Tempio di Aphaia

Presi dal desiderio di riuscire a mettere una toppa, come una cicala alle soglie dell’inverno, iniziamo a girovagare tra i meandri della nostra biblioteca mentale soffermandoci su circostanze della nostra vita che più della altre ne hanno caratterizzato il corso. Si rispolverano libri a volte impolverati dall’inezia e dall’ozio di un neurone fannullone, che pur conservandone la memoria, ha preferitorestare all’ombra di altri eventi più attuali, che poi scopriremo essere inutili e distorsivi sia della realtà, sia della nostra aspettativa prospettica di vita. 

quante volte abbiamo cercato di riportare in superficie particolari di fatti avvenuti tante decine di anni fa, riscoprendo , con il senno di poi e con la maturità incalzante (ammettendo che tale processo evolutivo sia stato posto in atto dai restanti neuroni) di quanto siamo stati stupidi, o di quanto siamo stati superficiali nel non aver saputo valutare alcune situazioni e circostanze della vita, che in quel preciso momento ne avrebbero potuto cambiare radicalmente il corso. Se tutti fossimo rigorosamente bravi da applicare il giusto metro valutativo nell’iter vitale della nostra breve esistenza, per il solo fatto di ritenerci essere pensanti ed intelligenti, non avremmo l’Esperienza, la Saggezza e la capacità di Riflessione, doti che riscontriamo aumentare in qualità, solo attraverso l’inesorabile trascorrere del tempo, ma forse la vita è bella proprio per questo, perché ogni giorno ti pone davanti ad un bivio, e tu devi prendere una delle due strade che ti si presentano davanti, senza mai poter sapere che cosa ti sarebbe potuto succedere se avessi presso l’altra strada, potrai avere, solo con il senno di poi, l’atroce dubbio ed il rammarico che la vita comunque, una alternativa te l’aveva data e laddove questo dubbio dovesse trasformarsi in certezza, t’accorgi, amaramente, che la strada alternativa al tuo passato è stata inesorabilmente chiusa. Si, la vita sa anche essere carogna, è una sua prerogativa, non sa perdonare mai nulla e nulla gli sfugge.

Non solo ti pone sempre di fronte ad una scelta, ma poi ti fa restare con l’atroce dubbio che se avessi seguito l’altra strada, la tua vita sarebbe potuta essere un po’ migliore. Vivere con questo dilemma è la condizione meno preferita dell’uomo, che a volte sembra riuscire ad azzeccare le sue scelte e a volte aimè sembra essere perseguitato dall’avversa fortuna riuscendo a centrare con invidiabile masochismo le scelte più sbagliate.

Non so se ci stiamo rendendo conto, andando avanti nel nostro discorso, di quanto sia complicato seguire i nostri pensieri. Sono di una agilità paurosa, riescono a saltare da un punto all’altro della nostra vita, a volte anche senza che lo volessimo dandoci quella sensazione che non siamo noi a determinarne il corso. E’ proprio così, è come se il cervello assumesse una sua momentanea indipendenza scollegandosi dalla nostra volontà e decidendo lui cosa farci pensare o ricordare.

A questo punto pretendiamo di riprendere il controllo della situazione orientando il nostro interesse verso quell’ area neurotica che dovrebbe aggradarci di più. Alla luce di queste considerazioni mi viene spontaneo farci una domanda: solo per mera curiosità: quanti cervelli abbiamo ? Spingiamo l’accelleratore e cominciamo a viaggiare tra vecchi ricordi e progettazioni del nostro futuro.

 

Finalmente ci siamo riappropriati di noi stessi o quanto meno lo presupponiamo, guardiamo intorno la realtà che ci circonda, e veniamo subito assaliti dall’incertezza da una parte, e dalla consapevole necessità di voler dire, fare, disfare, dall’altra, ma ci accorgiamo improvvisamente che la vita in quel determinato percorso al buio, si è dimenticata di accendere la luce. Oh ma è proprio con me che ce l’ha oggi il mio pensiero ?

Non sarebbe ora che andasse a rompere le scatole da qualche altra parte ? E se così fosse, o fosse possibile, tu che faresti privo di tale forza vitale ? In effetti sin dalla nostra nascita non abbiamo mai cessato un solo istante di pensare, di costruire nella nostra mente le idee che hanno caratterizzato la nostra esistenza e forgiato il nostro carattere.

Ci hanno accompagnato sotto braccio in tutte le vicende della nostra vita facendoci sembrare, nella fase progettuale, alquanto facili ed abbordabili, anche se poi nella fase realizzativa purtroppo, spesso, la realtà materiale che ci circonda e con la quale abbiamo dovuto fare i conti tutti i santi giorni, è stata ben diversa facendoci imboccare strade diverse.

La tristezza, la nostalgia, l’apatia, la voglia di fare, il desiderio di vivere e quello di morire, vanno girovagando nell’ambito della nostra scatola cranica assumendo dimensioni sbalorditive, il cui accavallamento impetuoso di emozioni e sensazioni ci procura uno stato di torpore che spesso andiamo cercando in particolare nei momenti più bui della nostra vita. E’ straordinariamente meraviglioso sapere di possedere questa impalpabile capacità di idealizzare attraverso il nostro pensiero immagini, situazioni, fantasie e perché no desideri, che pur non vedendoli concretizzati, per il solo fatto di poterli accarezzare, idealmente ci fa stare già meglio.E’ la ragione che in questo modo diventa Utopia, un’utopia consapevole di non poterla mai vedere trasformata in realtà. E se invece è l’Utopia a diventare Ragione vorrà dire che il cervello è finito ancora una volta in un forno a microonde , andando così in ebollizione perdendo il lume della ragione. Ma come è possibile che ciò avvenga? L’ utopia per noi è la fantasia, un accozzaglia di pensieri che non trovano posto nella realtà razionale della nostra conoscenza, ma guarda caso astrattamente, trovano concretizzazione in un mondo parallelo, quello dell’irreale. Un mondo che non riesciamo a toccare né percepire se non attraverso i nostri pensieri, che partendo dalla realtà razionale, combinandosi con l’irreale, danno vita ad una esistenza parallela che in molte circostanze ci piacerebbe essere questa quella reale. Non venite a dirmi di non aver mai fantasticato ad occhi aperti in una grigia giornata d’inverno, idealizzando una bella spiaggia assolata dove con il solo batter di ciglia riesci a raggiungere in un battibaleno anche se trovasi nell’angolo opposto di questo mondo, non vorresti vedere realizzato quel sistema arcano che ci possa permettere di viaggiare alla velocità della luce ?

Oppure non andare più a scuola in quanto tutte le nozioni ci verranno innestate nel nostro cervello ? Pensate un po’ quanti anni risparmiati sui libri.

E perché non idealizzare una società fatta di matusalemme, buona e giusta, priva di soprusi e soprattutto priva di gente che continua a morire di fame. Riflettiamoci un po’ con calma. Siamo certi che la nostra società miri proprio a questo ? Facciamo purtroppo riferimento ad una società materialista che ha preso corpo in questi ultimi tempi, evidenziando una esasperata vocazione egoisticamente impostata al consumismo, trascurando e sottomettendo così, tutti i veri valori e gli ideali di crescita sociale e spirituale ad una cultura materialista fatta di godimento mediatico, costruito a tavolino e propinato a pillole giornaliere, il cui unico ideale sembra essere quello della spasmodica soddisfazione di sempre nuovi bisogni materiali.

Come non renderci immediatamente conto di quanto tutto ciò sia aberrante ed avvilente

di Pompeo Maritati

2 pensiero su “Il Bivio. Tratto dall’Utopia della Ragione”
  1. Certo che in questi ultimi tempi non ti stai più fermo. Mi complimento con te non tanto per il contenuto di questo tuo scritto, che peraltro già avevo letto altrove, quanto per la tua irrequietezza culturale. Sembra come se tu volessi bruciare le tappe, ma le tappe di che cosa? Questo però non l'ho ancora capito. Per adesso solo uno in bocca al lupo, anche se sono certo che tra qualche giorno mi manderai un'altra email per invitarmi su qualche altra tua iniziativa. A presto Carlo 

  2. Ciao carlo, mi hai tolto le parole di bocca, era proprio quello che avrei voluto scrivere io. 

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