E’ apparsa sui quotidiani nazionali l’ennesima notizia della classica velina, meteorina, letterina o  come meglio vogliate chiamarla, che alla veneranda età di 26 anni viene chiamata presiedere un assessorato di una delle provincie più popolose della nostra Bella Italia. Non ce l’ho con queste belle e giovani ragazze, ma con coloro che attraverso queste “scelte” ritengono che questo sia il mezzo per poter fare  della politica lo strumento per una buona gestione della cosa pubblica.  Alla luce dei fatti numerosi sono i dubbi che mi assalgono nel pensare che la conduzione di un assessorato,  potrebbe essere diretto da persone così giovane, peraltro spesso prive di esperienza e di conoscenza della politica, nonché della gestione amministrativa della cosa pubblica.  Come può, in generale,  una giovane capace ed intraprendente ragazza di soli 26 anni, senza aver fatto alcuna gavetta nell’esercizio della politica locale, addirittura essere posta a presiedere la gestione e l’organizzazione di un ufficio così importante ed impegnativo?  E’ un andazzo questo che secondo me sta producendo nel paese uno sconquasso tremendo, non tanto per i risultati vista la carente esperienza, quanto per l’idea perversa e mortificante che la gente si sta facendo della politica, che sta diventando più una vetrina di belle donne a scapito della qualità. Non vorrei qui essere frainteso ne tanto meno essere additato quale detrattore della bellezza femminile,  e soprattutto che la bellezza sia sinonimo di stupidità.

Al contrario apprezzo ed ammiro una donna che oltre ad essere bella sia anche intelligente. Anche qui ritengo necessario un distinguo. Parliamo di intelligenza, e poco di cultura, come se la prerogativa principale è essere intelligenti. Assolutamente no, una media  o bassa capacità intellettiva può essere colmata da una buona preparazione culturale e da esperienze professionali. Per favore non pretendiamo che queste bellissime donne, altrettanto intelligenti, da quando in qua, pur non essendosi mai interessate di politica, e non avendo mai rivestito ruoli gestionali, tutto ad un tratto sia sceso su di loro lo Spirito Santo. Tutti vorremmo favorire l’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro, agevolarne la loro crescita culturale e professionale, ma con i giusti ritmi e tempi,  seguendo le tradizionali strade dell’esperienza, costruita giorno dopo giorno sul campo. Per la gente e soprattutto per i giovani, carriere politiche folgoranti, peraltro nella stragrande maggioranza dei casi coincidenti (guarda il caso) in una mirabiliante bellezza da miss,   fa perdere l’incentivo e quella necessaria spinta emotiva ed emulativa a seguire le orme di coloro che si sono distinti per constata ed acclamata capacità professionale e culturale.  I giovani è da un po’ che credono poco nello studio e nella gavetta, vogliono tutti arrivare presto  ad essere qualcuno. Veline, meteorite, paperine, letterine, sono il loro mito, il loro sogno. Si presentano in decine di migliaia per qualche posto in TV, fanno della loro avvenenza lo strumento professionale più importante e nel caso della trasmissione televisiva “La pupa ed il secchione” la manifesta ignoranza e prerogativa importante per la notorietà. Che importanza ha sapere che sono in corso i festeggiamenti del 150° anniversario dell’Unità d’Italia avvenuta nel ontano 1861. Probabilmente molti di loro non sanno nemmeno fare la sottrazione tra 2011 e 1861. Questa è l’amara,  misera e sconfortante situazione in cui pian piano stiamo facendo scivolare i nostri giovani in un limbo di felice ignoranza collettiva, dove è facile far credere che grandi si  diventa perché si dispone di una consolidata cultura ed una solida esperienza frutto di gavetta, di sacrifici, nonché  di intere notti passate a studiare e non a bighellonare tra un pub ed una discoteca. 

E’ mostruosamente necessario oggi come mai sollecitare i dirigenti dei partiti politici acchè procedano ad una seria inversione di tendenza nell’assegnare o segnalare posizioni di responsabilità politica laddove i soggetti designati non abbiano un’accertata capacità che non sia solo quella di attirare lo sguardo morboso di bacucchi arrapati. Nell’attuale situazione è utopia che quanto detto possa avverarsi visto che la politica non è più la palestra del confronto delle idee, ma la prevaricazione del volere di pochi. 

Proporrei ed auspicherei che nelle liste elettorali si cominciasse a mettere dei veri e propri paletti rappresentati da capacità professionali quali quanto meno una laurea, un’età non inferiore ai 35 anni, non perché non si voglia credere ai giovani, ma la gestione dell’interesse pubblico,  che dovrebbe essere concretizzato utilizzando  i soldi di tutti i contribuenti, non può essere affidato a prosperose ed avvenenti sbarbatelle, l’esperienza sul campo non dovrà essere inferiore a dieci anni. Vorrei proprio  vedere se voi affidereste i vostri denari,  frutto dei risparmi di una vita di lavoro ad una avvenente signorina di 25 anni “senza arte e senza parte”.   Quindi se ciò voi non lo fareste, perché allora permettiamo tutti noi che ciò avvenga con spudorata semplicità nell’ambito della gestione pubblica?

 

 

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