Da un po’ di mesi, di tanto in tanto trovo interessante pubblicare qualche mio articoletto, ovvero qualche mia opinione su questo sito.  Apprezzo questa iniziativa di dare spazio liberamente alle opinioni di coloro che intendono far conoscere il loro pensiero, ovviamente nel rispetto delle altrui idee. Rilevo che In questi giorni, in particolare la pagina dedicata alla Puglia risulta piena zeppa di  pezzi tutti dedicati alla morte violenta della povera Sara.  Una vera e propria morbosità informativa. Un’assillante e spasmodico desiderio di entrare nei meandri oscuri di una notizia particolarmente sconcertante per la sua dinamica, peraltro tutta da accertare, come se veramente Cristo si fosse fermato ad Avetrana. Una incomprensibile follia informativa tipicamente assimilabile all’accanimento terapeutico con l’intento di perseguire  il fine di “sempre, comunque e a qualsiasi costo”. Non parliamo poi di alcune TV a carattere nazionale, dove in qualsiasi ora del giorno e per tutti i giorni della settimana vi è sempre una rubrica dove criminologi, psichiatri, psicologi affrontano la tematica di un delitto senza averne chiari i relativi contenuti. Ipotesi e supposizioni si accavallano e si inseguono, modificandosi di volta in volta a secondo delle notizie che trapelano dall’avanzare dell’inchiesta. Un martellamento mediatico che ha addirittura generato veri e propri pellegrinaggi di centinaia di persone che trovano più importante dedicare la loro domenica a far visita ai luoghi ove presumibilmente il delitto di Avetrana si è consumato. Una vera e propria demenziale follia collettiva.  Un caso  nazional-popolare che ha posto in ombra tutto il palcoscenico politico ed economico di questo paese in rotta di collisione.  Ritengo che sia ora che il giornalismo italiano riacquisti la sua dignità di serio informatore non dimenticando quanto sia importante la sua funzione formativa. L’accanimento dai contenuti di vera e propria patologia psichiatrica non favoriscono la crescita culturale del nostro paese ed il giornalismo ne è una pedina tra le più importanti. Tali comportamenti contribuiscono ad  appiattire le menti,  distogliendo e storcendo la realtà politica, economica e sociale che in questo momento sta vivendo un momento di seria e profonda crisi.  Con tutto il rispetto dei protagonisti di questa oscura vicenda familiare, penso che sia ora di abbassare i riflettori, spegnere i microfoni, lasciare in pace il paese di Avetrana e la sua popolazione ed indirizzare l’interesse verso le decine di fabbriche che stanno chiudendo, a tutte quelle migliaia di persone che sono in cassa integrazione, a tutti coloro che nonostante tutto ancora riescono a mandare avanti quel poco che ci resta di questa nostra Italia. E’ inconcepibile come giornali e TV diano tanto risalto ad un delitto da farne un caso nazionale quando è in atto una frattura sociale dai risvolti ancora indefinibili, dove sindacalisti e sedi sindacali vengono aggrediti, dove la più grande azienda italiana già da tempo ha posto in essere un comportamento nei confronti delle maestranze alquanto preoccupante, probabilmente non tanto per motivi economici quanto per debolezza del sistema governativo. Non ultima una classe politica che non sembra riuscire a dare il meglio di se. Forse se ci occupassimo un po’ più di scuola, sanità, lavoro, comunicazioni, rapporti sociali ed industriali forse faremmo un favore, non a noi stessi, ma a coloro che ci leggono e che grazie ai pareri , alla dialettica, alla critica si formano le opinioni e le coscienze per far si che i cittadini possano partecipare più attivamente e costruttivamente a migliorare il tessuto socio-economico dell’Italia.  Questa è la vera missione del giornalismo. Dare anche le notizie di cronaca nera, ovviamente, ma non farne di queste un accanimento psicopatetico.  

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