Una società alla deriva

Lecce: Rosone della Basilica di Santa Croce
Lecce: Rosone della Basilica di Santa Croce
Una società alla deriva. Una buona abitudine per il cittadino sarebbe quello d’informarsi giornalmente su quanto succede in materia di politica ed economia.  La lettura dei quotidiani e l’ascolto di qualche telegiornale dovrebbero contribuire a mantenere vivo il suo interesse su tutto ciò che gli sta accadendo,  a seguito delle decisioni che un sistema democratico come il nostro ha affidato al Parlamento.

Abbiamo così alcune persone che di queste notizie ne fanno abuso e chi invece non sa ancora che il nuovo Presidente della Repubblica è quel tale Sergio Mattarella,  che  finalmente tra le sue funzioni, ha scelto di intraprendere quella di docente di Educazione Civica,  ovvero lezioni di etica politica. Spero che il nuovo corso intrapreso da Mattarella possa, oltre che proseguire, essere assimilato da tutta la nostra classe dirigente quale spunto emulativo.  Su quest’ultimo punto nutro seri dubbi.

Ritenendomi tra coloro a cui piace seguire la politica e in particolare l’economia, in questi ultimi mesi sono solito fare questa affermazione: non capisco dove stia andando il nostro Paese.  Mentre in passato era quanto meno chiaro l’indirizzo politico,  che in questi ultimi trent’anni può essere definito di squallido opportunismo, improntato  sul disconoscimento della volontà popolare, oggi, invece, si assiste ad una vera e propria farsa tragicomica, dove la realtà dei fatti stride platealmente e goffamente, oltre che con le promesse fatte, con i rimedi assunti per fronteggiare la difficile e delicata situazione economica.

I provvedimenti  non sempre appaiano d’interesse generale, alcuni  dei quali addirittura hanno il sapore di voler consolidare ancor di più i poteri forti. Si ha la sensazione come se l’attuale entourage politico al governo avesse sottoscritto una lettera d’impegno in cui è sancita la costante e progressiva riduzione dei diritti dei cittadini e nel contempo ampliarne i doveri.  La nuova disciplina in materia di lavoro, la responsabilità civile dei magistrati, l’assenza di severe quanto mai necessarie norme contro la corruzione, lasciano ampi spazi al consolidamento di opinioni negative, che se poi rapportate alle precedenti promesse, a volte si ha la sensazione di essere stati presi per i fondelli.  Comprendo che la situazione economica e soprattutto etica lasciataci in eredità dai precedenti governi non è cosa facile da risolvere, in virtù anche del fatto che in parlamento siedono ancora gli stessi fautori del dissesto citato. Solo che meno promesse e una politica più coerente ai primari problemi del paese avrebbe suscitato maggiore apprezzamento. D'altronde constatiamo che nessuna azione a favore dello sviluppo economico è stata posta in essere nonostante tante favorevoli condizioni dei mercati internazionali quali: la vertiginosa caduta della quotazione del petrolio;  la generalizzata riduzione del costo delle materie prime; la rivalutazione del dollaro che dovrebbe consentire maggiore competitività alle nostre esportazioni; l’andamento favorevole dei mercati finanziari che ha concesso una sostanziale riduzione degli interessi sul nostro debito pubblico. Tutti elementi questi che se adeguatamente sfruttati avrebbero dovuto consentirci una ripresa economica che giornalmente viene prevista, guarda caso, per il  giorno dopo.      

Ma quello che è veramente irritante è la constatazione di uno scenario politico confuso, diviso, in cui non esiste più il senso di appartenenza. Si salta da un partito all’altro con una sfacciata naturalezza senza curarsi dell’elettorato di provenienza.  Una classe politica dedita unicamente alla salvaguardia e tutela della propria poltrona, pronta a saltare sul carro del vincitore incurante di ogni risvolto etico. 

Un altro elemento che mi lascia perplesso è l’autonomia della stampa e TV che in passato per fatti molto meno eclatanti ha dedicato decine e decine di pagine, oggi invece pare  disinteressata,  lasciando l’amaro dubbio che non voglia turbare o peggio ancora irritare il manovratore di turno.  Sta di fatto che se nella graduatoria mondiale, in materia di libertà di stampa, l’Italia è stata posizionata nel 2014 al 73° posto, questo dovrebbe oltre che farci riflettere, non farci anche onore.

Ecco perché, visto che l’opinione della gente non conta più, o meglio non ha più voce, forse sarebbe meglio non leggere più le pagine dei giornali che trattano di politica e anziché guardare i telegiornali, passare il tempo con un buon cartone animato, probabilmente quest’ultimo potrebbe risultare più interessante e forse anche istruttivo.

 

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