Questa volta dal mio ultimo scritto ne è passato di tempo. Non perché non è successo niente, forse è stato proprio il contrario, cioè sono successe tante di quelle cose in cui la confusione e l’onnipotenza politica ha raggiunto livelli di così alto degrado etico non riscontrabile in nessuno dei periodi storici del nostro stivale. E’ sufficiente che l’unico organo di controllo, ahimè,  al momento funzionante nel nostro Stato, la Guardia di Finanza, s’interessi di un qualsiasi ente, ecco che vengono fuori sporcizie e beceri intrallazzi.  Abbiamo scoperto e questo sotto sotto può essere un aspetto positivo, che tutti gli organi dello stato che hanno potere di gestire buona parte dei soldi pubblici, cioè nostri, non sono controllati e laddove il controllo è previsto dalla legge, viene affidato allo stesso controllato.

In queste circostanze mi verrebbe di appellarmi al più squallido turpiloquio, anche perché la rabbia e le circostanze lo richiedono. Solo che bisogna stare attenti, perché questi signori hanno la querela pronta, con la grande differenza che loro possono contare su uno stuolo di avvocati e noi poveri “meschini” sostenere delle spese legali sarebbe veramente improponibile. A proposito di quanto anzidetto vorrei segnalare una cosa che ieri mi ha turbato, dandoci ancora una volta, laddove ce ne fosse ancora bisogno dell’arroganza politica  e dell’indifferenza di chi poi partecipa i così detti salotti buoni della politica televisiva. Ad Agorà, una trasmissione condotta da Vianello, mi pare su RAI tre, un giornalista, nel porre una domanda su un fatto apparso sulla stampa in merito al contenuto di alcune intercettazioni, si è visto dare dello “Stronzo” da una delle gentili Signore della politica parlamentare. Ognuno può esprimersi come vuole, se ne assume le proprie responsabilità. Solo che non mi è piaciuto Vianello. Non si è posto il problema, che un suo ospite, peraltro suo collega, veniva insultato pubblicamente in diretta? Ha concesso all’interlocutrice, che spero non mi quereli,  se la definisco maleducata, visto il suo atteggiamento tenuto pubblicamente, di continuare il suo discorso, per arrivare a chiamare per una seconda volta “Stronzo” il suo antagonista. 

Vorrei chiedere a Vianello: è stata una distrazione, ovvero una scivolata professionale o una semplice sottomissione reverenziale? Gentile Vianello, avevo molta stima di lei ma ieri non mi è proprio piaciuto. Non le è passato per la testa che in quel momento dei giovani potevano essere in ascolto? Non pensa che certi atteggiamenti così poco edificanti siano deleteri per l’educazione dei nostri figli? Non diciamo poi che i nostri giovani sono maleducati o scurrili, visto che gli esempi con cui vengono bombardati televisivamente non sono certo dei migliori.

Io non voglio entrare nel merito della discussione trai due contendenti, che peraltro,  trattandosi di intercettazioni telefoniche,  entriamo in un meandro complicato e difficile da interpretare, soprattutto da noi semplici e modesti “umani”. Voglio però alzare la voce sul fatto che in una trasmissione un ospite, che non mi pare avesse offeso nessuno, chiedeva solo dei chiarimenti, i quali se ritenuti lesivi,  gli si poteva rispondere a tono, senza usare l’aggettivo dispregiativo “Stronzo” che peraltro proferito da una gentile signora, onestamente il gentile anzi detto decadeva.   Voglio nel mio modestissimo piccolo e insignificante pensiero, che comunque rappresenta, sino a quando non verrò tacciato di incapacità di intendere e di volere, di manifestare un senso di disagio soprattutto nell’indifferenza con cui certi comportamenti vengono consentiti e non redarguiti. Vianello, molto dopo, ha semplicemente detto di non usare certi toni, ma dopo, molto dopo, anzi ha concesso nel contempo,  all’interlocutrice,  il tempo per il diritto di replica laddove non fosse stata chiara la precedente intenzione di dare dello “Stronzo” al suo antagonista.

Spero che quanto meno vogliate consentire a noi poveri italiani che continuiamo a pagare le tasse ed anche il canone RAI, sempre più invadenti ed insidiose, quindi a mantenere questo carrozzone sgangherato di stato, di poter esprimere qualche volta il dissenso. Spero che ancora in questo marasma generale ci sia consentito.

        

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