allora vorrà dire che saremo diventati tutti dei lupi di razza,  riuscendo masochisticamente a perdere il pelo ma non i vizi.   

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