L’ingenuità di un movimento che crede ancora nel cambiamento

E’ da oltre 15 mesi che il governo pentaleghista ci ha abitati alle sue turbolenze interne. Di giorno litigano e di notte trovano uno pseudo accomodamento, per poi ricominciare il giorno dopo.

Tutto grasso che cola per stampa e Tv, che in questo contesto litigioso, consente di far passare in secondo piano, anzi di nascondere quelle che sono quelle poche cose buone che comunque sono state fatte, dando voce ad una opposizione priva di leader capaci di attrarre consenso.

Non intendo parteggiare per nessuno dei partiti al governo né tanto meno per quelli all’opposizione, che bene si sono contraddistinti negli anni precedenti a portarci ad un passo dal baratro economico. Non solo, siamo sempre additati quale il paese più corrotto dell’Unione Europea, cosa di cui non mi pare che il nostro Presidente della Repubblica abbia pubblicamente e severamente preso a calci questa classe politica e dirigente.

Ma quello che più di tutto mi colpisce è l’ingenuità del Movimento 5 Stelle, che con il suo 33% ottenuto nella precedente consultazione politica, si è fatto fagocitare e mettere all’angolo da una Lega spavalda, arrogante e razzista. Troppo è stato permesso ai Leghisti, sin dalla nomina alla Presidenza del Senato della Casellati, che ha fatto mugugnare tutti gli iscritti al movimento. Cosa dire delle posizioni di oltranzismo razzistico assunte da Salvini, che attraverso queste ha contribuito a far emergere quella sgradevole dote insita, ahinoi, anche negli italiani, ovvero l’odio verso l’immigrato in genere.

Una Lega che pare debba restituire 49 milioni e alla quale le è stato concordato un piano di rientro unico nella storia dell’umanità. Il tutto senza battere un ciglio, senza prendere precise posizioni, tutto a danno di quel sentimento di vero cambiamento che ha portato milioni di elettori a credere in questo movimento.

Molti si aspettano che il M5S tolga la spina a questo governo che, tra l’altro, in così poco tempo ha contribuito ad appiccicare al popolo italiano l’appellativo poco gradevole e per certi versi immeritato di “popolo razzista”.

Ovviamente Di Maio e compagni hanno capito, perché poi sotto sotto stupidi non lo sono del tutto, che se tolgono la spina al governo, nella eventuale consultazione elettorale, cadrebbero, con molta probabilità al di sotto del 10%. In poche parole e a conclusione, posso asserire che il M5S in questi 15 mesi al governo ha sostanzialmente lavorato per distruggere il proprio consenso e trasformare il loro cambiamento in un consolidamento del vecchio sistema, partecipando, e questo è quel che è peggio, alla crescita della Lega e ad un riaffiorare del Partito Democratico, diretto dal suo nuovo segretario, il più insignificante della sua storia.