Riflessione post elettorali: il 60% dell’elettorato ha mandato a quel paese la politica e qualcuno ritiene questo un aspetto secondario (bontà sua!)

ASTENSIONE DAL VOTOAnche se la consultazione elettorale ultima ha interessato solo due regioni l’Emilia Romagna e la Calabria, possiamo, alla luce dei risultati, ritenerle di straordinaria importanza per il futuro degli assetti politici. L’elemento che più di tutti fa riflettere e proprio per questo rende ancora più interessante la consultazione elettorale è stato l’astensionismo.  Il sessanta per cento del corpo elettorale ha preferito disertare le urne. Un segnale che rappresenta una randellata alla nuca della classe politica, ammettendo che ancora a questa classe sia rimasta una nuca.  La gente apaticamente rassegnata ad una politica fatta di slogan e di slide oltre che di corruzione,  concussione e clientelismo ha definitivamente alzato le mani e si è arresa all’onnipotenza politica.

Nel contempo rileviamo un sorpasso clamoroso  della lega ai danni di Forza Italia oramai incancrenita intorno ad un leader che sino all’ultimo non riesce altro che pensare ai suoi interessi personali, aprendo così di fatto, laddove ce ne fosse stato ancora qualche dubbio, una forte contestazione all’interno che a breve sicuramente vedrà Berlusconi

se non cacciato a pedate proprio dai suoi miracolati, quanto meno allontanato dalla sua creatura. Una misera e squallida fine di un soggetto che non ha saputo approfittare di un momento storico a lui favorevole per poter scrivere qualche pagina dignitosa della politica italiana. Ha voluto e ha anteposte gli interessi personali a quelli di tutto il paese, contribuendo non poco a generare quello che io definisco un degrado etico istituzionale che poi è riuscito a dilagare in tutti gli strati della società.  Un uomo che sta definitivamente uscendo di scena (finalmente) nel modo peggiore.

Nell’altro campo avverso, quello del partito democratico, contrariamente ai messaggini di Renzi, ritengo che il responso elettorale sia alquanto negativo. L’Emilia Romagna, roccaforte del PD, scende al di sotto del 50%, un risultato negativo mai conseguito nella storia delle consultazioni regionali. Non solo, facendo inoltre rilevare il più alto indici di astensionismo: oltre il sessanta per cento degli elettori non si sono recati a votare.  Un segnale di rigetto della politica. Un segnale che viene da una delle zone più rosse d’Italia, quella che sostiene il partito al governo.  E se cominciano proprio loro a non credere alle promesse Renziane mi sa che il percorso futuro della politica del centro sinistro potrebbe rivelarsi molto in salita.

Questa volta, aldilà di quanto anzi detto,  intravedo una possibilità in più, non vorrei apparire l’ottimista di turno, anche perché mi onoro di appartenere a  quella folta schiera di gufi,  che dopo una attenta riflessione, seria e concreta sui messaggi elettorali usciti fuori dalle urne delle due regioni in oggetto, ritiene si possa mettere in moto quel sistema di correzione della rotta politica e soprattutto economica. C’è però bisogno del solito elemento a noi sempre mancato: il coraggio.

Berlusconi non so sino a quando potrà oramai sostenere Renzi con i suoi biblici patti, fonte del flop elettorale.  I contestatori all’interno del PD ne escono in parte rafforzati avendo perso in Emilia oltre seicentomila voti.  Mentre la Lega vive il suo momento d’oro, avendo risucchiato gran parte dei votanti scontenti di Forza Italia, dove però non potrà garantire alcun appoggio credibile o quanto perseguibile alla politica delle larghe intese renziane.  Se poi rivolgiamo lo sguardo al M5S mi verrebbe da dire: ben gli sta.  Una compagine che dal nulla, cavalcando lo scontento popolare arriva a racimolare un favoloso 26% per poi nel giro di pochi mese perderne circa il 50%.  Un italiano su quattro aveva riposto fiducia nel nuovo corso della politica grillina, che comunque a lei  dobbiamo un certo fermento di rinnovamento.  Solo che non hanno saputo utilizzare i voti raccolti trincerandosi dietro un atteggiamento che per certi versi definirlo imbecille non può essere ritenuta un’offesa.  Adesso questo partito dei cittadini è destinato a sgretolarsi, elezione dopo elezione, in quanto fonte di grande delusione.

In tutti questi marasma che attraversano il palcoscenico della politica io intravedo due strade: la prima la più giusta, rappresentata dalla seria voglia di analizzare bene il quadro politico, cercando di trarne le giuste indicazioni, soprattutto nel rivedere il rapporto con i sindacati, con la minoranza interna al PD, ricercando soluzioni per riavviare il volano della produzione, smettendola di ritenere che con l’abolizione dell’art. 18 il mondo del lavoro possa invertire la sua tendenza alla disoccupazione.  Condivido pienamente l’affermazione post elettorale della Camusso, della quale a onor del vero non nutro molte simpatie, quando asserisce che causa dell’alto astensionismo sia la divisione del paese.  Renzi professa il suo Credo che a suo dire è quello nell’interesse dei più deboli, solo che poi analizzando quelle poche cose fatte, non si ha l’impressione che le fasce più deboli della popolazioni in questi ultimi mesi abbiano avuto di che rallegrarsi.  E’ questo che la gente sta percependo, motivo per cui il suo consenso pare proprio in questi giorni sia caduto sotto quello goduto da letta prima che gli venisse consigliato di stare sereno.

Un’altra  soluzione potrebbe essere quella di far ricorso alle elezioni politiche anticipate, dove Renzi, pensa di poter racimolare quel 40% acquisito nelle europee che gli consentirebbe di governare.  Potrebbe aver ragione, ma deve fare i conti con un sistema elettorale proporzionale, non essendo ancora varata una nuova riforma.  Ciò comporterebbe una ulteriore sosta del paese che non so quanto possa permettersi, dove i mercati finanziari potrebbero approfittarne per saltarci di nuovo addosso, anche perché non possiamo dimenticare, ne tacere, che quando assalirono la diligenza governativa di Berlusconi tutti gli indici economici e finanziari del paese erano di gran lunga migliori di quelli attuali. E poi non si può trascurare la volubilità e la volatilità comportamentale dell’elettore medio italiano, che in presenza di un attuale astensionismo al 60% potrebbe riservare delle amare sorprese.  Nella precedente consultazione elettorale europea, nessun solone della politica ne tanto meno gli attenti sondaggisti ebbero a prevedere un PD oltre il 40%.  Ciò sta a significare che i quadri di rilevazione matematici dei sondaggisti sono saltati, proprio per l’emotività di cui oggi è soggetto l’elettorato italiano.

In poche parole, da tutto ciò anzi detto traspare una situazione alquanto complessa e difficile, che comunque ha in se degli aspetti che potrebbero farci ben sperare, solo che non è più il momento dell’arrogante presa di posizione renziana, che anche se per certi versi potrebbe essere giustificata, visti i fatti del passato, in quanto è mia convinzione che con una classe politica quale la nostra alla quale interessa esclusivamente il proprio tornaconto, si può agevolmente andare a sbattere.     

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