Ti cedo un ideale in cambio di una opportunità:  ovvero la compravendita di un diritto

Quanto sta succedendo in questi ultimi tempi, in giro per il mondo, evidenzia e fa scaturire un’amara constatazione: il degrado sta dilagando, anche l’etica è stata posta su una bilancia e le si è assegnato un prezzo. Proprio così,  oggi il tutto ha un suo prezzo, ovvero un suo valore materialistico. Gli ideali che un tempo caratterizzavano il motore propulsivo di un avanzamento sociale e democratico della società, oggi sopravvivono solo se rappresentano una convenienza economica, se possono essere mercanteggiati, quindi scambiati sul mercato quali mere merci di scambio: ti cedo un ideale in cambio di una opportunità e spesso questa transazione commerciale altro non è che la svendita di un diritto, un passo indietro verso la commercializzazione delle proprie idee.

Una idea è valida se può essere tramutata in una opportunità commerciale, che rafforzi il sistema costituito dalle due parole magiche su cui si fonda l’attuale sviluppo della società moderna, ovvero “produttività e redditività”. Tutto ciò che non rientra nei risultati positivi  dei vari calcoli finanziari, non ha alcun valore e ne tanto meno viene preso in considerazione, avendo in questi ultimi decenni somatizzato il concetto fondamentale e prioritario nelle scelte di progettazione economica e sociale, che il tempo è denaro. Sprecarlo in ideali di aria fritta, fumosi è solo una perdita di tempo.

Lo stesso termine “Democrazia” (stampato sulla fronte dei nostri politici, per il quale pare abbiano immolato la loro vita, stando alle loro ipocrite/false dichiarazioni)   è sostanzialmente diventato obsoleto nel contenuto, visti i risultati bellici in giro per il mondo,  che pare abbia perduto l’orientamento sociale, riproponendo vecchie formule protezioniste, chiusura delle frontiere, uscita dall’euro, abbandono dell’unione europea e dalla Nato. Una pletora di politici opportunisti che drammaticamente, oltre che furbescamente stanno cavalcando il ciclone di proteste contro le politiche sbagliate, ma i cui risultati porterebbero ad un disordine economico, politico e soprattutto sociale di gran lunga peggiore di quello che intendono combattere, riaprendo vecchie ferite e dando spazio ai sopiti rancori.  Politici quest’ultimi che io definisco “opportunisti che sperano alla fine della giostra di non arrivare al potere” consapevoli di non poter sostenere e soprattutto giustificare un cambiamento, che se necessario, certamente il loro porterebbe solo guai. Cavalcare la rabbia e la delusione di intere masse per fini esclusivamente di utilità personale, senza un vero progetto di avanzamento sociale, è pura follia. Ma la gente, per lungo tempo presa per i fondelli da una classe politica che della democrazia ne ha fatta carta igienica, pur di buttarla giù, darle un calcio sonoro nel sedere, tanto è odiata, non se ne importa se poi finirà dalla pentola nella brace.   

Da tutto ciò scaturisce che stiamo, vivendo uno dei peggiori momenti della storia dell’umanità, non tanto per le crisi economiche e per quanto di drammatico sta avvenendo nel mondo, grazie alle poco condivisibili scelte di politica estera (vedi le missioni di pace, un vero travestimento carnevalesco dell’esportazione della democrazia con le bombe) quanto alla mancanza di veri ideali di riferimento e soprattutto dalla carente presenza di una classe governativa all’altezza delle difficili sfide che la stupidità al potere di questi decenni ha generato. L’attuale classe al potere è rappresentata da soggetti autonominati dagli stessi poteri economici, spesso legati da rapporti di convenienza e non dotati della necessaria professionalità ed esperienza a ricoprire ruoli di grande responsabilità.

Il peggiore difetto della politica di questi ultimi decenni è la miopia. Si guarda solo al domani, del dopodomani importa poco, vige oramai la collaudata strategia di rimandare ai propri successori le gravose problematiche. Spesso si fa uso del proprio potere politico e istituzionale per favorire se stessi, escogitando e ventilando modifiche e innovazioni epocali, contando soprattutto su un sostegno mediatico al soldo di queste politiche, che con scientifica manipolazione della comunicazione fa credere a masse di persone ipotesi governative tutt’altro che a favore di una equità sociale.

Noi ne abbiamo avuto un chiaro ed inequivocabile esempio con il triennio governativo di Renzi, il rottamatore bugiardo, che alla fine è riuscito a realizzare una sola cosa buona: rottamare se stesso. Ciò non deve farci distogliere l’attenzione su quanto avviene in molte altre parti di questo pianeta, che non mi pare se la godino molto meglio di noi. Tutto ciò avviene perché l’esasperato materialismo ha contagiato e influenzato il nostro modo di vivere e di interagire con il nostro prossimo, dove tutto, assolutamente tutto, è stato posto su un piano di mercificazione. Ne verremo fuori?

  

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