“Un Paese senza futuro” una riflessione scritta quattro anni fa

Ripropongo un mio scritto di giugno 2012 in cui tratto della delusione cocente nel constatare la dilagante corruzione della politica. Un mio personale pensiero, uno sguardo sul mondo che mi circonda che con grande amarezza constato, dopo ben 4 anni,  che la situazione non è cambiata, anzi purtroppo è peggiorata. Chi rubava e scialacquava denari pubblici ha continuato farlo e laddove pescato non ha pagato nulla o pene ridicole. Si prova una grande amarezza nel verificare che dopo 4 anni la situazione etica italiana non ha fatto alcun passo avanti, continuando a prestare il fianco alla più squallida

Un Paese senza più un futuro

9 giugno 2012

Il susseguirsi a ritmo incalzante di tante cattive notizie, senza nemmeno una piccola pausa di sole ventiquattro ore, sta diventando il nostro compagno di viaggio verso un futuro rappresentato solo da incognite e pessimismo. Se prima l’avevamo scritto, forse con l’intima consapevolezza di esagerare, quando si accennava ad un sistema colabrodo, oggi purtroppo constiamo, con amarezza, che non trattasi di colabrodo bensì di una pentola a cui è stato tolto completamente il fondo.

Da battitore libero in questo marasma ha giocato in modo sporco la politica, che incontrastata e lasciata libera di muoversi sul terreno del clientelismo e della corruzione, ha contagiato tutti i settori pubblici e privati. L’accaparramento del potere quale elemento di prevaricazione dei diritti altrui, con l’unico fine del tornaconto personale a spese dell’intera collettività, ci ha portato nella condizione di non poter più contare su nulla in questo paese.

Oggi, forse, il male peggiore non è la crisi economica, bensì la crisi consolidata e ben distribuita in ogni angolo di questa bell’Italia di tutti i valori etici.

Quando un popolo arriva a convincersi che chi s’appropria indebitamente di  qualcosa, è un furbo, anzi peggio ancora un intelligente, è chiara che la china intrapresa non potrà che portarci ad essere relegati alla stregua, se non peggio, di un paese del quarto mondo.

Forse per la circostanza potremmo coniare un nuovo  settore, il quinto mondo. Politici, manager, calciatori, alte cariche ecclesiastiche hanno fatto di tutto in questi anni per riuscire ad interessare uno stuolo di magistrati, che in più di qualche occasione,  questo loro interesse è stato additato quale interferenza indebita.

Oggi secondo alcuni,  i magistrati che indagano sul malaffare, sulle scommesse, sulla combine di decine di partite di calcio, dovrebbero “vergognarsi” per i metodi applicati. Non fa niente poi se qualcuno di loro trova normale, sportivamente etico scommettere qualche milione di euro.

D'altronde la politica ha fatto scuola. La politica non ha pagato. La stessa politica si è ben guardata dal porre in essere pene più severe e certe, consentendo in un sistema dove chi sbaglia non paga, il dilagare dei comportamenti più squallidi che in questi momenti stanno dando una visone, al mondo intero, di una nazione senza una propria spina dorsale, fatta da cialtroni senza scrupoli e da un popolo che apaticamente e con preoccupante indifferenza non riesce a reagire.

 

E’ questo secondo me il vero problema di questo paese.

A che serve inasprire le tasse se poi anche queste nuove entrate erariali saranno bruciate, sprecate? A che serve far decollare un’economia  malata  attraverso l’applicazione di inutili rimedi che altro non farebbero che drogare ulteriormente questo sistema? Il disastro di questo paese sta nella sua testa, nelle sue idee, nel suo modo di concepire il pubblico ed il sociale.  Un sistema fatto di clientele e corruttele senza frontiere,  oramai dilagate in tutti i meandri del pubblico e del privato, dove anche per un certificato anagrafico si va alla ricerca dell’amico”.  Un paese dove nulla viene fatto se non c’è dietro un interesse privatistico e personale, che possa favorire qualcuno a scapito di molti, i quali molti poi definiscono furbo e intelligente il malfattore. Una miopia sociale, un’epidemia pandemica dove gli anticorpi sono stati quasi totalmente distrutti e dove manca il coraggio di rimboccarsi le maniche e tentare di guadagnare, anche se lentamente il terreno perduto. E’ propria questa tragica fotografia del nostro tessuto socio-economico che non può farci sperare in un futuro migliore,  in quanto le difese immunitarie del nostro modo di essere paese si sono assopite sul letto dell’indifferenza e dell’apatia.

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