Un sistema di giro tra debiti e crediti tra Banche e governi che favorisce solo il sistema bancario

La mia personale opinione è stata sempre quella che un istituto di credito vada trattato come una normale azienda,  che se in difficoltà per la sua cattiva gestione venga messa in fallimento e con essa tutti i suoi azionisti. I quali, a loro volta, risponderebbero della malsana gestione, con il patrimonio personale. Ovviamente il cardine primo per innestare un sistema di diritto è l’eliminazione dell’istituto della prescrizione, tanto utilizzato proprio dai furbetti. In questo modo si creerebbe una sana competizione nel sistema bancario che oggi vive in un suo virtuale limbo di invulnerabilità rappresentato da tutte quelle norme ombrello che lo mettono al riparo dalle eventuali perdite subite, il più delle volte scaturenti non dalla tradizionale attività bancaria di raccolta e impieghi ma dalle scellerate quanto allegre  operazione a carattere speculativo,  spesso a braccetto se non con la complicità dei governi. D’altronde è sotto gli occhi di tutti la situazione della crisi in Grecia. Nel 2011 le banche avevano iscritto tra le loro attività oltre il 60 % del debito pubblico greco, pari a 160/180 miliardi. Oggi il 90% di quel debito pubblico è passato nelle mani dei governi e ciò significa che sino a quando alle banche ha fatto comodo spremere la Grecia, lo hanno fatto spudoratamente e sotto gli occhi indifferenti di tutti, quando poi la situazione ha iniziato a precipitare,  ecco pronti i governi ad accollarsi questi crediti oramai diventati inesigibili, ovviamente a spese dei cittadini. Le banche che si erano fatto carico dei titoli greci, peraltro pesantemente redditizi in quanto erogavano tassi d’interesse medio superiore al 7% avrebbero dovuto pagarne le conseguenze, e gli eventuali aiuti di stato essere trasformati in partecipazione nel capitale sociale di queste. Cioè lo stato diventa comproprietario dell’istituto di credito sostenuto con i fondi pubblici. Questo è il libero mercato che oramai di libero non ha più nulla.

Ancora una volta sciaguratamente l’Unione Europea sta dimostrando di essere al soldo dei poteri forti costringendo i popoli che la compongono a crescenti movimenti anti europeisti.  Basta esaminare cosa sta facendo la BCE di Draghi, che da alcuni anni, sta immettendo carta straccia sui mercati finanziaria per oltre 60 miliardi al mese acquistando quote di debito pubblico di tutti gli stati tranne che quelli greci. Perché? (Per immissione sui mercati finanziari di “carta straccia” intendo riferirmi all’operazione di vera e propria stampa di carta moneta senza averne il corrispettivo valore in ricchezza e patrimonialità.)

Tutti pensano, come peraltro propagandato da stampa e TV che la Grecia abbia avuto circa 240 miliardi di aiuti, vero, inconfutabile, ma nessuno dice come sono stati utilizzati quei miliardi. Oltre il 60% sono ritornati al mittente, ovvero sono stati erogati dal fondo salva stati costituito dai versamenti dei vari stati dell’Unione Europea che sono stati utilizzati per acquistare titoli greci in scadenza detenuti nel ventre putrefatto delle banche, come si diceva all’inizio, ovviamente ripagando le banche sia degli interessi pieni maturati, nonché del differenziale con il valore nominale sottoscritto (alla faccia dei cittadini!). Ai greci, al popolo greco di quegli aiuti è arrivato ben poco, motivo per cui l’economia non è cresciuta anche in virtù di carenza di investimenti e in presenza di tagli imposti senza una mirata programmazione.

Un sistema di giro tra debiti e crediti tra Banche e governi favorisce solo il sistema bancario ritenuto indispensabile e pertanto da tenere al riparo da eventuali crisi a qualsiasi costo. Mai nel corso di questi ultimi secoli è stata proferita imbecillità peggiore di questa. Le banche devono ritornare a fare le banche tradizionali: acquisire capitali dal risparmio e investirli oculatamente nell’ economia produttiva. Dovranno essere a loro vietate ogni forma di operazioni di speculazione, le cosiddette vere e proprie scommesse anche sull’andamento climatico di una’area territoriale. Basta con questo sciacallaggio finanziario.  I clienti delle banche dovranno essere anche loro corresponsabili delle attività della banca, ovviamente riconducibili alle sole attività tradizionali.

Questo nuovo sistema le metterebbe in competizione in quanto i loro bilanci verrebbero valutati e la clientela correrà  verso quelle più brave, spronando quelle meno virtuose ad adeguarsi o a uscire dal mercato. Verrebbero poste in essere coperture assicurative dove i clienti potrebbero, a loro piacimento, assicurare i loro risparmio in caso di fallimento, avendo così un pubblico elenco di indici valutativi rappresentati proprio dai premi applicati dalle società assicurative, che farebbero pagare premi più alti per i depositi sulle banche meno brillanti. Pagare per assicurare i propri risparmi? Perché oggi non pagate già i vostri conti correnti tra i più cari d’Europa? E questo avviene perché non c’è una vera e sana competizione.

Non aggiungo altro in attesa di ulteriori approfondimenti.  Sta di fatto che ancora una volta l’Europa Unita sta dimostrando il suo vero volto completamente diverso da quello che abbiamo desiderato, rappresentato dai suoi primi quattro articoli della sua costituzione, indirizzati all’uguaglianza, alla solidarietà, alla fondamentale centralità degli interessi comunitari che è rappresentato dal  “cittadino europeo”.