Quando la politica non sa più cosa dire al paese,  cerca di distogliere l’attenzione dai seri problemi scivolando sulla banalità di un mero spostamento di qualche ministero da Roma ladrona a Milano industriosa.  Si accentuano enfatizzando i soliti luoghi comuni quali,  il solito sud sporco brutto e cattivo, del ributtare a mare gli extracomunitari, e se possibile staccare le regioni al di sotto del Po, creando uno stato nuovo ed indipendente la Padania.  Se qualcuno avesse voglia di andare a rileggersi quanto da me scritto tanto tempo fa, in tempi probabilmente meno sospetti,  si ritroverà, come d’incanto in una palla di vetro magica, dove viene descritto, allora, il nostro presente.  Un lento ma progressivo arretramento economico, politico, sociale e culturale del nostro paese. Una disgregazione dei valori costituzionali e nazionali su cui si era costruito il nostro  benessere, oggi dilapidato da politiche prive di una capacità seria di saper progettare un futuro. D'altronde,  come giustamente definiti  da Fin i politici di oggi altro non sono che : politici per grazia ricevuta.

Personaggi che della politica del paese penso non gliene fregava proprio nulla. Politici ammanicati a volte con la parte peggiore, basta leggere le notizie che arrivano dai vari tribunali d’Italia, altro che bollettini di guerra.  Persone che hanno intravisto nella politica solo l’opportunità di risolvere i propri problemi e di consolidare il proprio potere.  Soggetti che prima nessuno di noi  conosceva, che mai si erano  contraddistinti per nulla, se non per essere entrati nelle grazie dei vari faraoni che oggi risiedono nelle segreterie dei nostri partiti e che decidono quali saranno i loro fedeli servitori.  Politici che a sentirli parlare altro non fanno che anteporre il bene generale del paese, ma cosa strana questo benessere è andato perduto, scialacquato. La nostra economia fa acqua da tutte le parti. Abbiamo perso competitività con il resto dell’Europa. In compenso abbiamo fatto lievitare il debito pubblico che è alle soglie dei 1900 miliardi di euro.  La sanità, la scuola, i servizi pubblici, oltre ad essere i più costosi, risultano anche tra i peggiori in Europa sotto il profilo qualitativo.  Ai giovani è stato rubato il futuro. Ai lavoratori stanno riducendo il lavoro, oramai solo precario.

E in un sistema che fa acqua da tutte le parti, dove andare a mettere le mani per risolvere qualcosa sembra cosa sovrumana, ieri una parte dei nostri politici, peraltro anche al governo, altro non hanno saputo dire che trasferire alcuni ministeri al nord.  Se non è squallore politico, o quanto meno pochezza d’idee,  questo ditemi voi cos’è’  Dove sono i seri programmi di sviluppo, le vere promesse di sapersi rimboccare le maniche ricercando soluzioni, anche se non piacevoli, ma atte a recuperare almeno in parte il terreno perduto? Niente di tutto ciò.

Paradossalmente la mia personale opinione è che la tragedia che sta vivendo il popolo italiano, visto che  all’orizzonte non c’è niente di nuovo che possa farci ben  sperare,  e pertanto sono incavolato nero, è che  la sinistra, litigiosa e abbarbicata su posizioni di inerzia e di arretratezza ideologica non saputo riorganizzarsi. Vogliono proporsi quale alternativa, senza aver in tutti questi anni proposto una nuova classe dirigente,  che non ha saputo realizzare programmi credibili e soprattutto, non avendo avuto la capacità di  coagulare le altre risorse politiche della sinistra,  in una progetto credibile a cui la gente potesse riporre la propria fiducia, passa il suo tempo a litigare con gli altri partiti.  E’ ancora molto alto lo scetticismo dell’elettorato proprio nei confronti del partito democratico, scetticismo che compromette la possibilità di una vera alternanza, in quanto alcuni suoi dirigenti sono ancora mal visti da buona parte dell’elettorato, dirigenti peraltro di vecchia data che non hanno saputo rinnovarsi e rinnovare il partito.

Tutto ciò ha contribuito inesorabilmente ed irreversibilmente un penoso stallo politico e culturale dove si  cerca  di conservare il potere personale, quasi strafregandosene dei veri interessi del paese.  Basta riflettere su questo dato: il paese è alla deriva, tante famiglie veramente non riescono più ad arrivare a fine mese, la classe media comincia a stringere la cinghia e questi soggetti continuano a percepire prebende in continuo aumento, sia per quantità sia per qualità.  Da tempo si parla degli alti costi della politica e soprattutto della sua moralizzazione.  Ieri a Pontida non mi sembra aver sentito nulla in merito.  A chi oggi possiamo riporre le nostre speranze?

Emblematica la foto, reperita su Internet, a cui ringrazio l'autore. "Rimbocchiamoci le maniche". Per poterlo fare ci vogliono gli uomini e le proposte giuste. Non basta più rimboccarsi le maniche simbolicamente dall'alto di un palcoscenico elettorale.

 

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