La crisi finanziaria che sta attanagliando le economie del mondo occidentale, trova fondamento e terreno più che fertile proprio nell’inesistente coesione politica ed economica tra gli stati dell’Europa. Confusione, egoismo, spudorata partigianeria, e tanta ipocrisia stanno caratterizzando l’idea che il mondo si sta facendo di questa Europa Unita. Un fallimento di idee e di intenti,  dove qualcuno degli stati membri,  pare, stia approfittando della situazione, non per fare squadra, bensì per togliersi qualche sassolino dalle scarpe. Atteggiamenti e prese di posizioni che spesso non trovano alcuna giustificazione tecnica, basta vedere l’ostracismo tedesco che per oltre otto mesi ha tenuto bloccati gli aiuti alla Grecia, favorendo, secondo me (spero involontariamente) la speculazione. Se gli accordi fossero stati presi otto mesi prima, come peraltro a suo tempo proposto, l’irritazione dei mercati sarebbe stata sicuramente inferiore. Consentitemi di dire che l’atteggiamento tedesco, successivamente sostenuto dalla Francia (sino a quando anche i francesi si sono accorti di avere qualche panno sporco) è alquanto deprecabile.  Ricordo che il maggiore creditore del debito pubblico greco è la Germania. Ora la Germania, dopo aver prima, unitamente ad altri stati d’Europa,  fatto affari con la Grecia, grazie ad un incapace governo ellenico, ha premuto sull’acceleratore della crisi, destabilizzando il sistema, creando panico nei mercati finanziari. Quando la Grecia spendeva e spandeva, come si suol dire, la BCE, l’Europa, le varie banche centrali degli stati dell’unione, dov’erano?  D'altronde avete mai visto che un creditore cerchi di ammazzare il proprio debitore? Perché allora la Germania ha ostacolato il piano di ristrutturazione del debito ellenico per oltre otto mesi, non aveva paura di perdere i suoi 70 miliardi di euro? .

Non dimentichiamo che circa un mese fa la Germania attraverso la sua banca centrale si era liberata di tutti i titoli italiani, buttandone drammaticamente giù la quotazione, per poi farli riacquistare  alla Banca Centrale Europea a quotazioni più basse e facendo compartecipare alle perdite tutti gli stati membri.  Mi meraviglio che Draghi non abbia detto nulla in merito,  forse perché gaudente della nuova (e meritata) nomina, ha preferito il classico silenzio diplomatico forse giustamente raccomandato da una situazione in drammatica fibrillazione dove ogni affermazione possa ulteriormente apportare panico nei mercati. Ritornando invece all’attuale situazione in cui pare che ognuno vada per sé, questa sta generando uno strisciante e preoccupante sentimento di disaffezione, anzi di delusione e di rancore verso quest’Europa, che in alcuni dei suoi stati membri sta assumendo dimensioni rilevanti e per certi versi destabilizzanti. Siamo arrivati a rinfacciarsi errori e debolezze, come ha fatto platealmente la Spagna nei confronti dell’Italia (per alcuni versi condivisibile, diplomaticamente no) e l’incoerente strategia comune atta a fronteggiare la speculazione.  Addirittura in alcune situazioni ci verrebbe da ipotizzare, visti certi comportamenti e soprattutto certe affermazioni di alcuni governanti, come se si volesse pilotare il mercato, rappresentato oggi solo dalla speculazione, che sensibile alle loro  affermazione,  si muove a volte determinando sonori scossoni. Non dimentichiamo che dietro queste operazioni di vero sciacallaggio finanziario, le grandi lobbie della finanza s’ingrassano, soprattutto speculando sulla paura dei mercati.

Ecco perché in un momenti come questo io avrei voluto intravedere una coesione tra gli stati dell’Europa, applicando una strategia comune condivisa. Se ciò non avverrà a breve e in modo serio, cosa che dubito, il futuro dell’Europa avrà un orizzonte ancora più limitato e purtroppo gli egoismi che oggi sono solo finanziari, troveranno terreno fertile per trasformarsi in rancori ed odi, riportando l’Europa, e così tutto il mondo occidentale, indietro nel tempo, mentre Cina, India, Brasile e tanti altri stati emergenti diverranno il nuovo punto di riferimento della finanza e del potere nel mondo.

Una crescita veloce dell’oriente e del sud dell’America, in mancanza di politiche serie e soprattutto condivise ci porteranno , tra cinquant’anni,  ad essere noi il terzo mondo. Attenzione, non è palla questa, è una seria riflessione .  Basta rivolgere lo sguardo ad occidente, agli USA,  alle prese con un debito pubblico stratosferico, determinato oltre che dagli investimenti bellici dalla mancanza di una reale crescita del paese e purtroppo anche dalla presenza di un Presidente    “l’Obama Dream” che se pur dotato di tanta buona volontà, sin’ora ha saputo solo incantare le platee del mondo, in quanto di concreto il Congresso americano non gli ha consentito di far nulla. Un premio Nobel alla pace spudoratamente assegnato ad un “sogno”. Ecco che poi alla fine tutti i nodi vengono al pettine.

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