Le nostre future generazioni oltre alla crisi economica avranno addosso anche il fardello di riscattarsi dall’ignominia della corruzione

Ma che sta succedendo a questo nostro Bel Paese?  La sensazione più evidente che si ha nel guardare negli occhi degli italiani è l’assenza di speranza.  Si vive giorno dopo giorno, senza più preoccuparsi del domani.  La necessità di pianificare il proprio futuro pare sia stata cancellata o quanto meno non fa più parte  di quella prospettiva di vita fatta di progetti.  La gente immersa nell’apatica indifferenza,  vive la propria giornata incolore lamentandosi del presente, ricordando il passato,  senza più accennare al futuro.  Si sta spegnendo l’interesse verso la politica e l’economia,  essendo stati da tempo esautorati dal parteciparvi, avendo queste intrapreso strade diverse e distanti dalle reali esigenze ed istanze che provengono da un popolo, che  per consuetudine storica preferisce restare  schivo a partecipare attivamente alle scelte che dovrebbero riguardare il suo futuro e in special modo quello dei propri figli.

L’assenza di una prospettiva politica, in un contesto confuso, dove il dilagare di corruzione, concussione, appropriazione indebita e falso in bilancio   rappresentano l’unica faccia di una cruda realtà in declino,  pare  interessare solo pochi soggetti. Tutti gli altri sono oramai sfiduciati, demotivati e anche stanchi di  arrabbiarsi, visto che il sistema della partitocrazia ha da anni, con subdola applicazione di una falsa democrazia , li ha tenuto alla larga dai reali bisogni della gente.    

E’ un momento questo di calma relativa dove due soggetti in causa, il sistema politico ed il sistema paese,   che dovrebbero coesistere, condividendo insieme le scelte programmatiche per un futuro migliore che riguardi tutta la collettività, invece,  pare che viaggino separatamente come i binari di un una ferrovia,  che non trovano riscontro nemmeno nelle famigerate quanto strane “Convergenze Parallele”.  Certo è che la nostra politica non perde mai occasione di mostrare la sua atavica incompetenza, la sua spavalda convinzione di vivere una dimensione tutta sua, al di sopra delle parti o peggio ancora non sentirsi parte integrante di un sistema,  che dai politici viene utilizzato solo per fini strettamente riconducibili a personali interessi.  

Paragonare il nostro sistema politico ad una corte reale tipica del XVI o XVII secolo non è proprio sbagliato. Clientelismo e nepotismo caratterizzano tutta la classe dirigente, insediatasi più per meriti di casta che per valori etici e professionali.  Corruzione, concussione e appropriazione indebita invece rappresentano i comportamenti portanti del sistema economico e produttivo dove nulla, assolutamente nulla di commerciale è posto in essere senza esserne intaccato. Uno straordinario connubio di scelleratezze che in questi ultimi decenni ha portato non solo la crisi economica e finanziaria ma ahimè ha sdoganato quale consuetudine comune la corruzione, palpabile a qualsiasi livello.   Un sistema il nostro oramai incancrenito, in profonda putrefazione, avendo la sua puzza invaso anche tutta l’Europa, visto che all’Italia è stata accreditata la “palma” del paese più corrotto di eurolandia, avvalorando la sola nostra “Corruzione”  al 50% di tutta quella esistente negli stati membri dell’Europa.

Un dato questo che avrebbe dovuto indignarci. Un dato che ha visto l’immediata cecità e sordità delle più alte cariche istituzionali, che se ne son guardate bene di esprimersi in materia. Non hanno minimamente preso in seria considerazione la necessità di prevedere e programmare attività atte ad affrontare con concreta e seria determinazione un marchio infamante che ci è stato pubblicamente affibbiato.

Può un sistema politico a cui sia rimasta ancora un briciolo di dignità restare indifferente ad una simile valutazione? Possibile che essere stati definiti i più corrotti d’Europa possa aver lasciato indifferente questa classe politica? E questo popolo italiano, possibile che non senta il bisogno di riscattarsi e di uscire fuori dalla fogna in cui è stato buttato, assumendosi  le proprie responsabilità, richiamando  quella classe politica a dar conto una volta per sempre,  visto che giorno dopo giorno si sta contraddistinguendo solo per il raggiungimento di traguardi sempre più negativi? Non possono milioni di persone, che con il loro onesto lavoro quotidiano,  mantenendo quel poco di buono che è rimasto,  consentire di essere ritenuti tutti corrotti. Non è giusto soprattutto per le nostre future generazioni che oltre alla crisi economica dovranno  riscattarsi anche dal fardello della corruzione.

E’ tutta questa indifferenza che percepisco intorno a me e che tocco con mano, che m’irrita sempre più.  Mi rifiuto di pensare che la nostra gente, il nostro popolo sia tutto corrotto ma mi riesce altrettanto difficile sopportare l’apatia dilagante che continua a rappresentare il vero volto di questo nostro paese, quasi se le problematiche che ci attanagliano siano da ascriversi a qualche altro stato del terzo mondo.

  Di Pompeo Maritati

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