Un fulmine a ciel sereno è stato definito da qualcuno degli alti prelati. Una decisione inaspettata che sconvolge e pone non poche riflessioni sul futuro percorso della Chiesa nel mondo.  La notizia è di oggi, pertanto tutte le necessarie opportune valutazione dovranno essere fatte e vagliate alla luce di tanti fattori, non ultimo, dico io, le elezioni politiche in Italia. Direte ma che c’entra.  I risvolti psicologi per un popolo come il nostro,  che ancora non è entrato nella laicità moderna,  ha delle strane intersecazioni che spesso sfuggono all’osservatore superficiale.  Abbiamo chiesto di spostare San Remo per paura che la Litizzetto e Fazio rubassero voti alla destra. Direi io ora, perché non hanno atteso il 24 febbraio per annunciare una decisione che peraltro operativamente scatta dal primo di marzo?

 

C’è chi ha definito l’atto dell’attuale papa in carica un atto di grande coraggio. Non sono assolutamente d’accordo. Il coraggio non si dimostra buttando la spugna, ammesso che siano vere le motivazioni sin qui addotte. Il coraggio si dimostra portando a termine la propria missione a qualsiasi costo,  in quanto quella di un Papa, almeno se della fede non ne vogliamo fare un ulteriore prodotto usa e getta,  dovrebbe  rappresentare  Dio sulla terra. Ragazzi, non imitiamo Crozza,  fare il Papa non è fare la barba alle pecore merinos. 

Mi hanno particolarmente colpito le prime prese di posizione dei giornalisti televisivi che in linea generale condividono e apprezzano questa scelta anche se presenta indubbiamente una miriade di problemi, d’immagine e teologici. Il solo fatto di avere sulla terra due Papi,  già di per se è una grande anomalia che si dovrà far digerire ai fedeli.  Avremo un nuovo papa che si dovrà confrontare oltre che con l’operato del precedente, con il suo pensiero vivente.

 

Questa è la parte teologica che potremmo eventualmente affrontare in separata sede e con le riflessioni necessarie al caso. Oggi ci preme capire che cosa effettivamente bolle in pentola.  Il Vaticano è da tempo che i suoi atti non godono della necessaria limpidezza e trasparenza.  A cominciare dall’allegra finanza per arrivare alla pedofilia,  per poi passare  attraverso la idolatria dell’uomo e qui mi riferisco a Paolo Giovanni II, un Papa che di grande ha avuto la capacità carismatica di saper galoppare alla grande il cambiamento mediatico che dalla fine degli anni 70 ha cambiato il mondo. Un Papa che secondo me sono state assegnate benevolmente troppe cose. Un papa che ovunque andasse si portava dietro milioni di persone. Un Papa che  nel suo letto di morte è stato venerato da centinaia di migliaia di persone che pur di passare davanti al suo capezzale hanno avuto la forza di fare anche 12 ore di fila. Un periodo in cui un uomo seppe riempire le piazze, ma nel contempo si svuotavano le chiese! Anche questo è un altro argomento interessante di cui potremmo parlarne in altra sede, anche perché gioco forza ha segnato drammaticamente il suo successore.

 

Scantono un attimo, consentitemelo data l’importanza dell’argomento che peraltro ci introduce al tema. La successione a Papa Giovanni Paolo II,  ritengo non sia stata cosa facile. Forse lo Spirito Santo in questa circostanza avrà dovuto faticare parecchio in quanto non so quanti cardinali sarebbero stati felici di confrontarsi con chi per quasi trent’anni ha saputo dominare. Ecco che lo spir

ito santo si posa su Benedetto XVI certamente un uomo di grande spessore culturale ma di scarsa capacità carismatica.  Son passati otto anni e non mi pare che Benedetto XVI sia nelle simpatie della gente. Si è scelto un papa di transizione, che facesse decantare l’euforia del precedente. Ecco che i tempi oggi sono pronti per rimescolare le carte e dare sotto ai giochi di squadra. Il totopapa è già partito. Guarda caso tra coloro che sono in pole position figurano,  Bertone e Bagnasco. La lotta a rivendicare il soglio pontificio a un italiano è già da tempo in atto solo che le nostre figure, che non siano di età molto aldilà negli anni, si riducono veramente a un manipolo, mentre l’Asia e l’America meridionale vantano nomi che hanno più il sapore della missione pastorale che quella di passare il tempo ad intromettersi in tutti i meandri della politica italiana.

 

Per ora la mia personale convinzione è che il Vaticano ancora una volta è scivolato sulla buccia di banana generando nei suoi fedeli un’ulteriore elemento di sbandamento e di abbandono. Il Papa che lascia è un abbandono, addirittura lo possiamo intravedere come l’uomo che fatto papa, attraverso la discesa dello Spirito Santo,  mandi a quel paese quest’ultimo. Qui non si tratta di andare a fare l’assessore di un comune o il ministro, senza averne le competenze. Qui c’ è in gioco la credibilità dell’asse portante su cui si base tutto il dogma della Chiesa che è rappresentato dalla Fede.  La Chiesa non può chiedere ai fedeli di credere per fede, quando è essa stessa che nella Fede inciampa.

 

Avremo due Papi. Le dimissioni saranno un atto sufficiente per restituire allo Spirito Santo la delega a suo tempo ricevuta? Penso proprio di no, altrimenti ci troveremo veramente di fronte ad una Chiesa che avrà smarrito la strada maestra, una Chiesa che per certi versi comincia a sentirsi più vicina all’onnipotenza, visto che lo Spirito Santo verrà ritenuto e relegato al rango di “Optional” d'altronde in un certo qual modo è manifesto il fatto che nell’ultimo conclave lo Spirito Santo abbia toppato.  Può un elemento divino, al di sopra dello scibile umano “toppare”? Come vedete in questa circostanza le crepe generate da questa infelice decisione di lasciare il soglio pontificio sono in continuo allargamento. Ne affronti una e se ne aprono almeno tre.

 

Continueremo sull’argomento dopo aver fatto una più serena riflessione.

 

       Pompeo Maritati

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