Un tempo le Olimpiadi avevano il potere “divino” di fermare anche le guerre e forse, in quei giorni di tregua,  i belligeranti avevano il tempo di riflettere sul da farsi.  Allora la comunicazione viaggiava alla velocità di un cavallo, oggi a quella della luce. Ieri  la partecipazione degli atleti era libera e rappresentata da dilettanti allo sbaraglio, oggi sono tutti professionisti,  pagati e sponsorizzati , tutti alla ricerca di un alloro, o meglio dell’oro olimpico rappresentato e tenuto in piedi da immensi interessi economici e  come da consuetudine consolidata  predominio dei soliti colossi dell’industria e della finanza mondiale.  Nazioni con due milioni di abitanti scrivono la storia olimpica, altre con decine e decine di milioni di persone e con un livello socio economico elevato riescono a predominare solo negli sport d’elite quali fioretto, sciabola, tira al volo, tiro al piattello e con l’arco.

Altro elemento, di cui il calcio ne è stato l’apripista, è la partecipazione di atleti   sotto un bandiera di cui non ne hanno avuto le origini e ne tanto meno la cultura.  Attenzione sono molto favorevole all’integrazione razziale, all’eliminazione delle frontiere, non sono però favorevole a certi innesti che io definisco di comodo.

La XXX Olimpiade, per quello che stiamo vedendo in Tv, dovrebbe   passare alla storia con l’appellativo di “l’Olimpiade della Pubblicità”. Forse mai  una medaglia d’oro potrebbe essere assegnata alla pubblicità come in questa edizione, unitamente a quella di Atlanta del 1996. Se pur vero è che oggi un baraccone di queste dimensioni costa una barca di soldi, è anche vero che la pubblicità  doverosamente diventa  la damigella d’onore, altro che la fiamma olimpica.

Quello che invece rilevo, al momento come semplice impressione, attraverso le varie considerazioni che  son state espresse dai nostri atleti, sia in termini positivi che critici, è che molti di questi ce li ritroveremo candidati nelle prossime elezioni politiche.  La necessità per i partiti di inserire volti puliti, dato che  le Olimpiadi saranno ancora vive nella nostra mente, nel corso del prossimo turno delle politiche.  consentirà a costoro di intraprendere una nuova carriera.  Di questo dovremmo esserne contenti in quanto sarebbero portatori sani, nella politica, dei valori olimpici.  Avremo così oltre ai cantanti, agli igienisti dentali, ai commedianti anche gli allori olimpici e come al solito continueremo ad avere la carenza di politici che sappiano operare nell’interesse del paese, ovvero di quella gente che aldilà di una sciabola o di un fioretto, conoscano la vera e concreta gestione dei servizi sociali.  Meglio un alloro olimpico che un nominato per grazia ricevuta, direte. Com’è strana questa nostra Italia. Anzicchè optare per il meglio, per il più professionale, speriamo al meno peggio.  Ci auguriamo un atleta al marasma politico che ci circonda. Non c’è che dire, lo sfacelo ci attanaglia, sta progressivamente distruggendo tutte le nostre residue speranze per un futuro migliore, però non possiamo dimenticare per quel minimale rispetto che ci è dovuto se non altro per  quell’eventuale  residuale dignità,  che la colpa di tutto ciò è solo riconducibile alla nostra apatica indifferenza.   

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