La Francia ancora una volta pensa a Napoleone

Sul palcoscenico politico dell’Europa di quest’anno si sta allestendo una nuova commedia, che se non fosse per i suoi contenuti nefasti per la sua gente, potrebbe assumere le vesti di un’opera  allegra, quasi sul demenziale.

Allegra perché le posizioni che molti paesi stanno assumendo nei confronti di una unione d’intenti, ha proprio del ridicolo. Demenziale perché a onor del vero, non si riesce a comprendere, nonostante l’esperienza della brexit, come mai ci si sta affannando ad alzare muri non solo nell’ambito dell’annosa gestione della problematica dei migranti.

Capi di governo e autorevoli ministri hanno perduto quella necessaria, quanto opportuna abitudine a stare zitti e a collegare il cervello con la lingua solo per motivi istituzionali. Affermazioni ed incursioni logorroiche atte ad invadere la sfera altrui, ovviamente in forma del tutto gratuita e sprovveduta, contribuiscono ad allontanare quel necessario percorso di avvicinamento degli stati e dei relativi popoli.

La Germania, grazie alla sua lady di ferro, continua a battere le carte, spalleggiata, ahinoi, dai poteri forti della finanza, in quanto ha saputo bene integrare nel suo programma politico i loro interessi, facendoli coincidere con quelli tedeschi. Ha saputo giocare bene, grazie ai suoi rappresentanti nel parlamento europeo, riuscendo per tempo e con astuzia, frutto di una classe politica un po’ più retta, a portare a casa il salvataggio del suo sistema bancario e di alcune aziende, senza che tutti gli altri stati le saltassero addosso, addebitandole il classico “aiuto di stato”.  Sistemate le sue carte, unitamente a Francia e Gran Bretagna, mentre i nostri parlamentari europei erano a caccia di farfalle sul Danubio, approvavano il bail-in, mettendo in crisi evidente, il nostro già barcollante sistema bancario.

Sotto il profilo della politica dei flussi migratori, aldilà dei soliti errori nostrani, l’Europa ha fatto bella mostra della sua assenza di etica-solidale. Non mi meraviglio dell’ottusità balcanica, stati che avrebbero dovuto attendere ancora una trentina d’anni prima di essere accolti in questa strana e sgangherata Europa Unita.

Mi meraviglio e ne sono profondamente preoccupato dalle prese di posizione, strane, ambigue e per certi versi anche contrastanti di Macron.

Non ho peli sulla lingua, Macron non mi piace. Non mi piace che sia piaciuto ai francesi, anche se ha avuto la fortuna di dover competere contro un solo candidato, peraltro già perdente, per via delle sue posizioni destrorse. Sta di fatto che dopo i primi 100 giorni di governo ha perso 10 punti di gradimento. Comincio ad avere grossi timori su questa figura, un quarantenne ben diverso da Renzi, determinato, certamente molto più preparato e al momento meno fanfarone. Doti queste che sicuramente contribuiscono a rendere Macron sempre più credibile e soprattutto affidabile nei salotti buoni, dove vengono prese le decisioni sull’assetto planetario. 

Trovo Macron, sicuramente un uomo in gamba e questo mi preoccupa di più. Se poi accanto ci metto le sue prime dichiarazioni d’intenti effettive, mi pare di intravedere in lui un vecchia grande figura storica francese: Napoleone Bonaparte. La mia personale impressione è che, uscita la Gran Bretagna, superata la fase discendente della politica francese, grazie ai suoi due poco entusiasmanti predecessori, e per la costante scarsa credibilità politica dell’Italia, miri addirittura a scalzare la Germania nella conduzione effettiva e pratica dell’economia europea.  Quell’omino barcollante alla luce dei riflettori nell’attraversare il parco antistante la Bastiglia, quando fu eletto, darà fastidio e non poco all’Europa. Cercherà di accattivarsi il sostegno degli  stati ad est, cercando una condivisione ad ovest, in modo da isolare la politica tedesca, che se pur favorita dalla solita saltimbanca Italia, dovrà mettere la coda in mezzo le gambe.

Direte che è fanta politica, non vi do torto, ma ad un attento osservatore alcuni aspetti di Macron contribuiscono sin d’ora ad alimentare forti dubbi che voglia partecipare nella politica europea in funzione unitaria e di aggregazione, pensando alla vera Europa Unita. Lui sicuramente starà già pensando a consolidare e rafforzare la sua posizione, in seno alla Commissione Europea, con l’occhio rivolto soltanto a se stesso. Ed è questo che più di ogni altra cosa mi preoccupata, non solo, se poi mi ricordo che qui in Italia abbiamo 2300 miliardi di debito pubblico e una classe politica poco efficiente, qualche seria preoccupazione, aldilà di quelle che con le quali già da tempo conviviamo, me la pongo.

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