Perché è bene tenerci l’euro

E’ da tempo che alcuni nostri “illustri” politici indicano a gran voce, che per salvare la nostra economia l’unica strada da seguire sia quella di uscire dall’area “Euro”. Non so se sono in buona fede oppure cavalcano una idea che sanno a priori irrealizzabile, ma utile per accattivarsi quella parte di elettorato un po’ incavolato con il sistema (non a torto).

Credere fermamente, con sincera determinazione che l’uscita dall’Euro possa rappresentare una opportunità per il sistema Italia, due sono le cose, o si è imbecilli o si è ignoranti. Non sono solito utilizzare i termini anzidetti, ma l’uscita dall’euro non può essere definita diversamente.

La cosa più raccapricciante è che molti dei detrattori dell’euro sono proprio quelli che quando fu adottato, non ne hanno saputo regolamentare il corso. Dal 2001 in Italia e in Grecia c’è stata la folle ed incontrollata corsa al rialzo dei prezzi, come se il cambio tra lira ed euro avesse penalizzare soprattutto il piccolo commercio. Altro neo non trascurabile su cui riflettere è l’abitudine consolidata da parte dei nostri partiti di proporre,  quali parlamentari europei, soggetti in caduta libera a cui bisogna per convenienza e rispetto delle prerogative della casta, riservare comunque un posto a sedere nei meandri del potere. Vi inviterei ad andare a vedere chi sono i nostri rappresentanti in sede europea e se poi spulciate i nomi dei vari componenti le varie commissioni, forse, vi renderete conto che spesso i nostri parlamentari risultano per esperienze e conoscenze, inadeguati rispetto ai loro colleghi. Ecco perché in sede europea gli altri stati sanno curare meglio i loro interessi e noi, non è raro, apprendiamo di decisioni assunte addirittura dopo il loro deliberato. Non ultimo il caso dell’entrata in vigore del bail-in (la responsabilità diretta in caso di crisi bancaria degli azionisti, obbligazionisti e correntisti della banca in crisi.) Dov’erano i nostri parlamentari quando fu approvata questa norma, addirittura due anni prima? E come mai tutti gli altri stati hanno provveduto a sostenere le loro banche con fondi pubblici, impedendo oggi a noi di farlo? Sono loro delle carogne o noi degli imbecilli che non abbiamo fatto sentire la nostra voce? O  siamo stati presi per i fondelli, non dall’ Europa, ma dai nostri stessi politici,  trincerati dietro le false affermazioni che il nostro sistema bancario era sano e solido?  

Pertanto, per cortesia, abbandoniamo l’idea cialtrona che l’Europa è contro di noi. Il peggior nemico dell’Italia in sede internazionale è l’Italia stessa, grazie alla scelta “obbligata” per clientelismo e rispetto delle cordate di partito, di una classe dirigente inadeguata, che in questi ultimi decenni ha portato l’apparato pubblico nella confusione e disorganizzazione.

Se per pura ipotesi volessimo prospettare uno scenario di Italyexit, tornando alla vecchia lira, saremo costretti, gioco forza, per l’enormità del debito pubblico e per la riscontrata incapacità di invertire la rotta di una stagnazione economica,  a svalutare la nostra moneta almeno del 35% (ipotesi che ritengo ottimistica). Ciò comporterebbe che tutto il patrimonio immobiliare e i risparmi degli italiani, nel giro di una sola giornata borsistica, si troverebbero con un valore inferiore del 35%. Diverrebbero competitive le nostre esportazioni, ovviamente nel breve termine, in quanto poi, essendo noi un paese importatore, soprattutto per le fonti energetiche, pagheremmo le importazioni un 35% in più. Non solo, risultando il nostro paese strutturalmente debole, incapace oramai di competere per la mancata riorganizzazione, ristrutturazione e conversione del sistema produttivo (cosa che gli altri paesi europei hanno già fatto da tempo) ci vedrebbe in balia delle tempeste monetarie, senza alcuna copertura, come sta facendo oggi la BCE. La nostra unica arma di difesa, sarebbe la svalutazione che se applicata più volte rappresenterebbe un vero e proprio suicidio economico e monetario.  

Salterebbe così la tenuta dei conti. Se pur vero è che svalutando si svaluterebbe il nostro debito pubblico in mano alla finanza, è anche vero che loro non starebbero immobili con il cerino in mano acceso. Farebbero innestare un processo di ulteriore avvilimento del nostro debito pubblico,  facendo lievitare il tasso d’interesse da riconoscere loro. In poche parole, noi avremo un monte debiti inferiore, per effetto della svalutazione e loro ci faranno pagare interessi esorbitanti, mettendo così una ipoteca definitiva sulla crescita del paese, che sarebbe poi ostacolato per l’aumento del costo delle materie prime necessarie a far fronte alle nostre produzioni, sia per i consumi interni e soprattutto per le esportazioni.

Nel giro di due mesi il nostro paese verrebbe classificato a livello finanziario pari a “spazzatura” (anche se è onesto ricordare che la valutazione assegnata dalle società di rating internazionale, pari a BBB, non risulta esserne molto lontana)  con conseguenze deleterie per il sistema sociale. Sanità, pensioni e sostegni sociali alle fasce più deboli della popolazioni verrebbero falcidiate, con conseguenze che immaginate devastanti con profili di seria preoccupazione per il  degrado in ambito di ordine pubblico.

L’Europa è nata male. La si è voluta far nascere sotto il profilo monetario senza trovare una unione politica, cosa che oggi sta presentando il conto proprio sulla sua tenuta. Le scelte di  Politica fiscale, sociale, economica e culturale sono ancora indipendenti e soggette all’esclusiva sovranità del singolo stato. Addirittura ci si fa la guerra tra gli stessi stati membri dell’UE in materia fiscale, per attrarre presso di se capitali di altri stati. Una folle lotta fratricida, vedi Fiat Chrysler, scappata a gambe levate dall’Italia, per stabilire la sua nuova sede sociale in Olanda e quella fiscale a Londra. Se poi affrontiamo alcune politiche economiche attinenti la produzione e la commercializzazione di molti prodotti e della gestione della tragedia dell’immigrazione e del terrorismo, ci si accorge che di Unione in Europa è rimasto molto poco.

In materia invece di finanza e di circolazione monetaria il club Europa non pare godere molta simpatia tra i vari popoli, avendo, attraverso alcune scelte imposte dal Fondo Monetario Internazionale, intrapreso una strada del rigore, che se per certi versi necessaria, la sua ferrea applicazione ha creato non pochi mugugni, facendo lievitare il sentimento antieuropeista, agevolmente,  furbescamente e scelleratamente cavalcato dalle destre.

Il processo di unificazione degli stati europei è un processo irreversibile, che va sostenuto, non combattuto. L’aver commesso dei grossolani errori non è elemento sufficiente per mandare all’aria tutto. La disgregazione del ’UE comporterebbe un immediato impoverimento di tutti i suoi partner, e i più deboli, Italia, Spagna, Irlanda, Grecia, Portogallo, Cipro e in parte il Belgio, (notate che non inserito stati dell’area balcanica, quali Romania, Polonia e Ungheria) si troverebbero catapultati in una dimensione di povertà e  di isolamento economico, soprattutto in questi momenti in cui si sta alzando il vento del protezionismo e si stanno modificando alcune strategie di geopolitica mondiale.

Credetemi, senza voler offendere nessuno, remare contro l’Unione Europea è da considerarsi una carognata nei confronti del popolo italiano, non vi è alcuna condizione, ipotesi di nessun tipo che possa far auspicare un miglioramento del tenore di vita dell’Italia, abbandonando l’UE,  anzi al contrario, nel giro di pochissimi mesi ci ritroveremmo tutti veramente in brache di tela, ammesso che gli altri ci consentissero di conservarle.

 

                     Pompeo Maritati

 

  

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