A seguito delle ultime disposizioni in materia scolastica in Italia si è aperto, giustamente,  un fragoroso dibattito in merito all’adeguatezza delle nuove norme a risolvere i grandi problemi di una scuola che non sembra spassarsela molto bene. E’ stato reintrodotto il voto in condotta; nelle scuole elementari si torna all’insegnante unico; si ritorna al vecchio sistema dei voti in pagella. Tra le varie e disparate opinioni, che non si sono lasciate attendere, una tra tutte mi ha lasciato alquanto perplesso. Qualcuno ha asserito che le norme varate sono inadeguate e pertanto inapplicabili in quanto oggi non ci sono più gli insegnanti di ieri, ritenendo quelli di oggi meno preparati e alquanto demotivati a svolgere il loro ruolo. Affermazioni così categoriche denotano sicuramente, nel rispetto delle opinioni altrui, una scarsa conoscenza della problematica di cui si intende parlare. La scuola è un contenitore troppo complesso e troppo influenzato da aspetti esterni quali la famiglia, la società in genere per non parlare del bombardamento mediatico che influenza il comportamento dei giovani. Aspetti questi che una quarantina d’anni fa, forse non ne conoscevamo nemmeno l’esistenza. Le famiglie avevano la serena possibilità, soprattutto in ambito di boom economico (anni 50 e 60) che attraverso un solo stipendio potessero addirittura pensare a realizzare il sogno della prima casa.

 

I genitori erano più partecipativi all’educazione dei propri ragazzi, ma non certo perché migliori di quelli di oggi. Oggi due poveri genitori per poter portare avanti la baracca devono uscire di casa alle 7,30 per farci ritorno dopo le 18,  quando va bene. E i loro figli dove li avranno parcheggiati nel contempo? Dopo 12 ore di lavoro, vorrei vedere quanta voglia e determinazione si possiede per ritornare a fare al meglio il ruolo di genitore educatore.  Ecco che si va alla ricerca di cassette e dvd da inserire ad un videoregistratore per far stare incollati per ore i propri figli. O peggio ancora,  dare loro i soldini per passare qualche ora fuori di casa (età permettendo) con gli amici o addirittura di pranzare o cenare fuori casa. Comportamenti questi dettati, o direi anche obbligati, da una società consumistica che riesce a indirizzare il suo interesse solo al materialismo consumistico di nuovi consumi senza risolvere le reali esigenze della famiglia.  Quando poi questi figli bistrattati, a volte abbandonati a se stessi pongono in essere comportamenti scorretti, la colpa è sempre della scuola. Non solo, quanti sono i casi di insegnanti solerti e sensibili che solo per aver dato delle oneste valutazione sulla reale capacità neurale di qualche loro allievo si sono visti attaccati proprio dai loro genitori?

E’ finita l’epoca in cui ci si chiedeva perché il proprio figlio era un somaro, oggi una valutazione del genere viene rispedita al mittente senza affrancarne nemmeno la busta. E poi pretendiamo che l’insegnante, privo di qualsiasi paracadute possa fare al meglio il proprio dovere nell’esclusivo interesse dei nostri ragazzi? Poveri illusi.  “Come si è permesso di definire mio figlio incapace? Non sa chi sono io.. L’insegnante deve stare attento a quello che dice e come lo dice, per non parlare di quello che fa e come si pone verso i propri alunni. L’insegnante deve dar conto di ogni suo atteggiamento, di quante ore lavora, di cosa ne pensano i suoi alunni, di cosa ne pensano i genitori e la società in genere. Ma nessuno dà conto agli insegnanti di cosa fa nella società per venire incontro ai problemi dei giovani.. 

Oggi il sogno di tutti i giovani è diventare veline o calciatori, tutti gli altri mestieri e professioni non contano niente. Non solo, ma addirittura si è disposti a tutto pur di arrivare. Questo è il segnale che sappiano dare. Gli esempi ed i valori della vita sbandierati da TV e giornali sono tra i più deleteri per una corretta formazione dei giovani. E poi è colpa del solito insegnante che non conosce la materia e quel che è peggio non conosce la vita. Ma su smettiamola una volta per sempre, se le cose stanno andando a rotoli è proprio perché nel tempo la figura dell’insegnante è stata sminuita e mortificata, facendoli perdere quell’importante ed imprescindibile  caratteristica quale la credibilità. 

Se tutti i mali della società, se tutto ciò che di peggio avviene nel mondo della scuola è frutto solo dell’incapacità della classe docente, allora vorrà dire che tutti noi non abbiamo capito niente e che ci siamo messi sulla strada peggiore per poter risolvere i veri problemi, non solo della scuola, ma di tutta la nostra società. Non dimentichiamo che la scuola è la nostra palestra da cui verranno fuori le classi dirigenti di domani, una scuola che da sola non potrà mai far niente se con vi è sinergia con la famiglia, la società civile, la chiesa e soprattutto una maggiore sensibilità politica che sappia dare un indirizzo programmatico che non deve cambiare ad ogni cambio di governo.

Nella scuola non dobbiamo fare politica, nella scuola non si sperimentano le proprie convinzioni, nella scuola deve prevalere la professionalità, la programmazione seria e scientifica e non la continua sperimentazione di metodi in continua contraddizione tra di essi. Altro che gli insegnanti di ieri, pensiamo a quelli di oggi. In merito alle ultime disposizioni, io plaudo, invitando gli addetti ai lavori a mettere insieme tutte le migliori risorse disponibili del paese per cominciare a progettare una scuola più aderente alle reali esigenze della società moderna, pretendendo peraltro, il contributo determinate di tutte le altre forze sociali ed economiche del paese.

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