E’ la sconcertante comunicazione apposta all’ingresso di un supermercato.  Si domenica di Pasqua questo esercizio commerciale resterà aperto. I suoi dipendenti saranno costretti anche in questa giornata a recarsi al lavoro come se tutto il contesto personale e familiare oggi non avesse più alcuna importanza. L’esasperato materialismo che stiamo vivendo,  i cui eccessi sembrano non aver un limite,  ci stanno  facendo cambiare l’ordine dei fattori della nostra vita. Ci si  lamenta che la famiglia è in crisi e poi si pongono in essere situazione che ne accelerino il processo di sgretolamento. Prima avevamo la domenica e le feste comandate. Oggi la domenica e tante altre feste durante il corso dell’anno,  le grandi catene commerciali aprono ai loro clienti. Prima si andava a fare la passeggiata al centro, ai giardinetti, in campagna o al mare a secondo della clemenza del tempo. Oggi invece tanta gente, ahimè predilige trascorrere buona parte della giornata di festa negli ipermercati. Per migliaia di persone,  automi dietro i carrelli spinti a fatica tra la calca della gente,  pare sia diventato lo sport preferito.

Si salvavano Natale, Capodanno, Pasqua e il primo maggio. Il primo maggio da qualche anno, nonostante le rimostranze dei sindacati è stato profanato. Da questa Pasqua, cioè domani, alcuni esercizi pubblici resteranno aperti.

Purtroppo non abbiamo saputo mettere freno all’invadenza e allo strapotere di questa grande distribuzione che ovviamente fa capo alle solite grandi lobbies che stanno condizionando e determinando la qualità della nostra vita.

Ritengo estremamente sbagliato e soprattutto devastante perdere il grande significato della festa sacra o profana da trascorrere in seno alla propria famiglia. Cercare dei veri e propri spazi temporali dove poter insieme agli altri socializzare, stare insieme anche solo per passeggiare, oltre alla possibilità di dedicarsi e deliziarsi in attività ricreative e sportive.

La festa rappresentava il punto d’incontro della famiglia, degli amici, della grande opportunità di stare insieme e di allargare la sfera delle proprie conoscenze. Oggi invece tutti inquadrati come tanti pecoroni a guardarci in cagnesco in quanto disturbati dall’invadenza maleducata del carrelli.  Sfiliamo come giocattoli a pile tra gli scaffali senza scambiare una parola con nessuno. Alla cassa poi non ne parliamo, guai se l’addetto dovesse intrattenersi a salutare un ipotetico occasionale conoscente. Verrà subito redarguito e intimato perentoriamente a sbrigarsi, perché nonostante il giorno di festa, nonostante siamo andati lì per trascorrere il nostro tempo libero, abbiamo sempre e comunque fretta.

Altro problema quello della fretta. Sembra che il mondo non debba avere un domani. Tutti andiamo di corsa e pretendiamo che gli altri si sbrighino e subito pure. L’attesa e le code ci irritano,  anche se poi siamo sempre noi che stupidamente, per fare quello che ci necessita,  scegliamo gli orari più sbagliati.      

C’è poco da fare,  la nostra società è scivolata nell’apatia sociale. Nell’indifferenza verso il prossimo si basa oggi il sistema dei rapporti. La gente si sente sempre più sola e isolata,  però non fa nulla per cambiare questo stato di cose, anzi al contrario continua a cercare forme di intrattenimento sempre più isolanti e prive di relazione con gli altri individui.

Di tutto ciò ne sono nauseato. Ne ho fatto una bandiera personale quella di non acquistare mai nulla nei giorni festivi e ovviamente di rifuggire qualsiasi negozio cercando in ciò di coinvolgere tutti coloro che mi sono vicini.

Ritengo abominevole, insulso, che aldilà dei veri lavori di pubblica utilità quali ospedali, vigili del fuoco e forze dell’ordine non di debba godere della domenica in piena e totale libertà.  Di ciò ne sta soffrendo tutta la società moderna producendo seri sconquassi nell’ambito familiare. 

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