Il treno della fiducia

Non si può che tragicamente, alla luce dei fatti di questi ultimi mesi, dopo una pluridecennale malattia, che lo Stato italiano soffre di una conclamata arteriosclerosi.

Una malattia generata dalla scarsa affluenza di idonee capacità atte ad affrontare le molteplici sfide interne quali disoccupazione, corruzione e crisi economiche nell’ambito di una globalizzazione che non consente errori. La nostra società civile non è stata più capace, da alcuni decenni di preparare una classe politica e dirigente all’altezza della situazione. La litigiosità frutto di uno scarso senso etico è riuscita, nel bel mezzo di pandemia a generare una crisi di governo peraltro incapace di costituirne uno sostitutivo. E’ stata necessaria l’entrata a gamba tesa del Presidente della Repubblica, anche se è mio parere che l’idea sia stata propiziata dall’Unione Europea e dalla Banca Centrale Europea.

Draghi mi è parso come l’arcigno e severo maestro delle elementari di un tempo oramai molto lontano, dove bastava un solo sguardo, senza proferire alcuna parola, che anche gli scolari più irrequieti se ne stavano seduti ai loro banchi senza nemmeno fiatare annuendo compiacenti ad ogni affermazione del maestro.

E’ mortificante constatare l’ipocrita voltafaccia di gran parte dei nostri politici, i quali senza ritegno, senza vergogna, hanno posto in essere un atteggiamento degradante che ha come risvolto un becero tornaconto personale in vista dei prossimi fondi europei di cui l’Italia sarà protagonista.

Draghi nel suo assoluto riserbo sta iniziando a porre dei punti fermi nominando nuovi personaggi al comando di istituzioni quali la Protezione Civile e il Commissario straordinario per la pandemia. Tutti soggetti i cui profili professionali appaiono, sulla carta,  di grande spessore, ma privi di quella necessaria esperienza che consenta a loro di stare sotto il fuoco della nostra malsana politica.

Quello che personalmente preoccupa è che alcuni di questi ruoli sono stati affidati a personale militare. Aldilà di ogni mia personale considerazione circa l’utilizzo dei militari in ambito civile, fatta eccezione per i cataclismi, è la plateale sconfitta del nostro sistema stato. Possibile che pur avendo decine di migliaia di dirigenti nella pubblica amministrazione ci si debba rivolgere ad un militare?

Scaturisce da tutto ciò che mentre la politica ha dovuto estrarre dal cilindro Draghi, che nulla aveva a che fare con la politica italiana,   la burocrazia state è stata sostituita da un militare, un generale, nonostante le precedenti esperienze in campo di assistenza sanitaria in cui era stato utilizzato personale militare o delle forze dell’ordine.

Non ci resta che augurarci che questi nuovi acquisti riescano a fare qualcosa di più a favore di questo Stato sgangherato e allo sbando.