Moneta da 200 euro

La crisi economica,  frutto dell’incapacità di una inefficiente classe politica poco incline ad affrontare con seria determinazione le problematiche di un ventennio di assenza ingiustificata dalla realtà del paese,  sta producendo, ad una velocità preoccupante, lo sgretolamento di tutto il sistema  etico, politico ed economico. La democrazia parlamentare pare oramai abbia abdicato a favore di tecnocrati con la sola preoccupazione che non vengano loro ridotte le prebende e che sia assicurato un futuro roseo senza preoccupazioni.  E’ l’esempio più becero e schifosamente riprovevole che questi soggetti “parlamentari per grazia ricevuta” potessero porre in essere di fronte ad un popolo chiamato a far fronte ad un enorme debito pubblico con non indifferenti sacrifici. Tassazione insostenibile, crisi del sistema produttivo con migliaia di aziende che hanno chiuso e che stanno chiudendo, disoccupazione, precariato, stipendi medi più bassi d’Europa, tariffe ed energia con costi tra i più elevati nel mondo, allungamento di sei anni della vita lavorativa, sanità, scuola e servizi sociali in smobilitazione o quanto meno con livelli qualitativi da quarto mondo, e loro i politici che fanno? Si auto proteggono il loro futuro come se appartenessero ad un altro mondo.

Tutto ciò sta producendo uno strisciante malcontento in tutte le aree sociali ed economiche del paese. La protesta monta e come se non bastasse il danno,  anche la beffa,  nel definire tale protesta “Demagogia” o peggio ancora “Antipolitica”. Mai una seria riflessione su quello che veramente passa per la testa alla gente. Mai una sincera autocritica sul proprio operato. A sentir parlare loro,  pare che abbiano tutti fatto richiesta al Vaticano per essere presi in considerazione per un eventuale processo di beatificazione,  per tutto quello che hanno fatto in favore del loro Paese.

Non si rendono conto che lo sgretolamento etico e sociale del sistema che ancora tiene legato e in piedi questo stato è in una fase di pericolosa esplosione? I fatti di questi ultimi giorni ne sono la riprova. Certo,  molti di questi fatti sono riconducibili più che ad azioni di protesta, a veri e propri eventi delittuosi, ovvero reati penali comuni. Non si può però trascurare ne dimenticare che tutto ciò sta avvenendo,  comunque sulla base di una esasperata mortificazione della dignità minimale delle persone. Non si può chiedere alla gente di fare sacrifici e aumentare le tasse all’inverosimile, quando c’è chi le leggi se l’è fatte a proprio uso e consumo e non pare che sia stato chiamato a partecipare al risanamento di questa imperversante crisi. E che dire con tutti questi milioni di euro che nell’ambito delle tesorerie dei partiti hanno rappresentato delle vere e proprie fonti arricchimento personale, come se il tutto fosse dovuto e rientri nella normale gestione privatistica di fondi pubblici.  Dall’imbecillità gestionale, visto che è stato così semplice dirottare decine di milioni, come fossero bruscolini, all’irritante angelica indifferenza di non essersi accorti di tutto ciò, senza poi ritenere tale imbecillità ed indifferenza,  elementi più che sufficienti per dimettersi, andare fuori dalle scatole della politica. Quello che preoccupa più di tutto oggi, non è tanto la crisi e i sacrifici ma l’imbecillità politica, quell’arrogante indifferenza, irritante e devastante che sta generando un  malcontento generalizzato,  soprattutto per la sprezzante ipocrisia che pare non abbia limiti. Nei vari dibattiti televisivi è veramente nauseante constatare con quale arroganza rimproverano a Monti di non aver posto rimedio a questo o a quello, dimenticandosi che per vent’anni sono stati loro a governare.     

Ecco, è proprio questo che oggi preoccupa, anche perché il paese non dispone di una nuova classe politica seria e preparata. Dispone solo di tanti opportunisti, rampanti della politica che intravedono in essa non una missione bensì il mezzo per incrementare le fonti di ricchezza personale. Se a tutto ciò poi ci aggiungiamo l’inizio di una frammentazione dell’elettorato, confuso, disorientato e soprattutto “incazzato”  il palcoscenico del nostro futuro prossimo pare sia stato già tinto di grigio, sperando che non lo si debba poi ridipingere di nero. 

          Pompeo Maritati

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