Gli asini dell'economiaRitorno ancora una volta a dedicare un po’ della mia riflessione alla situazione finanziaria del governo ellenico. E’ da tempo sotto gli occhi di tutti la drammatica situazione economica in cui versano le casse elleniche. L’Indebitamento nonché la capacità di onorare i propri debiti a breve termine è oramai una utopia e se vogliamo utilizzare un’appropriata metafora, potremmo definire il pagamento, non solo del debito, ma dei soli interessi, una favola mitologica dove lo stesso Zeus non sa più a quale suo pari rivolgersi.  La Grecia ha scialacquato le sue risorse, ha speso più di quanto le era consentito, ha posto in essere comportamenti certamente non in linea con quella che dovrebbe essere una corretta gestione della cosa pubblica. Su quanto anzidetto non c’è da dire nulla, se non eventualmente analizzare come si è arrivati a questa condizione, cercando di capire che alla fine sotto sotto le lobbies della finanza cominciano a far sentire pesantemente la loro capacità di poter condizionare addirittura le scelte politiche di un paese.La Grecia, presa nel suo programma di ristrutturazione delle sue infrastrutture, peraltro approfittando delle Olimpiadi passate, ha prestato il fianco alle grandi speculazioni immobiliari, guarda caso poste in essere proprio dagli stati patner dell’Europa, Germania in testa. L’immenso flusso di decine di miliardi di euro non potevano passare inosservate dal controllo delle banche centrali, che sino a quando assumevano una certa direzione da Atene ad altre capitali europee,  non si interveniva a chiedere spiegazioni del perché e di come poi sarebbero state successivamente fronteggiati tali flussi di denaro.

Altrettanto macroscopico l’impegno assunto nel corso degli anni ad onorare debiti facendo ricorso ad ulteriori emissioni di titoli pubblici. A sentir parlare i greci, oppure leggere la stampa ellenica, la corruzione politica dilagante, la speculazione sui grandi appalti, l’egemonia politica posta in essere dal periodo post colonnelli dalle due famiglie, i Papandreu ed i karamanlis, che hanno contribuito a portare la Grecia alle soglie del baratro finanziario. Speculazioni e agevolazioni corporative, corruzione e spese improprie o gonfiate hanno, da una parte consentito ai due soliti capi di governo Konstantino karamanlis e Andrea Papandreu di contendersi il potere e dall’altro a non consentire l’inserimento in politica di nuove figure, forse più professionali e meno legate ai carrozzoni delle lobbies finanziarie.  Negli anni 80 ricordo che i greci idolatravano Giorgio papandreu in quanto aveva posto in essere una serie di  provvedimenti a favore delle classi più deboli, sicuramente  interessanti ma prive della necessaria copertura. Per fare una similitudine , possiamo accostare questo tipo di politica al nostro Bettino Craxi, e chi più ne ha più ne metta. Elementi questi che già allora suscitavano anche ai meno esperti serie perplessità, che a contestare queste misure, si rischiava quasi il linciaggio, tale era radicato nel popolo greco l’attaccamento  a Giorgio Papandreu.

 

 

Venendo ai giorni nostri è altrettanto inqualificabile o quanto meno ingiustificato, sotto il profilo finanziario, l’ostracismo tedesco nel procedere ad una ristrutturazione del debito greco. Guarda caso la Germania è il maggiore creditore con oltre 60 miliardi di euro, l’Italia pare sia creditrice di appena 4. E’ la prima volta che un creditore mediti e si prodighi per la morte del proprio debitore. Per quanto lo stato dell’economia tedesca sia alquanto florido, 60 miliardi buttati fuori dalla finestra, e con ripercussioni su tutto il sistema finanziario pubblico e privato ci lascia perplessi, e ci fa ipotizzare scenari diversi e per certi versi molto preoccupanti. L’ostracismo tedesco può trovare giustificazione solo nel desiderio di mettere le mani sui nuovi giacimenti petroliferi rinvenuti nell’Egeo, altrimenti l’unica strada da percorrere è quella del default greco, con immediata ripercussione sugli stati dell’Europa particolarmente indebitati quali irlanda, Spagna, Portogallo, Belgio e Italia. Stati questi che,  se verrebbero travolti dalla crisi  genereranno inesorabilmente instabilità politica ed economica, per cui le loro sorti sarebbero più facilmente manipolabili proprio da quegli stati ad economia più forte. Attenzione non prendete per esagerata e spropositata questa mia ipotesi, cioè che la Germania stia meditando di diventare la detentrice assoluta del potere politico e finanziario dell’Europa, condizionando a proprio parere ogni tipo di scelta. Se gli altri stati membri dell’Unione Europea non dovessero contestare ed isolare l’atteggiamento di ostracismo della Germania nei confronti della Grecia, il rischio di un nazismo finanziario potrebbe sconvolgere il nostro sistema economico dei futuri decenni. Peraltro l’Europa non potrebbe nemmeno contare più sull’aiuto degli Usa, il cui debito pubblico è spaventosamente così elevato che non gli consentirebbe alcun intervento calmieristico atto ad arginare operazioni di vero sciacallaggio che in parte sono già in atto in Europa.

OlimpiaDitemi voi se non è sciacallaggio l’imposizione di drastiche ed ingenti misure di contenimento della spesa pubblica, che poi vanno ad incidere sulla reale capacità di poter produrre ricchezza all’interno del paese.  Il taglio masochistico di spese e salari oltre una certa misura,  genera riduzione della circolazione della massa monetaria, quindi riduzione dei consumi e lievitazione dei costi. Tutte le piccole e medie aziende saranno costrette a ridurre la loro capacità produttiva, non riuscendo più a vendere i loro prodotti per indisponibilità finanziarie delle famiglie. Le aziende più fragili inesorabilmente chiuderanno, trascinandosi dietro lentamente anche quelle che con il passare del tempo si vedranno toccate per il progressivo rallentamento dei consumi. Decine di migliaia di disoccupati andranno a rinfoltire la già enorme massa di disoccupati, generando malcontento e tensioni sociali, che nel giro di pochi mesi potrebbero sfociare in vere e proprie rivoluzioni dai risvolti più inquietanti. E quello che non riesco a capire, come fa la Merkell a non ipotizzare che uno scenario del genere dopo contagerà tutta l’Europa? Forse,  si mira ad uno strangolamento iniziale, in modo da far toccare con mano cosa vorrà dire perdere il proprio benessere  economico, per poi accordare aiuti che agli occhi della gente faranno apparire questi “sciacalli” dei benefattori, ovviamente pretendendo di essere loro a tenere le redini di popolazioni intere.

veduta di SantoriniIn tutto questo contesto non è stata inserita una variabile,  oggi non sempre adeguatamente valutabile, cioè il mondo del web,  i giovani i cui ideali per fortuna non hanno frontiere e riescono a superare ogni tipo di barriere. Giovani che hanno imparato a solidarizzare, condividere e lottare, rappresentando forse l’unico vero e concreto baluardo alla continua egemonia finanziaria. Guarda caso la speranza per un mondo migliore è rappresentata oggi proprio da loro, essendo noi vecchi pachidermi forse un po’ egoisticamente rincoglioniti.

 

Un pensiero su “Default Europa. Che sia in atto un nuovo nazismo finanziario?”
  1. ho seguito il tuo invito e ho dedicato due minuti alla lettura del tuo articolo. Titolo provocatorio e contenuto facilmente intuibile a chiunque non capisca di economia. Trovo poco felice la trovata di definire "nuovo nazismo finanziario" solo perchè oggi è la merkell ad osteggiare il risanamento del debito greco. Sei certo che possiamo definire nazismo finanziario? Non è invece meglio definirlo "Dittatura finanziaria" che peraltro è in atto da tanto tempo e che sta condizionando la politica di tutti gli stati del mondo? perchè prendersela con i tedeschi? Forse perchè riescono a dimostrare di essere più bravi di noi. Per il resto concordo pienamente su tutto. A presto. Renato

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